UNA PARATA PER DIRE NO ALLE DIPENDENZE

UNA PARATA PER DIRE NO ALLE DIPENDENZE

Tutti insieme per dire no alle dipendenze è lo slogan della parata socialmente utile che si terrà il 12 marzo 2016 a Rimini organizzata da Art’ Up, associazione di Milano che si occupa di formazione artistica su base olistica con corsi, percorsi e progetti socialmente utili che sfruttano l’arte come mezzo terapeutico. Un evento che inizierà in Piazza Cavour alle ore 10 e si concluderà alle 16 al Teatro degli Atti, dove avrà luogo un talk show esperienziale per divertirsi, imparare e scoprirsi.

L’iniziativa fornisce la possibilità di utilizzare l’arte e il gioco come strumenti per combattere e sconfiggere le dipendenze di ogni genere. “Raccontare i fenomeni di dipendenza è un importante mezzo per contrastarne la diffusione – riferisce Michele Casula, presidente di Art’s Up –. L’evento consente di comprendere le abitudini scorrette, le strategie preventive, gli strumenti diretti per comprendere i fenomeni di dipendenza da gioco, sesso o sostanze, e l’utilità dell’arte e del divertimento come mezzi per fronteggiare tali atteggiamenti”.

Nada Starcevic, ricercatrice, è autrice di diversi libri sulla vita di coppia, esperta di educazione sessuale, di disagio e depressione giovanile ha introdotto il concetto di alessitimia. “È questo il vero filo conduttore che unisce tutte le dipendenze – afferma la ricercatrice –. Ho compreso che la mia ricerca basata sull’osservazione e sulla stimolazione dei bisogni endogeni, è la strada per veicolare le dipendenze dall’ inconscio verso l’espressione, o meglio verso l’espressione di Sé, che è la chiave per superare un comportamento dipendente o peggio compulsivo”.

L’evento si svolgerà in compagnia di Funkasin Street Band – M2O Radio con AQPP.

Simone Lucci

LA RICICLETTA® E UN TEAM DI SPORTIVE A SUPPORTO DEL RICICLO E DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE

LA RICICLETTA® E UN TEAM DI SPORTIVE A SUPPORTO DEL RICICLO E DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Riciclare alluminio fa bene all’ambiente e all’economia. L’Italia è la prima nazione in Europa e terza nel mondo per capacità di recupero di questo metallo per la produzione di: automobili, caffettiere, occhiali e biciclette.

Il CIAL, Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Alluminio, sostiene il riciclo e la mobilità sostenibile attraverso l’oggetto simbolo del riuso: la Ricicletta®, city bike realizzata attraverso il riciclo di 800 lattine per bevande in alluminio.

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L’associazione è vicina anche al mondo dello sport, in particolare al ciclismo, supportando i campioni che sono diventati testimonial ambientali d’eccezione.

Oltre alla partnership con il team maschile dell’Astana, la squadra dei pluripremiati Vincenzo Nibali e Fabio Aru, il Consorzio ha stretto un nuovo accordo con un team di promettenti professioniste nel panorama del ciclismo femminile: la Footon Servetto, che da quest’anno assume la nuova denominazione di Footon Servetto Alurecycling.

Nel 2016, le 18 cicliste sono testimonial del messaggio ambientale legato al riciclo dell’alluminio, in Italia e nel mondo, soprattutto in Europa. In accordo con AluPro e altre associazioni, il CIAL ha scelto il continente europeo per promuovere le attività legate alla raccolta differenziata degli imballaggi in alluminio: lattine per bevande, scatolette, vaschette per il cibo, tubetti, bombolette aerosol, tappi e capsule.

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Attraverso una intensa attività web e social, le 7 ragazze italiane e le 11 provenienti da svariati Paesi esteri racconteranno al pubblico il forte legame fra il ciclismo e il rispetto per l’ambiente.

Il team è formato da un variegato gruppo di fortissime sportive: le italiane Alice Gasparini, Katia Ragusa e Michela Pavin, e le inglesi Abbi-Mae Parkinson e Jessie Walker. Sono presenti, anche, campionesse pluripremiate come: Nicole Brandli (Svizzera) vincitrice del Giro d’Italia Femminile, un oro e un bronzo ai campionati europei, 3 medaglie d’argento ai mondiali, Jolanda Neff (Svizzera) campionessa mondiale di MTB, detentrice della coppa del mondo MTB 2015, 9° posto ai campionati mondiali strada e MTB 2015, Anna Potokina campionessa nazionale russa in carica ai mondiali 2015, e Olena Novikova (Ukraina) Campionessa europea in carica Maraton MTB. Nella squadra sono presenti 6 ragazze che parteciperanno alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

I progetti di riciclaggio e il sostegno delle campionesse consentono al CIAL di trasmettere un messaggio importante e sempre più diffuso: fare una corretta raccolta differenziata dell’alluminio consente un vantaggio enorme per l’ambiente, perché è un metallo che si ricicla al 100% e infinite volte, consentendo un enorme risparmio di energia e materia, fino al 95%.

Simone Lucci

Footon Servetto Alurecycling è una squadra iscritta all’UCI (Unione Ciclistica Internazionale), l’organizzazione mondiale che coordina l’attività agonistica internazionale del ciclismo cui fanno capo tutte le federazioni ciclistiche nazionali professioniste. Il team parteciperà con le sue atlete alle maggiori competizioni, tra cui il Giro d’Italia e il Tour de France.

UN SUSHI AD ALTA QUOTA UNISCE SICILIA E TRENTINO

UN SUSHI AD ALTA QUOTA UNISCE SICILIA E TRENTINO

Tartare e carpacci di tonno, salmone, spigola e ricciola agli agrumi di Sicilia. Uramaki al pistacchio con pesce cotto, pesto di pistacchio all’interno e all’esterno granella di pistacchio. Uramaki alla Norma con melanzane, ricotta salata e pomodoro di Pachino. Queste alcune delle prelibatezze proposte da Sushicatania. Abbinamenti un po’ insoliti che verranno presentati in una location altrettanto inusuale: a 1.550 metri s.l.m., al rifugio Patascoss di Madonna di Campiglio, una località turistica della provincia di Trento.

FOTO RIFUGIO

Lo stravagante chef di Sushicatania, che unisce l’antica tradizione culinaria giapponese agli ingredienti provenienti dalla cucina mediterranea, sperimenterà, inoltre, contaminazioni con funghi ed erbe di montagna, e con i prodotti tipici della buona cucina trentina. La Val Rendena, infatti, è patria di origine dell’omonima vacca da latte, che qui gode di verdi pascoli, e della Spressa delle Giudicarie, un formaggio Dop e a fermentazione naturale. Ampia la scelta di salumi: il salame all’aglio della Val Rendena, la lucanica, lo speck, il cacciatore e la pancetta di Caderzone, le salamelle fresche e la carne salada (una sorta di carpaccio stagionato). Numerose, poi, le aziende agricole specializzate nella produzione di miele.

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Le insolite proposte culinarie andranno in scena dal 27 febbraio al 9 marzo, e le contaminazioni avverranno in collaborazione con i cuochi del rifugio e del famoso ristorante Pappagallo di Campiglio, gestito dalla famiglia Papa, i cui membri sono soci e direttori della Scuola di Sci 5 laghi.

E per quanto riguarda le bevande: Spiazzo, paese nella verde Val Rendena, è noto per la distillazione delle radici di Genziana, Imperadoria e Ginepro, a questi distillati, unici nel loro genere, verranno affiancati i vini siciliani, prodotti sul vulcano Etna. L’Etna D.O.C. Bianco della pluripremiata cantina Benanti e i vini naturali, un rosso e un rosato, de “I custodi delle vigne dell’Etna”, cantina seguita da Salvo Foti, prestigioso enologo che ha fatto rinascere la viticoltura di qualità sull’Etna.

Sushicatania e l’evento nascono dalla creatività di Marco Marinetti, un avvocato romano che, con maestria da grande chef, ha mixato le sue passioni: la cucina giapponese, la Sicilia e la montagna. È così che il sushi incontra la tradizione siciliana e il suo vino.

#IO SONO ELETTRICA: TOUR ITALIANO A IMPATTO ZERO A BORDO DI MERCEDES CLASSE B ELECTRIC DRIVE

#IO SONO ELETTRICA: TOUR ITALIANO A IMPATTO ZERO A BORDO DI MERCEDES CLASSE B ELECTRIC DRIVE

#IO SONO ELETTRICA è il nome del tour italiano realizzato da Mercedes Benz, un lungo viaggio iniziato a Roma il 12 ottobre e concluso a Milano a bordo della nuova Mercedes-Benz Classe B Electric Drive, l’auto a emissioni zero. Il percorso ha toccato 19 città del bel Paese con lo scopo di comunicare i valori della mobilità a zero emissioni, un’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’azienda automobilistica tedesca e LifeGate per il progetto Impatto Zero®.

Enea Roveda e Paolo Lanzoni (1)

L’obiettivo di Impatto Zero®? Calcolare, ridurre e compensare le emissioni di CO2 generate dalle attività di persone enti, eventi, prodotti, aziende e organizzazioni, quantificando le emissioni di anidride carbonica (Kg di CO2 equivalente) immesse in atmosfera, attraverso una valutazione di impatto ambientale. LifeGate propone azioni volte a ridurre le emissioni di CO2, con strategie di ottimizzazione delle risorse, riduzione dei consumi e tutela di foreste in crescita.

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colonnina“20 tappe, 19 città raggiunte, 5800 km percorsi per un totale di 7.538 kg di CO2 hanno permesso di tutelare 15.077 metri quadrati del Parco Nazionale del Ticino”, è il resoconto divulgato dall’AD di LifeGate Enea Roveda nella tappa di chiusura dell’evento, a Milano, in presenza di: Stefano Corti (Direttore generale LifeGate), Paolo Lanzoni (Responsabile Comunicazione e Stampa Mercedes Benz Italia) e Simone Molteni (Direttore Scientifico di LifeGate e Direttore Editoriale di Expo Milano 2015) che hanno fornito i dati elaborati nel corso della manifestazione.

I risultati ottenuti dall’iniziativa sono dovuti alle innovative caratteristiche di Mercedes Classe B Electric Drive. “L’automobile è realizzata con un motore elettrico (prodotto da Tesla) e formato da batterie composte da ioni di litio garantite 8 anni, una notte di ricarica fornisce all’auto tedesca 230km di autonomia – precisa Paolo Lanzoni –. Durante le varie tappe del tour la produzione di energia è stata compensata completamente grazie al progetto di LifeGate”.

Le diverse collaborazioni con partner come Enel hanno permesso l’installazione di diverse colonnine per il rifornimento, rese delle opere d’arte grazie alla Street Art. “Il 10% degli italiani sarebbe disposto a comprare un’automobile elettrica – specifica Stefano Corti, Direttore Generale di LifeGate –. II punto focale è lo sviluppo delle colonnine sul territorio che devono essere fruibili e bisogna diffondere l’importanza dell’elettrico”.

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La ricerca scientifica, la diffusione di nuove tecnologie e conoscenze riguardanti il campo elettronico consentiranno alla popolazione di vivere in un mondo più sicuro e meno inquinato, un mondo in cui la parola d’ordine è: sostenibilità.

Antonella Strozzi e Simone Lucci

LifeGate è il punto di riferimento per la sostenibilità in Italia, un media network e advisor per lo sviluppo sostenibile fondato nel 2000 da Marco Roveda, precursore del biologico con Fattoria Scaldasole. LifeGate supporta le aziende nel percorso di sviluppo sostenibile attraverso il nuovo modello di impresa “People, Planet e Profit”. Il media network offre consulenza su sostenibilità, progetti di comunicazione, fornitura di energia ed efficienza energetica. Il gruppo LifeGate affianca alle proprie attività rivolte alle imprese un network di comunicazione (LifeGate.it, LifeGate and sound, social media, newsletter) coinvolgendo e informando una community di oltre 5 milioni di persone.

IL COTONE RICICLATO CHE CONQUISTA IL MONDO DEL FASHION

IL COTONE RICICLATO CHE CONQUISTA IL MONDO DEL FASHION

Sono sempre più numerosi gli stilisti e i marchi di moda che propongono collezioni eco friendly, rispettose dell’ambiente e della natura. Più moda ecologica è anche una richiesta che proviene dalle fashion addicted, che fanno del capo eco friendly il must have di stagione. Un valido appoggio al riciclo e al sostegno ambientale proviene dalle aziende tessili che realizzano stoffe senza sfruttare in modo aggressivo le materie prime e riducendo i consumi energetici.

