SPORT E FRUTTA SECCA, LA COPPIA VINCENTE PER I CAMPIONI ITALIANI

SPORT E FRUTTA SECCA, LA COPPIA VINCENTE PER I CAMPIONI ITALIANI

Coniugare food e sport è possibile? Naturalmente sì, e ad affermarlo è Nucis Italia, associazione che riunisce le maggiori aziende produttrici di frutta secca e da diversi anni divulga le valenze salutistiche e le proprietà benefiche della frutta secca ed essiccata nell’alimentazione degli sportivi, a prescindere dalla disciplina praticata. “La frutta secca è ricca di vitamine e sali minerali, indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo, e non contiene esclusivamente grassi, proteine e carboidrati – precisa Alessandra Bordoni, nutrizionista e docente del Dipartimento di Scienze e Tecnologie alimentari dell’Università di Bologna –. La frutta secca fornisce nutrienti che altri cibi non contengono, pertanto risulta un valido spuntino tra i pasti principali e un corretto ingrediente da inserire nelle ricette”.

A sostenere lo stretto connubio tra frutta secca e attività sportiva, tre atleti che hanno scritto le pagine di altrettante discipline sportive: Arianna Errigo per la scherma, Maurizia Cacciatori per la pallavolo, Antonio Cabrini per il calcio. Tre stelle dello sport nazionale con gusti, diete e abitudini alimentari personali.

Arianna ErrigoNata a Monza nel 1988, Arianna Errigo si avvicina al mondo della scherma da piccolissima. Nel 2003, entra a far parte dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Ginnastica Comense 1872, dove viene seguita dal maestro Giovanni Bortolaso. La sua scherma d’attacco è estrosa, impulsiva, con assalti in tempi brevi e rapidi, un gioco che ben rispecchia il suo carattere solare e carismatico. Caratteristiche messe in mostra anche durante le Olimpiadi di Rio 2016. Tra le storiche vittorie la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici del 2012.

Com’è il tuo rapporto con la frutta secca? 

Ho un bellissimo rapporto con la frutta secca, soprattutto durante l’allenamento e in gara. Ogni volta che finisco un match la prima cosa che faccio è integrare con sali minerali, banana e noci. Durante la gara non mangio tanto per non appesantirmi.

Lo sport ti porta spesso in giro per l’Italia e per il mondo. Com’è l’alimentazione di Arianna Errigo?

Da atleta giri il mondo, quindi hai la possibilità e la fortuna di assaggiare varie pietanze. Prima della gara mangio in ristoranti italiani, ma terminata la competizione esploro anche la cucina tipica. Nel quotidiano seguo un’alimentazione corretta. Sono i dettagli a fare la differenza e l’alimentazione è uno di questi.

Qual è il tuo menù ideale?

Non saprei dire. Mi piace tutto, sono una buona forchetta. Adoro mangiare e cucinare in particolar modo i primi, la pasta e il riso li preferisco a tutto. Talvolta, mi tolgo qualche sfizio, ovviamente nei limiti.

Quando trascorri una giornata in pedana per fronteggiare una competizione olimpica o europea, quanto peso perdi? Possiamo parlare di chili?

Tanto, perché lo stress è alto, la giornata è lunga e i match sono faticosi, però non si parla di chili. L’aspetto importante dopo la gara è il corretto recupero.

La scherma è uno sport che richiede tantissima energia sia fisica che mentale. Per tua esperienza, è più facile avere un momento di calo dal punto di vista fisico o dal punto di vista della concentrazione?

Le gare sono molto lunghe, pertanto la concentrazione è fondamentale, anche se mantenerla per tutta la giornata non è semplice a causa della tensione. Nel mio staff è presento uno psicologo che mi aiuta a fronteggiare al meglio un match.

Nella tua carriera possiamo parlare di grandi sacrifici?

Sì, però ripagati, eccome!

Maurizia CacciatoriToscana doc e nata a Carrara nel 1973, Maurizia Cacciatori è stata leader della Nazionale di Pallavolo, oggi si divide tra i suoi due figli e la famiglia, ma senza allontanarsi troppo dai campi di pallavolo. Da giocatrice è stata un caposaldo e punto di riferimento della Nazionale italiana, vincendo tutto quello che si poteva, soprattutto a fine anni ‛90 con la sua Volley Bergamo: quattro scudetti, due Champions League, tre Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane.

Com’è il tuo rapporto con la frutta secca?

Io ho un ottimo rapporto con la frutta secca, la mangio spesso a colazione e ho passato questa mia tradizione culinaria ai miei bimbi, che ne sono golosissimi.

