MODA INTERNAZIONALE ALLA TORINO FASDHION WEEK

MODA INTERNAZIONALE ALLA TORINO FASDHION WEEK

Riflettori puntati sulla Torino Fashion Week, dove il talento incontra artigianalità e avanguardia stilistica ed estetica, per superare ogni confine geografico e trasformarsi in linguaggio globale. Un palcoscenico internazionale pronto ad accogliere stilisti emergenti torinesi, italiani e stranieri con le loro capsule collection. L’evento è organizzato da TModa con il patrocinio della Città di Torino. Città che conferma ancora una volta la sua capacità di attirare e riunire operatori del settore, grazie alla collaborazione con enti locali e stranieri, per offrire ai fashion designer una vetrina mondiale.

La Torino Fashion Week si svolge dal 27 giugno al 3 luglio.Anche quest’anno, per sette giorni, il nostro obiettivo è portare ‘Torino nel mondo e il mondo a Torino’, con un’importante novità – spiega Claudio Azzolini, fondatore della Torino Fashion Week -. Grazie alla Camera di commercio per la prima volta abbiamo avuto la possibilità di ospitare buyer nazionali e internazionali attirati dal formato unico della Torino Fashion Week, che unisce il lato spettacolare e artistico delle sfilate con un’anima business. Ogni anno sono sempre di più le aziende che partecipano ai nostri incontri B2B per allargare il proprio network globale. Stiamo riproponendo la moda sotto la Mole con un’identità innovativa, facendo tesoro della storicità e del patrimonio culturale della nostra città e adeguandoli a un mondo in continua evoluzione”.

La richiesta di una moda realmente ecosostenibile in ogni aspetto della sua filiera è stato il focus della prima giornata di meeting e sono stati analizzati alcuni interessanti case study di realtà che hanno adottato con successo pratiche per ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’uso di risorse naturali come Anaïs Renaud, Back to Eco, Vintage for a Cause, IKleid e Organic Cotton Colours.

Per la sua quarta edizione la lunga settimana di sfilate guarda a Oriente e accoglie per la prima volta la Cina. È presente anche il Sud Africa con 20 aziende, ed è stato rinnovato il legame con l’Islamic Fashion and Design Council. Un vero giro del mondo che tocca anche Dubai e Pakistan e che, domenica 30 giugno, ha portato in passerella i fashion designer internazionali della rete Enterprice Europe Network provenienti da Belgio, Israele, Paesi Bassi, Regno Unito e Italia.

Madrina della prima serata Nina Moric, la modella e showgirl croata scoperta giovanissima da Gianni Versace, che a breve lancerà anche una propria linea di abbigliamento.

In passerella pure i progetti di tesi degli studenti dell’Istituto Europeo di Design, che propongono una collezione sul tema “New classic, new future”. Una ricerca volta a proporre nuove soluzioni per il “classico” del futuro.

Durante la serata conclusiva, per la prima volta Vogue Talents conferisce una special mention ai tre creativi che avranno saputo reinterpretare al meglio l’arte tessile in chiave innovativa. Oltre a TModa, a premiare l’originalità stilistica saranno anche i partner Banca di Cherasco, Lexus e Rinascente, che da settembre esporrà una selezione dei migliori brand nello store di Torino in via Lagrange.

Le sfilate quest’anno sono in streaming sul sito www.torinofashionweek.moda/ streaming e vengono proiettate nelle vetrine della Rinascente, in via Lagrange. Sono affiancate ancora una volta dall’anima “business” dell’appuntamento sotto la Mole, grazie alla collaborazione con Unioncamere Piemonte nell’ambito della rete Enterprise Europe Network, la più grande rete europea a supporto delle piccole e medie imprese orientate ai mercati esteri. “Il comparto moda rappresenta uno dei settori più importanti della nostra regione: in Piemonte hanno la propria sede legale più di 4 mila imprese della moda e vi lavorano oltre 35mila addetti, per un valore aggiunto che raggiunge il miliardo e mezzo di euro – precisa Paolo Bertolino, Segretario Generale di Unioncamere Piemonte -. Non poteva quindi mancare il sostegno del Sistema camerale a questa iniziativa che rappresenta un’importante strategia di marketing territoriale, capace di dare visibilità al nostro territorio mettendo a fattor comune le esperienze e le competenze dei diversi attori economici e istituzionali. Attraverso il b2b Torino Fashion Match che abbiamo organizzato in collaborazione con la Rete Enterprise Europe Network e nell’ambito di questa settimana torinese della moda, daremo l’opportunità alle Pmi del settore di incontrare potenziali partner commerciali, designer, blogger e stilisti emergenti provenienti da tutta Europa, interessati a creare nuove partnership internazionali. Questo è uno dei tanti esempi di azioni del Sistema camerale a supporto delle aziende che vogliono aprirsi o consolidare la propria presenza sui mercati esteri, diventando così ambasciatrici delle eccellenze del nostro Piemonte. Siamo infatti fermamente convinti che le rotte dell’export siano un potente motore dell’economia, e anche in questo settore i dati ce lo dimostrano: nel 2018 il comparto tessile piemontese ha esportato merci per 3,6 miliardi di euro. Ci stiamo aprendo al mondo!”

HAOS: UN MODO INNOVATIVO PER RACCONTARE LA STORIA DELLE AZIENDE

HAOS: UN MODO INNOVATIVO PER RACCONTARE LA STORIA DELLE AZIENDE

In passerella la raffinatezza e i tessuti naturali delle camicie di Bagutta, la modernità maschile di Eleventy, il surrealismo rock di Tom Rebel e i canoni universali dell’eleganza rivoluzionaria degli sposi Carlo Pignatelli.

Quattro grandi firme della moda per quattro intense giornate dove ogni maison è stata raccontata con un percorso unico e innovativo, in ambientazioni digitali, virtuali e sartoriali, fino al momento clou del Fashion Show: la sfilata. Gli ospiti sono entrati nel mondo di ogni stilista e ne hanno conosciuto le origini, la storia e le caratteristiche percorrendo le tre stanze (room):

la Room Multimediale, un viaggio suggestivo nella maison grazie a 6 maxi schermi di cui uno supportato dalla coinvolgente realtà aumentata;
la Room Photo Gallery, con un’installazione di grande impatto visivo realizzata con  preziosi tessuti su cui erano riproposti scatti che ripercorreva la storia del designer e dell’azienda;
la Room Sartoriale, che permetteva agli ospiti di ammirare da vicino alcune delle più belle creazioni  degli stilisti.

Tecnologia e moda si sono fuse anche durante le sfilate per uno spettacolo davvero unico. Per la prima volta, infatti, una regia live in realtà virtuale a 360° ha permesso di assistere alle sfilate in diretta anche su Facebook o Youtube.

Tutto questo dal 22 al 25 maggio a Torino, città che in passato è stata una delle grandi capitali della moda e del design internazionale. Il suo carattere aristocratico, riservato e segreto ha poi spento i riflettori su questa tradizione che coniuga talento, arte e mestiere, la moda però a Torino ha comunque continuato a vivere e a prosperare. Ora è il momento di riaccendere i riflettori con un’altra luce, diversa da quella del format delle Fashion Week.

Tutto questo è HOAS – History Of A Style, che è anche una vetrina importante per dodici fortunati stilisti piemontesi (di origine o di adozione). Tre diversi esponenti dell’avantgarde della moda Made in Turin ogni giorno hanno esposto le loro creazioni per raccontare la propria storia, per sottolineare come anche le piccole realtà locali siano, per la moda, delle vere eccellenze. Questi designer si sono confrontati con oltre 100 talenti in erba del terzo e del quarto anno dell’Istituto di Istruzione Superiore Romolo Zerboni e dell’IIS Bodoni Paravia. Gli studenti le Officine per conoscere gli stilisti, sono entrati in contatto con il loro mondo per comprendere quali sono le peculiarità di questi maestri dei tessuti piemontesi e quanto è importante il Made in Italy.

HAOS è un nuovo format di evento e nasce dall’incontro di Domenico Barbano, imprenditore e creatore del brand Urbanart, una linea dedicata ai giovani dalle tendenze molto metropolitane, e Benny D’Emilio, titolare dell’agenzia

Freebestudio, per prendere forma sotto la direzione artistica di Alex Pacifico della Alex Pacifico Management.

Su palco e tra il pubblico non sono mancate le celebrity, tra i tanti: Ron Moss, Simona Ventura, Roberto Farnesi, Cristina Chiabotto, Giorgia Wurth, Elena Barolo, Jane Alexander, Enrico Silvestrin, Francesco Ferdinandi, Alessia Ventura, Tommaso Zorzi, Mario Ermito.

A inaugurare le sfilate, Eleventy, che promuove il concetto di neo -lusso responsabile. “Sono felice di aprire con le nostre creazioni questa nuova Kermesse. Torino è stata una delle prime città a credere nella moda, nell’abilità sartoriale e nell’eccellenza artigianale, che hanno un profondo legame con la vocazione del nostro Brand. La nostra sfida è stata infatti, fin da subito, quella di portare oltre confine la grande tradizione manifatturiera italiana, scegliendo di basare la produzione su una rete di micro imprese artigiane che selezioniamo per eccellenze e specializzazioni. Le mani esperte dei nostri maestri artigiani ci permettono ancora oggi di raccogliere  ampi consensi in tutto il mondo, con l’orgoglio di essere italiani – dichiara Marco Baldassari, A.D. e Direttore Creativo collezione uomo -. La nostra sfida è stata infatti quella di portare oltre i confini la grande tradizione manifatturiera italiana”. A fondare il Gruppo nel 2007 proprio lui, Marco Baldassari, affiancato da Paolo Zuntini, co-fondatore e direttore creativo della collezione donna. Dal 2009 è socio Andrea Scuderi come Operation Executive.

Nel 2014, nella compagine azionaria è entrato Vei Capital, operatore di private equity a cui attualmente fa capo il 51% del gruppo.

Il risultato raggiunto in questi anni premia la scelta strategica dell’azienda che ha investito su un sistema produttivo outsourcing con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare le eccellenze manifatturiere dei territori, creando un network di 94 micro imprese, selezionate secondo specializzazioni e mestieri,che va dalla Puglia al Veneto.

Eleventy cerca anche di contribuire al rispetto dell’ambiente, puntando su un progetto di innovazione sostenibile e intelligente attraverso l’utilizzo di fibre, filati, e tessuti naturali, e lavorando in sinergia con i fornitori per eliminare l’uso di sostanze tossiche.

Al secondo giorno di Haos: Bagutta. Il brand che sin dalla sua fondazione evoca stile, eleganza classica, sartorialità, Made in Italy. Immagine di uno dei suoi capi iconici: la camicia.
Sfila la donna proposta dalla nuova designer, Vanna Quattrini. “Sono davvero felice di partecipare a questa prima edizione di History Of A Style. Ho realizzato la collezione immaginando i desideri delle donne, interpretandoli attraverso capi classici, senza tempo, che fossero anche innovativi e divertenti, giocando con volumi, fit, colori e tessuti, strizzando l’occhio alle nuove tendenze e a una femminilità sempre più evidente ed espressiva”.

Cotone, lino, seta per le camicie uomo e donna del brand.

Bagutta è un brand appartenente al gruppo CIT S.p.a (Confezioni Italiane Tessili). “L’impresa di famiglia, Cit nata nel 1939, decide nel 1975 di puntare sulla camiceria uomo e donna come core business, grazie all’incontro tra mio padre Pino e Giorgio Armani – racconta Antonio Gavazzeni –. Nasce così Bagutta, oggi gestita da me e da mio cugino Andrea, terza generazione della famiglia e nipoti del maestro Gianandrea Gavazzeni, celebre direttore d’orchestra. Continuiamo ancora oggi a collaborare con Giorgio Armani producendo per la sua azienda quasi tutte le camicie delle sue collezioni”.