Cotone Ecotec Tessuti

Ecotec® è il primo cotone smart ottenuto con un esclusivo processo produttivo, totalmente tracciabile e certificato, che trasforma i ritagli tessili di cotone 100% e pre-tinto, in filati riciclati. Ecotec® è made in Italy e ha un prezzo allineato a quello dei filati ottenuti da una produzione convenzionale. Un progetto sostenuto grazie alla partnership con C.L.A.S.S.

I ritagli ottenuti nella produzione di capi di abbigliamento, attraverso un esclusivo procedimento, vengono recuperati e trasformati in filati di Ecotec® by Marchi & Fildi che conservano i più alti standard di qualità ed efficienza, assicurati dalle principali certificazioni del mercato. La fase di confezionamento prevede una riduzione dello sfruttamento di energia, lo studio LCA condotto da ICEA attesta un risparmio del 56,3% di CO2, del 56,6% nel consumo di risorse energetiche e del 77,9% nell’impiego di acqua nell’intero processo produttivo. Con l’abolizione dei processi di tintura, l’uso dei prodotti chimici è ridotto del 90%.

Tessuto

A rendere particolarmente interessante il materiale, oltre al ciclo produttivo, sono le caratteristiche in termini di prestazioni: grazie alla sua struttura molecolare Ecotec® si mantiene fresco in estate e caldo in inverno. Un tessuto che si adatta a ogni stagione e condizione climatica. Questo filato, versatile e performante, può essere impiegato per la produzione di tessuti di moda (tessuti a navetta, maglieria circolare, jersey, maglieria, calzetteria), si presta quindi a sperimentazioni creative per le collezioni degli stilisti e diventa anche protagonista dell’interior design, nell’ideazione di tessili per la casa.

Cotone Ecotec

Una vasta gamma di colori vivaci e brillanti sono fruibili subito al momento dell’ordine, per garantire cicli di approvvigionamento e produzione più rapidi. L’azienda fornisce anche la possibilità di produrre tinte e filati su misura in presenza di progetti in partnership garantiti dal centro R&D di Marchi & Fildi, dove si fa ricerca al fine di realizzare sempre nuovi prodotti e applicazioni.

Il filato di cotone riciclato debutta in occasione di Première Vision a Parigi in Febbraio (sezione Yarns) e in seguito sarà presentato a Filo (Milano) dove verrà presentata la prima collezione A/I 2017-2018 creata da un team dedicato e di livello internazionale.

Riciclo, ecologia e innovazione sono le chiavi del futuro per una moda green e rispettosa dell’ambiente.

Simone Lucci

Marchi & Fildi è una società di Biella che si occupa di filare e fornire stoffe di cotone per il settore tessile. L’azienda fornisce una vasta gamma di filati e un’offerta di colori completa e specializzata, con una particolare attenzione ai colori innovativi, l’elemento chiave del brand. La ricerca e il controllo qualità nelle fibre e nei filati tinti e colorati in modo vivace consentono di fornire ai clienti tessuti personalizzati.

C.L.A.S.S. (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy) è un network internazionale multi-piattaforma unico nel suo genere, che offre a designer, buyer, media e operatori del settore una vetrina di moda, di tessuti e di materiali esclusivi creati utilizzando le tecnologie più smart e sostenibili. C.L.A.S.S. nasce dall’idea di Giusy Bettoni e offre servizi di consulenza globali di comunicazione, marketing, sviluppo prodotto, specializzata in un nuovo modo di intendere il lusso per la moda e per il tessile, attraverso la creazione di soluzioni progettuali innovative, sostenibili e su misura. C.L.A.S.S. è un progetto di GB Network Marketing Communication Srl.

L’EQUIPAGGIAMENTO SICURO E TECNOLOGICO SCELTO DAGLI ATLETI FISI

L’EQUIPAGGIAMENTO SICURO E TECNOLOGICO SCELTO DAGLI ATLETI FISI

È tempo di montagna e di vittorie per gli atleti della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI).

Di seguito tutti i podi fino ad oggi conquistati nello sci alpino dagli atleti della Federazione Italiana Sport Invernali nel corso della Coppa del mondo 2015/16.

 

1° Peter Fill – DH maschile Kitzbuehel (Aut) – 23/01/16

1° Federica Brignone – GS femminile Soelden (Aut) – 24/10/15

2° Christof Innerhofer – SG maschile Joengseon (Kor) – 07/02/16

2° Dominik Paris – DH maschile Jeongseon (Kor) – 06/02/16

2° Giuliano Razzoli – SL maschile Wengen (Svi) – 17/01/16

2° Peter Fill – DH maschile Lake Louise (Can) – 28/11/15

3° Stefano Gross – SL maschile Wengen (Svi) – 17/01/16

3° Federica Brignone – GS femminile Flachau (Aut) – 17/01/16

3° Peter Fill – SG maschile Lake Louise (Can) – 29/11/15

3° Federica Brignone – GS femminile Are (Sve) – 12/12/15

3° Federica Brignone – GS femminile Aspen (Usa) – 27/11/15

Il primo posto è di Matteo Marsaglia, che si è imposto nel supergigante maschile Fis disputato sulla pista di Cortina, seguito da Silvano Varettoni e dal simpaticissimo meranese Werner Heel.

L’Italia torna a far suonare l’Inno di Mameli in una delle classiche della Coppa del Mondo con il fassano Stefano Gross che ottiene, con lo slalom maschile, la prima vittoria per lo sci alpino nella stagione in corso sulla Chuenisbärgli di Adelboden (Svizzera).

E poi: Peter Fill che trionfa nella discesa libera di Kitzbühel conquistando l’ambito trofeo Hahnenkamm. E i recenti successi nella tappa di coppa del mondo di Jeongseon in Corea (località che ospiterà le discipline veloci nel 2018 per le Olimpiadi di PyeongChang). E i secondi posti del Gigante di Dominik Paris, in discesa libera, e dell’esuberante 31enne campione di Gais, Christof Innerhofer, nel Supergigante.

Questi alcuni dei risultati conquistati dagli atleti italiani.

I trionfi azzurri sono il frutto di allenamento, dedizione e abilità, uniti a un equipaggiamento adeguato, così come sostengono Silvano Varettoni, Elena Curtoni e Mattia Casse, atleti di sci alpino.

Silvano Varettoni

Silvano Varettoni inizia la sua attività sportiva all’età di 3 anni affiancato da una maestro di sci per principianti. Con il sostegno del fratello, allenatore di sci, accede al primo gruppo sportivo e da lì incominciano la sua carriera e le sue grandi vittorie. Entra in FISI nel 2004, e nello stesso anno conquista il secondo posto ai mondiali junior a Maribor. Nella scorsa stagione conquista il quarto posto nella Coppa del Mondo di Garmisch-Partenkirchen.

Quale casco e maschera utilizzi?      

Nel 2014, ho usato per la prima volta il casco HEAD e mi sono trovato subito bene. Sono accessori comodi e abbastanza confortevoli, pensati appositamente per la sicurezza, un aspetto fondamentale per chi li indossa. L’accessorio che prediligo del brand è la mascherina, la sua larghezza e l’altezza la rendono unica nel suo genere e le lenti sono di qualità.

Tra la gamma di lenti, quali preferisci?

Io indosso la lente specchiata blu in qualsiasi condizione atmosferica perché crea molto contrasto. In caso di scarsità di luce, la visiera bianca fornisce una buona visuale, ma la qualità del contrasto è scadente. Personalmente, preferisco avere poca luce e più contrasto.

Quali sci e scarponi utilizzi?

È il nono anno che utilizzo sci e scarponi HEAD e mi sono trovato sempre bene. Guardando le classifiche delle gare di Coppa del Mondo possiamo notare che gli atleti che scelgono HEAD sono sempre ai primi posti perché il materiale degli accessori è molto valido.

Secondo te, quanto influiscono i materiali nel risultato di una prestazione?

Il materiale di per sé incide per il 10%, la differenza è data dall’allenamento e dalla bravura dell’atleta, dal saper sfruttare al meglio le caratteristiche degli attrezzi e dallo scegliere il giusto compromesso tra scarpone, attacchi e sci. Un lavoro in continua evoluzione.

Elena Curtoni

Nata in una famiglia di sciatori, la ventiquattrenne Elena Curtoni ha sviluppato la passione per lo sport fin da piccola. Il padre, la madre e la sorella l’hanno sempre sostenuta durante le sue prime gare e il passo verso la carriera agonistica è stato breve; è entrata in FISI all’età di 15/16 anni. I suoi migliori successi: le medaglie ai campionati italiani, una sesta posizione ai mondiali e un quinto posto nelle gare di Coppa del Mondo.

Quanto sono importanti l’abbigliamento tecnico e i materiali durante le competizioni?

Sono importantissimi. Io amo HEAD: utilizzo il casco e la maschera del brand. Accessori innovativi, giovani, di stile. In pista, ho provato anche gli sci in grafene e sono divertentissimi.

In gara quali sci utilizzi?

Dipende dalle discipline. A seconda del tipo di gara utilizzo lo sci indicato consultandomi anche con lo ski man:

gli sci da Gigante o da Super G.

Per quanto riguarda la maschera, quali colori di lente preferisci?

Mi piace molto la lente specchiata argento. È un modello classico che si adatta a tutte le condizioni atmosferiche perché non è troppo chiara. Nelle giornate molto soleggiate utilizzo la mascherina specchiata blu: con le piste innevate è molto bella.

Cosa pensi quando tagli il traguardo e vedi il tempo? A chi è rivolto il primo pensiero?

Non ricordo il mio primo pensiero, perché quando tagli il traguardo hai talmente tanta adrenalina che non comprendi immediatamente com’è stata la performance. Al momento, il quinto posto è il mio migliore piazzamento, in futuro spero di fare ancora meglio.

Mattia Casse

All’età di 3 anni, Mattia Casse ha cominciato a frequentare le piste innevate di un piccolo paese in provincia di Torino, in Val di Susa. La sua carriera agonistica è iniziata prima a Tarvisio e poi in Friuli; all’età di 8 anni l’ingresso in FISI, e poi il quindicesimo posto in Coppa del Mondo in Discesa Garmisch-Partenkirchen, 2 vittorie in Coppa Europa e l’anno scorso 6/7 piazzamenti in Discesa Super G.

In gara quali sci utilizzi?

In gara utilizzo il modello di sci HEAD sviluppato per gli atleti di alto livello. Noi sportivi proviamo una serie di sci e poi scegliamo il modello che si adatta meglio alle nostre esigenze.

Nella mascherina quali sono i colori che preferisci per le lenti?

Preferisco la mascherina con la visiera gialla quando le condizioni atmosferiche non sono favorevoli. La nebbia e la scarsa visibilità rendono questo modello adatto durante le competizioni, e non passa inosservato. In alcune occasione sfrutto la mascherina specchiata.

Quale casco usi?

Ho adottato un casco HEAD. È un casco di qualità e credo che vada sponsorizzato ancora meglio perché è un prodotto di alta gamma.

Cosa pensi quando tagli il traguardo e vedi il tempo? A chi è rivolto il primo pensiero?

Sicuramente penso alla manche. Se la gara è andata bene significa che sto lavorando in modo corretto e sono contento, mentre se la performance è andata male rivedo i filmati per comprendere gli errori e pensare ai miglioramenti da apportare nelle competizioni successive. Visionare i filmati è molto importante, indipendentemente dall’esito della gara.

HEAD Race

I successi degli sportivi nascono dal loro grande impegno e dalla dedizione dell’Head Racing Department, un team di persone che lavorano per studiare attrezzi vincenti per le competizioni e mettono la tecnologia dei campioni al servizio di tutti. Per migliorare le performance degli sportivi sulle piste è stata creata la linea Race. Sci, mascherine, scarponi e caschi innovativi e all’avanguardia.

Lo sci HEAD iRACE rappresenta il giusto compromesso tra la stabilità dello sci da gigante e la dinamicità dello sci da slalom. A differenza del modello iSPEED, iRACE presenta geometrie che lo rendono ideale per chi ama sentire sempre lo spigolo incidere la neve.