Lo sport ti ha portata spesso in giro per l’Italia e per il mondo. Com’era l’alimentazione di Maurizia Cacciatori?

Stavo spesso in ritiro e ho avuto un allenatore, Giulio Milasco, che ci ha sempre detto di rispettare il cibo del Paese in cui stavo, quindi: in Italia si mangia italiano, in Giappone si mangia giapponese. Sono una persona che ha sempre sperimentato e non sono mai stata titubante. Quando giocavo mi piaceva cucinare, era una forma di far squadra anche se non mi consideravo un grande fenomeno tra i fornelli però ci si prova.

Qual è il tuo menù ideale?

Il risotto come primo, di secondo mi piace il pesce al cartoccio e come dolce la crostata di frutta.

Quando giocavi che rapporto avevi con i dolci?

Ho sempre avuto una dieta molto equilibrata e la crostata è sempre stata presente nella mia alimentazione, anche prima della gara. Una dieta equilibrata ti far star bene.

Tra i membri di una squadra, quale rapporto nasce? Si può parlare di famiglia o di lavoro?

Da quando avevo 16 anni fino a 30/32 anni ho vissuto nell’ambito sportivo, ho fatto lo sport di squadra per eccellenza perché nella pallavolo si è obbligati a passare la palla e sono dell’idea che lo sport individuale non esiste. Chi pratica un’attività individuale ha uno staff, dal cuoco, all’allenatore, al massaggiatore, al coach, al mental coach che fanno squadra. Durante la mia carriera ci sono stati momenti di attrito, però si diventa una famiglia. Oggi a casa con mio marito e miei figli continuo a fare gioco di squadra, io sono il capitano di mio marito, infatti lui è un po’ stanco di questo atteggiamento.

 

Mg Torino 14/05/2014 - finale Europa League / Siviglia-Benfica / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio CabriniNato a Cremona nel 1957, Antonio Cabrini è stato il terzino simbolo della Juventus e della Nazionale. Nel 1982 vince la Coppa del Mondo con la Nazionale di Enzo Bearzot entrata nella leggenda. La sua lunga carriera agonistica è costellata di conquiste: sei scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa e un Mundialito per Club. Le sue caratteristiche di terzino d’attacco, unite a un’invidiabile solidità difensiva, lo hanno fatto emergere come uno dei più grandi talenti italiani di ogni tempo, simbolo di un calcio pulito dallo straordinario valore tecnico, atletico e umano.

Dopo varie esperienze di allenatore di club maschili, dal 2012 è coordinatore di tutte le Nazionali femminili di calcio e presidente dell’associazione italiana ed europea ex calciatori (AIEC).

Com’è il tuo rapporto con la frutta secca?

Non ho un grande rapporto con la frutta secca, la assumo tra un pasto e l’altro, nei momenti in cui hai fame. Le mandorle e le noci sono le varietà che magio più volentieri.

Lo sport ti ha portato spesso in giro per l’Italia e per il mondo. Com’era l’alimentazione di Antonio Cabrini?

Non avevo una specifica dieta sportiva, perché quello che mangiavo lo consumavo immediatamente durante la partita. La pasta e gli zuccheri erano fondamentali e con il tempo ho adottato l’alimentazione sportiva anche nel quotidiano.

Qual è il tuo menù ideale?

Ho sempre adottato un’alimentazione ricca di pasta, riso e tortelli di zucca, in quanto sono lombardo. Da sempre, sono un amante dei dolci in tutte le forme, ma non ricchi di panna, e quando giocavo li assumevo almeno una volta al giorno senza nessun problema.

Antonio Cabrini, tu ami le sfide, hai vinto tutto quello che si poteva vincere nel calcio maschile, e ora hai deciso di metterti alla prova con una disciplina che in Italia non è ancora così diffusa come nel resto dell’Europa, il calcio femminile. Raccontaci questa tua esperienza.

Sì, è stata una scommessa che mi ha proposto la federazione e che sto ancora portando avanti. Avevo una certa conoscenza del calcio femminile, ho trovato un mondo molto affascinante e particolare, tant’è vero che con il passare del tempo ho capito che il calcio maschile è differente dal calcio femminile. Il mondo maschile è più facile da gestire, mentre quello femminile è molto più presente, passionale e all’interno delle squadre si respira il rispetto. Un rapporto conviviale sicuramente atipico rispetto a quello dei maschi. In Italia, a causa di una mentalità maschilista, il calcio femminile, purtroppo, non è così diffuso come in Cile, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti e nel Nord Europa.

