L’ALIMENTAZIONE NELLO SPORT

L’ALIMENTAZIONE NELLO SPORT

marcoMarco Freschi si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1999 e si specializza in Medicina dello Sport presso l’Università Statale degli Studi di Milano nel 2003.  

La sua attività, nel mondo professionistico sportivo, inizia nel 2001 con il team di ciclismo professionistico Lampre-Daikin, come medico di squadra al Giro di Svizzera. Dal 2001 al 2004 si consolida la sua collaborazione con la Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali come medico di squadra per la Nazionale A maschile e femminile di DH/SG in gare di coppa del mondo. Nel 2003, Freschi perfeziona la sua collaborazione con la Scuola Tecnici Federali della FISI occupandosi dell’aggiornamento per gli aspiranti allenatori federali di sci, e partecipa al corso per ispettori antidoping del CONI. Ricopre anche l’incarico di Medico sociale pallavolo Desio (campionato B2 Nazionale) e diventa  poi Medico sociale Volley Melegnano (campionato B2 e B1 Nazionale). La passione per lo sport, e in particolare per lo sci, lo porta a ricoprire un importante incarico a livello nazionale/internazionale: responsabile del settore nazionale maschile e femminile sci alpino della FISI e membro della Commissione medica FISI. Con tale qualifica partecipa alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, come medico della squadra Olimpica femminile di sci alpino. Dal 2011 è il Medico Sociale della Primavera del Milan e dal 2004 collabora come medico gestore di programmi di riabilitazione e di valutazione funzionale col Gruppo Medico Isokinetic a Milano in modo continuativo, con parentesi a Cortina e Rimini.

 

Non ci sono alimenti che facciano vincere una gara, ma sicuramente c’è uno stile di nutrizione che può farne perdere tante. È importante educare gli atleti a evitare i cibi che possono diminuire la qualità prestativa: i grassi in eccesso, i fritti e l’alcool, ad esempio, sono da bandire. Questo è il pensiero di Marco Freschi, Medico dello sport, il quale, oltre che di riabilitazione, preparazione e fisiologia dell’allenamento, si occupa di nutrizione. Responsabile del settore nazionale maschile e femminile sci alpino della FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), Freschi è anche il medico sociale della Primavera del Milan. “Con i ragazzi si fanno incontri specifici – afferma –. Sono tutti tra i 16 e 19 anni e non sanno ancora bene come nutrirsi: è importante dare loro un’educazione alimentare ben precisa, che diventi uno stile di vita”.
Per quanto riguarda gli atleti della squadra Nazionale di sci i punti di riferimento sono: il Professor Herbert Schoenhuber, Presidente della commissione medica della Federazione Italiana Sport Invernali, il dr. Andrea Panzeri, coordinatore dello Sci Alpino, e il dr. Freschi.
Collaborano anche medici esterni dai quali alcuni atleti, soprattutto per convenienza logistica, fanno richiesta di essere seguiti. “Facciamo le analisi del sangue 4 volte all’anno e ho dei colloqui personali con loro – riferisce Freschi – per consigliarli su come alimentarsi meglio e/o su come dimagrire, perché a volte, quando a inizio stagione facciamo l’antropometria, riscontriamo un eccesso di massa grassa”.
Il segreto di una dieta che consenta di stare bene, non appesantisca e che dia energia sta nel dosare il quantitativo di carboidrati, proteine e grassi. Per quanto riguarda i carboidrati, a seconda del tipo di sport, c’è un fabbisogno diverso. “Le discipline di resistenza, lo sci di fondo, il ciclismo, e alcuni sport intermittenti come il calcio richiedono una quantità maggiore di carboidrati, circa il 50 – 55 o anche 60% dell’introito calorico di una giornata – spiega Freschi –. Perché gli zuccheri sono il carburante maggiormente utilizzato durante questo tipo di attività sportiva.
Gli atleti dello sci alpino eseguono allenamenti di forza e gesti tecnici che vanno a rompere le proteine dei muscoli in modo maggiore rispetto ad altri sport; perciò per gli sciatori è necessario un apporto di proteine leggermente maggiore, intorno a 1,6-2 grammi /Kg peso corporeo (a seconda del tipo se l’allenamento è effettuato a secco o sulle piste).
Per i calciatori, invece, l’apporto può essere di 1,2-1,6 gr/Kg (i livelli di assunzione raccomandata – LARN – per la popolazione generale sono di 0,8 gr/Kg peso). Gli zuccheri rimangono comunque importanti per lo sci in quanto si devono affrontare più discese nella stessa giornata e occorre recuperare bene tra una discesa e l’altra”.
Essenziale è poi l’apporto idrico. “Anche se fa freddo, non si ha tanta voglia di bere e sembra di non sudare tanto, c’è una dispersione di liquidi, per cui  bisogna ingerire almeno 2,5-3 litri nell’arco della giornata: un bicchiere d’acqua al mattino, il tè a colazione, minestrone o zuppe la sera…”