HEAD RAPTOR 120 è uno scarpone da gara con volumi interni leggermente più abbondanti; la forma interna della scarpa permette un maggiore controllo dello sci grazie alla larghezza metatarsale di 98 mm. Il profilo del collo del piede è ridotto in modo da avere una maggior rapidità di cambio spigoli. Lo scafo è realizzato con gli stessi materiali usati dagli atleti del Team Head e permette di avere una risposta elastica per performance impareggiabili. Il Flex può essere regolato in base alle esigenze, inserendo il numero di rivetti necessario nella parte posteriore.

HEAD investe da sempre in innovazione in ciascuna categoria di prodotto. Le protezioni sono molto curate: l’azienda vuole garantire sicurezza agli amanti della montagna di ogni livello. L’azienda creatrice di App per smartphone, RUNTASTIC, ha collaborato con HEAD alla realizzazione di HEAD SENSOR. Il casco, oltre alla sicurezza e al comfort, offre anche dispositivi intelligenti e all’avanguardia utilizzando cellulari con GPS che forniscono informazioni su distanze, itinerari, velocità, velocità media e differenze di altitudine. Il casco regala pure la possibilità di controllare il battito cardiaco e le calorie bruciate grazie all’utilizzo della fascia cardiaca compresa nella confezione.                                                     L’applicazione RUNTASTIC dà la possibilità di ascoltare musica, per favorire ulteriormente il benessere psicologico. Tutto è possibile attraverso la tecnologia Bluetooth.

Per una corretta visuale il brand produce la maschera da sci STIVOT, realizzata in policarbonato, e garantisce le migliori qualità visive grazie all’accuratezza nella costruzione delle lenti e alla protezione dai raggi UV. Il rivestimento in silicone all’interno dell’elastico dona proprietà antiscivolo al casco. STIVOT è un modello ideale per qualsiasi tipo di uso, in pista o fuori pista.

Sicurezza, tecnologia e progresso sono le qualità dell’equipaggiamento HEAD che consentiranno agli sportivi di conquistare traguardi sempre più importanti e nuovi podi.

Clementina Speranza

AMORE E SOLIDARIETÀ PER AIUTARE I BAMBINI DI HAITI

AMORE E SOLIDARIETÀ PER AIUTARE I BAMBINI DI HAITI

Un gesto di solidarietà per dire ti amo e augurare un buon San Valentino all’amato o all’amata può rendere il giorno più romantico dell’anno ancora più speciale. Regalare alla persona cara una cartolina dono o inviarle un’e-card della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus contribuisce a portare nell’isola quarto mondo di Haiti cure mediche, assistenza, istruzione, cibo e accoglienza ai bambini orfani.

Ogni cartolina dono è abbinata a una donazione e a un progetto specifico. Le cartoline possono essere ordinate sul sito dell’organizzazione o direttamente in Fondazione. Con un contributo di 10€ è possibile:

– donare un mese di ossigeno per un bambino in terapia intensiva ricoverato presso l’Ospedale Pediatrico N.P.H. Saint Damien, che ogni anno assiste oltre 80 mila bambini,

– aiutare gli allievi delle Scuole di Strada,

– dare un pasto completo per una settimana a un fanciullo nella Casa NPH di Kenscoff.

Se si devolvono 50€ è possibile aiutare gli alunni delle Scuole di Strada in Haiti, regalando 100 kg di farina per la produzione di 2 mila panini cucinati a Francisville.

Fondazione

Gli innamorati che vogliono augurare un felice San Valentino in maniera pratica e veloce possono far affidamento sulle e-cards della Fondazione Francesca Rava, aiutando concretamente i bambini NPH attraverso una donazione minima di 10 €. I più romantici possono richiedere la personalizzazione del testo da stampare sulla card, scrivendo entro l’11 febbraio all’indirizzo mail: biglietti@nph-italia.org.

Da oltre 60 anni NPH Nuestros Pequenos Hermanos, l’organizzazione umanitaria rappresentata in Italia dalla Fondazione Francesca Rava, accoglie i bambini orfani e abbandonati in Haiti e nei paesi più poveri dell’America Latina. Con l’adozione a distanza, è possibile fornire a un bambino: un tetto, cure mediche, vestitini, l’amore di una grande famiglia, un’educazione scolastica e il conforto di sapere che qualcuno, anche da lontano, pensa a lui.

Nella giornata dedicata all’amore, una piccola azione di solidarietà può donare a numerosi bambini l’aiuto per far fronte ai bisogni primari e l’amore di una famiglia.

Per info: padrini@nph-italia.org, 02.54122917, www.nph-italia.org

Contributo: € 26 al mese (312 euro annuali)

Per donare: www.nph-italia.org -IBAN: IT 39 G 03062 34210 000000760000

Simone Lucci

La Fondazione Francesca Rava nasce nel 2000 ed è frutto della testimonianza di fede e amore che Francesca ha lasciato con la sua breve ma intensa vita. La Fondazione aiuta i bambini in condizioni di disagio in Italia e nel mondo, tramite adozioni a distanza, progetti, attività di sensibilizzazione sui diritti dei bambini, volontariato. Rappresenta in Italia N.P.H. – Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli), organizzazione umanitaria internazionale, che dal 1954 salva i bambini orfani e abbandonati nelle sue case orfanotrofio e ospedali in 9 paesi dell’America Latina con il motto “un bambino per volta, dalla strada alla laurea”. In Italia, la Fondazione è in prima linea per i bambini in condizioni di disagio. Aiuta i bambini che vivono una condizione di povertà sanitaria con “In farmacia per i bambini”, sostiene progetti di integrazione nei quartieri più disagiati delle grandi città, interviene nelle emergenze, invia volontari per il soccorso sanitario ai bambini migranti nel Canale di Sicilia, lotta contro l’abbandono neonatale con il progetto “Ninna ho” e viene fatta informazione sulla tematica dell’affido familiare.

UNO STUDIO SUL PARKINSON E UN CAMPIONE OLIMPICO PER PROMUOVERE L’ATTIVITÀ FISICA

UNO STUDIO SUL PARKINSON E UN CAMPIONE OLIMPICO PER PROMUOVERE L’ATTIVITÀ FISICA

La malattia di Parkinson non ha ancora una cura risolutiva ma gli approcci terapeutici più recenti hanno evidenziato l’importanza per il clinico di operare in team e l’utilità dell’attività fisica e della riabilitazione per un più moderno e razionale approccio alla malattia. È questo il pensiero del Alfredo Berardelli, Presidente Accademia LIMPE-DISMOV; Dipartimento Neurologia e Psichiatria, Sapienza Università di Roma.

Ogni anno in Italia circa 6 mila persone vengono colpite dalla malattia di Parkinson e in un caso su quattro hanno meno di 50 anni. Rimanere attivi il più a lungo possibile può prevenire il Parkinson. Le ultime evidenze scientifiche dimostrano, infatti, che chi pratica regolarmente un’attività fisica ha un rischio inferiore del 43% di sviluppare la malattia di Parkinson, mentre i parkinsoniani che continuano a praticare attività fisica e sport non solo mantengono nel tempo una migliore autonomia ma presentano anche una evoluzione più lenta e meno invalidante rispetto a quelli che conducono una vita più sedentaria. “Una prospettiva multidisciplinare nella gestione delle persone con malattia di Parkinson e le terapie farmacologiche più avanzate aiutano a gestire la malattia per lungo tempo, mentre l’attività sportiva, le terapie fisiche e riabilitative e piccoli cambiamenti nello stile di vita possono facilitare la gestione del Parkinson, la mobilità dei pazienti e quindi la loro autonomia – dichiara Berardelli. Nelle persone con malattia di Parkinson, infatti, l’esercizio fisico può aiutare a migliorare l’equilibrio e ridurre del 70% le cadute, che sono la loro più comune causa di accesso al pronto soccorso”.

“Uno studio ha valutato, un ampio campione di pazienti italiani affetti da malattia di Parkinson, la frequenza delle cadute e i possibili parametri clinici associati o predittivi del rischio di caduta – dichiara Giovanni Abbruzzese, Presidente della Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus – La ricerca si è svolta in 19 centri italiani che hanno arruolato 544 pazienti affetti da malattia di Parkinson e 301 soggetti di controllo. I risultati preliminari hanno evidenziato che il 42% dei pazienti italiani con malattia di Parkinson cade almeno una volta l’anno (media 23 cadute) rispetto al 17% dei soggetti di controllo. Numerosi fattori (età, durata e gravità di malattia, stato cognitivo, presenza di disturbi del cammino, presenza di ansia e depressione) sono associati al rischio di cadere, ma soprattutto la durata della malattia e alcuni specifici disturbi del cammino risultano essere predittivi. L’identificazione di fattori predittivi del rischio di caduta appare fondamentale al fine di programmare interventi preventivi o trattamenti riabilitativi specifici”.

Testimonial d’eccezione della Giornata della Malattia di Parkinson 2015 è il campione olimpico Jury Chechi, che ha voluto trasferire in questa iniziativa la sua esperienza di campione nello sport e nella vita.

Foto JURI 2

“Sull’importanza dell’attività fisica stiamo lavorando con entusiasmo già da alcuni anni con AbbVie per sviluppare progetti che aiutano le persone con Parkinson a partecipare attivamente e consapevolmente alla cura della propria salute – dichiara Jury Chechi -. Esperienze che mi hanno consentito di verificarne i benefici e spinto a proseguire con convinzione nell’impegno in favore delle persone con Parkinson. Si può essere campioni anche nelle vite più complicate e sono sicuro che in ognuno di noi ci siano quelle risorse incredibili che possono aiutare a superare i momenti difficili con forza e determinazione”.

LA MILLENARIA CERIMONIA DEL TÈ ARRICCHITA CON INFUSI DEPURATIVI

LA MILLENARIA CERIMONIA DEL TÈ ARRICCHITA CON INFUSI DEPURATIVI

La cerimonia del tè è uno dei rituali più affascinanti del Giappone. Ogni gesto, ogni movimento è intriso di sacralità, per la forte connotazione spirituale che porta i partecipanti alla cerimonia alla ricerca del benessere interiore e di se stessi. Diffondere il benessere per il corpo e per l’anima è la filosofia del brand creato da Sandra Nassima, donna divertente, creativa e appassionata che definisce i suoi tè con altrettanti aggettivi: smooth, sensual, precious. Per lei l’antica cerimonia del tè è importante, così come è forte l’amore per il Giappone, per il popolo, per il loro cibo e per le loro tradizioni. “Una cosa che ripeto sempre è che la prossima volta che rinasco in questo mondo vorrei essere in Giappone. Per apprezzare bene l’antica cerimonia del tè bisogna comprendere correttamente la loro filosofia di vita”. Il forte interesse verso le tradizioni e le usanze giapponesi ha permesso a Sandra Nassima di ideare la nuova linea tè purificanti, in grado di distendere e depurare il corpo dalle tossine. Morning Sun, il tè pensato per la mattina, e Star Night, il tè della sera, sono le due proposte di Depuratèa.

Sandra Nassima

Il nuovo prodotto firmato Depuravita è Depuratèa. Da dove nasce l’idea di lanciare tè depurativi?
Creare diverse linee di prodotti che supportano la dieta detox con i succhi è sempre stata la mia strategia di espansione prodotto Depuravita. La linea ha 5 tipi di tè pronti per il lancio. Al momento ne abbiamo commercializzati solo due. La combinazione tè detox, Morning Sun e Star Night è nata come una risposta al trend “skinny tea”, è una versione nostra. Noi consigliamo una cura di teatox con questi due tipi di miscele, preferibilmente accompagnata dei succhi Depuravita.