Hai vissuto gli anni della Juventus di tanti anni fa. Che Juventus era rispetto quella di adesso o in generale com’erano le regole rispetto a oggi? Anche a livello di spogliatoio.

Le regole non sono cambiate più di tanto, perché come nel calcio e negli sport di squadra ci sono delle regole precise. C’è stata un’evoluzione tecnologica che ha cambiato il modo di comunicare. In passato vivevi la partita, la squadra con un gruppo di amici, quindi non conoscevi soltanto le caratteristiche tecniche del tuo compagno di squadra, ma anche la vita al di fuori del gioco del calcio. Era un rapporto molto più umano, più familiare. Oggi si vive in una realtà più virtuale e meno fisica.

Simone Lucci

BORSE SARTORIALI E MADE IN ITALY

BORSE SARTORIALI E MADE IN ITALY

Seta, raso, pizzo, legno per le borse artigianali create da Ilaria Ricci e da Rita Cordini, sua madre, in uno scambio incessante di idee. Il nome del brand è infatti “Cordini Rita by Ilaria Ricci”.

Ilaria e Rita non si basano su disegni, partono dalla scelta dei materiali. “Ogni tessuto ci ispira la borsa che poi andremo a realizzare. Iniziamo direttamente dalla materia prima, dall’anima di quella che poi diventerà la borsa – precisa Ilaria Ricci –. La nostra è una continua ricerca di tessuti e materiali, nuovi e tradizionali. Amiamo i pizzi e i broccati. Nel corso di questi pochi anni, dalla nostra nascita ad oggi, abbiamo fatto veramente tanti esperimenti. Il materiale più stravagante, nonché nostra particolarità, è il filato lavorato a mano che regala alla borsa una soffice morbidezza a effetto seta. Si chiama Ecofur e richiama la pelliccia. La sua composizione, in cotone e poliestere, gli conferisce lucentezza e leggerezza.

Ilaria Ricci - Ecofur

Passiamo poi allo studio degli accessori: manici, chiusure e ogni altro dettaglio di metalleria. In questa fase, abbiamo già le idee molto chiare e sappiamo come sarà la nostra borsa. Poi si passa alla costruzione, alla realizzazione del modello fisico; questa è la fase in cui si perfezionano gli ultimi dettagli”. Le borse vengono lavorate una per una, tagliate a mano, cucite a macchina (non quelle industriali) e poi rifinite a mano. “Ogni procedimento è nelle nostre mani o in quelle degli artigiani italiani della nostra zona”.

Ilaria Ricci - Artigianato

20 – 30 ore per realizzare una borsa. “Non vi è un tempo specifico, dipende dalla borsa. Dipende dai particolari, dalle rifiniture richieste, dal tessuto. E i tessuti che noi utilizziamo comportano tutti un certo grado di difficoltà perché non hanno una loro rigidità e non rimangono rifiniti al taglio. Il pizzo macramè è uno dei tessuti più difficoltosi per la realizzazione di borse strutturate. Ma posso dire lo stesso della seta, che è molto sottile”.

Ilaria Ricci - Pizzo

E per il futuro? “Il mio sogno è quello di realizzare una borsa in pizzo ricamato a mano, un tessuto veramente pregiato e particolare non solo per la lavorazione lunga e difficoltosa ma anche perché viene interamente creato a mano. Fantastico!”, risponde con entusiasmo Ilaria Ricci.

Ilaria Ricci - Ecopelle

La filosofia aziendale è ‘cruelty free’. “Utilizziamo l’eco-pelle come valido sostituto alla vera pelle – precisa Ilaria Ricci –. La tecnologia consente di realizzare un materiale, al tatto è simile alla pelle, che si può produrre con un minore impatto ambientale rispetto a qualche anno fa ed è resistente e di ottima qualità.

I tessuti e l’ecopelle da noi utilizzati provengono da aziende italiane che producono interamente in Italia. Collaboriamo con manifatture milanesi e della zona di Como, che possiedono un importante know how interno tramandato da generazioni. Le nostre materie prime sono di ottima qualità e vengono realizzate con processi a basso impatto ambientale. Con l’anteprima PE 2017 siamo andate oltre confine e, per la borsa ‘Soray’ abbiamo utilizzato un tessuto belga”.

L’azienda nasce nel piccolo borgo di Volpara, immerso nelle colline dell’Oltrepò pavese. Il laboratorio Cordini Rita by Ilaria Ricci è immerso nel silenzio creativo della natura. Qui si respira l’aria ‘di una volta’, il tempo qui si è fermato, e ogni borsa è lavorata singolarmente. “Per noi la tecnologia più importante è costituita dalla nostra testa e dalle nostre mani: passione, lavoro e ingegno, caratteristiche del genio creativo italiano”, spiega Ilaria Ricci.