La passerella per il terzo giorno è della personalità visionaria ed eclettica, eccentrica ma soprattutto surrealista dello stilista tedesco ormai naturalizzato italiano Tom Rebl.

Ispirazione luna propone un bipolarismo stilistico. “La mia visone della luna è duplice: da un lato dark, notturna e invisibile – spiega Tom Rebl – dall’altro colorata esuberante quasi paradisiaca”. Questa doppia visione è diventata abito, tanto che ogni modello è stato realizzato in totalblack e in una versione colorata. L’uso dei colori è una novità per il designer che ha saputo amalgamare aspetti apparentemente molto lontani dalla sua storia in un’unica soluzione stilistica. Le fibre naturali, come la lana e il cotone, sono mixate con materiali innovativi come i nylon metallizzati o sottili strati di alluminio e voile di cotone, il velluto doppiato con il neoprene o le fluide viscose, sia per l’uomo che per la donna, con la pelliccia ecologica. Insieme ai tessuti anche i finissaggi sono sempre all’avanguardia: le spalmature di resina o le lamine metalliche e le stampe spessorate giocano con le nuance di stagione come l’arancio e il giallo metallizzato, il verde bosco e il rosa antico o i classici colori Tom Rebl quali nero, grigio e bianco.

A chiudere l’evento Haos, la sposa Couture di Carlo Pignatelli, con abiti importanti, quasi romanzeschi, accompagna i suoi sposi in una dimensione magica.Qualche dettaglio? 1.200 sono i minuti necessari per confezionare un abito da sposa, mentre circa 60 le fasi di lavorazione per completare una proposta uomo.

“Per noi questo evento è un omaggio a Torino e all’artigianalità pura del vero Made in Italy, che da sempre ispira e fa parte del dna Pignatelli – afferma Carlo Pignatelli, creative director -. Per questo ho accolto con entusiasmo l’invito a partecipare al progetto di Hoas. Aprire le porte della maison, facendo immergere gli ospiti in una vera experience farà apprezzare il grande lavoro manifatturiero che sta dietro ogni singola creazione. Suscitare l’emozione dei clienti, riuscire a indirizzare i loro gusti, dare risposte ai loro sogni è il motivo che ci porta a realizzare le nostre collezioni”.

COPRICAPI ARTIGIANALI E IL PRIMO PROFUMO DA CAPPELLO

COPRICAPI ARTIGIANALI E IL PRIMO PROFUMO DA CAPPELLO

Mai senza cappello. C’è stato un tempo in cui eleganza, fascino e, soprattutto, status sociale, non potevano fare a meno di esprimersi attraverso il più iconico degli accessori maschili. Il cappello definiva la posizione di un uomo in società, era la sua carta d’identità, un simbolo poi captato dal cinema e trasformato in segnale di riconoscimento. 

Il berretto nero, rigido con visiera militare accompagna Marlon Brando in “Fronte del porto”, James Dean lancia i grandi cappelli con larga falda rialzata. Cary Grant ammalia Ingrid Bergman con il suo lucido e scurissimo feltro nelle inquietanti atmosfere del film “Notorius”, e Humphrey Bogart la seduce in Casablanca con il suo cappello in feltro che gli dona l’aspetto del bel tenebroso. Nel frattempo, il romanzo di Hemingway “Per chi suona la campana” diventa un film in cui il fascinoso Gary Cooper appare con in testa un copricapo in stile americano. Tutto ciò senza trascurare i film western dove venivano proposti modelli casual morbidi, a colori pastello che sembrano incontrare il gusto dei giovani, e ovviamente lo Stetson, il tipico cappello da cow boy realizzato in feltro impermeabile.

Brigitte Bardot è un’amante dei cappelli oversize di paglia e lo stile da spiaggia lanciato dalla bellissima BB oggi è più attuale che mai, tanto da ispirare le nuove generazioni. Il cappello, infatti, è l’accessorio di stile che non può mancare nel guardaroba. Praticamente un must-have colorato, divertente e adatto per proteggersi dalla pioggia, farsi ombra, ripararsi dal sole e comunicare.

Proprio più di un secolo fa, nella terra salentina, inizia la storia di Doria 1905. Il nome della famiglia, e conseguentemente quello del brand, deriva da Oria, città del Brindisino che tra il VII e il X secolo ospitò la più illustre e prestigiosa comunità ebraica d’Europa, mentre a Maglie (Lecce) nascono i cappelli sartoriali che poi raggiungono mete lontane per raccontare: suggestioni, colori, sapienza, tessuti, materiali e artigianalità 100% made in Italy.

Panama, drop, arrotolabili, bowler e le classiche coppole d’antan sono alcuni cappelli realizzati da Doria 1905. E in occasione di Pitti Immagine Uomo 92 ha presentato IENTU, un copricapo in lino blu. Fresco, pratico, elegante, tascabile perché destrutturato e da viaggio.  A questo è abbinato il primo “profumo da cappello”, nato grazie alla partnership con la creatrice di fragranze artistiche Gabriella Chieffo. Si chiama Acquasala il profumo con i sentori salmastri del vento salentino.

Cashmere, velluto, feltro, pelle scamosciata per l’Autunno/Inverno, mentre cotone, lino e rafia per le linee Primavera/Estate sono i tessuti naturali e italiani utilizzati dal brand.

Quest’ultimi caratterizzano le nuove quattro collezioni SS 17 ispirate al viaggio con rotta verso i mari del Sud, sulle tracce delle vie del tè e del caffè. Cappelli dal colore candido del Panama accostato al tono ostrica più raffinato in contrasto con i toni del blu profondo. Oltremare, bluette, turchese, acquamarina, abisso sono i colori che illuminano le stampe policrome in contrasto con i toni dell’avorio, creando grafismi tra intrecci di meduse e flutti marini, senza trascurare le fantasie floreali che si mescolano ai motivi camouflage e le stampe rigate impreziosite da fili metallici.

E per il futuro? In occasione di PITTI FRAGRANZE 15 sarà presentata una nuova fragranza alla curcuma della Maison Gabriella Chieffo abbinata ai copricapi Doria 1905. Il brand prosegue così sulla rotta delle emozioni trovando nella creatività di Gabriella Chieffo una grande sintonia culturale e stilistica.

Simone Lucci

Doria nasce a Maglie nel 1905 da un piccolo laboratorio sartoriale nel centro cittadino, specializzato nella produzione di berretti e abbigliamento, nel quale la Famiglia D’Oria, insidiatasi in zona alla fine del secolo precedente, realizza con artigianalità e passione capi preziosi. Nel 1937 il figlio Sabino prosegue l’avventura di famiglia, costituendo la Sabino D’Oria e Figli, una piccola azienda che si insedia in uno stabilimento alle porte della città, si dedica alla produzione di abbigliamento da bambini e si specializza nella berretteria, produzione tipica della zona che vede Maglie come fulcro del migliore distretto della berretteria italiana. È all’inizio degli anni ’60 che la Famiglia D’Oria decide di investire in un nuovo stabilimento su 3 livelli, tuttora sede dell’Azienda, con manodopera tutta femminile e circa 120 impiegati, facendo il grande salto e diversificando le sue produzioni specializzandosi, oltre che nell’abbigliamento da bambino, anche in forniture militari, con particolare attenzione ai copricapo che rimangono il fulcro intorno al quale ruota tutta la lavorazione.

Rilevata alla fine degli anni ’90 dalla Famiglia Gallo di Asti, diventa in seguito “neo.B-Lab S.p.A.” distinguendosi sin dagli esordi per il suo impegno nella produzione artigianale di alta gamma, con una continua attenzione alla cura dei dettagli, stili e tendenze che ben presto ha portato ad arricchire la serie di prodotti.

Oggi l’Azienda vanta uno staff giovane e completamente rinnovato, composto da una divisione commerciale, una sezione Stile, 60 operai specializzati e un LAB interamente dedicato alla prototipia per il marchio DORIA e per i clienti esterni.

Alla fine del 2012 Neo.B-Lab decide dunque di dare il via ad un ambizioso progetto di restyling e di rilancio del marchio DORIA, ribattezzato DORIA 1905 in onore alla sua prestigiosa storia, il cui principio fondante è nella fusione tra la ricerca sullo studio degli archivi e sulle lavorazioni sartoriali, frutto di tradizione e storia, e la conoscenza delle più innovative tecniche di produzione. Una produzione in continua evoluzione e miglioramento, i cui cappelli non sono più semplici copricapo, ma accessori preziosi, risultato di passione, abilità, impegno e dedizione.

PIEDI FRIZZANTI E COLORATI CON LE CALZATURE NATURALI MADE IN SPAGNA

PIEDI FRIZZANTI E COLORATI CON LE CALZATURE NATURALI MADE IN SPAGNA

Materiali ricercati e vintage, forme essenziali e innovative, colori brillanti e tropicali caratterizzano la vasta collezione di calzature Gioseppo Spring/Summer 2017. L’azienda spagnola si prende cura di ogni dettaglio attraverso la selezione delle migliori pelli, tessuti e materiali naturali per creare collezioni uniche. Un ventaglio di proposte adatte dall’alba al tramonto: dalle futuristiche sneakers per il tempo libero, ai sandali boho-chic passando per la linea in iuta e le zeppe in legno.

Sul tavolo di disegno comincia il cammino di tutti gli accessori Gioseppo. Tendenze ed esperienze si uniscono formando i modelli che compongono ogni nuova collezione. Da 26 anni, infatti, il team di 8 designer raccoglie gli ultimi trends per dar vita a un prodotto con stile, per poi metterlo ai piedi di migliaia di donne, uomini e bambini in tutto il mondo.

La realtà imprenditoriale nasce ad Alicante nel 1991 e deve il suo nome a “Giuseppe”, appellativo con cui era chiamato da bambino il primogenito del fondatore José Navarro che rimane una figura di riferimento, pur non occupandosi più direttamente dell’attività. Come nelle migliori tradizioni, Gioseppo è ora guidata dai quattro figli, e ciascuno ricopre una carica precisa all’interno dell’azienda: dal responsabile dell’area marketing al commerciale, dal design alle risorse umane. “Quando mio padre creò Gioseppo, ha iniziato da zero con impazienza ed entusiasmo. Venticinque anni doposiamo un team di più di 150 persone e la nostra famiglia ne costituisce le basi”, racconta José Miguel Navarro, Vice Presidente & Brand Manager di Gioseppo.

La famiglia Navarro, inoltre, s’interessa delle tematiche sociali. Esperanza Pertusa, moglie di José Navarro, completa il quadro familiare con la gestione di un progetto chiamato Fondazione Esperanza Pertusa, che si dedica a iniziative sociali, di sviluppo e di sensibilizzazione per aiutare persone disabili o con speciali bisogni. Una grande attenzione è rivolta anche ai dipendenti. L’azienda, infatti, dispone di una sala relax dove è possibile riposare in pausa pranzo, con l’opportunità di usufruire di massaggi alla cervicale ogni settimana a un prezzo irrisorio. L’orario lavorativo è molto flessibile, soprattutto per le donne con bambini. La presenza di grandi finestre dalle quali entra la luce naturale contribuisce a mantenere il buon umore, dando vita a un luogo di lavoro moderno che crea le condizioni ideali per sviluppare progetti originali in completa libertà.