Due tipologie di tè: Morning Sun e Star Night. Quali sono gli ingredienti presenti e le loro proprietà?
Morning Sun è quel che ci vuole per iniziare con la giusta carica, depura dalle tossine, favorisce il risveglio dell’organismo e del metabolismo. La sua miscela combina l’azione rinvigorente e stimolante di tre erbe dalla lunga tradizione. Il Rooibos verde, particolarmente ricco di minerali e quindi energizzante. Il mitico Matè sudamericano, autentico acceleratore metabolico. Il tè verde noto per le sue innumerevoli proprietà fra cui la capacità di bruciare i grassi. In aggiunta, limone, zenzero e citronella che tonificano il sistema gastrointestinale, preparandolo alla nuova giornata. Star Night è una miscela di erbe rilassanti e disintossicanti per allontanare lo stress e rimuovere le scorie che inevitabilmente si accumulano durante il giorno. Menta nanà è una delicata varietà di menta usata dai Tuareg e dai popoli dell’Atlante. Tale ingrediente insieme a ortica e tarassaco depurano dolcemente il fegato e distendono corpo e mente, preparando al sonno. Il finocchio contribuisce a ridurre fastidiosi gonfiori intestinali, coadiuvato da avena, malva e rosa che leniscono le mucose di stomaco e intestino. Per godere di un riposo profondo e rigenerante.

Depuavita - Morning Sun

Tutti gli ingredienti sono naturali e di origine biologica?
Gli ingredienti, tutti puri e naturali, provengono da ogni parte del mondo. Le varietà di tè più rare sono unite a erbe e fitoelementi dalle intense virtù terapeutiche. Ogni infuso depura l’organismo e allo stesso tempo svolge specifiche e benefiche funzioni.

 

I tè possono essere affiancati agli altri programmi Depuravita?
Sì, per avere un maggiore effetto è consigliato abbinarli ai programmi Depuravita.

 

Ci sono particolari controindicazioni per chi assume i tè?
Assolutamente no. Naturalmente da verificare gli ingredienti per evitare problemi di intolleranza oppure di allergie.

 

Quali sono i progetti futuri?
A marzo lanceremo una nuovissima linea di succhi, utilizzando ingredienti innovativi, ma sempre naturali. La linea è pensata per chi vuole abbinare i succhi all’alimentazione normale senza fare una dieta e supportare l’organismo. Dedichiamo una parte sul nostro sito ai corsi di life coaching con Veronica Pacella. Abbiamo notato durante le sue conferenze che, specialmente in Italia, i giovani hanno bisogno di conoscere meglio i loro reali motivi per essere, lavorare e vivere in modo salutare. L’obiettivo è aiutare ad aumentare la consapevolezza.

Depuravita

A quale clientela è rivolta la linea Depuratèa?
La nostra clientela e molto variegata, persone del mondo professionale, intellettuali, e casalinghe che amano curarsi e seguono i nuovi trend di benessere e nutrirsi bene. Sono anche clienti molto impegnati, stressati e lavorano tanto perciò preferiscono ordinare Depuravita a casa anziché fare le centrifughe. Noi chiamiamo Depuravita il tuo piccolo lusso quotidiano.

La bevanda dorata creata con Depuratèa può diventare un vero rito quotidiano di benessere e un momento depurativo irrinunciabile. Il tè è un gesto capace di tonificare, detossinare e portare calma e relax nelle giornate più stressanti. Il benessere del corpo e dell’anima, oggi, è racchiuso in una tazza.

Simone Lucci

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IL VINO BIOLOGICO NATO IN UN ANTICO FEUDO SICILIANO

IL VINO BIOLOGICO NATO IN UN ANTICO FEUDO SICILIANO

In uno straordinario paesaggio floreale circondato da verdeggianti colline, sorge l’antico feudo appartenuto ai principi Branciforti, acquistato nel 1906 dalla famiglia Cucurullo con lo scopo di donare un nuovo volto all’agricoltura siciliana. Francesco e Carolina, quarta generazione della famiglia, con l’aiuto del padre Salvatore promuovono e sostengono la coltivazione biologica di vigneti, uliveti e aranceti. “Dal 2000, pratichiamo l’agricoltura biologica e ci avvaliamo di certificazioni che attestano l’origine bio di uve e vini, una caratteristica apprezzata in Italia e all’estero – spiega Francesco Cucurullo, proprietario della cantina Masseria del Feudo –. La fertilizzazione avviene con concimi biologici, in particolare sfruttiamo i residui ottenuti dalla fermentazione, e per contrastare i parassiti utilizziamo zolfo, rame e prodotti di natura organica. Facciamo inerbimento con fauna biologica, il lavoro nei filari è quasi totalmente manuale e il diserbo non prevede l’uso di prodotti chimici, ma avviene con mezzi meccanici”.

Carolina e Francesco

La recente acquisizione di nuovi macchinari e strumenti tecnologici indica l’attenzione dell’azienda verso il progresso e l’ecosotenibilità. “Lo scorso anno, abbiamo fatto enormi investimenti per ammodernare il parco macchine – afferma Francesco Cucurullo –. Essere all’avanguardia e svolgere il lavoro con più efficienza permette di incrementare la coltivazione biologica, sostituendo i datati sistemi di lavorazione. L’installazione di pannelli solari e termici, poi, ci consente di produrre energia elettrica e acqua calda sia nell’agriturismo, sia nella cantina”.

Viti - Masseria del Feudo

L’anima della masseria è proprio la cantina, dove vengono trasportate le uve dopo la vendemmia per la produzione del frutto di Bacco, così era definita la bevanda alcolica nell’antica Roma. “Prima della vendemmia raccogliamo a mano 4/5 quintali di uva e la facciamo fermentare in modo spontaneo a temperatura ambiente, tale sistema è noto come: pied de cuve – specifica l’imprenditore –. È una pratica che permette lo sviluppo di lieviti indigeni, vale a dire nati dalla stessa varietà d’uva e sfruttati per innescare il processo di fermentazione”. Il pied de cuve evita all’azienda l’acquisto di lieviti, garantendo la genuinità e l’originalità del prodotto.

Cantina

Dopo la vendemmia, i frutti subiscono una macerazione a freddo (8°/10°) senza fermentazione: la criomacerazione. Il processo è applicato alle uve bianche e nere, con il fine di estrarre gli aromi primari che provengo dalla vigna, regalando struttura al vino. Gli aromi sono di 3 tipi: primari, secondari e terziari. Le fragranze primarie si ricavano dalle uve, i profumi secondari provengono dalla fermentazione alcolica e i terziari si ottengono dall’invecchiamento in bottiglia.

“Dopo 2 o 3 giorni di criomacerazione, inizia spontaneamente la fermentazione a 18°/24°, temperatura limite del processo per evitare la perdita dei profumi e degli aromi – spiega Cucurullo –. All’interno della vasca, la fermentazione sulle bucce ha una durata di circa 15/18 giorni. Durante questo periodo pratichiamo i rimontaggi per irrorare e mantenere all’interno del liquido la buccia, che rappresenta il nostro tesoro. Dalla buccia, infatti, si estraggono tannini, polifenoli e flavoni: sostanze che donano ricchezza, eleganza e struttura al vino”.

Vino

La fase di svinatura e di pressatura prima e la micro-ossigenazione poi, infondono carattere e corpo al vino. “A differenza dei vini bianchi, i rossi prediligono la micro-ossigenazione all’interno di vasche di cemento ricoperte da resine epossidiche, dove piccole particelle effettuano uno scambio di ossigeno, permettendo al vino di evolvere – spiega l’imprenditore –. Nelle cantine industriali, il processo avviene con l’uso di bombole, mentre noi lo pratichiamo naturalmente”.

Vini - Masseria del Feudo

Gambero Rosso, BIBENDA Cinque Grappoli, DuemilaVini, Enopolis e Bruxelles sono alcune onorificenze conferite al Rosso delle Rose e a Haermosa, uno Chardonnay realizzato per la prima volta nel 2001 della Masseria del Feudo. “Con orgoglio posso affermare che la Masseria del Feudo è stata tra le prime aziende in Sicilia a sperimentare lo Chardonnay – dichiara il proprietario –. Il successo del vino è dovuto alla mineralità del terreno e al clima mite che subisce forti escursioni termiche soprattutto nei mesi estivi. Nel corso degli anni, abbiamo anche ridotto l’uso del legno e delle barrique, per il 30% il vino è conservato in botti di legno da 25 hl e il restante 70% in contenitori di acciaio inox”.

La viticultura è una delle 4 filiere open air esistenti in azienda. La famiglia Cucurullo si occupa anche di: frutticultura, seminativi e turismo. “Attraverso la ristrutturazione dei vecchi prefabbricati, abbiamo dato vita a un piccolo bed and breakfast per ospitare operatori del settore, giornalisti e turisti che vogliono approfondire le loro conoscenze in merito ai sistemi di: coltivazione, potatura, difesa antiparassitaria e riduzione di fitofarmaci – riferisce Francesco Cucurullo –. La clientela ha la possibilità di assistere ai processi di produzione vitivinicola, frutticola e dei seminativi”.

Masseria del Feudo

Il territorio siciliano consente alla Masseria la produzione di: pesche (600 tonnellate annue), prugne (20 tonnellate annue), albicocche e nettarine coltivate con una riduzione di antiparassitari e acqua. L’olivicoltura è una coltivazione di nicchia per la produzione di olio venduto ai mercati esteri.

Frutta- Arance e Pesche

Nell’antico feudo si è passati da un’agricoltura estensiva, con grandi latifondi destinati a seminativa, a un’agricoltura intensiva, tecnologica e moderna per fornire alle tavole italiane ed estere vini biologici e prodotti che profumano di Sicilia.

Simone Lucci e Clementina Speranza

ILTERRITORIO: I CASTELLI NISSENI

Il territorio vitivinicolo dei “Castelli Nisseni”, in provincia di Caltanissetta, si trova su colline dove antiche masserie e vaste coltivazioni dominano il paesaggio. In questa parte della Sicilia è antica la presenza della vigna, insieme alla coltivazione dell’olivo e dei cereali, e si deve agli arabi la prima razionalizzazione del sistema di coltivazione della vite.

L’altitudine si aggira intorno ai 600 metri e il clima è continentale, con temperature medie piuttosto basse durante l’anno, e condizioni atmosferiche che determinano inverni ventilati e rigidi. Le scarse piogge si concentrano nei mesi invernali, l’estate è lunga e calda, e l’aria si mantiene secca e asciutta; questo comporta un’escursione termica, sia tra le varie stagioni che tra il giorno e la notte, una caratteristica importante poiché permette una perfetta maturazione dei grappoli.

In queste zone sono state effettuate le prime sperimentazioni di impianto in Sicilia per le varietà autoctone di tradizione e per quelle internazionali, come lo Chardonnay.

Vigne

L’abile gestione della coltivazione dei vigneti ha messo in risalto le qualità del terroir.

Grazie alla particolare composizione del suolo, terreni calcareo – argillosi, e alle caratteristiche pedoclimatiche il Nero d’Avola trova qui le condizioni ottimali di coltura, rivelando in produzione un altissimo valore organolettico e un’espressione tra le più apprezzate.

Manlio Giustiniani

Sommelier FIS e Wine Consultant

ACETO: ELISIR DI BELLEZZA E LONGEVITÀ

ACETO: ELISIR DI BELLEZZA E LONGEVITÀ

Purifica la pelle, dona luce ai capelli opachi, aiuta la digestione, normalizza la glicemia, è un alleato contro l’accumulo di grassi, cura le ferite, è utile per il mal di denti, contro le punture di insetti, è un potente anticalcare, lucida i vetri, sgrassa il bucato e le stoviglie, questi sono solo alcuni degli effetti benefici e delle virtù dell’aceto.

Oggi, grazie anche alla dieta mediterranea, l’aceto si rilancia come condimento naturale dal basso contenuto calorico (3.1 Kcal per 10 ml.) capace di portare nella nostra alimentazione equilibrio e armonia, salute e benessere, secondo quanto è emerso anche durante il primo convegno internazionale sugli aspetti scientifici, storici e gastronomici dell’aceto di vino, organizzato dall’Università di Torino nel 1990. Oltre al contenuto calorico molto ridotto rende più digeribili i cibi.

Le proprietà dell’aceto sono infinite e se ne può beneficiare anche prendendone un cucchiaio a digiuno, ogni mattina.

L’aceto svolge un’azione anticancerogena preventiva e “stabilizza” le vitamine E e C. Spegne la sete, aggredisce la febbre, assale le infezioni, mitiga le infiammazioni. Imbevuta d’aceto e masticata lentamente, una zolletta di zucchero fa cessare il singhiozzo e calma la pertosse.

AcetoL’aceto, inoltre, disinfetta piccole piaghe e scottature superficiali. Libera il naso tappato dal raffreddore e la testa appesantita dall’aria viziata. Annulla le punture di insetti e rende inoffensive le morsicature delle meduse.