Ilaria Ricci- Bustina

Ufficialmente l’azienda nasce nel 2015 con la realizzazione della prima vera collezione di borse e l’inserimento nello showroom multimarca di Montenapoleone 1, che ha creduto e crede nel loro progetto. “La vera origine però risale a qualche anno prima, quando, in un momento particolare della mia vita, decido di costruire qualcosa di mio, qualcosa che mi possa soddisfare pienamente; così, con l’appoggio di mia madre, do inizio alla nostra impresa. Partiamo da autodidatte alla realizzazione delle nostre prime borsette e, poco dopo, nel gennaio 2014, veniamo selezionate da Cris Egger per partecipare al suo evento fuorisalone a Pitti, a Firenze. Il primo evento ufficiale a contatto con gli addetti al settore, che hanno dato subito pareri positivi. E dopo questo incoraggiamento, abbiamo continuato la nostra avventura, migliorandoci sempre di più”.

“Il legame che unisce la donna alla sua borsa è una relazione estremamente complicata da definire. Un amore intenso le avvicina: la borsa diventa la compagna della donna, la sostiene, la consola e la rende sicura di se stessa”, conclude Ilaria Ricci e aggiunge: “Le nostre borse possiedono un’anima”.

ERBE AROMATICHE PER IL BENESSERE MADE IN SICILIA

ERBE AROMATICHE PER IL BENESSERE MADE IN SICILIA

In un territorio che si estende dal mare al tavolato ibleo, con macchia mediterranea ulivi, mandorli e carrubi, sorge Scicli, cittadina siciliana che ospita gli AROMI Sicily, un vivaio affacciato sul Mediterraneo.

Gli Aromi - Vivaio

L’azienda, nata diciotto anni fa da un’intuizione di Enrico Russino e dal suo amore per la terra iblea, le erbe officinali e le piante aromatiche, vuole fornire un prodotto sia ornamentale che dedicato al benessere del corpo e della mente. “Collaboriamo con fisioterapisti che eseguono massaggi ayurvedici nel nuovo giardino con vista mare – precisa Enrico Russino –. Per coloro che vogliono rilassarsi, è presente un angolo tisane e cocktail con delle chaise longue sospese in serra”.

Come nasce l’idea di dar vita a gli Aromi?

Ho lavorato molti anni in Olanda, nei vivai, a stretto contatto con il mondo dei fiori, e quando sono tornato in Sicilia mi sono reso conto che non esisteva un’azienda specializzata nel settore delle erbe aromatiche e officinali. Così ho avuto l’idea di creare gli Aromi, un brand dal nome semplicissimo che comprende erbe da utilizzare in cucina e piante ornamentali per decorare giardini come salvia, rosmarino, timo, lavanda… Un potpourri di profumi e colori. Nel 1998, a Cavadalica su 1400 mq2, abbiamo iniziato a coltivare 15/20 varietà di piante tra cui melissa, timo e rosmarino, ora ci siamo trasferiti su una superficie di 40 mila mq2.

Gli Aromi - Piante Aromatiche

Il microclima ha favorito la coltivazione?

Il clima è perfetto, perché le erbe aromatiche crescono in climi mediterranei e resistono a temperature che vanno da -10° a +50°. Più la pianta aromatica soffre, più aumenta la sua carica di germinabilità.

Quante varietà di piante aromatiche coltivate?

Siamo arrivati a 250. Ho recuperato nuove varietà di salvia, timo e lavanda da vivaisti francesi e inglesi. Labiate e Ombrellifere sono alcune famiglie di piante che possediamo, provenienti della costa sud est siciliana e da diverse parti del mondo. La pianta di cappero, poi, continua a essere il punto di forza de gli Aromi Sicily ed è utilizzata come gioiello da incastonare tra i muretti a secco e le pietre di antichi casali.

Quante varietà possedete delle erbe più importanti?

Al momento abbiamo circa 35 varietà di salvia: la guaranitica, la coccinea, la anthony parker, la leucantha, la canariensis, l’involucrata, la dominica, la sud africana con un forte odore balsamico e l’elegans, una varietà al profumo di ananas. Fioriture e profumazioni differenti per creare un meraviglioso giardino. Possediamo anche grandi varietà di timo, in natura ce ne sono una quarantina, io ne ho 10, tra questi: il timo arancio, il timo selvatico, il timo Gli Aromi - Satrafaustini, al limone origano, al limone variegato con foglie gialle e foglie argentate, al limone a foglia verde. Le diverse tipologie permettono di giocare con altezze, epoche di fioritura e profumazioni.