Per consentire al personale di lavorare al meglio e serenamente, è necessario un ampio spazio in cui ospitare eventi. È nata così, Love Work Place, una rinnovata sede aziendale autosufficiente, grazie all’energia ricavata da pannelli solari e un sistema di raccolta dell’acqua piovana.

Dal 2000, inoltre, è stato riconosciuto a Gioseppo il Certificato ISO 9001, emesso da Bureau Veritas che verifica il sistema di controllo qualità nella fabbricazione di tutti i prodotti.

Negli ultimi anni, Gioseppo è cresciuta molto all’estero, e oggi opera in 60 paesi e in più di 6000 negozi. L’azienda ha anche aperto una catena di punti vendita in Spagna e all’estero con l’insegna “Have a Nice Day!”. L’obiettivo? “Continuare a crescere come marchio ottimistico e di qualità insieme ai nostri consumatori”, riferisce José Miguel Navarro.

Come affermava Pablo Picasso “l’ispirazione esiste, ma deve trovarti già a lavoro”, infatti dall’ispirazione, dall’impegno e dalle idee originali nascono le collezioni frizzanti, spiritose, ma anche raffinate ed eleganti di Gioseppo.

Simone Lucci

L’ARTISTA DEI TACCHI A SPILLO APPRODA A MILANO CON UNA MOSTRA DI SCARPE NATURALI E MADE IN ITALY

L’ARTISTA DEI TACCHI A SPILLO APPRODA A MILANO CON UNA MOSTRA DI SCARPE NATURALI E MADE IN ITALY

Le Mary Jane, i tacchi a spillo e le cosiddette “Manolos” sono le calzature che tornano alla memoria quando si sente nominare il re spagnolo delle scarpe Manolo Blahnik. Le sue creazioni sono nelle vetrine più cool, ai piedi di star internazionali e, anche, nella serie televisiva cult Sex and the City, dove la giornalista Carrie Bradshaw passeggia per le vie di Manhattan sfoggiando scarpe che hanno fatto sognare un’intera generazione di fashion victim. Creazioni uniche che hanno dettato tendenza per anni, decretando il successo a livello mondiale di numerosi designer.

Per consentire a tutte le shoes addicted di continuare a sognare, il cultore dei tacchi a spillo è approdato a Milano con la mostra The Art of Shoes a Palazzo Morando fino il 9 aprile 2017, dove racconta la sua storia con 80 disegni e 212 modelli della propria collezione privata, ciascuno dei quali possiede un nome.

La mostra è un vero omaggio all’Italia con tracce di opere barocche, coralli siciliani, sculture greco-romane e qualche riferimento a “Il Gattopardo” di Luchino Visconti. Tutte le creazioni sono, infatti, made in Italy, realizzate a Parbiagio con tessuti naturali. Broccato, satin, taffetà e cashmere sono i tessuti utilizzati del designer che dimostrano la sua attenzione ai dettagli. Due sezioni che compongono la mostra sono dedicate ai materiali, alla natura e alle creazioni “botaniche”, con sandali rampicanti, intrecci floreali, e modelli che risentono di influenze geografiche e ambientali. Africa, Russia, Giappone, Spagna, fino all’Inghilterra e a Londra, dove Blahnik vive, sono i Paesi che lo hanno inspirato.

Il signore dei tacchi a spillo rende omaggio, anche, ai suoi miti, da Alessandro Magno a Brigitte Bardot. Ad alcune delle scarpe più bizzarre da lui create negli anni e all’architettura, con tacchi scultura e creazioni svettanti. Nell’esposizione si possono ammirare gli schizzi preparatori della prima scarpa prodotta da Manolo Blahnik nel 1971, fino alle ultime eccentriche calzature nate in collaborazione con il marchio Vetements e la popstar Rihanna, e poi ancora la selezione di scarpe ideate in esclusiva nel 2006 per il film di Sofia Coppola Marie Antoniette.

Oltre alle creazioni del couturier spagnolo, all’esposizione si possono ammirare calzature antiche provenienti dalle collezioni delle Civiche Raccolte Storiche dei Musei milanesi. Una scelta che sottolinea che nel corso della storia la scarpa non rappresenta solo un accessorio, ma anche un oggetto d’arte: passato e futuro convivono e si esaltano a vicenda, in un magico interscambio. Capita, così, che una pianella dell’800 sia esposta vicino a un tacco 12 di Blahnik perché entrambe sono realizzate con lo stesso, identico materiale.

Con la sua prima mostra italiana, Manolo Blahnik festeggia 46 anni di carriera. Perché proprio Milano? “Perché è stata la mia casa, un posto magico che mi ha ispirato anche grazie a due donne, due indimenticate amiche: Anna Piaggi e Franca Sozzani”, afferma il couturier spagnolo.

Simone Lucci

NEL GIORNO PIÚ ROMANTICO, REGALI, AMORE E COCCOLE PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE

NEL GIORNO PIÚ ROMANTICO, REGALI, AMORE E COCCOLE PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE

San Valentino è la festa degli innamorati.

Ma veramente l’amore, il vero amore, appartiene solo alle persone?

Un profondo legame nasce, anche, con i piccoli amici a quattro zampe, e in questo giorno speciale è possibile avvolgerli in un mondo di baci, coccole, calore con idee regalo naturali e originali.

Cuori e tenere scritte d’amore decorano morbide cucce e borse-trasportino realizzate con tessuti naturali. Cani e gatti possono godere di un dolce riposo in una cuccia in cotone a forma di igloo, oppure in una borsa- trasportino in tessuto naturale, e vivere, così, i viaggi in assoluta comodità e relax. Collari e pettorine, invece, sono adatti per i momenti di svago e per le lunghe passeggiate nei parchi.

Caldi e luccicanti maglioncini, e cappottini in tessuto anti-vento, invece, per proteggere i cuccioli dal freddo. Sono realizzati in: nylon, materiali tecnici come la tecnogramma, e in pelle naturale ed ecologica. I tessuti sintetici garantiscono delle prestazioni migliori per quanto riguarda la manutenzione, l’igiene e la durata. Si lavano e si asciugano più velocemente. La pelle, invece, dona un look più elegante, assicurando una buona tenuta e resistenza. Il filo conduttore di tutti gli accessori? L’amore. Divertenti cuoricini e colorate scritte LOVE sono le fantasie che simboleggiano un gesto d’amore ai fedeli compagni di vita a quattro zampe.

San Valentino - Pet

Tutte le proposte regalo in questione sono personalizzabili, prodotte per il 90% in Italia e il frutto di Ferplast, un’azienda attenta all’ambiente al punto da gestire la filiera nei soli 3 stabilimenti di proprietà così da garantire la massima qualità produttiva oltre all’ottemperanza delle rigide norme ecosostenibili autoimposte. Un impegno ecologico enorme. Ogni mese, infatti, vengono gestite 2.600 tonnellate di materie prime metalliche, 5.300 tonnellate di materie plastiche oltre a legno, cuoio e tessuti.

Ingegno, tenacia, desiderio di affermazione e tanto spirito di sacrificio sono gli ingredienti che caratterizzano la storia dell’azienda Ferplast. Iniziata nel seminterrato di casa, l’attività è arrivata oggi a occupare 170 mila metri quadri dislocati nelle tre sedi produttive di Italia, Slovacchia e Ucraina. Una favola dei giorni nostri che dà lavoro a 1.000 persone, che coinvolge 12 filiali commerciali, e che produce oltre 4.000 articoli, alcuni dei quali ricavati sfruttando legno che proviene da foreste gestite secondo i principi di eco sostenibilità.

L’azienda vanta, anche, oltre 100 brevetti di proprietà, tra guinzagli, cucce e sistemi di controllo retraibili.

Una realtà produttiva che annovera cinquant’anni di storia proiettati nel domani per donare regali ricercati ai piccoli amici animali.

Simone Lucci

I TESSUTI NATURALI E TUTTI I COLORI DI ÁGATHA RUIZ DE LA PRADA

I TESSUTI NATURALI E TUTTI I COLORI DI ÁGATHA RUIZ DE LA PRADA

Felpa azzurra con un grande fiore al centro, gonna a righe con fiori gialli, calze arancioni, in testa un cerchietto arancione con palline e infine una borsa blu e fucsia. Si presenta così Ágatha Ruiz de la Prada, la stilista spagnola colorata dentro e fuori. Il fucsia è il colore che la identifica e il nero non è mai presente nelle sue collezioni.

“Sono nemica del nero. Mi fa paura e non capisco come possa andare tanto di moda a Milano – afferma –. La passione per i colori nasce da quando ero bambina. Ma i colori non bastano, tempo fa ero a Panama per una mostra e un giornalista mi ha chiesto se per me fosse più importante il colore o la forma. Nel mondo mi conoscono per il colore, ma reputo più rilevante la forma. E quella dei miei vestiti è rivoluzionaria”.

Non le piacciono pelle, pelliccia e tessuti artificiali. Predilige la seta e poi il cotone. “Quando ho incominciato usavo molto la seta, e con tessuti di altissimo livello, anche perché mi facevano un prezzo speciale. Ho avuto la fortuna di lavorare come stagista con Ratti, uno dei migliori fabbricanti di seta nel mondo”, ricorda De la Prada, e aggiunge: “Oggi è impossibile lavorare con tessuti di grande qualità a causa dei costi elevati”.

“Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla” è una frase del grande pittore e scultore Salvator Dalì, cui la stilista si ispira. Ágatha Ruiz de la Prada, per disegnare le sue collezioni, guarda al movimento surrealista e vi aggiunge i colori più vivaci della Pop Art. “Trovo che la Pop Art sia il periodo più ottimista della storia della pittura, mi piace molto l’astrattismo, l’arte del ventesimo secolo mi incanta”.

Alcuni abiti della designer sono vere sculture, opere d’arte. È il caso dell’abito Piano e del vestito Gabbia, presenti nella collezione AW 2009/2010, omaggio a Salvador Dalì nell’anno della celebrazione dei vent’anni trascorsi dalla sua morte. “Avrei voluto fare la pittrice – confessa ÁgathaRuiz de la Prada –, ma dopo artisti del calibro di Dalì, Mirò e Picasso, sarebbe stato difficile emergere. Fare la stilista è più facile e trovo riscontro alle mie creazioni in modo immediato”.

Ha mai dipinto a mano capi della sua collezione?
Molti, molti, molti, mille. Di recente hanno sfilato in passerella tutti vestiti dipinti a mano. Ho trascorso la mia vita a dipingere sui tessuti: su seta, cotone…

Quale capo dovrebbe avere ogni donna nel suo armadio? E quale non può mancare nel guardaroba maschile?
Penso che l’uomo ha bisogno di più colore. Perché deve indossare sempre capi neri? È orribile no? E poi, le persone, uomini e donne, devono vestirsi con indumenti comodi. Le scarpe sono importantissime, e anche le calze colorate, io do molta importanza alle gambe.

I capi delle sue collezioni sono sempre molto estrosi. Quali peculiarità caratteriali deve avere chi indossa i suoi abiti?
La donna de la Prada deve essere coraggiosa. Molto coraggiosa.

Tra le molte collezioni che ha realizzato ce n’è una alla quale è particolarmente legata?
La prima. La prima è come il primo amore, è una cosa che nella vita non dimentichi. La canzone della prima sfilata l’ho sentita tutta sulla pelle. La prima volta è favolosa. Te la ricordi per sempre. È stata spettacolare anche la prima volta che ho sfilato a Parigi, dalla strada vedevo la Tour Eiffel. Un’emozione impressionante. Poi una delle ultime sfilate: per i 30 anni della mia carriera ho voluto ripercorre i 30 anni del brand. Una retrospettiva, ho lavorato sul dipinto a mano, sulle stampe…

Fiori giganteschi, cuori, macro bolle, labbra rosse, nuvole bianche e mani che avvolgono la silhouette di chi indossa il capo sono solo alcune delle stampe. Sembra di essere in una favola, come fa a coltivare la sua creatività senza ripetersi mai nel corso degli anni?
Ho una bella squadra, con molta gente giovane che mi aiuta.