Per il mal di denti il segreto è far bollire uno spicchio d’aglio in un bicchiere d’aceto. Si ottiene un decotto tiepido con cui ci si sciacqua tenendolo in bocca e insistendo sul punto dolorante.

Per i capelli ogni traccia di grasso scompare usando, per sciacquarli, acqua tiepida e aceto. Li rende anche morbidi, vaporosi, lucenti e combatte il formarsi dei pidocchi.

Per tossi subdole e insistenti che solleticano la gola e impediscono il sonno, niente di più indicato che tenere sul comodino un bicchiere d’acqua dove sono stati diluiti due cucchiaini di aceto di mele.

Laceto porta con sé, dagli antichi egizi fino a oggi, innumerevoli impieghi in molteplici ambiti, prima di essere un condimento è dunque un “promotore di salute”.

Cantina - Botti

L’aroma stimola le proteine di alcuni succhi gastrici e prepara l’organismo alla corretta digestione, i sali minerali contrastano l’insufficienza biliare e facilitano l’assorbimento delle vitamine, l’acidità è affine alle sostanze acide che il nostro corpo utilizza per espellere i grassi e i carboidrati, e accelera il metabolismo.

Due le tipologie:

Laceto classico viene realizzato tramite la fermentazione del vino. In questo lasso di tempo i batteri Acetobacter ossidano letanolo presente nel vino che, in presenza di aria, innestano il processo di trasformazione in acido acetico. L’aceto è ricco di minerali quali: potassio, ferro, zinco, calcio, rame e sodio.

L’aceto di mele possiede un’alta concentrazione di vitamine A, B, C, D, E, K e J.

La realizzazione dell’aceto di mele è composto da due fasi: il succo di mela viene lasciato fermentare all’interno delle botti in modo da trasformarsi in sidro. Il cambio di stato da sidro ad aceto di mele viene innescato tramite l’inserimento dei batteri Acetobacrter nelle botti.

L’aceto di mele diventa protagonista di molte ricerche che hanno dimostrato diversi benefici. È utile per:

diminuire il gonfiore addominali,

– stimolare il metabolismo e al contempo attenuare il desiderio di dolce, il che comporta la stabilizzazione del peso,

– favorire il drenaggio delle cellule adipose, causa della pelle a buccia d’arancia,

– alleviare i dolori articolari e contrastare la formazione di calcoli,

contrastare la proliferazione delle cellule tumorali in quanto ricco di ditriterpenoidi contenuti nella buccia delle mele,

fare i vapori.

Coltivazione

Filari di vite e piantagioni di mele cospargono il territorio italiano che permettono di produrre degli ottimi aceti contenenti tutte le proprietà organolettiche.

Precisione, passione ed esperienza permettono, a diverse imprese di realizzare un prodotto dal marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Un esempio di tradizione, innovazione e competenza, dal lontano 1867, è quello della famiglia PONTI.

Cantina Aceto

Coltivare il gusto è per Ponti un impegno totale verso la qualità che coniuga la genuinità della natura con la tecnologia più avanzata nei processi produttivi.

Antonella Strozzi

PONTI

L’attività della famiglia Ponti comincia nel 1867 a Sizzano, in provincia di Novara, con il fondatore Giovanni Ponti, agricoltore e produttore di vino e aceto. In 150 anni dalla nascita, l’impresa si è sviluppata ed è divenuta Gruppo.

Cinque gli stabilimenti e quattro poli produttivi (Ghemme, Dosson di Casier, Anagni e Vignola) hanno la capacità di imbottigliamento giornaliera di 450 mila bottiglie su una superficie totale di 150 mila mq per un turno di lavoro di otto ore.

Coltivare il gusto significa, per Ponti, un impegno totale verso la qualità che coniuga la genuinità della natura con la tecnologia più avanzata nei processi produttivi.

Impianti iper tecnologici, automazione e innovazione sono i capisaldi della famiglia Ponti che si avvale di: robot antropomorfi per palletizzazione e depalletizzazione, raggi x per controllare il contenuto di ogni vasetto, navette-trenino senza uomo a bordo che movimentano i pallets di prodotto finito.

Il Sistema Qualità della Ponti, i cui cardini sono sicurezza alimentare, tracciabilità e rintracciabilità del lotto di produzione, copre tutti gli stabilimenti del Gruppo. Viene convalidato con le certificazioni internazionali BRC (British Retail Consortium) Global Standard, IFS (International Food Standard), Organic & Organic NOP (BIOAGRICERT), AIB International, Gost R Certification e UKR-SEPRO.

IL SEGRETO DELLA BELLEZZA ARRIVA DALLE PROFONDITÀ MARINE

IL SEGRETO DELLA BELLEZZA ARRIVA DALLE PROFONDITÀ MARINE

Fin dall’antica Grecia, Afrodite rappresenta l’amore, la bellezza e la lussuria. Spesso considerata vanitosa, stizzosa, permalosa e infedele, la dea faceva innamorare mortali e divinità con il suo famoso fascino e le sue doti seduttive. Bottega Verde_Phytovital - Caviale vegetaleI cibi in grado di riaccendere la fiamma della sensualità sono noti come afrodisiaci, proprio in onore alla dea nata dalla spuma marina come ricorda Ugo Foscolo nel sonetto A Zacinto.

Frutti di mare, tartufo, peperoncino, caviale sono alcuni tra i più noti alimenti considerati altamente stimolanti, eccitanti e veri doni divini. Le proprietà del caviale erano note anche dalla zarina Caterina di Russia, che aveva l’abitudine di gustare omelette al caviale e tè con vodka a colazione. Oggi, il caviale animale e vegetale è tra i più pregiati ingredienti utilizzato in cosmesi per donare bellezza e splendore alla cute.

Collagene marino, estratti botanici del Mediterraneo e Caviale vegetale, una macroalga verde detta anche Uva di Mare o Caviale Verde che vive nei fondali marini e da sempre considerata una prelibatezza dagli abitanti dell’isola giapponese di Okinawa, famosi in tutto il mondo per la loro longevità, sono le principali componenti che caratterizzano la linea cosmetica Phytovital di Bottega Verde.

Privi di cessori di formaldeide e parabeni, i prodotti proteggono il viso, donano una sensazione di giovinezza ritrovata e restituiscono luminosità e compattezza, contrastando la comparsa di segni e inestetismi cutanei soprattutto nella zona degli zigomi, nell’ovale e nel collo. La speciale composizione di ingredienti stimola la sintesi del Collagene IV e del Collagene I con una conseguente azione idratante. Il brand propone quattro referenze: il programma intensivo anti-età con estratti botanici del Mediterraneo, il trattamento viso rimodellante giorno, il concentrato illuminante occhi e il trattamento viso ricompattante notte.

Bottega Verde_Phytovital - Programma intensivo antietàIl programma intensivo è composto da 3 sieri con funzionalità differenti, da utilizzare periodicamente durante l’anno come trattamento urto. I sieri dalle funzionalità mirate vanno applicati sulla pelle detersa alla sera per un periodo di 7 giorni e massaggiati fino a completo assorbimento, durante il trattamento non è necessario utilizzare la crema viso notte. Il Siero Preparatore Rinnovatore con acido Glicolico ed estratti botanici del Mediterraneo favorisce il rinnovamento superficiale dell’epidermide. L’acido Glicolico consente il turn over cellulare e svolge un peeling leggero e graduale per liberare la pelle dalle cellule morte, rendendola più luminosa, compatta e pronta a ricevere i benefici successivi. Il prodotto non va applicato nella zona del contorno occhi e i trattamenti all’acido glicolico sono sconsigliati nei periodi di esposizione al sole. Per donare al viso un aspetto più tonico e compatto il Siero Concentrato Anti-Età con Collagene marino, Uva di mare ed estratti botanici del Mediterraneo risulta un toccasana. La presenza di Collagene marino regala turgore alla cute, mentre le Uva di mare sono un ottimo aiuto per ritardare i principali segni dell’invecchiamento cutaneo. Il Siero di Mantenimento Idratante Levigante con estratti botanici del Mediterraneo e Pentavitin®, un ingrediente che svolge un’attività protettiva-idratante, dona comfort alla pelle e una meravigliosa sensazione di morbidezza e setosità. Il siero aiuta la pelle a mantenere i risultati ottenuti nelle fasi precedenti, promuovendo un importante effetto antirughe e antietà.

Bottega Verde - Crema GiornoPer risponde efficacemente alle esigenze della pelle matura con evidenti segni dell’età, perdita di tono e freschezza nasce il trattamento viso rimodellante giorno effetto volumizzante 3D, una crema dalla texture sofisticata che dona comfort alla pelle e attraverso la piacevole e rilassante fragranza regala una sensazione di appagante bellezza. La ricca formula rimodellante è un mix di attivi benefici derivati dal mare e selezionati per il loro effetto rimpolpante, tra cui il Collagene marino che aiuta a ridisegnare i contorni del viso, guadagnando tonicità. La macroalga ritarda i segni dell’invecchiamento cutaneo, perché aumenta l’idratazione e regala nutrimento, grazie anche all’azione degli estratti botanici di Ginestra, Pino marittimo e Lavanda italiana.

Bottega Verde - Contorno OcchiLa delicata zona del contorno occhi è la prima a subire l’invecchiamento cutaneo e per tale motivo è stato formulato il concentrato illuminante occhi per contrastare i segni di stanchezza, la perdita di tono e le rughe. La crema è un concentrato di attivi selezionati, tra cui spicca la Beautyfeye™, una vera innovazione della cosmetica che svolge un effetto tensore sulle palpebre e sulle rughe d’espressione, migliorando l’aspetto delle occhiaie con l’aiuto degli estratti botanici di Ginestra, Pino marittimo e Lavanda italiana. I pigmenti contenuti nel prodotto riflettono la luce donando un contorno occhi dall’aspetto fresco e luminoso e le micro perle contenute nel composto creano un effetto soft focus per minimizzare le imperfezioni, uniformare l’aspetto della pelle accendendo lo sguardo.

Bottega Verde - Crema NotteIl trattamento viso ricompattante notte effetto ristrutturante è un due in uno, che abbina l’effetto ristrutturante di una maschera notturna all’attività di una crema ricca per la notte per un’azione mirata contro invecchiamento. Il cosmetico svolge un’attività intensa durante il riposo notturno, quando la pelle è più ricettiva, donando così fin dal risveglio tonicità, compattezza e un aspetto fresco e riposato. Il concentrato di attivi ispirati ai benefici del mare e dosati specificamente lavorano sulla compattezza cutanea, il Collagene marino regala un’azione volumizzante 3D e pregiato Caviale Verde idrata, dona nutrimento e migliora le condizioni generali della pelle.

I cosmetici Phytovital forniscono nuova vitalità alla pelle grazie agli attivi provenienti dalle profondità marine, consentendo di essere stupende come Afrodite, perché proprio come scrive Foscolo …Del greco mar, da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde Col suo primo sorriso… Forse non è un caso che il segreto della bellezza arriva dal mare.

Simone Lucci

LO SCOMPENSO CARDIACO

LO SCOMPENSO CARDIACO

Oltre 600 mila persone in Italia soffrono di scompenso cardiaco ed è la prima causa di ospedalizzazione per gli over 65, con un’incidenza in costante aumento.

«Lo scompenso cardiaco è una malattia molto seria e sempre più diffusa soprattutto tra i pazienti sopra i 65 anni di età, ma è tuttora una patologia poco conosciuta”, afferma Salvatore Di Somma, Professore di Medicina Interna alla Sapienza-Università di Roma e Direttore di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso all’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea.

Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica sempre più diffusa eppure ancora poco conosciuta: ci può spiegare cos’è? Da quali sintomi può essere facilmente riconosciuto e qual è l’importanza di una diagnosi tempestiva?

Lo scompenso cardiaco è l’incapacità del cuore a pompare sangue nella quantità adeguata a soddisfare le richieste dell’organismo. In pratica, un cuore scompensato è un organo che ha perso la sua forza contrattile e, di conseguenza, la capacità di assicurare la giusta quantità di ossigeno agli organi.