Sempre più individui sono intolleranti a latticini e derivati, e tanti atleti mi hanno confermato di aver eliminato il latte dalla loro alimentazione. Lei cosa consiglia?

Non esiste un consenso scientifico sulle intolleranze alimentari, ma è pur vero in tanti individui si assiste alla riduzione dell’attività dell’enzima lattasi, deputato alla digestione dello zucchero caratteristico del latte. Il lattosio è disaccaride  formato dall’unione di due zuccheri semplici: glucosio e galattosio. Per essere digerito, il lattosio deve necessariamente essere scisso in queste due unità più semplici. Quando vi è una diminuzione dell’attività dell’enzima lattasi si verifica una peggior digestione che richiama acqua nell’intestino con sintomi spiacevoli, per cui è consigliabile eliminare latte e latticini dalla dieta.

Ore 7. Qual è la colazione dei ragazzi dello sci alpino e qual è quella della Primavera del Milan?

Le 2 colazioni si assomigliano. Prevedono ambedue una porzione salata, salumi magri come prosciutto crudo e bresaola, formaggi freschi tipo ricotta, e poi pane nero senza lievito su cui spalmare la marmellata. E anche corn flakes (fiocchi di mais), un cibo costituito da mais cotto con zucchero e vitamine, che possono essere accompagnati da latte o yogurt se non vi sono intolleranze al lattosio.
Quello che cambia tra le 2 discipline è che la prima colazione per gli atleti dello sci è il pasto principale e viene fatto alle 6.30-7 di mattina, prima di uscire sulle piste; poi magari si può mangiare un frutto o una barretta prima della prima manche. Quando la gara è nella seconda manche, se ne ha voglia, è possibile consumare un piatto di pasta, condita con olio o pomodoro e una spruzzata di parmigiano.
Nel calcio invece la colazione si consuma verso le 8.30-9 ed è meno abbondante in quanto poi si pranza circa 3 ore prima del match (alle 12 circa). Il pranzo è molto semplice: tanta verdura, pasta in bianco o col pomodoro, e poi bresaola o prosciutto crudo o una porzione piccola di petto di pollo.
I modelli fondamentali su cui si basano tante diete, che funzionano sia nel dimagrimento che per lo sport, sono quelli della calma ormonale dell’insulina e quelli dell’indice glicemico (GI), basati su un abbinamento di cibi che consenta di mantenerlo basso. “Per la calma dell’insulina è importante dividere l’introito calorico in 3 pasti principali, più 2 spuntini – chiarisce Freschi -. E fare in modo che i cibi ad alto indice glicemico (pasta, riso, pane, patate, ecc.) siano abbinati con tutto ciò che è proteico.
Bisogna cercare di avere una porzione di proteine all’interno dei pasti principali. Negli spuntini invece si consigliano gli zuccheri semplici, come il fruttosio, presenti nei derivati della frutta, quindi nello yogurt alla frutta che è un misto di frutta e proteine, o nelle barrette, che sono un mix di zuccheri e proteine”.

                                                                               Clementina Speranza

Senza-titolo-1La colazione vincente

Lo sci di fondo è la sua disciplina.
4 medaglie alle Olimpiadi: un oro, 2 argenti e un bronzo. Tre medaglie ai Mondiali: un oro e 2 bronzi. Una coppa del Mondo di specialità. Ha partecipato inoltre a più di 200 gare in Coppa del Mondo, conquistando 42 podi: 8 primi posti, 16 secondi posti e 18 terzi posti. Questi i successi dell’ambizioso e professionale Pietro Piller, nato a Pieve di Cadore il 20 dicembre 1974 e residente da sempre a Sappada.
Piller ha messo gli sci ai piedi all’età di 3 anni, è entrato nella squadra Juniores da giovanissimo, e a 17 anni ha fatto il suo ingresso nel Centro Sportivo dell’Arma dei Carabinieri. Questi gli inizi della sua carriera.
Lo abbiamo incontrato a Torino, in occasione dell’evento F.I.S.I. in tour, mentre faceva colazione. Affascinante e granitico, alto 1,80 per 70 kg di peso, ci svela i segreti della sua dieta. 