Apple, Audi, Barbie, Swatch, Camper, Lacoste, Unicef, Nestle, Kleenex, sono solo alcuni dei brand con cui ha lavorato. Come sceglie con chi collaborare? Con quale brand ha vissuto l’esperienza più stravagante?
Facilmente dico di sì, ma ci sono cose a cui dico di no: pelle, pellicce, tabacco.

Un’esperienza insolita: ricordo una ditta italiana che mi ha ordinato una collezione di porte blindate. È stato difficile, ma sono stata felice del risultato: sono state vendute in tutto il mondo, e poi ho realizzato un’altra collezione di porte, per un altro fabbricante.

Di recente sono nati i profumi e i balsamo labbra da lei firmati. Come nasce l’idea? Tra i progetti futuri vi sarà la possibilità di ampliare la linea?
Io penso che l’ossessione di ogni designer sia creare un profumo. Era il mio sogno e ne ho realizzati più di 18. Sono stata fortunata, perché ho collaborato con professionisti competenti ed esperti. Il mio produttore di profumi è bravissimo: è il terzo o il quarto nel mondo. Per la moda il profumo era importantissimo, ma ora tutto è fondamentale: le collezioni per la casa, per i bambini…

A vent’anni dalla sua prima sfilata, com’è nata la passione per la moda?
Volevo fare la pittrice però, a 14/15 anni, nel momento in cui una ragazza desidera particolarmente essere bella, ho pensato che la moda dà una felicità immediata, mentre quello dell’arte è un cammino molto solitario, molto difficile, molto duro. Conoscevo abbastanza bene il mondo dell’arte, ed essere una grande artista dopo Picasso era difficile. Essere una grande stilista era più facile.

Quali studi ha intrapreso?
Io sono abbastanza autodidatta. Ho iniziato a 20 anni alla Escuela de Artes y Tècnicas de la Moda di Barcellona, che però non mi piaceva, ci sono rimasta un anno. Non ero una brava studentessa, se lo fossi stata ora sarei un architetto.

Lei ha tenuto diversi incontri presso le Università nel mondo. Cosa consiglia ai giovani che si avvicinano al settore della moda?
Consiglio di avere molta pazienza, perché il bello di questa professione è la professione in sé, molti vogliono raggiungere il successo subito. L’importante è amare il proprio lavoro, giorno dopo giorno, ed essere felici giorno dopo giorno.

Qual è per lei il concetto di lusso?
Mi reputo una designer molto democratica, per me il lusso è la cultura, la musica, l’intelligenza, gli amici, il cibo. Se tu esci felice e ben vestito, è fatta.

Dal 2006 ÁgathaRuiz de la Prada è attiva per Unicef nella campagna Frimousse de Crèateurs e crea bambole di pezza che vengono battute all’asta per finanziare molteplici progetti.

La designer si ispira al mondo dei più piccoli e inventa per loro una linea su misura che ne cattura l’ottimismo e la spensieratezza.

La stilista vive nel suo mondo colorato: “Vesto sempre con i miei abiti perché sono lo specchio di quello che io sono”.

                                                                         Clementina Speranza

 

LA BELLEZZA CURVY IMMORTALATA IN 12 SCATTI ARTISTICI

LA BELLEZZA CURVY IMMORTALATA IN 12 SCATTI ARTISTICI

Sono sempre più diffuse le modelle dalla taglia 46 in su. Décolleté prosperosi, fianchi generosi e gambe tornite è il modello di bellezza sempre più diffuso sulle passerelle di moda e visibile in alcuni shooting fotografici. Dopo anni di egemonia di ragazze esili e filiformi, nel mondo della moda qualcosa sta mutando. A dimostrare questo cambio di rotta il: Calendario Beautiful Curvy 2017 ideato e progettato da Barbara Christmann con l’obiettivo di sensibilizzare un ampio pubblico, soprattutto le nuove generazioni.

Giunto alla sua quinta edizione, il calendario, infatti, non rappresenta un semplice susseguirsi di immagini, ma si fa portavoce di un messaggio profondo di donne e uomini, diversi per età, provenienza, stile, e accomunati da storie di esclusione, derisione e scherno, per non essere conformi ai comuni stereotipi di perfezione. Un messaggio reso ancora più immediato attraverso gli scatti fotografici di Stefano Bidini, fotografo di moda che ha sposato il progetto dalla sua prima edizione.

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Ventinove donne, tra cui l’ultima vincitrice morale di Miss Italia Paola Torrente, e due uomini sono i volti e i corpi che per 12 mesi esaltano l’importanza di una propria identità, con un gioco di sorrisi e sguardi che con fierezza rivolgono all’obiettivo di Bidini. Persone radiose valorizzate della Make-up Artist Valeria Orlando, con i suoi prodotti naturali, dagli Hair Stylists dei Saloni Framesi e dalle stylist moda Pia Johansson e Cecilia Cristoforetti.

Provenienti dal nord al sud Italia, sino al Brasile, l’Africa e la Colombia, i protagonisti del progetto rappresentano un inno alla vitalità, alla forza interiore, alla bellezza in tutte le sue forme che non si sofferma più solo sul contenitore, bensì anche sul contenuto.

calendario

Il Calendario Beautiful Curvy 2017 rappresenta uno strumento per aiutare a comprendere che ciò che davvero conta è l’amore per se stessi, il rispetto della diversità, nella quale risiede l’esclusività di ogni singolo essere umano, sostenendo un concetto di benessere legato alla capacità di stare bene e in salute nel proprio corpo.

Simone Lucci

Beautiful Curvy Video Backstage

Leggi anche: BEAUTIFUL CURVY 2016 É SINONIMO DI SALUTE E BELLEZZA

BORSE, SCARPE E CINTURE DI LUSSO NATE DALLA TRADIZIONE ARTIGIANALE ITALIANA

BORSE, SCARPE E CINTURE DI LUSSO NATE DALLA TRADIZIONE ARTIGIANALE ITALIANA

È dal 1935 che le mani esperte e sapienti degli artigiani italiani danno vita a borse, scarpe e cinture realizzate con cura e passione. Questa è la missione di Araldi 1930.

Dopo quasi un secolo, l’intera produzione è ancora affidata ai mastri artigiani che trascorrono ore intere nei due siti produttivi lombardi di Vimercate (Brianza) a selezionare la pelle pregiata, conciarla con pazienza, e cucirla con un’attenzione minuziosa a ogni singolo punto. Una scelta forte della famiglia Pierpaoli che da quattro generazioni mostra il profondo legame con il territorio, e con le proprie radici. “Le borse e le cinture sono realizzate dalla storica azienda brianzola William srl, che da trent’anni produce accessori anche per Cartier, Kiton e Louboutin – precisa Anzhela Nissen, showroom Manager di Araldi –. Le scarpe sono, invece, confezionate nelle Marche, mentre le fibbie delle cinture a Firenze”.

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Famoso per le piccole ed evocative botteghe artigianali, il capoluogo toscano è la città in cui avviene anche la tintura delle pelli. “Acquistata nel colore naturale, la pelle è successivamente inviata a Firenze per essere tinta con differenti tecniche e colorazioni naturali fissate e rese resistenti all’acqua, al sudore e agli agenti atmosferici – spiega la showroom Manager –. Un lavoro manuale che richiede differenti ore di manodopera. Il vitello tamponato a mano è disponibile in 24 colori e richiede una lavorazione di 36 ore, mentre la pelle di coccodrillo è presente in 32 colorazioni, ed è procurata dagli stessi fornitori delle maison Hermès e Cartier”.

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Pelle di struzzo, coccodrillo, squalo, vacchetta, vitello, tourillion e alpina, un pellame lussuoso e anti graffio, sono alcune materie prime utilizzate dal brand brianzolo. “Tutti i pellami provengono dall’Italia, dalla Francia, dall’Australia e dal sud America, e poi mixati per dar vita ad abbinamenti casual e chic”, riferisce Anzhela Nissen.

Sono, proprio, le materie prime a guidare l’ispirazione per le collezioni Araldi. Le pelli, i metalli preziosi e i tessuti pregiati definiscono le forme e le funzionalità di borse, scarpe, cinture e accessori che compongono le quattro collezioni del brand: Jazz, Essenza, Skyline e Janus.

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Per la prossima stagione SS 2017, Araldi ha ideato la prima Women’s Capsule Collection, due pochette da sera disponibili in due eleganti colorazioni blu e argento metalizzato. Le borse sono prodotte con pelle esotica e vitello in vernice liscia adornata con una catena staccabile in oro o argento. Ogni accessorio è arricchito con pratiche tasche per conservare in modo ordinato ogni oggetto inserito.

“Qualsiasi articolo è personalizzabile dal colore al pellame, alla chiusura – precisa Nissen –. Gli accessori sono, inoltre, acquistabili in America, in Asia, in Russia, a Venezia presso l’hotel Danieli e nel nostro showroom a Milano in via Montenapoleone”.

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LE COLLEZIONI PER LA STAGIONE SPRING/SUMMER 2017.

Jazz è stata presentata per la prima volta nel 2016. Portadocumenti, zainetti, tote bag, briefcase, e borsoni realizzati con materiali più leggeri, resistenti e impermeabili. Le chiusure a soffietto si combinano con prestigiose chiusure, creando una linea moda adatta all’ufficio.

Adeguata per il lavoro e per la vita di tutti i giorni, la collezione Essenza possiede un design versatile. Briefcase, tote bag, messanger e zainetti creati in vacchetta dal colore naturale e la metalleria risulta invisibile.

L’ever green del brand è la linea Skyline ideata con la tecnica del tamponato rigorosamente rifinita a mano. La collezione 2017 è stata riprogettata per rendere la struttura più morbida con le maniglie poste lateralmente, mentre la metalleria è resa più elegante e sottile. Un perfetto matrimonio tra design e nuovi colori.

Non possono mancare i pezzi iconici prodotti in coccodrillo della collezione Janus, arricchiti dal nuovo lucchetto reversibile, un lato con la rifinitura palladio per un look elegante, mentre il secondo lato più classico con dettagli in cocco per una clientela più sofisticata.

Simone Lucci

LA PUGLIA DELL’ENOGASTRONOMIA SFILA IN PASSERELLA DURANTE LA MILANO FASHION WEEK

LA PUGLIA DELL’ENOGASTRONOMIA SFILA IN PASSERELLA DURANTE LA MILANO FASHION WEEK

Le fibre derivate dagli scarti di lavorazione del legno, la nano cellulosa fibrillare intessuta, le proteine di superficie che rivestono il dado delle proprietà dei tessuti, i prodotti naturali per imitare i colori birifrangenti delle farfalle, il kitosano una sostanza organica biodegradabile ottenuta riciclando l’esoscheletro dei crostacei sono i materiali rivoluzionari utilizzati per innovare il settore moda e che hanno sfilato in occasione di Mad Mood Milano 2016.

Promossa da Protem comunicazione e Adv for you, con il sostegno di Regione Puglia e Regione Lombardia, l’iniziativa all’insegna di turismo, moda e dieta mediterranea racconta la tradizione, l’innovazione, l’accoglienza, l’integrazione, il talento e la creatività della regione. “Mad Mood è la Puglia del fashion e del food – affermano Marianna Miceli e Emanuela Mattioli ideatrici dell’evento –. L’idea di organizzare il progetto nel capoluogo lombardo nasce dalla volontà di portare la bellissima storia di tradizione e modernizzazione fuori dalla Puglia”.