I sintomi più frequenti dello scompenso cardiaco sono la mancanza di fiato o dispnea, l’intolleranza crescente allo sforzo anche leggero, palpitazioni, la progressiva ritenzione di liquidi che in poco tempo provoca un aumento del peso corporeo, conseguenza della riduzione dell’urina nelle 24 ore. Nella pratica quotidiana, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia è difficile però riconoscere i sintomi specifici poiché spesso questi sono sfumati, subdoli. Un segnale molto importante è la fatica a salire le scale: se si va in affanno dopo una o due rampe, qualcosa non va. Un altro segno da non sottovalutare è il gonfiore progressivo alle caviglie. In alcuni casi invece la sintomatologia può presentarsi all’improvviso, in maniera acuta e drammatica con fame d’aria improvvisa e senso di morte imminente. La diagnosi tempestiva è fondamentale perché permette di prevenire o rallentare la malattia. Ricordiamo che lo scompenso cardiaco, che in Italia colpisce oltre 600.000 persone, è caratterizzato da un’elevata mortalità, con un’aspettativa di vita a 5 anni dal primo ricovero del 50%, e da un elevato tasso di re-ospedalizzazioni. Tale aspettativa di vita ridotta è finanche peggiore di alcune forme di cancro come quella al seno o all’intestino.

Quali sono gli unmet needs più urgenti per lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è una patologia in forte crescita a causa dell’incremento dell’aspettativa di vita e della cronicizzazione di molte patologie. Le priorità principali sono ridurre la mortalità e le re-ospedalizzazioni: per ottenere questi risultati occorre investire in ricerca, per introdurre soluzioni terapeutiche innovative ed efficaci; in assistenza, perché spesso questi pazienti e le loro famiglie sono soli, ed è quindi fondamentale attuare campagne d’informazione sugli stili di vita e la prevenzione.

 

Quali sono i principali fattori di rischio riconosciuti per lo scompenso cardiaco?

Al primo posto sicuramente la cardiopatica ischemica. Un cuore che ha subito un infarto è un cuore che è stato danneggiato e, pertanto, è scompensato. Poi, l’ipertensione arteriosa, il diabete, il fumo, l’eccesso di assunzione di alcol, il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà: tutti fattori di rischio che possono causare un’insufficienza della pompa cardiaca. Anche malattie delle valvole e del muscolo cardiaco e aritmie possono portare a un deficit di pompa. Particolare attenzione deve essere posta alle forme influenzali in quanto l’infezione virale può attaccare e compromettere il muscolo cardiaco determinando scompenso. Altre volte lo scompenso di cuore è conseguenza di malformazioni cardiache, cardiopatie congenite o malattie primitive del muscolo cardiaco soprattutto in bambini o giovani adulti.

Quali sono i principali ostacoli al riconoscimento tempestivo dei sintomi?

I sintomi base dello scompenso cardiaco sono: affanno, ridotta tolleranza allo sforzo anche minimo, astenia ingravescente e gonfiore delle caviglie (edema). Si tratta tuttavia di sintomi che possono comparire anche per altre patologie specie dopo i 65-70 anni e questo comporta che a volte vengano confusi con qualcos’altro. Di sicuro il paziente sottovaluta i sintomi e spesso gli stessi fattori di rischio: ad esempio molti diabetici e ipertesi non sanno di esserlo e quelli diagnosticati non sanno che queste patologie possono predisporre ad uno scompenso cardiaco. Fare attenzione ai piccoli segni e rivolgersi al medico appena sono stati individuati è l’unica arma per bloccare la progressione della malattia, ma per mettere in pratica tutto questo è necessario essere informati.

Quali sono gli stili di vita corretti per controllare i fattori di rischio e prevenire l’insorgenza dello scompenso cardiaco?

Lo stile di vita corretto si apprende sin dall’infanzia. La prevenzione sia primaria che secondaria comincia dall’alimentazione. Molti studi anche recenti dimostrano che la dieta mediterranea a base di olio extravergine di oliva, pesce azzurro, verdure e, perché, no un buon bicchiere di vino rosso migliora l’aspettativa di vita nei pazienti con scompenso cardiaco. Oltre alla qualità degli alimenti occorre controllare le quantità. Un altro tassello importante è l’attività fisica. Uno studio svedese recente evidenzia che 20 minuti al giorno di passeggiata o di bicicletta in pianura è consigliato agli scompensati cardiaci (I-II-III grado) e li aiuta a vivere meglio e più a lungo. È importante mantenere attiva la mente. Le relazioni sociali e gli interessi sono fondamentali per aiutare il cuore a stare bene. Infine è fondamentale seguire attentamente le terapie farmacologiche prescritte perché la mancata aderenza alla terapia può avere gravi conseguenze sulla patologia e sulle condizoni generali di salute.

VINI PLURIPREMIATI E IL NUOVO AUHA’ CERTIFICATO BIOLOGICO

VINI PLURIPREMIATI E IL NUOVO AUHA’ CERTIFICATO BIOLOGICO

Nella storia e nella cultura aziendale de La Valentina il tema della sostenibilità è stato sempre fondamentale. “La nostra sfida è nell’idea di rendere sostenibile il prodotto migliorandone le prestazioni ambientali. Tutti i nostri vini sono certificati ‘Pesticide Free’ – precisa con orgoglio Sabatino Di Properzio, titolare della cantina -. Partiamo dalla valorizzazione della tipicità dei nostri vini, ottenuta grazie all’affrancamento delle viti dai condizionamenti chimici, e proseguiamo attraverso l’innovazione nei prodotti, nei servizi, nei metodi di lavoro, nei comportamenti, nei sistemi di gestione. Una sfida che pone come priorità la tutela del consumatore, il quale deve poter scegliere anche sulla base delle qualità di sostenibilità del prodotto. Utilizziamo solo energia elettrica prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili, senza l’impiego di nessun combustibile fossile e nessuna emissione di gas serra in atmosfera”.

La Valentina nasce nel 1990 a Spoltore, sulle colline di Pescara. Nel 1994, dopo alcuni avvicendamenti, rilevano la società i fratelli Sabatino, Roberto e Andrea Di Properzio. Tra viti e cantina comincia la loro attività a stretto contatto con la natura e i suoi frutti. “Il nostro è un lavoro che permette alla vite di esprimersi e che garantisce il mantenimento della fertilità della terra – spiega Sabatino Di Properzio –. I vini di Fattori La Valentina sono prodotti dalla natura attraverso l’unicità dei terroir, che cerchiamo di rispettare anche in bottiglia”.

AUHA’ è il primo vino della cantina di Spoltore certificato ufficialmente come biologico. AUHA’ è una tipica espressione del dialetto abruzzese che significa ‘guarda qui’.

La Valentina

“L’espressione chiave de La Valentina è ‘non interventismo’. Sottolineo che Sabatino Di Properzio ha improntato il lavoro della sua cantina fin dall’inizio all’insegna del ‘non interventismo’, ovvero partendo dal massimo rispetto di tutto l’ecosistema nella convinzione che il vino è già ‘dentro’ al terroir – precisa Claudia Bondi, affascinante ed elegante sommelier –. L’uomo deve solo aiutarlo a venire fuori, deve proteggerlo, accudirlo, ma senza forzature, di nessun tipo: in generale, si interviene in maniera più incisiva solo quando è indispensabile per salvare le piante e i vigneti.

Il ‘non interventismo’ è in sostanza il modus che caratterizza il lavoro e la filosofia di molte cantine francesi, ci sono tanti esempi nella Champagne e in Borgogna…

Quello che comunque per La Valentina è sempre stato e sarà fondamentale è il rispetto dell’ecosistema sia in virtù di un’innata coscienza ‘green’ sia perché solamente rispettando completamente il territorio sarà possibile trarre da esso la sua vera essenza: la vocazione della cantina è quella di essere testimone del territorio di questa parte dell’Abruzzo”.

La Valentina esporta in 65 Paesi e i suoi vini sono pluripremiati in Italia e all’estero ormai da molti anni. Ha consolidato il suo status di eccellenza nell’ambito del made in Italy e dell’Abruzzo ottenendo da Slow Wine anche il riconoscimento ‘Bottiglia’, destinato alle aziende le cui etichette hanno mostrato un’ottima qualità.

“Il nostro ‘Spelt 2010’ Montepulciano d’Abruzzo ha conquistato il massimo punteggio nelle seguenti autorevoli pubblicazioni, che lo consacrano quindi di diritto nella élite dei vini del Belpaese”, precisa il produttore.

Tre Bicchieri (guida Gambero Rosso)

Corona (guida Vini Buoni-Touring)

5 Grappoli (guida Bibenda)

Eccellenza (guida Vitae A.I.S.)

Spoltore(PE), 29/07/08. Binomio. Foto Valerio Simeone

Spoltore(PE), 29/07/08. Binomio. Foto Valerio Simeone

Spelt è prodotto interamente con il vitigno Montepulciano d’Abruzzo e nasce da una rigorosissima selezione attuata su circa 20 ettari vitati nell’area di Spoltore, San Valentino e Scafa. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino è immesso in botti di rovere da 25 hl e in barriques, sia nuove sia di secondo passaggio, dove avvengono la conversione malolattica spontanea e il successivo affinamento per circa 16 mesi. Una volta effettuato l’assemblaggio finale, si passa alla sosta in botti di rovere da 25 hl, e poi un anno in bottiglia prima dell’immissione nel mercato.

                                                                                                       Clementina Speranza

Ecco i principali riconoscimenti ottenuti da La Valentina negli ultimi anni:

Bellovedere 2008: 92/100 Wine Advocate – 90/100 Wine Spectator – Super Tre Stelle 94/100 Veronelli

Azienda La Valentina Pescara-Abruzzo Sabatino Di Properzio con i fratelli Roberto e Andrea

Bellovedere 2007: 92/100 Wine Advocate – Super Tre Stelle 92/100 Veronelli – 93 pt. JS HK Tatler – 91 pt. Iwc

Bellovedere 2006: Due Bicchieri Gambero Rosso – Corona Vini Buoni D’Italia – Super Tre Stelle 94/100 Veronelli

Bellovedere 2005: Tre Bicchieri Gambero Rosso – Super Tre Stelle Veronelli – 94/100 Wine Advocate

Bellovedere 2004: Super Tre Stelle 93/100 Veronelli – 4 Bottiglie Espresso

Bellovedere 2003: 90/100 Wine Advocate – Super Tre Stelle 93/100 Veronelli

Bellovedere 2001: 94/100 Wine Advocate – 94/100 Veronelli – 5 Grappoli AIS – Due Bicchieri Gambero Rosso

Bellovedere 2000: 92/100 Wine Spectator – 93/100 Wine Advocate – 92/100 Veronelli – 5 Grappoli AIS – Due Bicchieri Gambero Rosso

Binomio 2008: 92/100 Wine Spectator – 91/100 Wine Advocate – 5 Grappoli AIS – Super Tre Stelle 94/100 Veronelli – 93 pt. JS HK Tatler – 90 pt. Iwc – Due Bicchieri Gambero Rosso

Binomio 2007: 93/100 Wine Advocate – 5 Grappoli AIS – Super Tre Stelle Veronelli – 91/100 Wine Spectator

Binomio 2006: 90/100 Wine Advocate

Binomio 2005: 91/100 Wine Spectator – Super Tre Stelle Veronelli – 92/100 Wine Advocate – “Montepulciano dell’Anno” Il Mio Vino

Binomio 2003: 92/100 Wine Spectator – 92/100 Wine Advocate – 92/100 Veronelli

Binomio 2002: 91/100 Wine Spectator – 5 Grappoli AIS

Binomio 2001: 95/100 Wine Spectator – 90/100 Veronelli – 90/100 Wine Advocate

Spelt 2009: Due Bicchieri Gambero Rosso – 5 Grappoli AIS – Corona Vini Buoni Touring – Tre Stelle 91/100 Veronelli

Spelt 2008: 92/100 Wine Advocate – Tre Bicchieri Gambero Rosso – Tre Stelle 93/100 Veronelli – 92 pt. JS HK Tatler

Spelt 2007: Tre Bicchieri Gambero Rosso – 91/100 Wine Advocate – Grandi Vini Slow Wine – Tre Stelle Veronelli

Spelt 2006: 90/100 Wine Advocate – 5 Grappoli AIS – Due Bicchieri Gambero Rosso – Tre Stelle 92/100 Veronelli

Spelt 2005: Tre Bicchieri Gambero Rosso – 89/100 Wine Advocate – 90/100 Wine Enthusiast