Cosa mangi a colazione? 

Sono abitudinario. In ogni pasto cerco che ci sia la giusta percentuale di carboidrati, proteine e grassi. Pane e bresaola, miele, un succo e un frutto, ecco la mia colazione tipo. E latte mai, sono anni che non ne bevo

Da chi è seguita la tua alimentazione?

Da me stesso. Ho unito i consigli del medico sportivo e i risultati di una ricerca che ho fatto su me stesso. Mangio poco e spesso: questo è il segreto del ‘ben stare’.

Esiste il pasto vincente?

Forse no. Ma ho notato che quando io vinco nella mia colazione ci sono pane e prosciutto, formaggio, marmellata e per finire un buon caffè.

Il tuo piatto preferito?

Gnocchi di zucca, con burro fuso e salvia, o con la ricotta. Ma lontano dalle gare!

                                                                              Clementina Speranza

Senza-titolo-2L’alimentazione di una atleta dello sci alpino

Tenace e determinata. Per lei lo sci è arte, passione e libertà. È il mezzo che le permette di esprimersi. Sofia Goggia, 19 anni, è una sciatrice alpina della Nazionale italiana, appartenente alle Fiamme Gialle. La sua specialità sono le discipline veloci: discesa libera e supercombinata. “E gigante se sono in forma – afferma Sofia Goggia –. Ho guadagnato il 1° posto nella classifica di supercombinata, il 3° nelle Generali di Coppa Europa e in quello di Super G, sono questi i miei miglior risultati”.
A 3 anni scalpitava nel vedere il fratello andare a sciare, ed è riuscita a convincere i genitori a far provare anche lei. Da lì non si è più fermata, grazie anche ai tecnici che le hanno trasmesso la passione e la competitività necessarie per migliorarsi.
Lo scorso febbraio è stata costretta a chiudere anzitempo una stagione che la vedeva protagonista in Coppa Europa. “Dopo il mio infortunio ho deciso di far controllare la mia alimentazione da Lorenzo Messina, specialista di medicina dello sport, e nutrizionista – racconta Goggia –. Lui mi ha insegnato che la dieta deve diventare uno stile di vita e non può essere legata unicamente ai 4 mesi delle gare. È importante poi  cercare di mantenere il peso. Adesso peso 67 Kg e sono alta 1,67.
Nella mia dieta evito il lattosio, i latticini e il latte perché secondo alcuni dietologi l’enzima per digerire il latte si ha solo fino ai 14 anni. La mia colazione prevede il tè, con fette biscottate e marmellata e un po’ di frutta.
Poi per il pranzo e la cena cerco di integrare carboidrati e proteine, in modo da avere una digestione più lunga che fa venir meno il senso di fame. Quindi poca pasta, una bistecca e insalata. Il mio piatto preferito? La ratatuia”.

                                                                                Clementina Speranza

sciatoreL’alimentazione per lo ski cross

Ha gli hobby della mountainbike, dell’arrampicata, del calcio, e della musica, ma di mestiere fa l’atleta nella Nazionale italiana di Skicross. È Stefan Thanei. Nasce a Silandro (BZ) nel 1981. Specialista delle discipline veloci, dopo una carriera nello sci alpino con un ottavo posto nella discesa libera di Kitzbuehel del 2009, decide di dedicarsi esclusivamente allo Skicross, d’accordo con la Forestale, gruppo sportivo per cui gareggia. “Lo Skicross è uno sport inserito nelle discipline olimpiche, ma poco conosciuto, anche se penso crescerà. Mi diverte molto”, afferma Thanei. Allenamenti mirati, diversi in parte da quelli dello sci alpino, in una disciplina dove ci si sfida faccia a faccia, uno contro l’altro. Obiettivo? I Mondiali 2013 in Norvegia.
Alto 1,84 per 86 kg di peso, Thanei è testimonial di una ditta altoatesina di integratori ed è seguito da un nutrizionista che controlla la sua alimentazione e vi inserisce, appunto, gli integratori.