Turismo, cultura e dieta mediterranea sono alcuni aspetti che caratterizzano la regione. Se il mare e le coste sono il must delle vacanze estive per due terzi degli italiani, il patrimonio storico-artistico e l’offerta culturale rappresentano un’ulteriore ragione di attrazione per la maggioranza dei turisti.

In questo scenario, cibo e vino sono importanti per il 43% dei consumatori del viaggio e della nuova scoperta. La dieta mediterranea è, infatti, un punto di forza per l’Italia e per la Puglia, perché rappresenta un insieme di competenze e conoscenze che vanno dalla tavola alla raccolta, dalla preparazione alla pesca, dalla conservazione alla trasformazione, fino al consumo del cibo.

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L’enogastronomia ricopre, così, un ruolo rilevante e Milano Mad Mood porta la Puglia dell’enogastronomia in passerella. Trenta giovani designers italiani e internazionali si sono sfidati nella creazioni di outfit ispirati proprio alla dieta pugliese.

Il vincitore della prima edizione di Mad Mood è Enrico Linassi con un capo ispirato a fagioli e riso. La creazione unisce il concetto di nuova alimentazione al taglio dell’alta moda. Un abito lungo in georgette di seta, accessoriato con fibbie in pelle nera, con grafiche geometriche a fantasie di fagioli neri e frumento. A completare l’outfit un soprabito ispirato dal sapore inglese.

Il premio Mad Mood Award è stato consegnato allo stilista dal presidente onorario della Camera della moda Mario Boselli.

L’iniziativa si è tenuta in occasione della Milano Fashion Week che ha prodotto oltre 40 milioni di interazioni sui social network, Instagram e Twitter sono i canali principali. I profili social di CNMI (Camera Nazionale della Moda Italiana) hanno registrato un’importante crescita: Instagram +21%, Twitter +42%, Facebook +10%, e con oltre 200.000 visite al sito web di CNMI.

I risultati dello studio effettuato nel primo semestre del 2016 sull’andamento dell’industria della moda (tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria, calzature, occhialeria, gioielleria e cosmetica) sono positivi, con un’aspettativa di crescita dell’1,4%, e con un fatturato previsto di 83,6 miliardi di euro.

Food, turismo, moda, sostenibilità e innovazione rappresentano un matrimonio perfetto che uniscono la creatività e la capacità di guardare nel segno del made in Italy.

Simone Lucci

COLLEZIONI SENZA CUCITURE: LA TENDENZA CHE GUARDA AL FUTURO

COLLEZIONI SENZA CUCITURE: LA TENDENZA CHE GUARDA AL FUTURO

Dalle calze fantasia alle maglie, dai guanti ai leggings, fino all’abbigliamento sportivo, questi sono i capi moda senza cuciture (ZEROSEMAS, WARP SEAMLES) ideati da un rivoluzionario sistema produttivo coperto da brevetto e studiato personalmente dall’ingegnere Cesare Citterio. Un’intuizione che gli ha permesso di essere eletto imprenditore dell’anno a soli 39 anni.

In un momento in cui il mercato si orienta verso la realizzazione di capi seamless ottenuti esclusivamente con telai circolari, la produzione dell’azienda Cifra S.p.a. utilizza interamente telai raschel jacquard rettilinei a doppia frontura di aghi. “Macchine costosissime ideate a Fukui dalla Nippon Karl Mayer, divisione della ditta tedesca Karl Mayer dove ho frequentato la scuola tessile – racconta l’imprenditore –. Il primo telaio l’ho acquistato 13/15 anni fa, oggi ne possiedo ventitré, e rappresento l’azienda più grande al mondo in questo settore”.

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I macchinari permettono di cucire non solo calze lavorate ma anche abbigliamento sportivo e capi di moda senza cuciture tramite la tecnica Warp Knitting Seamless (WKS). Nel telaio, entrano 20 mila fili e si confezionano capi che non si smagliano completi di: maniche, colli, gambe e zone di traspirazione. Un’idea innovativa nata per creare articoli unici e personalizzabili nonostante il periodo di crisi economica.

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“Inizialmente producevo 150 mila paia di calze al giorno – spiega Citterio –. A seguito della crisi della calzetteria, ho integrato la produzione delle calze confezionando, anche, abiti, body, maglie, leggings distribuiti in tutto il mondo, dal Brasile alla Cina, dal Messico alla Francia, dall’Inghilterra all’Italia e per i maggior brand del lusso. Jean Paul Gaultier, Gucci, Zegna, Donna Karen, Alexander McQueen, Lululemon, Free People, Eabe, Pinko, Adidas, Nike, Calzedonia, Golden Point, e Pierre Mantoux sono alcuni dei marchi con cui collaboro”.

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E i filati? Nylon (poliammide 66) e lycra per confezionare i collant. “Inserisco 80% di poliammide 66 e 20% di lycra, una quantità elevata per donare alle calze una vestibilità senza uguali – afferma l’ingegnere –. Solitamente se ne inserisce una percentuale inferiore perché è molto costosa”.

Per l’abbigliamento sportivo, invece, sono impiegati anche filati naturali, lana Merinos, e materiali ricercati tra cui: polietilene, cordura ed Emana Fiber. “Nato in Brasile, Emana Fiber contiene dei biocristalli ceramici minerali fusi nel DNA del filo, additivi permanenti che non hanno nulla in comune con i filati microincapsulati che hanno una durata limitata – spiega con passione l’imprenditore –. Con il movimento del corpo, i cristalli di ceramica si attivano consentendo al calore dall’organismo di uscire, incontrare il tessuto e riflettersi sulla pelle sotto forma di raggio infrarosso corto. Tutto ciò incrementa la microcircolazione del sangue fino al 90%, aumenta la produzione di collagene, e riduce l’acido lattico durante l’attività motoria con un miglioramento delle performance. Il capo, indossato per tre mesi, riduce la cellulite del 20%”.

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Per fornire maggiore flessibilità all’abbigliamento, le tinture vengono effettuate esclusivamente in capo. “Le colorazioni sono fatte esternamente all’azienda – riferisce Cesare Citterio –. Parte della merce confezionata è spedita in tintorie portoghesi e slovene, mentre alcuni capi sono inviati in Sri Lanka, perché ho un accordo con Lululemon, il terzo marchio in America di yoga, sport wear e sport. A fase terminata, gli articoli rientrano in Italia per il controllo qualità”.

Per Lululemon, Cifra produce due pantacollant. “Lightspeed, un legging nero lavorato, e Lighten Crop, un modello proposto in quattro differenti colorazioni, sono i capi Athleisure che realizzo per il brand – precisa l’ingegnere –. L’Athleisure rappresenta la nuova frontiera della moda. Gli stilisti hanno cominciato a realizzare abbigliamento sportivo, leggings, maglie in cashmere, pantaloni da yoga, da indossare anche in altre occasioni. Un vero trend”.

Creatività, innovazione, produttività, flessibilità, qualità sono le parole chiave che consentono all’azienda di realizzare prodotti originali e innovativi per un settore moda sempre in evoluzione. E, come afferma Cesare Citterio: “solo chi innova, solo chi realizza un prodotto complesso, unico e di qualità, può competere in modo globale su tutti i mercati”.

Simone Lucci

BORSE SARTORIALI E MADE IN ITALY

BORSE SARTORIALI E MADE IN ITALY

Seta, raso, pizzo, legno per le borse artigianali create da Ilaria Ricci e da Rita Cordini, sua madre, in uno scambio incessante di idee. Il nome del brand è infatti “Cordini Rita by Ilaria Ricci”.

Ilaria e Rita non si basano su disegni, partono dalla scelta dei materiali. “Ogni tessuto ci ispira la borsa che poi andremo a realizzare. Iniziamo direttamente dalla materia prima, dall’anima di quella che poi diventerà la borsa – precisa Ilaria Ricci –. La nostra è una continua ricerca di tessuti e materiali, nuovi e tradizionali. Amiamo i pizzi e i broccati. Nel corso di questi pochi anni, dalla nostra nascita ad oggi, abbiamo fatto veramente tanti esperimenti. Il materiale più stravagante, nonché nostra particolarità, è il filato lavorato a mano che regala alla borsa una soffice morbidezza a effetto seta. Si chiama Ecofur e richiama la pelliccia. La sua composizione, in cotone e poliestere, gli conferisce lucentezza e leggerezza.

Ilaria Ricci - Ecofur

Passiamo poi allo studio degli accessori: manici, chiusure e ogni altro dettaglio di metalleria. In questa fase, abbiamo già le idee molto chiare e sappiamo come sarà la nostra borsa. Poi si passa alla costruzione, alla realizzazione del modello fisico; questa è la fase in cui si perfezionano gli ultimi dettagli”. Le borse vengono lavorate una per una, tagliate a mano, cucite a macchina (non quelle industriali) e poi rifinite a mano. “Ogni procedimento è nelle nostre mani o in quelle degli artigiani italiani della nostra zona”.

Ilaria Ricci - Artigianato

20 – 30 ore per realizzare una borsa. “Non vi è un tempo specifico, dipende dalla borsa. Dipende dai particolari, dalle rifiniture richieste, dal tessuto. E i tessuti che noi utilizziamo comportano tutti un certo grado di difficoltà perché non hanno una loro rigidità e non rimangono rifiniti al taglio. Il pizzo macramè è uno dei tessuti più difficoltosi per la realizzazione di borse strutturate. Ma posso dire lo stesso della seta, che è molto sottile”.

Ilaria Ricci - Pizzo

E per il futuro? “Il mio sogno è quello di realizzare una borsa in pizzo ricamato a mano, un tessuto veramente pregiato e particolare non solo per la lavorazione lunga e difficoltosa ma anche perché viene interamente creato a mano. Fantastico!”, risponde con entusiasmo Ilaria Ricci.

Ilaria Ricci - Ecopelle

La filosofia aziendale è ‘cruelty free’. “Utilizziamo l’eco-pelle come valido sostituto alla vera pelle – precisa Ilaria Ricci –. La tecnologia consente di realizzare un materiale, al tatto è simile alla pelle, che si può produrre con un minore impatto ambientale rispetto a qualche anno fa ed è resistente e di ottima qualità.

I tessuti e l’ecopelle da noi utilizzati provengono da aziende italiane che producono interamente in Italia. Collaboriamo con manifatture milanesi e della zona di Como, che possiedono un importante know how interno tramandato da generazioni. Le nostre materie prime sono di ottima qualità e vengono realizzate con processi a basso impatto ambientale. Con l’anteprima PE 2017 siamo andate oltre confine e, per la borsa ‘Soray’ abbiamo utilizzato un tessuto belga”.

L’azienda nasce nel piccolo borgo di Volpara, immerso nelle colline dell’Oltrepò pavese. Il laboratorio Cordini Rita by Ilaria Ricci è immerso nel silenzio creativo della natura. Qui si respira l’aria ‘di una volta’, il tempo qui si è fermato, e ogni borsa è lavorata singolarmente. “Per noi la tecnologia più importante è costituita dalla nostra testa e dalle nostre mani: passione, lavoro e ingegno, caratteristiche del genio creativo italiano”, spiega Ilaria Ricci.