Spelt 2004: 89/100 Wine Advocate

Spelt 2003: 90 pt. Veronelli – 90/100 Wine Advocate

Spelt 2002: 90/100 Veronelli

Spelt 2001: 90/100 Wine Spectator – 91/100 Veronelli – 90/100 Wine Advocate

Spelt Cerasuolo 2012: Due Bicchieri Gambero Rosso

Spelt Cerasuolo 2011: Due Bicchieri Gambero Rosso

Montepulciano d’Abruzzo 2011: Due Bicchieri Gambero Rosso – Oscar Regionale Gambero Rosso

Montepulciano d’Abruzzo 2010: Due Bicchieri Gambero Rosso – 90 pt. Iwc Montepulciano d’Abruzzo 2009: 89/100 Wine Advocate – Due Bicchieri Gambero Rosso

Montepulciano d’Abruzzo 2008: 88/100 Wine Advocate – selezionato “Almanacco del Bere Bene” Gambero Rosso

CAMMINARE CON SCARPE PERSONALIZZATE E NATE DAL RICICLO

CAMMINARE CON SCARPE PERSONALIZZATE E NATE DAL RICICLO

Dal riutilizzo di divise dismesse e di capi trovati in armadi da svuotare e in mercatini dell’usato nasce Re-Pànchic (Pànchic recycled), una linea di calzature artigianali in denim e camouflage ricavate da materiali riciclati, lavati, sterilizzati e trattati uno a uno. Le Re-Pànchic sono realizzate esclusivamente nel modello Polacco, con una texture grintosa in contrasto con la semplicità delle stringhe di gros grain color burro. Il tutto in perfetta sintonia con il dna di Pànchic, un brand trevigiano che racchiude nel nome la potenza dell’ossimoro, infatti Pànchic è semplicità (pane, in Veneto) ed eleganza (chic). Qualità apprezzate dal centrocampista del Barcellona e della nazionale spagnola Andrès Iniesta, che una volta fuori dal campo da calcio e slacciati gli scarpini indossa il modello Granonda in tonalità blu cobalto, la scarpa perfetta per l’atleta che nel 2014 ha vinto il Golden Foot.

Materiali tecnici mixati ai classici, scarpe scamosciate unite a stringhe di gros grain colorato, il mondo dell’hiking portato nell’urban e sneakers ricavate da materiali di recupero rappresentano l’anima creativa e originale del brand. Gli accessori uomo, donna e bambino si distinguono per il design pulito e colorato, una tavolozza di cromie contrastanti che si uniscono in modo armonioso, dando vita un prodotto confortevole che consente di essere senza apparire, e di affrontare la vita con uno spirito serio e non triste. L’impronta fantasiosa del marchio si estende a tutte le linee Pànchic, dalla calzatura classica, alla scarpa urban, partendo dal simbolo del marchio: Original, un polacchino in crosta scamosciata con stringhe di gros grain e l’interno in pelliccia eco.

Re - Pànchic

Suède, pelle, nylon, jeans sono i materiali utilizzati dagli artigiani veneti, che hanno individuato il corretto impiego, la giusta visione e l’esatto piazzamento dei materiali per esaltare l’arte manifatturiera italiana con lo scopo di raggiungere tre obiettivi: qualità, accoglienza e affidabilità. Doti fondamentali per Leonardo Dal Bello, che insieme alle sorelle Rossella e Chiara, hanno fondato l’azienda calzaturiera nel 2010 a Treviso.

Raw in fila

Attraverso il sito internet, la fabbrica mette a disposizione degli acquirenti un esclusivo e importante strumento di personalizzazione delle calzature. La sezione My Pànchic permette di selezionare la misura, personalizzare il colore di ogni singola componente della calzatura e indicare il nome o le iniziali da incidere a laser sulla suola. L’ordine effettuato online è gestito dal reparto di produzione interno della sede di Fonte (TV) dove le My Pànchic sono create e infine spedite a casa.

Riciclo, sostenibilità e attenzione per l’ambiente sono i caratteri distintivi del marchio veneto, che attraverso i creativi e colorati accessori, esalta l’importanza di uno stile di vita rispettoso di sé e degli altri, non perdendo mai di vista la filosofia del fondatore: quando creo penso al mondo. Se quello che creo lo migliora, lo chiamo Pànchic.

Simone Lucci

LA NUOVA TECNOLOGIA CHE CONSENTE DI RICAVARE L’ACQUA POTABILE DALL’ARIA

LA NUOVA TECNOLOGIA CHE CONSENTE DI RICAVARE L’ACQUA POTABILE DALL’ARIA

La Terra vista dallo spazio è una gigantesca sfera blu per la predominanza dell’elemento acquatico. Nonostante ciò, le risorse idriche sono poco disponibili e iniquamente distribuite. E’ l’acqua, oggi, l’Oro Blu del XXI secolo.

E’ nata per questo un’innovativa tecnologia per produrre acqua potabile di altissima qualità filtrando l’umidità dall’atmosfera.

L’idea è dell’azienda svizzera, SEAS (Société de l’Eau Aérienne Suisse) che ha progettato quattro rivoluzionari brevetti del sistema AWA MODULA (Air to Water to Air), in grado di catturare l’umidità presente nell’atmosfera e trasformarla in acqua potabile, distillata e di alta qualità.

SEAS - Awa Modula

Le risorse idriche, ricavate con AWA MODULA, sono sfruttabili per molteplici utilizzi. Air to Water to Air consente di ottenere acqua potabile di elevata qualità, arricchita di sali minerali, acqua basic per agevolare l’irrigazione di serre e abbeverare gli animali, oppure acqua distillata per uso alimentare, farmaceutico, ospedaliero e industriale. La tecnologia SEAS consente di ricavare da 2.500 a 10.000 litri d’acqua al giorno, modulabili sino a centinaia di metri cubi, mantenendo l’acqua in ricircolo costante, a temperature corrette, con la garanzia di una continua sanificazione.

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Oltre a produrre acqua dall’aria, il sistema opera nel massimo rispetto dell’ecosistema, in quanto garantisce il giusto equilibrio tra produzione di acqua, energia e salvaguardia dell’ambiente. A differenza delle tecnologie a osmosi inversa (desalinizzazione, depurazione delle acque, trattamento delle acque reflue, ecc.), quella di SEAS non rilascia impurità nell’ecosistema locale. “Dopo quattro anni di ricerca e sviluppo, abbiamo raggiunto un importante traguardo scientifico e tecnologico – afferma Rinaldo Bravo, Direttore Generale della startup svizzera –. Tutti i nostri sistemi possono essere alimentati con energie rinnovabili, e sfruttare l’energia impiegata nella produzione di acqua per generare gratuitamente aria fresca e riscaldamento, azzerando i costi energetici e ammortizzando il costo della macchina”.

SEAS

La tecnologia permette di avere una fonte praticamente inesauribile di “oro blu”, esattamente dove necessita, in modo semplice e veloce, così da ridurre l’utilizzo di costose infrastrutture o di inquinanti trasporti, e sostenere le organizzazioni no-profit per fornire acqua potabile a chi è meno fortunato, e non ha i mezzi adeguati per risolvere il problema di carenza d’acqua potabile.

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AWA MODULA è stata finora provata in America Latina (Messico, Perù, Ecuador), Isole Caraibiche, Nord Africa, Sud Africa, Libano ed Emirati Arabi.

Il progetto relativo alla più preziosa risorsa della vita è stato già presentato durante l’EXPO 2015.

Simone Lucci

SEAS è una società multinazionale di sviluppo ingegneristico e strategico di alto livello professionale con sede a Riva San Vitale, Ticino, Svizzera. Nata nel gennaio 2014, la start up è un’azienda a forte base tecnologica, che progetta e realizza macchine e impianti per produrre acqua potabile dall’aria di elevata qualità ad uso umano, industriale (acqua distillata), agricolo per le serre e per altri svariati impieghi. Il personale (16 dipendenti che si prevede diventeranno presto 40) è composto da ingegneri, scienziati e tecnici altamente specializzati. SEAS è attualmente presente con le sue Filiali in Italia, USA, Canada, Messico, Perù, Libano, Basile ed Emirati Arabi e sono in corso operazioni per aprire nuove sedi e uffici in Cina e Sud e Centro Africa a supporto della crescita internazionale di questa promettente e lungimirante startup.

TRAPIANTI E UNA CAMPAGNA PER TORNARE A VIVERE

TRAPIANTI E UNA CAMPAGNA PER TORNARE A VIVERE

Aderisco Perché” è la prima campagna di sensibilizzazione sull’aderenza alle terapie rivolta ai pazienti trapiantati e alle loro famiglie. E’ promossa da AIDO, ANED, EPAC Onlus, SIN e SITO. La Campagna “Aderisco Perché” vuole essere di stimolo e motivazione ai pazienti affinché vivano con fiducia il futuro e la “nuova vita” che il trapianto d’organo ha permesso loro di iniziare, prendendo coscienza dell’importanza della corretta aderenza alla terapia dopo il trapianto.

Si propone di valorizzare l’esperienza di ogni singolo paziente trapiantato e lo fa attraverso il libro “Aderisco Perché – Storie vissute per chi ha una storia ancora tutta da vivere”, nel quale cinque protagonisti, Marianna, Francesca, Marco, Giuseppe ed Eugenio, raccontano le loro storie di vita dopo il trapianto. Il libro è pensato per aiutare i pazienti trapiantati ad aderire al percorso di cura e tornare a vivere da protagonisti la propria vita. Il libro verrà distribuito dalle Associazioni promotrici della campagna, AIDO, ANED e EpaC Onlus, oltre che dalle Società Scientifiche, direttamente ai Centri di Trapianto e ai Reparti di Nefrologia.

L’aderenza alle terapie è estremamente importante – afferma Franco Citterio, Presidente SITO, Società Italiana Trapianti d’Organo – questo perché i pazienti dopo il trapianto d’organo devono assumere i farmaci immunosoppressivi per evitare la reazione di rigetto e lo scopo di queste terapie è proprio quello di tenere depresso il sistema immunitario. A volte il migliore dei trattamenti perde efficacia a causa della mancata aderenza, che determina problemi a livello clinico, ma anche economico poiché genera spreco di risorse del sistema sanitario nazionale”.

In Italia si registrano: un aumento del numero di donatori d’organo, superiori del 25% rispetto alla media europea, un incremento del numero di organi trapiantati, pari a 3.135 contro i 3.068 dell’anno precedente e la diminuzione significativa del tempo di attesa per un trapianto. Ma rimane comunque di fondamentale importanza far comprendere ai pazienti e alle loro famiglie il valore della terapia post trapianto e della corretta e regolare assunzione per ottenere il successo clinico.

“La perdita dell’organo trapiantato, dovuta alla non aderenza alla terapia immunosoppressiva, è un dato che la letteratura più recente ha evidenziato ed esiste il rischio concreto che i pazienti manipolino le terapie fino ad arrivare a sospenderle – osserva Valentina Paris, Presidente ANED, Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto Onlus – gli ostacoli sono due: da una parte la cronicità e la ripetitività della terapia che deve essere assunta per tutta la vita comporta una stanchezza quasi fisiologica, dall’altra il fatto che se succede una tantum di dimenticare la pasticca sembra in apparenza che non succeda niente all’organo o quanto meno dai controlli del sangue le conseguenze non sono immediatamente rilevate. Tutto questo induce il paziente a pensare che ‘forse i farmaci non servono più’. Da qui la necessità di coinvolgere emotivamente i pazienti anche attraverso iniziative come questa campagna”.

Il trapianto d’organo è un intervento chirurgico, completamente gratuito per il paziente, che consiste nella sostituzione di un organo malato, con uno sano proveniente da un altro individuo che viene chiamato donatore.

Per la maggior parte degli organi il prelievo avviene da donatore non-vivente, nel caso invece di trapianto di un rene o di una parte del fegato il donatore può essere vivente (si può infatti continuare a vivere con un rene solo e con solo una parte del fegato perché in grado di rigenerarsi da solo).

Vengono normalmente trapiantati i reni, il cuore, il fegato, i polmoni, il pancreas e l’intestino.

Il trapianto di cuore, fegato e polmone costituiscono degli interventi salvavita mentre il trapianto di rene rappresenta una valida alternativa terapeutica per malati che altrimenti dovrebbero sottoporsi a dialisi, una cura efficace ma per la quale ogni paziente deve sottoporsi a diverse sedute settimanali di 3-4 ore ciascuna.