Nel vivaio sono presenti specie rare?

Sì, la nostra nuova scommessa è coltivare piante antiche a rischio estinzione come il timo selvatico o satra. Una pianta menzionata da Virgilio in quanto il miele di satra, che ancora oggi si produce negli Iblei, era utilizzato dai romani come medicinale contro tutti i mali.

La vostra azienda offre esperienze sensoriali. Come funziona il percorso che proponete?

L’idea nasce circa 7 anni fa, dall’interesse dei clienti a esplorare il nostro mondo. Inizialmente dedicavo molto tempo a spiegare i prodotti, in seguito ho deciso di trasmettere il mio know how attraverso eventi e piccole degustazioni. Abbiamo iniziato proponendo 1 o 2 volte a settimana, in estate, aperitivi, brunch, e incontri al tramonto prima di cena. Tutte esperienze che coinvolgono i 5 sensi. Chi arriva è immediatamente appagato dalla vista del paesaggio e dei fiori e gode del loro profumo, poi si passa al tatto, è possibile infatti toccare le piante, e infine il gusto, attraverso le varie degustazioni. Un percorso esperienziale che sta riscuotendo un enorme successo.

Organizzate anche corsi di aromaterapia?

Sì. Quest’anno stiamo sviluppando una serie di appuntamenti settimanali legati all’aromaterapia, alla fitoterapia e al benessere in generale con l’intervento di fitoterapisti e personale del settore. Organizziamo, anche, incontri legati al garden design e all’enogastronomia, con l’intervento di chef per cucinare, per raccontarsi e per presentare libri.

Continuando il discorso del benessere, proponete corsi di yoga?

Sì, abbiamo creato 16 postazioni con tappetini in una varietà di timo che cresce a tappeto calpestabile. Utilizziamo questo prodotto, che abbiamo chiamato Tappetimo, per i corsi di: yoga, tai chi e pilates.

Gli Aromi - Tappetimo

Qual è il turista tipo interessato ai percorsi benessere?

La nostra è una clientela curiosa, interessata all’azienda e alla famiglia. Il turista tipo appartiene, culturalmente ed economicamente, a una fascia medio-alta, anche se i nostri prodotti non sono cari.

Leggevo che possedete oltre 50 referenze. Può citarmi gli esempi più significativi?

Non vendiamo solo la pianta fresca, ma anche aromi secchi in packaging ricercati. Proponiamo 5 tipi di paste aromatizzate: Gli Aromi - Prodottialla satra, al peperoncino, all’origano, alla santoreggia e alla polvere cappero; poi abbiamo paté di capperi, paté di finocchietto, tre tipologie di sali (Val di Noto, Val Demone, Val di Mazara) e tutta la linea all’habanero, un peperoncino piccantissimo sud americano. Commercializziamo anche articoli per la casa: Shoesmell è il profuma scarpe con riso e satra, uno dei più potenti antisettici che esistono in natura, Aromat è il sottopentola alla satra che, con il calore, diffonde profumo di timo, l’Erbetta da Borsetta che profuma la borsa, i saponi naturali allo zafferano, alla menta, al bergamotto, alla lavanda, all’argilla e al rosmarino. C’è poi la maschera decongestionante ai fiori di lavanda e sesamo tostati al sole per gli occhi stanchi e arrossati. L’azienda ha voluto declinare il mondo delle erbe in tanti prodotti, ci sono: il kit Il Carrubo da Viaggio, Fatti i Capperi Tuoi per coltivare la propria pianta di cappero, e Ti Piace Fare il Fico per il coltivare il ficodindia. Infine, abbiamo la nostra linea di concimi per erbe aromatiche e capperi.

La produzione è vostra?

Le piante vengono essiccate da noi, poi le aziende realizzano il prodotto finito seguendo la nostra ricetta.

Gli Aromi - Fatti i Capperi Tuoi

A quali settori appartengono le aziende a cui vi rivolgete?

Lavoriamo nella filiera del benessere, e per questo ci rivolgiamo ad aziende farmaceutiche. Poi abbiamo una linea di prodotti secchi che realizziamo per noi e per i nostri clienti: ristoratori, chef etc. Collaboriamo inoltre con i garden designer e con i privati.