Se dovessi consigliare a un giovanissimo atleta come alimentarsi, cosa suggeriresti?

La dieta è molto soggettiva. Ognuno deve conoscere quali sono i cibi adatti a lui. Io ho fatto delle analisi e mi sono sottoposto al test delle intolleranze e ora so quali sono i cibi che mi fanno star male e che devo evitare. L’alimentazione corretta deve poi diventare uno stile di vita: io sono sempre molto attento a ciò che mangio, tutto l’anno.

Prediligi i cibi biologici?

Viaggiando tanto e mangiando spesso fuori è difficile riuscire trovare il biologico.

È cambiata la tua alimentazione quando sei passato dallo sci alpino allo Skicross?

Sì, in effetti si è modificata: adesso ingerisco tanti carboidrati e bevo in abbondanza per mantenere sempre alto il livello di energia. Mangio sempre circa 3 ore prima ma, se ne sento il bisogno, anche nel corso della gara, perché una gara dura un paio d’ore e ci sono più manche.

Il piatto preferito che cucina la tua mamma?

Mia madre Gaby, che gestisce il ristorante nell’albergo di famiglia, St. Nikolaus, incanta gli ospiti con la sua cucina casereccia sudtirolese. Difficile scegliere, mi piace tutto. Ma se proprio devo farlo, rispondo che tra le sue specialità preferisco la selvaggina.

                                                                               Clementina Speranza

UN FISIOTERAPISTA ITALIANO ALLA CORTE DEL PRINCIPE DI MONACO

UN FISIOTERAPISTA ITALIANO ALLA CORTE DEL PRINCIPE DI MONACO

Non è una novità che il Made in Italy sia apprezzato all’estero. Possiamo parlare dell’ennesima fuga di cervelli: lui è Nicola Sasso, per 6 anni fisioterapista della Nazionale Italiana di Sci e per 5 anni nel mondo del calcio, presso il settore giovanile della Juventus. Nel maggio 2013 ha firmato un contratto biennale con il principato di Monaco per seguire la campionessa Alexandra Coletti. “Avevo ancora un anno di contratto con la Nazionale Italiana, ma mi affascinava l’idea di un’esperienza all’estero – riferisce Sasso –. Alexandra Coletti è una grande atleta, mi ha chiesto di lavorare per lei e la sua proposta non si poteva rifiutare. Insieme proveremo a toglierci tante soddisfazioni. Come suo fisioterapista avrò il compito di farla stare bene, preservare la sua salute e aiutarla nella preparazione atletica in cui è seguita da un professionista austriaco. Sarà una bella avventura”. Sasso assisterà Alexandra per tutta la coppa del mondo e sarà il suo angelo custode durante la rassegna olimpica.

fisio1La campionessa monegasca ha infatti cambiato staff e in previsione delle olimpiadi invernali, a Sochi il prossimo febbraio, ha puntato su un team tutto italiano: David Fill come allenatore, Luigi Parravicini come skiman e Nicola Sasso, appunto, come fisioterapista.

Nicola Sasso ha 35 anni, è professore di educazione fisica, dottore in Scienze motorie,  laureato in Fisioterapia, Preparatore atletico F.I.G.C., a Coverciano, e vanta un master in “Preparazione atletica” presso l’Università C. Bernard di Lione, dove ha avuto il primo approccio con la lingua francese.

“Alexandra parla francese, inglese, tedesco e anche italiano – precisa Sasso –, quindi riusciamo a comunicare senza problemi, e nei lunghi trasferimenti, tra un allenamento e l’altro, mi aiuta a perfezionare il mio francese. E’ un modo costruttivo e divertente per passare il tempo durante i nostri viaggi”.

Lo Ski Team è appena tornato in Europa dopo 20 giorni di allenamento in Cile, terminato in anticipo per un infortunio della Coletti. “Alex è caduta durante un allenamento in gigante e ha subito un’avulsione malleolare, una piccola frattura al perone, ma ha recuperato in tempo record e dopo 19 giorni è tornata a sciare”. La forza di volontà dell’atleta del Principato e le cure del giovane ed esperto fisioterapista, soprannominato dai suoi pazienti “Miracle man”, sono risultate efficaci. Sasso quindi continuerà a gestire la salute della campionessa, che ha già subito numerosi interventi chirurgici alle ginocchia e alla schiena.