Ilaria Ricci- Bustina

Ufficialmente l’azienda nasce nel 2015 con la realizzazione della prima vera collezione di borse e l’inserimento nello showroom multimarca di Montenapoleone 1, che ha creduto e crede nel loro progetto. “La vera origine però risale a qualche anno prima, quando, in un momento particolare della mia vita, decido di costruire qualcosa di mio, qualcosa che mi possa soddisfare pienamente; così, con l’appoggio di mia madre, do inizio alla nostra impresa. Partiamo da autodidatte alla realizzazione delle nostre prime borsette e, poco dopo, nel gennaio 2014, veniamo selezionate da Cris Egger per partecipare al suo evento fuorisalone a Pitti, a Firenze. Il primo evento ufficiale a contatto con gli addetti al settore, che hanno dato subito pareri positivi. E dopo questo incoraggiamento, abbiamo continuato la nostra avventura, migliorandoci sempre di più”.

“Il legame che unisce la donna alla sua borsa è una relazione estremamente complicata da definire. Un amore intenso le avvicina: la borsa diventa la compagna della donna, la sostiene, la consola e la rende sicura di se stessa”, conclude Ilaria Ricci e aggiunge: “Le nostre borse possiedono un’anima”.

BIOKINI E COSTUMI NATURALI RENDONO LA MODA MARE ECOSOSTENIBILE

BIOKINI E COSTUMI NATURALI RENDONO LA MODA MARE ECOSOSTENIBILE

Vincitrice di un oro e un argento olimpico e futura portabandiera alle Olimpiadi di Rio 2016, la campionessa Federica Pellegrini appare in grande forma fisica, con una silhouette asciutta che non sfoggia esclusivamente in piscina ma anche in passerella. Consapevole del suo corpo e attenta alle tematiche sull’educazione alimentare, la sportiva risulta la miglior testimonial dei costumi da bagno della Bio Collection, firmata Raffaela D’Angelo, la stilista che ha creato una limited edition utilizzando risorse naturali ed ecologiche, mixando innovazione, ricerca, materiali naturali e tecniche artigianali all’avanguardia.

La vera novità della stagione? Il Biokini, un costume realizzato con materiali ricavati dalla fibra di mais e di Crabyon, un filato rivoluzionario ottenuto dalla miscela di chitina, sostanza presente nei carapaci dei crostacei, e viscosa, fibra derivata dal legno. Tessuti che rendono il Biokini biodegradabile e rispettoso dell’ambiente.

Biokini

Le stoffe, del tutto naturali, forniscono alla Bio Collection un’identità definita e incisiva. La seta abbinata alla proteina del latte dona morbidezza a caftani, camicie e pantaloni, mentre i costumi sono confezionati con tessuti elastici prodotti con la fibra di mais e di bamboo. I capi sono impreziositi da ricami realizzati con semi di acaii, cacao, zucca, e sono resi luminosi attraverso l’applicazione di cristalli di sale e piccoli Swarovski.

Seta, lino ricamato, tulle impreziosito con fili di lurex abbinato a reti di cotone, e pizzo, il must have di gran parte dei look, sono i tessuti naturali che caratterizzano la collezione beachwear 2016 di Raffaela D’Angelo. Un defilè basato su contrasti e armonie tra il gusto esotico e lo stile contemporaneo, composizioni che richiamano i meravigliosi e fantastici paesaggi indiani abitati da maharaja e gli esotici ambienti salgariani. Scenari ricchi di mistero e di fascino che hanno ispirato una collezione dedicata alle giovani Perle di Labuan.

Il fil rouge della collezione è la stampa indodeco, abbinata a una palette cromatica che vede come protagonisti il color terracotta, il color corda e le tonalità neutre. Per la donna più sofisticata, poi, sono stati creati capi con stampe floreali su fondo nero che rendono lo stile sexy, romantico, sensuale ed etereo. I look sono impreziositi da piccole monete che diventano elementi distintivi e rievocano il fascino dell’India.

Raffaela d'Angelo PE 2016

Il sapiente gioco di volumi rende le linee ampie e ricche di sovrapposizioni tratteggiando una donna consapevole del proprio corpo e in grado di esprimere le sue idee e i suoi valori.

La collezione esalta l’eclettismo sensuale di ogni donna attraverso un guardaroba contemporaneo. Tanti input che esprimono al meglio la completezza delle donne di oggi, e propongono un guardaroba mare di pezzi unici nati da intuizioni sartoriali all’avanguardia.

Simone Lucci

Per Raffaela d’Angelo, milanese di origine comasche, la moda è un progetto a 360 gradi: la combinazione di creatività, eleganza e femminilità costituisce il dna del suo giovane brand. Il suo progetto diventa realtà nel 2006, con il nome di “Raffaela d’Angelo”, ed è frutto del prezioso bagaglio di esperienza ventennale maturato dalla stilista nelle più importanti aziende di moda mare e intimo italiane, francesi e israeliane.

Federica Pellegrini e Raffaela d'Angelo

Nel 2009 la Valery spa, azienda italiana nel settore dell’intimo, acquisisce la licenza del marchio iniziando a distribuire le collezioni in Italia e all’estero. Raffaela d’Angelo è un marchio pensato per le donne e pensando alle donne: capi facili da indossare, sempre seduttivi, romantici, con carattere, raffinati nella loro semplicità e realizzati con una grande cura nella scelta e nella lavorazione dei materiali. Denominatore comune, segno distintivo di tutte le collezioni, è l’utilizzo del ricamo, simbolo dell’artigianalità e della tradizione made in Italy, che in passato ha costituito anche il fulcro di una collaborazione molto speciale tra Raffaela d’Angelo e le detenute delle carceri di San Vittore e di Opera, donne che con volontà e impegno hanno contribuito a ornare e decorare i preziosi costumi.

La stilista che, grazie a tale iniziativa, ha regalato una possibilità in più a chi è stato meno fortunato, è stata insignita del premio francese “Femmes Leaders nel 2007”.

Da sempre vicina al mondo delle donne, Raffaela D’Angelo ha deciso per la seconda volta di prendere parte al progetto “Wall of Dolls”, che vede protagoniste le bambole, giocattoli che per un giorno si trasformeranno nel simbolo di una femminilità troppo spesso violata. Grazie a “Wall of Dolls” si vuole abbattere il muro dell’indifferenza che circonda la violenza sulle donne denunciando un fenomeno purtroppo diffuso in tutto il mondo.

PREMI E STILE FUORI E DENTRO IL CAMPO

PREMI E STILE FUORI E DENTRO IL CAMPO

Sono forti, veloci e allenati. Chiacchierati, invidiati, ammirati e contesi. Scendono in campo con la maglia nero-azzurra o con quella da trasferta: bianca con le due strisce centrali nerazzurre.

Sono stilosi ed eleganti invece con le divise istituzionali: abito in tessuto birdseye, giacca monopetto tre bottoni con stemma tono su tono e la classica camicia button down in oxford leggero nella variante bianca, cravatta regimental e scarpe in vitello nero Oxford wingtip realizzate a mano, tutto firmato Brooks Brothers.

Lo storico brand newyorkese di abbigliamento ha un contratto di partnership quadriennale con l’Inter, per il quale realizzerà le divise istituzionali per i giocatori della prima squadra e per i dirigenti del club.

In occasione di Milano Moda Uomo e dell’uscita del CHI E’ CHI del Calcio e dello sport, Cristiana Schieppati ha consegnato a Luca Gastaldi CEO EMEA Brooks Brothers e Javier Zanetti, vice Presidente dell’Inter, il CHI E’ CHI AWARD FASHION & FOOTBALL. Un riconoscimento all’unione tra il mondo della moda e quello del calcio e alle sinergie che nascono da questa collaborazione.

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Dal 2014 a Javier Zanetti è stata conferita la Presidenza onoraria del Premio Gentleman. Il libro nasce per festeggiare i vent’anni dalla nascita del Premio Gentleman Fair Play Awards. Oggi il CHI È CHI AWARD FASHION & FOOTBALL.

Tanti premi e mi fa piacere, vuol dire che qualcosa di buono ho lasciato e mi auguro di poter continuare ancora. 

La stoffa del campione è anche questa di Brooks Brothers?

Per noi è importantissimo, perché siamo sempre eleganti e fa piacere vestire con questo marchio.

Dicono che sei tra i miglior campioni perché metti il cuore nelle cose che fai… 

Sempre cuore, passione. Per me l’Inter vuol dire tanto.

Che cosa vuol dire per lei l’Inter?

Vuol dire la mia vita perché sono arrivato qui in Italia quando ero molto giovane, qui ho costruito la mia famiglia, ho tre bambini italiani tutti interisti. L’Inter è una grande famiglia e per me farne parte è un grande orgoglio. 

Cosa significa avere la fascia di capitano?

È una grande responsabilità. È sicuramente un grande orgoglio e per me rappresentare l’Inter è sempre stata una cosa bella e lo continuo a pensare. Anche se non scendo più in campo cerco di trasmetterlo dal di fuori.

Brooks Brothers foto 1

Voi siete dei modelli di stile, ma anche di vita. Che cosa significa?

Significa che è una bellissima responsabilità, però credo che dobbiamo trasmettere tanti valori in questi momenti.

Nel 2001 con tua moglie Paula costituite la Fondazione P.U.P.I. (Por Un Piberìo Integrado). Create, in Argentina, uno spazio dove i bambini socialmente più svantaggiati e diversamente abili ricevono, fin dalla prima infanzia, l’attenzione e l’istruzione necessarie. E da lì la vostra vita si sviluppa attorno alla beneficienza.

Insieme alla mia famiglia organizziamo tanti eventi, per noi P.U.P.I. significa tantissimo, fa parte della nostra vita. È importante poter aiutare tanti bambini nella loro crescita, per il loro futuro.

L’ultimo successo con P.U.P.I.? 

L’evento che abbiamo condiviso con la fondazione Bocelli, la serata con Bocelli è stato un successo enorme. È sempre un piacere.

C’è un giovane che reputi possa essere Zanetti del futuro?

Mio figlio più piccolo. 

Qual è la squadra che ti piace di più in questi europei?

A me piace tanto la Germania.

Fondata nel 1818, Brooks Brothers è stata la prima azienda a offrire abbigliamento prêt-à-porter e ha continuato a farlo introducendo prodotti diventati iconici, tra cui: i tessuti seersucker e madras, le camicie non-iron con l’originalissimo collo button-down. Quasi due secoli più tardi, Brooks Brothers è orgogliosa di difendere le stesse tradizioni e i valori che la rendono il marchio perfetto per le donne e gli uomini di tutte le generazioni. Dalla sua fondazione a New York, che risale a 198 anni fa, Brooks Brothers è diventato un marchio leggendario a livello internazionale, mantenendo comunque il suo impegno costante per proporre un servizio, una qualità, uno stile e un valore di livello eccezionale. 

VESTIRE ORO CON CAPI ARTIGIANALI E ARTISTICI

VESTIRE ORO CON CAPI ARTIGIANALI E ARTISTICI

Horo è un marchio registrato il cui nome deriva da Horus, dio della luce, una delle più antiche e importanti divinità egizie. Le collezioni sono rese uniche dall’applicazione di oro 24 kt. “Oro giallo, rosa, bianco, rosso, ma anche rame e perfino platino e palladio sono i metalli che si fondono in modo indelebile nella trama del tessuto – afferma Luca Micco, fondatore e designer del brand –. Una tecnica artigianale brevettata che permette di impreziosire e personalizzare qualsiasi modello rendendolo unico, originale e lavabile”.

Ogni capo viene sognato, pensato e realizzato a mano interamente in Italia, nell’antica certosa di Valmanero ad Asti, un ex monastero del ’300, ora monumento delle Belle Arti.