Simone Lucci

ALLENATI E IN FORMA IN BREVE TEMPO NELLA CITY SPA MILANESE

ALLENATI E IN FORMA IN BREVE TEMPO NELLA CITY SPA MILANESE

Vivere in città può essere stressante: il lavoro, il traffico, la famiglia e i numerosi impegni quotidiani rendono la vita sempre più frenetica. Le opportunità per mantenersi in forma e godersi una giornata di relax in centri benessere immersi nel verde sono sempre meno. Nella frenetica, modaiola e stressante Milano è comunque possibile dedicare un’ora a se stessi senza allontanarsi dalla metropoli. Dove? All’Accademia del Bell’Essere, una city spa multisensoriale dedicata a chi desidera ottenere risultati concreti attraverso trattamenti estetici, massaggi internazionali, studio d’immagine, make-up e allenamenti con tecnologie innovative.

Le attrezzature all’avanguardia messe a disposizione dal centro benessere consentono alla clientela di ottenere evidenti risultati con brevi sedute. “Keope è una struttura ergonomica essenziale che lavora attraverso la vibrazione meccanica e semplici principi di fisica quantistica, donando un nuovo benessere, senza fatica, in modo assolutamente naturale e in poco tempo – spiega Alessia Marsana, titolare del centro –. In 12 minuti, l’attrezzo dona benessere psico-fisico a tutto il corpo”. Keope rimodella la postura scheletrica e le masse muscolari, aumenta la stabilità, riduce le masse cellulitiche, potenzia i muscoli, elimina disagi fisici legati all’apparato muscolo-scheletrico, inoltre migliora il sistema respiratorio, cardiaco e vascolare.

keopeKeope è uno strumento che può essere utilizzato anche in fase di defaticamento e recupero post prestazione sportiva, perché potenzia la muscolatura, lavora sulla postura e drena i liquidi – precisa Marsana–. Tale macchinario è stato proposto alle squadre di calcio per essere sfruttato tra il primo e il secondo tempo. In 12 minuti, infatti, i calciatori possono riprendere l’energia che hanno impiegato durante la prima fase di gioco”.

L’Accademia del Bell’Essere propone, anche, un sistema d’allenamento che permette di migliorare un tratto muscolare alla volta e accelera il metabolismo, consentendo di ottenere in 4 mesi i progressi che normalmente si raggiungono con un anno di palestra. I risultati sono ottenuti con MET, un macchinario a cui sono collegati degli elettrodi che fanno passare corrente a bassa tensione e che sfrutta i principi dell’elettrofisiologia. Una tecnologia ideata dalla casa madre di Vip Center a San Benedetto del Tronto.

“Attraverso le stimolazioni EMS e le frequenze TENS, è possibile creare programmi specifici per avere il risultato desiderato nel minor tempo, il tutto svolto sempre con il personal trainer, che ha il compito di impostare l’intensità dell’attività fisica – riferisce Adalberto Martinez, personal trainer MET –. Dimagrire in punti localizzati, eliminare la cellulite, tonificare e scolpire la muscolatura sono obiettivi che richiedono frequenze alte, intorno al 60/75 % Herz. Le sedute di tonificazione durano 30 minuti, mentre quelle di dimagrimento durano da 50 a 60 minuti. L’allenamento è molto intenso perché mezz’ora con MET equivale a 4/5 ore di palestra”. I primi risultati di rassodamento, tonificazione e dimagrimento si possono osservare dopo un minimo di 12/15 sedute.

Questo allenamento prevede delle controindicazioni? L’innovativa tecnologia è sconsigliata ai diabetici in stato di dialisi, alle donne in gravidanza e alle persone che:

– seguono una terapia anticoagulante

– possiedono placche metalliche nel corpo

– hanno subito un intervento per tumore

– sono portatori di pacemaker.

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Ideata dal famoso make up artist Paolo Guatelli, la prima urban spa di Milano nasce nel 2002 negli spazi della zona industriale ex Caproni in zona Mecenate. Dopo l’apertura Alessia Marsani frequenta i corsi di make up con Guatelli e diventa squad manager del centro. Da lì inizia la sua evoluzione sia a livello lavorativo, che di conoscenza di trattamenti energetici.

Nel 2010 Marsani assume l’incarico di titolare dell’Accademia e diffonde la sua filosofia di vita: corpo, mente, anima ed equilibrio. “Un’alchimia fra emozione e ragione, un’evoluzione che desidero che i miei ospiti respirino quando entrano nel mio tempio – precisa la manager –. Il percorso inizia con trattamenti estetici, fino ad arrivare a una bellezza interiore attraverso i trattamenti energetici come: massaggi psico-somatici, ayurvedici e bio-energetici”. Successivamente, sono stati inseriti un parrucchiere e i percorsi di coppia, per rendere unico il momento per lei e lui attraverso le cene del bell’essere con un personal chef e 2 operatrici del bell’essere in questa location esclusiva.