fisio2“Il recupero nasce dalla testa. Ottimismo e positività sono ingredienti fondamentali della ricetta segreta”, spiega il fisioterapista. Tra i recuperi prodigiosi anche quello della campionessa bresciana Nadia Fanchini, quando Sasso era ancora in FISI. “Nel 2010, prima delle Olimpiadi di Vancouver, Nadia si lesiona entrambe le ginocchia: rottura dei legamenti crociati, lesione del muscolo gastrocnemio e del muscolo popliteo – racconta Sasso –. La Franchini torna sugli sci nel 2011 durante la tappa di Coppa del Mondo di Cortina d’Ampezzo, ma sfortunatamente cade e si rompe nuovamente il legamento crociato anteriore. Sembra la fine della sua carriera. Segue poi un lungo periodo di riabilitazione dove le ore di fisioterapia superano di gran lunga quelle sugli sci.   

fisio3Questa odissea non frena in Nadia la voglia di tornare protagonista e, ai Mondiali di Schladming, lo scorso febbraio, vince la medaglia d’argento in discesa libera dietro la francese Rolland”.
Una bella storia di sport che Sasso ricorda con la gioia e con il sorriso che lo contraddistinguono. Perché, asserisce: “la terapia del sorriso potenzia gli effetti delle cure”.
“Ogni persona ha un tallone d’Achille, un punto debole – spiega . Dipende essen-zialmente dall’assetto posturale: con una corretta anamnesi si può comprendere dove le tensioni vanno ad accumularsi. Quello è l’anello debole della catena muscolare.
Con un lavoro individualizzato si crea un programma fisioterapico ad hoc. Come fa il sarto, che cuce un abito su misura.
Bisogna creare, attraverso l’allungamento di alcuni muscoli e il rinforzo di altri, un nuovo equilibrio posturale dove le sollecitazioni vengano assorbite al meglio senza creare disfunzioni e dolore. Il trattamento individualizzato tiene conto anche degli infortuni pregressi dell’atleta: gran parte degli infortuni nello sport (il 25% nel calcio, nello sci anche di più) sono delle recidive. Il lavoro fisioterapico quindi deve essere individualizzato per evitare le ricadute.
Oltre a essere individualizzato il lavoro deve essere sport-specifico. Ogni sport ha degli infortuni e dei disturbi tipici: il tennis le tendiniti al gomito, la pallavolo le problematiche di spalla. Nello sci vengono colpite la zona lombare (lombalgie, protusioni ed ernie) e le ginocchia (problematiche legamentose e meniscali). Lavorare in quella direzione aiuta a salvaguardare l’integrità fisica dell’atleta.
Uno sciatore può essere forte, veloce, resistente, ma se è infortunato o ha dolore difficilmente riuscirà a vincere. Per questo credo che anche la preparazione atletica debba essere mirata alla prevenzione: troppa gente si allena male e si fa male.
Tanti sportivi si allenano in base a modelli standard e questo è sbagliato, perché ogni atleta ha una diversa struttura fisica, una storia curriculare diversa e diverse esigenze. Ancora troppi atleti seguono le mode dell’allenamento e non fanno quello che realmente è necessario al loro fisico o, peggio, copiano l’allenamento del campione che magari ha vinto l’anno precedente.
fisio4A volte i preparatori tralasciano la prevenzione nei loro programmi d’allenamento. Io preferisco preservare l’integrità fisica e lo stato di salute. Questo permette la continuità d’allenamento, che offre importanti vantaggi: uno sviluppo fisico costante e armonioso, un miglioramento delle capacità condizionali e coordinative, un costante perfezionamento tecnico – tattico e, da non sottovalutare, un rinforzo della componente psicologica (perché, dopo un brutto infortunio, mentalmente è difficile dare subito il 100%, e nello sci… chi ha paura non può vincere, dato che vince chi frena meno).
Su questi temi sto scrivendo un libro – conclude Sasso –. L’atleta e la sua salute sono il fulcro di tutto il lavoro. Io non mi occupo di sci, ma di chi scia, nel caso specifico della monegasca Alexandra Coletti”.
Un fisioterapista “azzurro” alla corte del Principe di Monaco.
Una bella storia di sport che sembra una fiaba. E chissà se a palazzo, oltre al lavoro, l’affascinante fisioterapista incontrerà anche la sua principessa.

                                                                              Clementina Speranza