L’idea di Luca Micco ha contaminazioni provenienti dall’arte. Nasce, infatti, dall’amicizia del giovane imprenditore con la pittrice Clelia Cortemiglia, allieva di Lucio Fontana, che riproduce su tela l’astrattismo sferico con l’oro zecchino. “L’arte è la mia principale fonte d’ispirazione –racconta il designer –. Durante una cena a casa di Clelia Cortemaglia, mi ha particolarmente colpito l’energia che le sue opere riescono comunicare, così, ho pensato di trasmettere e diffondere la sua arte attraverso la moda”. Da qui lo spunto di applicare metalli preziosi sui tessuti.

Horo - Atelier

“In atelier privilegiamo le stoffe naturali e made in Italy, infatti, il 70% delle fibre utilizzate provengono dal Piemonte – riferisce Luca Micco –. Cotone, lana, cashmere, seta, lino, bambù e milk, una stoffa creata per il 40% con la caseina del latte che dona una mano morbida, liscia e fresca, sono i tessuti 100% naturali principalmente sfruttati. Per le prossime collezioni introdurremo nuove fibre grezze come l’ortica”.

Horo - LogoCiascun tessuto è valorizzato da stampe in oro 24kt, disegnate dal fondatore inizialmente su carta e successivamente trasportate su stoffa. Cerchi, foglie, pennellate e sporcature sono le stampe più rappresentative di Horo, ed è proprio un cerchio pieno e dorato il logo del brand. “Ogni collezione è l’unione tra l’esclusività dell’oro e lo street style – spiega Micco –. Ideare modelli dalla linea sofisticata ed elegante con il prezioso metallo era scontato, così ho deciso di sdrammatizzare l’oro e renderlo giovane, applicandolo a capi con uno stile contemporaneo e urban. Lo stile che maggiormente mi rappresenta”.

T-shirt, jeans e sneakers per la donna, maglia e giacca per l’uomo sono i capi che per Luca Micco non possono mancare nell’armadio di chi desidera essere glamour e di tendenza. “Voglio donare più importanza al blazer da uomo, reinterpretandolo in maniera chic e contemporanea – riferisce il designer –. Verrà, così, introdotta una capsule collection chiamata Couture Collection con abiti da sera e di rappresentanza”.

Horo

Attualmente, è sempre più diffuso il fatto su misura, un servizio che anche Horo mette a disposizione ai suoi clienti. “Abbiamo una divisione chiamata Horo Bespoke che si occupa di cucire modelli Costume Made e personalizzati di alto livello, per il panorama della moda e del sistema lusso a 360° – precisa Luca Micco –. Ora, stiamo realizzando una collezione di interni con Chateaux d’Ax e Alessandro Colombo, un progetto Bespoke per ville, alberghi, yacht, club e ristoranti”.

Il giovane e talentuoso designer vanta collaborazioni con diversi prestigiosi brand. “In occasione dell’Expo, abbiamo realizzato la polo celebrativa Horo for Pininfarina in oro 24 kt per celebrare i suoi 85 anni – afferma l’imprenditore –. Tra i primi progetti Bespoke ricordo: la t-shirt 24kt Horo for Lakers, creata con Roberta Mariani, titolare dei Lakers, e la t-shirt Horo for Diesel Black Gold 100% cotone ideata in collaborazione con Renzo Rosso. Tutti progetti a cui dedichiamo molta importanza”.

Le collezioni sono in vendita a Milano, nello showroom Leonor Cypriano di Via Marco de Marchi 7, e in diversi store nel mondo. “Horo è in continua espansione e l’unicità dei prodotti coinvolge sia buyer che clienti finali – dichiara Micco –. Attualmente siamo distribuiti in Italia e abbiamo alcuni punti vendita in Francia, negli Stati Uniti, in Canada, in Corea, in Indonesia. In Medio Oriente abbiamo aperto un corner shop all’interno del Blue Salon di Doha e per l’occasione abbiamo presentato il primo abaya, il vestito arabo, e l’hijab, famoso copricapo musulmano, in oro 24kt con uno stile fresco, contemporaneo e giovane”.

Horo - Qatar

E per il futuro? “Vogliamo espanderci in Asia, negli Stati Uniti e in Medio Oriente – riferisce Luca Micco –. Ma il sogno più grande è aprire a breve un monomarca Horo a Milano, nella nostra capitale della moda, per diffondere la raffinatezza e la semplicità che sono il vero lusso del nostro brand”.

Simone Lucci

CHI HA FATTO I MIEI VESTITI? È LA DOMANDA CHE GENERA UNA RIVOLUZIONE

CHI HA FATTO I MIEI VESTITI? È LA DOMANDA CHE GENERA UNA RIVOLUZIONE

Non può essere considerato bello un capo che contribuisce a inquinare l’ambiente e prodotto sfruttando donne e bambini nel sud del mondo.

Dal 18 al 24 aprile 2016 Fashion Revolution Week.

Una pacifica ma forte rivoluzione per ricordare la catastrofe avvenuta vicino Dacca, la capitale del Bangladesh: il Rana Plaza un edificio in vetrocemento di otto piani è venuto giù come un castello di sabbia. Il 23 aprile 2013, il giorno prima del crollo, alcuni ispettori avevano dichiarato il palazzo inagibile e pericolante.

Nell’edificio lavoravano tremila operai, soprattutto donne. I sopravvissuti hanno raccontato che i proprietari delle cinque fabbriche di abbigliamento collocate all’interno del palazzo crollato, avevano ignorato gli allarmi lanciati proprio dagli operai, che denunciavano delle crepe sospette, e avevano costretto i loro dipendenti a lavorare nonostante il pericolo.

Si contano così 1.134 morti e più di 2.500 feriti. La catastrofe ha risollevato le polemiche sull’industria dell’abbigliamento del Bangladesh che esporta in tutto il mondo grazie alla produzione low-cost.

WhoMadeMyClothesChi ha fatto i miei vestiti? Questa la domanda fulcro della settimana. La risposta? Indossare gli abiti al rovescio, con l’etichetta ben in evidenza, fotografarsi e condividere le foto su Facebook, Instagram e Twitter, con l’hashtag #WhoMadeMyClothes.

Fashion Revolution Week è un movimento nato nel 2013 nel Regno Unito e oggi attivo in 83 Paesi. Il 18 aprile si è svolto l’evento in Piazza San Fedele a Milano. Un incontro divenuto un monito contro lo sfruttamento della povertà e la violazione dei diritti umani nell’ambito della moda. “La nostra speranza è che si riesca a instillare una consapevolezza dell’acquisto che aiuti a trasformare l’industria della moda in una realtà giusta e sostenibile”, è l’auspicio di Marina Spadafora, coordinatrice italiana della campagna.
http://fashionrevolution.org/country/italy/

C.L.A.S.S. e i suoi partner si uniscono alla Fashion Revolution Week per supportare e promuovere responsabilità e trasparenza nel sistema moda.

Lo scorso anno, in oltre 70 paesi in tutto il mondo, decine di migliaia di persone hanno preso parte al Fashion Revolution Day, l’evento socio-globale e virale. Obiettivo principale di Fashion Revoluion è quello di sostenere un messaggio, un impegno di tutta la filiera fashion verso la trasparenza in tutta la supply chain.

“C.L.A.S.S. si unisce alla fashion Revolution Week, in quanto è da sempre fortemente impegnata in un settore della moda i cui processi sono completamente trasparenti e responsabili”, precisa con orgoglio Giusy Bettoni, fondatrice di C.LA.S.S.

La Fashion Revolution Week contribuirà ad aumentare la consapevolezza del vero costo della moda, mostrare al mondo che il cambiamento è possibile, e celebrare tutti i soggetti coinvolti nella creazione di un futuro più responsabile. C.L.A.S.S. ha deciso di registrare un video per mostrare la sua “routine quotidiana” e spiegare la sua adesione alla Fashion revolution Week.

C.L.A.S.S. (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy) è un network internazionale multi-piattaforma unico nel suo genere, che offre a designer, buyer, media e operatori del settore una vetrina di moda, di tessuti e di materiali esclusivi creati utilizzando le tecnologie più smart e sostenibili. C.L.A.S.S.

IL COTONE RICICLATO CHE CONQUISTA IL MONDO DEL FASHION

IL COTONE RICICLATO CHE CONQUISTA IL MONDO DEL FASHION

Sono sempre più numerosi gli stilisti e i marchi di moda che propongono collezioni eco friendly, rispettose dell’ambiente e della natura. Più moda ecologica è anche una richiesta che proviene dalle fashion addicted, che fanno del capo eco friendly il must have di stagione. Un valido appoggio al riciclo e al sostegno ambientale proviene dalle aziende tessili che realizzano stoffe senza sfruttare in modo aggressivo le materie prime e riducendo i consumi energetici.

Cotone Ecotec Tessuti

Ecotec® è il primo cotone smart ottenuto con un esclusivo processo produttivo, totalmente tracciabile e certificato, che trasforma i ritagli tessili di cotone 100% e pre-tinto, in filati riciclati. Ecotec® è made in Italy e ha un prezzo allineato a quello dei filati ottenuti da una produzione convenzionale. Un progetto sostenuto grazie alla partnership con C.L.A.S.S.

I ritagli ottenuti nella produzione di capi di abbigliamento, attraverso un esclusivo procedimento, vengono recuperati e trasformati in filati di Ecotec® by Marchi & Fildi che conservano i più alti standard di qualità ed efficienza, assicurati dalle principali certificazioni del mercato. La fase di confezionamento prevede una riduzione dello sfruttamento di energia, lo studio LCA condotto da ICEA attesta un risparmio del 56,3% di CO2, del 56,6% nel consumo di risorse energetiche e del 77,9% nell’impiego di acqua nell’intero processo produttivo. Con l’abolizione dei processi di tintura, l’uso dei prodotti chimici è ridotto del 90%.

Tessuto

A rendere particolarmente interessante il materiale, oltre al ciclo produttivo, sono le caratteristiche in termini di prestazioni: grazie alla sua struttura molecolare Ecotec® si mantiene fresco in estate e caldo in inverno. Un tessuto che si adatta a ogni stagione e condizione climatica. Questo filato, versatile e performante, può essere impiegato per la produzione di tessuti di moda (tessuti a navetta, maglieria circolare, jersey, maglieria, calzetteria), si presta quindi a sperimentazioni creative per le collezioni degli stilisti e diventa anche protagonista dell’interior design, nell’ideazione di tessili per la casa.

Cotone Ecotec

Una vasta gamma di colori vivaci e brillanti sono fruibili subito al momento dell’ordine, per garantire cicli di approvvigionamento e produzione più rapidi. L’azienda fornisce anche la possibilità di produrre tinte e filati su misura in presenza di progetti in partnership garantiti dal centro R&D di Marchi & Fildi, dove si fa ricerca al fine di realizzare sempre nuovi prodotti e applicazioni.

Il filato di cotone riciclato debutta in occasione di Première Vision a Parigi in Febbraio (sezione Yarns) e in seguito sarà presentato a Filo (Milano) dove verrà presentata la prima collezione A/I 2017-2018 creata da un team dedicato e di livello internazionale.

Riciclo, ecologia e innovazione sono le chiavi del futuro per una moda green e rispettosa dell’ambiente.

Simone Lucci

Marchi & Fildi è una società di Biella che si occupa di filare e fornire stoffe di cotone per il settore tessile. L’azienda fornisce una vasta gamma di filati e un’offerta di colori completa e specializzata, con una particolare attenzione ai colori innovativi, l’elemento chiave del brand. La ricerca e il controllo qualità nelle fibre e nei filati tinti e colorati in modo vivace consentono di fornire ai clienti tessuti personalizzati.