Il trapianto risulta essere ad oggi l’unica opportunità di vivere o di riprendere a vivere normalmente.

In Italia attualmente qual è la situazione in merito alla raccolta delle dichiarazioni di volontà favorevoli alla donazione d’organo? Attualmente ai cittadini viene data la possibilità ma non l’obbligo di esprimere la propria volontà sulla donazione dei propri organi e tessuti a scopo trapianto post morte – risponde Vincenzo Passarelli, Presidente Nazionale AIDO, Associazione Italiana per la Donazione di Organi Tessuti e Cellule –. Quindi il sistema scelto in via transitoria non è il silenzio-assenso informato, ma il consenso o il dissenso esplicito (art. 23 legge 91/99). Oggi i cittadini possono manifestare la volontà di donare o non donare presso gli sportelli delle ASL, presso l’ufficio anagrafe dei Comuni al rilascio o al rinnovo della carta di identità, oppure tramite iscrizione all’AIDO o, infine, con una dichiarazione in carta libera portata sempre con sé. Le prime tre formule di dichiarazione di volontà vengono registrate nel sistema informativo trapianti (SIT) e sono consultabili dalle rianimazioni e dai Centri regionali trapianti. In questo momento alle ASL sono registrati 152.000 cittadini, il 90% ha deciso per il “sì”; presso i Comuni sono 107mila i cittadini registrati, il 93% dei quali ha scelto il “sì”; all’AIDO sono registrati un milione e 400 mila cittadini, che al 100% hanno scelto di donare. Noi riponiamo molte speranze nell’iniziativa dei Comuni, circa 8 mila sul territorio nazionale. Per ora sono 200 quelli aderenti, ma se il numero dovesse aumentare, come auspichiamo, questo database potrebbe diventare molto corposo.

MICRO-TROLLEY IN PLASTICA RICICLATA PER IL TRASPORTO DEGLI SCI

MICRO-TROLLEY IN PLASTICA RICICLATA PER IL TRASPORTO DEGLI SCI

Per gli amanti della neve la settimana bianca rappresenta relax, svago e divertimento. Prima di affrontare le piste, gli sciatori devono però sottoporsi alla fatica di trasportare l’attrezzatura sportiva dall’hotel o dal parcheggio fino agli impianti di risalita, indossando anche scomodi scarponi. Ma c’è una soluzione: per rendere il trasporto meno stressante, il giovane ingegnere milanese Sergio Pedolazzi ha ideato un piccolo trolley in plastica colorata (riciclata quello nella versione nera). Si chiama Skiddi, si aggancia alla parte terminale di tutti i modelli di sci in commercio e, grazie a due piccole ruote, permette un trasporto manuale facile e sicuro. Pesa 86 grammi ed è di dimensioni tali che, una volta raggiunti gli impianti, si può riporre in tasca o nello zaino. “Spesso il tragitto per raggiungere gli impianti sciistici è sconnesso, in salita, e trasportare l’attrezzatura mia e di mia moglie è un’operazione alquanto faticosa e pericolosa anche per chi è attorno – afferma il creatore, Sergio Pedolazzi –. Non trovando nessun prodotto in rete per risolvere l’inconveniente, ho deciso di crearlo da me”. Così, grazie alla passione per il design tecnico del giovane ingegnere e a una semplice stampante 3D domestica, è nato il primo prototipo del trolley tascabile, subito brevettato.

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“Per lanciare il prodotto sul mercato ho utilizzato Kickstarter la più grande piattaforma mondiale di finanziamento collettivo di progetti creativi (crowdfunding) – riferisce Sergio Pedolazzi –. Nel marzo 2015, ho pubblicato sul sito un video di presentazione per far conoscere il progetto e consentire agli interessati di prenotare Skiddi al prezzo di 35 dollari, circa 30 euro, comprese le spese di spedizione. Il progetto, che si rivolgeva a una platea di 105 milioni di sciatori nel mondo, di cui 28 milioni in Europa e circa 20 negli Stati Uniti, ha riscosso un immediato interesse, ricevendo in un mese preordini per circa seicento pezzi. Con il denaro raccolto ho poi dato vita alla produzione industriale”.

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Il trolley è prodotto in Lombardia. “Un po’ per nazionalismo, un po’ per comodità logistica abbiamo deciso di tenere la filiera produttiva tra Bergamo e Brescia – chiarisce con orgoglio Pedolazzi –. La società che stampa la materia plastica è una cooperativa sociale Airone di Pompiano, in provincia di Brescia, quotidianamente impegnata nel reinserimento sociale e lavorativo di persone con disagio fisico e psichico”. Nell’operazione Skiddi e nella campagna, un ruolo decisivo lo ha svolto D-Namic, uno degli incubatori certificati in Italia, con sedi a Brescia, Gerenzano (Varese) e in California. “Il nostro lavoro è supportare le idee migliori nella loro realizzazione, accelerando lo sviluppo e il posizionamento sul mercato – specifica Alessandro, Amministratore Delegato di D-Namic –. Per tale motivo, il crowdfunding è lo strumento più efficace, perché permette di fare prevendita, creando ‘community’ e distribuzione allo stesso tempo, investendo risorse ‘limitate’. Skiddi è il primo di una serie di progetti che intendiamo lanciare nel 2015 su Kickstarter”.

Un significativo contributo tecnologico è stato offerto da FabLab Milano, promosso dalla Fondazione Mike Bongiorno, dove Sergio ha condiviso lo sviluppo e la produzione delle ultime versioni prototipali di Skiddi.

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Con l’aiuto di Skiddi, gli appassionati di sci possono finalmente dimenticare la fatica e la frustrazione del trasporto dell’attrezzatura e affrontare le candide piste in totale relax.

Simone Lucci

Nato nel 1983, Sergio Pedolazzi si cimenta fin da piccolo nel laboratorio del padre come “piccolo maker” e dimostra una grande attitudine per la tecnologia e l’innovazione. Laureato all’Università degli Studi di Pavia, lavora come ingegnere civile in una multinazionale in campo edile. Nel 2012, grazie alle competenze tecniche acquisite durante gli studi e alla passione per lo sci, concepisce l’idea di Skiddi. Lo sviluppo definitivo del progetto avviene un paio di anni dopo, in seguito all’acquisto di una stampante 3d open-source, che gli consente di definire le linee e il design caratteristici del prodotto. Nel 2014, Sergio deposita il brevetto di invenzione di Skiddi e viene premiato nel concorso DesignWinMake.

FANTASIA D’INVERNO: PAESAGGI E FIGURE INVERNALI IMMORTALATI DALL’ARTISTA VALDOSTANA

FANTASIA D’INVERNO: PAESAGGI E FIGURE INVERNALI IMMORTALATI DALL’ARTISTA VALDOSTANA

La macchina fotografica Canon 70D digitale è l’inseparabile compagna di avventura di Maria Elena Udali, fotografa nata nel 1987 ad Aosta. E Fantasia d’Inverno è la mostra dedicata ai paesaggi e alle figure invernali di La Thuile, immortalati dopo la più grande nevicata della scorsa stagione.

Mostra Foto

La lune et le chapeau, le jardin d’hiver, les petites pommes de pin e la nez vers le haut sono alcuni nomi degli evocativi e suggestivi scatti innevati creati in stampa digitale in esacromia su vinile polimerico opaco, plastificato.

Nell’estate 2014 a La Thuile, in occasione del Festival annuale del Buen Vivir, Maria Elena Udali presenta presso il Bio Hotel Chalet Eden una collezione fotografica in collaborazione con l’artista valdostana Marina Torchio dal titolo Principio Vegetale. Il cotone di La Thuile, Black, Wite, Blond e Natura spinosa sono le fotografie presentate durante il festival per celebrare la profonda identità del territorio, il cui fascino risiede proprio nell’essenzialità dei suoi elementi naturali.

Principio Vegetale

Il 23 Dicembre a La Thuile alle ore 18.00 presso la piazzetta coperta della farmacia del paese, l’artista inaugurerà la mostra fotografica. In esposizione Fantasia d’Inverno e Principio Vegetale per tutte le vacanze natalizie e fino all’ultimo giorno delle gare di Coppa del Mondo di Sci alpino femminile, il 21 febbraio 2015.

Bella, bionda, intraprendente, carismatica e determinata confessa il suo amore e il rispetto per natura e arte. “La macchina fotografica da cui non mi separo mai è una vecchia Minolta ancora a rullino regalatami dal papà di una mia amica – racconta Maria Elena Udali –. Il mio interesse per il territorio della Valle d’Aosta nasce seguendo i seminari di Oliviero Toscani dedicati alla valorizzazione del territorio valdostano e del Forte di Bard, anche se la grande passione per l’arte e per la fotografia nasce intorno ai 16 anni”.

Maria Elena Udali

Nel 2007, a New York, l’artista si iscrive al suo primo corso all’interno dell’Istituto d’Arte Fotografica “International Center of Photography”. Nel 2010, durante gli studi universitari in Francia, partecipa e vince il terzo premio per il concorso dei 30 anni dalla nascita dell’istituto Universitario Savoiardo Belle Combette di Chambéry, presentando una fotografia dal titolo Université de Savoie, depuis 30 ans toujours la même merde. Nel 2011 si trasferisce a Shangahi dove lavora per la galleria d’arte fotografica M97 Gallery, terza galleria d’arte fotografica d’importanza in Cina. Nell’autunno 2015 la Galleria Leroy & Brother espone le sue opere a Milano nella galleria di Arte contemporanea “Spazioborgogno”. Le sue opere, in collaborazione con Leroy & Brothers sono tutt’ora esposte in fiere del calibro dell’international fine art fair Paris Photo di Parigi e Los Angeles, the Basel Fair di Miami, Shanghai art fair festival ed Hong Kong Art fair.

Simone Lucci

VENT’ANNI DI CALCIO IN UN LIBRO A SCOPO BENEFICO

VENT’ANNI DI CALCIO IN UN LIBRO A SCOPO BENEFICO

Il Natale è vicino e la crisi di panico da regalo inizia a farsi sentire. Se avete amici, parenti, mariti appassionati di sport e non sapete come fare colpo, Gentleman 20 è un libro decisamente adatto perché racconta, con testi e immagini, una storia di calcio e fair play lunga vent’anni dal 1996 al 2015. I proventi delle vendite andranno a beneficio della Fondazione Pupi, impegnata sul fronte dei diritti dell’infanzia, di cui Javier Zanetti è presidente.

Curato dai giornalisti Stefano Gramegna e Gabriele Tacchini, il volume ospita i testi di alcuni esperti in calcio (David Messina, Massimo Caputi, Marco Civoli, Filippo Grassia, Mino Taveri) e molte foto che descrivono e drammatizzano quattro lustri di fasti sportivi, rivisitando le imprese e le gesta di grandi atleti che, prima di essere tali, sono e sono stati uomini corretti e consapevoli. Gentleman 20 contiene memorabili scatti tra cui: la posa plastica di Gianluigi Buffon e la grinta agonistica di capitan Paolo Maldini; la storica fotografia in cui Javier Zanetti, appena acquistato dall’Inter, posa con Valentin Angelillo e Sebàstian Rambert; l’istantanea che immortala l’incontenibile gioia di Fabio Grosso subito dopo aver marcato il penalty decisivo nella finale con la Francia nei Mondiali del 2006.

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Il libro nasce per festeggiare i vent’anni dalla nascita del Premio Gentleman Fair Play Awards – Una storia lunga vent’anni… ideato da Gianfranco Fasan e Federico Aloisi.

Nel 1996, il premio viene assegnato per la prima volta al giocatore di Milan e Inter maggiormente distintesi per Fair Play, correttezza e professionalità in campo e fuori dal campo. Da allora il Gentleman Fair Play Awards, con il patrocinio di tutte le massime Istituzioni sportive, si è allargato a tutto il Calcio professionistico e ha visto sfilare sul palco delle premiazioni gli sportivi del calcio italiano e mondiale più meritevoli, da Del Piero a Pirlo, da Ronaldo a Figo, da Maldini a Kakà. Dal 2014 a Javier Zanetti è stata conferita la Presidenza onoraria del Premio Gentleman.

Simone Lucci