All’Accademia del Bell’Essere è quindi possibile combattere la pigrizia e mantenersi in forma con brevi sedute. Vivere in città risulterà così meno stressante.

Simone Lucci

 

BOTTIGLIE D’ARTISTA A FAVORE DELLA RICERCA MEDICA

BOTTIGLIE D’ARTISTA A FAVORE DELLA RICERCA MEDICA

Vestite della creatività dell’artista Sergi Barnils, le bottiglie metodo classico della cantina Cuvage S.r.l. possono essere ammirate e acquistate per contribuire all’iniziativa a sostegno di Telethon e finanziare la ricerca nella lotta contro l’Osteogenesi imperfetta, una malattia genetica a trasmissione autosomica dominante che crea problemi a carico dello scheletro, delle articolazioni, degli occhi, delle orecchie, della cute e dei denti.

Riprende, così, il viaggio della solidarietà firmata dalla cantina di Acqui Terme, con la celebre asta benefica Cuvage des Artistes a Venezia, sabato 10 Settembre alla galleria del JW Marriott Resort Venice.

Cuvage de Cuvage Pas Dosè e Nebbiolo d’Alba Doc Rosè Metodo Classico Cuvage sono i vini valorizzati dalle inedite tele delle opere astratte dell’artista catalano. A far da cornice ai preziosi scrigni delle eleganti bollicine è la mostra Il Cinema nell’Arte, articolata in 70 opere dedicata al mondo cinematografico con sculture e dipinti realizzati da cinquanta artisti italiani. Un percorso artistico promosso dalla Fondazione Mazzoleni e in programma per la 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Un appuntamento con la solidarietà che si aggiunge a un recente successo. Il 30 luglio Cuvage è stata, infatti, protagonista dell’area hospitality dei Salotti del Gusto® in occasione del concerto-spettacolo Le Cirque di Andrea Bocelli al Teatro del Silenzio di Lajatico (PI). Un’occasione unica dove la cantina piemontese è stata nuovamente al fianco della Andrea Bocelli Foundation con la speciale donazione di tre Magnum Rosè Brut Nebbiolo d’Alba Doc a favore del progetto Dinner for Haiti.

Simone Lucci

 

DA LOS ANGELES IL MAKE UP MINERALE, CURATIVO E COPRENTE

DA LOS ANGELES IL MAKE UP MINERALE, CURATIVO E COPRENTE

Negli ultimi tempi il make up ha fatto enormi passi avanti. Se prima si pensava ad abbellire il proprio aspetto, abbinando l’ombretto con l’abito e migliorare lo sguardo con matita e il mascara, oggi vi è un vero e proprio stravolgimento attraverso il trucco correttivo. Segreti di bellezza che consentono di riequilibrare ed enfatizzare i tratti del viso senza stravolgere i connotati e nascondere le imperfezioni dovute a couperose, acne, interventi di chirurgia plastica e traumi provocati dai trattamenti laser.

Garantire alle donne il potere di coprire e correggere le proprie imperfezioni della pelle è sempre stata la missione di Pauline Youngblood, fondatrice e presidente di Youngblood Mineral Cosmetics, una linea di trucchi minerali con una forte attenzione per l’aspetto medicale e certificati dal Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles.

Nato nel 1996 a Los Angeles e distribuito in 55 Paesi, il brand si presenta come una linea completa di make up minerale di altissima qualità e con una formulazione innovativa in grado di coprire pelli che presentano discromie, permettendo al Make Up - YoungBloodcontempo un normale ciclo di guarigione. Nella formulazione dei prodotti sono compresi ingredienti curativi e calmanti come le vitamine C e I, antiossidanti e radice di liquirizia, tutte sostanze che aiutano e favoriscono il naturale processo di autoriparazione della cute, grazie anche ai minerali come: biossido di titanio, ossido di ferro e mica. I cosmetici sono privi di siliconi e talco che occludono i pori dell’epidermide. Per questi motivi, il make up Youngblood è indicato per tutti i tipi di pelle e per tutte le età.

Il fondotinta minerale in polvere dalla straordinaria copertura e dall’effetto naturale è il primo prodotto ideato dall’imprenditrice con un’equipe di chimici esperti. A differenze delle soluzioni make up utilizzate durante la sua carriera come estetista paramedico, il cosmetico minerale ha riscosso un immediato successo tra i pazienti di Pauline Youngblood e l’hanno utilizzato anche dopo la guarigione.