C.L.A.S.S. (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy) è un network internazionale multi-piattaforma unico nel suo genere, che offre a designer, buyer, media e operatori del settore una vetrina di moda, di tessuti e di materiali esclusivi creati utilizzando le tecnologie più smart e sostenibili. C.L.A.S.S. nasce dall’idea di Giusy Bettoni e offre servizi di consulenza globali di comunicazione, marketing, sviluppo prodotto, specializzata in un nuovo modo di intendere il lusso per la moda e per il tessile, attraverso la creazione di soluzioni progettuali innovative, sostenibili e su misura. C.L.A.S.S. è un progetto di GB Network Marketing Communication Srl.

CAMMINARE CON SCARPE PERSONALIZZATE E NATE DAL RICICLO

CAMMINARE CON SCARPE PERSONALIZZATE E NATE DAL RICICLO

Dal riutilizzo di divise dismesse e di capi trovati in armadi da svuotare e in mercatini dell’usato nasce Re-Pànchic (Pànchic recycled), una linea di calzature artigianali in denim e camouflage ricavate da materiali riciclati, lavati, sterilizzati e trattati uno a uno. Le Re-Pànchic sono realizzate esclusivamente nel modello Polacco, con una texture grintosa in contrasto con la semplicità delle stringhe di gros grain color burro. Il tutto in perfetta sintonia con il dna di Pànchic, un brand trevigiano che racchiude nel nome la potenza dell’ossimoro, infatti Pànchic è semplicità (pane, in Veneto) ed eleganza (chic). Qualità apprezzate dal centrocampista del Barcellona e della nazionale spagnola Andrès Iniesta, che una volta fuori dal campo da calcio e slacciati gli scarpini indossa il modello Granonda in tonalità blu cobalto, la scarpa perfetta per l’atleta che nel 2014 ha vinto il Golden Foot.

Materiali tecnici mixati ai classici, scarpe scamosciate unite a stringhe di gros grain colorato, il mondo dell’hiking portato nell’urban e sneakers ricavate da materiali di recupero rappresentano l’anima creativa e originale del brand. Gli accessori uomo, donna e bambino si distinguono per il design pulito e colorato, una tavolozza di cromie contrastanti che si uniscono in modo armonioso, dando vita un prodotto confortevole che consente di essere senza apparire, e di affrontare la vita con uno spirito serio e non triste. L’impronta fantasiosa del marchio si estende a tutte le linee Pànchic, dalla calzatura classica, alla scarpa urban, partendo dal simbolo del marchio: Original, un polacchino in crosta scamosciata con stringhe di gros grain e l’interno in pelliccia eco.

Re - Pànchic

Suède, pelle, nylon, jeans sono i materiali utilizzati dagli artigiani veneti, che hanno individuato il corretto impiego, la giusta visione e l’esatto piazzamento dei materiali per esaltare l’arte manifatturiera italiana con lo scopo di raggiungere tre obiettivi: qualità, accoglienza e affidabilità. Doti fondamentali per Leonardo Dal Bello, che insieme alle sorelle Rossella e Chiara, hanno fondato l’azienda calzaturiera nel 2010 a Treviso.

Raw in fila

Attraverso il sito internet, la fabbrica mette a disposizione degli acquirenti un esclusivo e importante strumento di personalizzazione delle calzature. La sezione My Pànchic permette di selezionare la misura, personalizzare il colore di ogni singola componente della calzatura e indicare il nome o le iniziali da incidere a laser sulla suola. L’ordine effettuato online è gestito dal reparto di produzione interno della sede di Fonte (TV) dove le My Pànchic sono create e infine spedite a casa.

Riciclo, sostenibilità e attenzione per l’ambiente sono i caratteri distintivi del marchio veneto, che attraverso i creativi e colorati accessori, esalta l’importanza di uno stile di vita rispettoso di sé e degli altri, non perdendo mai di vista la filosofia del fondatore: quando creo penso al mondo. Se quello che creo lo migliora, lo chiamo Pànchic.

Simone Lucci

BEAUTIFUL CURVY 2016 É SINONIMO DI SALUTE E BELLEZZA

BEAUTIFUL CURVY 2016 É SINONIMO DI SALUTE E BELLEZZA

Un gruppo di donne curvy e un susseguirsi di scatti in bianco e nero, firmati dal fotografo moda Stefano Bidini, sono i protagonisti del Calendario Beautiful Curvy 2016, progettato e fortemente voluto da Barbara Christmann, redattrice e corrispondente moda di testate internazionali.

Obiettivo? Contribuire a divulgare un messaggio “sociale”, sostenere un concetto di benessere legato alla capacità di stare bene nel proprio corpo, in salute. E supportare l’emisfero femminile a comprendere che ciò che davvero conta è l’amore per se stesse, al di là della forma che lo contiene.

Le ragazze che posano per il calendario portano da una tg 44 alla 52, hanno un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, tutte di nazionalità italiana, provenienti da ogni area geografica hanno peculiarità differenti: altezze, colori e forme. Sono state selezionate tramite un casting online sul sito internet omonimo.

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Il Calendario Beautiful Curvy 2016 mostra un’altra realtà, dove accettazione e valorizzazione rappresentano due aspetti imprescindibili. È scaricabile gratuitamente o acquistabile su ordinazione sull’omonimo Blog www.beautifulcurvy.com. Un contenitore volto a supportare, consigliare e comunicare un mondo curvy a 360°. “Sono felice di essere diventata un punto di riferimento e d’appoggio per molte donne di cui comprendo i problemi essendo anch’io una donna in carne“, puntualizza Barbara Chrismann.

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Barbara Chrismann, ideatrice del progetto ormai giunta alla quarta edizione, cerca di fotografare le donne che rappresentano, attualmente, quasi la metà della popolazione femminile italiana. “L’obiettivo è volto ad accorciare le distanze tra donna e concetto di modella – precisa Barbara Christmann –, ho rapprensentato un concetto di bellezza più veritiera. Le modelle curvy sono donne più vicine alla realtà e rappresentano quindi una bellezza più veritiera se vogliamo; donne che non creano distanza, che non rappresentano un’ideale da raggiungere, bensì una conferma, una sorta di specchio. La vicinanza consente accoglienza e implica benessere soprattutto psicologico, evitando così di proporre modelli che con il benessere hanno ben poco a che fare.

Il numero sempre più crescente di ragazze giovanissime che associano la magrezza ‘scheletrica’ alla bellezza la dice lunga e inquadra in un’ottica più ampia il problema legato agli stereotipi di bellezza imposto dal sistema”.

4Purtroppo il mondo della moda e dello spettacolo hanno contribuito a generare questo fraintendimento: un mondo legato più all’immagine. “Tanto interesse all’esteriorità ha generato una mancanza di equilibrio – sottolinea la giornalista -. Siamo fatti di più aspetti: corpo, mente, emozioni… Dare valenza unicamente al fisico implica ridurre l’essere umano, amputarlo, togliergli una gran parte delle sue peculiarità. La ricerca ossessiva al raggiungimento di una taglia, l’identificarsi in un numero diventa un pensiero martellante che porta ad annullarsi. E l’obiettivo di uno stereotipo, volto alla perfezione amputa l’essere umano e lo priva delle sue peculiarità. Vivere in una società totalmente rivolta all’esterno ha creato solo distorsione”.

Il set diventa dinamico, lontane dalle icone del Fashion System le modelle sono valorizzate dagli accorgimenti di Make-up Artists di Aegyptia Milano Make-up e da Sebastiano Attardo, Hair Stylist di note Celebrities e fondatore dei Saloni Imago.

“Le ragazze erano molto felici di partecipare e non vedevano l’ora di salire sul set per giocare a fare le modelle, anche solo per un giorno – racconta divertita la giornalista -. Nel video si percepiscono gioia ed entusiasmo. Sembrano tornate bambine, felici di mostrarsi per quello che sono e felici di essere trattate con la stessa cura che solitamente si riserva alle modelle tradizionali”.

                                                                 Antonella Strozzi

IDEE REGALO PREZIOSE E DI TENDENZA PER UN SERENO NATALE

IDEE REGALO PREZIOSE E DI TENDENZA PER UN SERENO NATALE

Il Natale è alle porte e la corsa ai regali è ufficialmente iniziata. In tanti desiderano sorprendere parenti, amici, fidanzati con doni originali e alla moda, e rendere magica la candida notte del 25 dicembre.

LE PULCI

Per gli amanti dei gioielli artigianali e per chi non si prende troppo sul serio, Le Pulci propone simpatici ciondoli dipinti a mano, realizzati in due varianti: argento e argento/oro. Cento i modelli disponibili che si possono montare su bracciali, collane e cordini. Il brand nasce da un’idea di Stefano Dossola nel 2008. I prodotti sono legati al mondo degli animali e in particolare ai cani. I preziosi sono pensati per uomo e donna. Sono realizzati a mano nel cuore delle cinque vie di Milano e distribuiti in oltre 150 negozi in Italia.

MISIS

Fiocchi di neve, alberelli addobbati, doni preziosi in argento e smalti da indossare o da regalare. C’è tutto questo nella collezione natalizia Cheers di Misis. Collane, orecchini e bracciali con zirconi, quarzo e altre pietre naturali sono alcune brillanti e preziose idee regalo dell’azienda vicentina fondata da Bruno e Maria Ester Piaserico, nel 1986. Oggi, Misis continua a proporre gioielli in argento grazie anche al supporto dei figli, Claudia e Alberto, che hanno esteso le vendita nei mercati europei, americani e asiatici.

Timeapp

Lettere, simboli e numeri in oro, brillanti e pietre preziose per personalizzare i cinturini degli orologi, sono proposti da TIMEAPP MILANO, giovane azienda 100% milanese, nata nel 2012 dall’idea di due amici Stefano Dossola e Fabio De Maglie. TIMEAPP MILANO è distribuito in: Italia, Francia, Svizzera, USA e Giappone. I preziosi sono facilmente applicabili e interscambiabili su cinturini metallici, in oro, in pelle e in cuoio. Le cover sono realizzate interamente a mano in oro bianco, giallo, rosa e disponibili su richiesta.

Generale

Per i più piccini, Tatanatura riporta dal passato un caro oggetto al brand: la scatola di latta, e la trasforma in Natural Box. Decorata con un pentagramma sul coperchio, Natural Box può essere riutilizzata per giochi e accessori che accompagnano la crescita dei bambini. Basic, termico, baby, classico, rattle e cosmes sono le differenti combinazioni di Natural Box, un accessorio di qualità e che tutela l’ambiente. Un’idea originale nata dalla passione per i bambini, per l’ambiente e per l’artigianato italiano. Passioni di una famiglia delle Marche composta da Serena la mamma, da Enrico il babbo, e da Mirko (di 5 anni) il collaudatore dei prodotti.

SNOBLESSE

Fare un regalo, a volte non è semplice, soprattutto quando si tratta di moda perché occorre destreggiarsi tra brand, stili, taglie e colori. Come evitare un regalo poco apprezzato? Con Snoblesse, la gift card multimarca che permette di regalare la moda senza sbagliare. Un cofanetto custodisce la card, è possibile ordinarlo sul sito www.snoblesse.com o ritirarlo gratuitamente presso i negozi partner. Si ricarica la gift card online, con una cifra minima di 150€, per poi consegnarla al destinatario. Trussardi, Brooks Brothers, Pal Zileri, Fratelli Rossetti sono alcuni dei brand selezionati per utilizzare la gift card. Snoblesse è una nuovissima idea, frutto di Gyorgy Konda e Gilberto Genga.

 

 

 

Simone Lucci