Fondotinta Minerale - YoungBloodDisponibili in una vasta gamma di naturali sfumature per soddisfare tutte le esigenze, i prodotti Youngblood sono utilizzati in numerose cliniche estetiche e di ricostruzione plastica, centri termali di cura della pelle in tutto il mondo, come la prestigiosa Spa del Montage Hotel and Resort di Beverly Hills.

I cosmetici sono apprezzati da numerosi truccatori professionisti e dalle più grandi celebrità di Hollywood. Sono distribuiti come Henri Bendel a New York, Fred Segal a Santa Monica, Selfridges a Londra e Illum di Copenhagen.

In Italia, il marchio ha mosso i suoi primi passi presso l’Excelsior di Milano e, grazie all’immediato consenso riscosso tra la clientela, ha ampliato la sua distribuzione presso i punti vendita LLG – La Gardenia e Limoni.

Il make up minerale aiuta ad avere un aspetto più sano, radioso e permette alle donne di riflettersi allo specchio e sentirsi le più belle del reame.

Simone Lucci

UN CEROTTO RIVOLUZIONARIO COME METODO CONTRACCETTIVO

UN CEROTTO RIVOLUZIONARIO COME METODO CONTRACCETTIVO

È rotondo, sottile, trasparente e di piccole dimensioni a garanzia della riservatezza nell’utilizzo per la donna. Può essere applicato alternativamente sull’esterno del braccio, sull’addome o sui glutei, utilizzando aree diverse a ogni applicazione. Si tratta di un Patch contraccettivo transdermico che viene utilizzato in cicli di 28 giorni e prevede un’applicazione settimanale per un periodo di 3 settimane, seguita da una settimana di sospensione del trattamento.

Immagine patch“È un nuovo contraccettivo ormonale combinato che si applica per via transdermica. Il patch contiene due componenti ormonali che vengono rilasciati in maniera costante: il GESTODENE (GSD) e l’ETINILESTRADIOLO (EE). Il GESTODENE è uno dei progestinici meglio conosciuti nel campo della contraccezione e ha la caratteristica di inibire l’ovulazione con dosi più basse rispetto a quelle di altri progestinici, consentendo di essere utilizzato a dosi minime. Anche L’ETINILESTRADIOLO, presente nel preparato, è a basso dosaggio – spiega Chiara Benedetto, Direttore SC Ginecologia e Ostetricia, Università degli Studi di Torino, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Presidio Ospedaliero Sant’Anna di Torino –. I 13 microgrammi di ETINILESTRADIOLO rilasciati nelle 24 ore corrispondono a quelli assorbiti con una dose orale di 20 microgrammi. Il patch ha quindi la caratteristica di garantire un ottimo controllo del ciclo e di assicurare un’elevata efficacia contraccettiva pur rilasciando quantità di ormoni molto basse”.

Presenta un elevato livello di adesione sulla pelle, cioè tale da non compromettere l’efficacia contraccettiva, indipendentemente dalle aree di applicazione e anche durante l’esercizio fisico, lo sport, la sauna, l’idromassaggio. L’utilizzo raccomandato del patch sulla pelle pulita, asciutta, non irritata o danneggiata da ferite e priva di peli, e la corretta applicazione con una leggera pressione (30 secondi) per far aderire i bordi del cerotto, assicurano l’elevato livello di adesione sulla pelle. È composto da una matrice multistrato (5 strati), tra cui uno strato adesivo specifico che assorbe i raggi UV, garantendo la sicurezza e l’efficacia contraccettiva anche con l’esposizione al sole.

Cerotto

“Il patch contiene estrogeni e progesterone, come la pillola: cambia la via di somministrazione ma non l’effetto – precisa Francesca Manganello, specialista in Ginecologia e Ostetricia –. Anzi: l’assorbimento costante attraverso la cute evita picchi di concentrazione ormonale legati al metabolismo garantendo la sicurezza contraccettiva. Rassicuriamo senz’altro le donne sul fatto che il patch non si stacca: basta applicarlo correttamente, sulla pelle pulita e asciutta, premendo per 30 secondi per garantire l’aderenza. Poi, si possono trascorrere anche intere giornate in piscina o al mare senza alcun rischio. È utile infine ricordare, per chi soffre di intolleranze alimentari, che il patch è privo di lattosio e glutine”.

A spiegare i vantaggi e le controindicazioni ci viene in aiuto la professoressa Chiara Benedetto.

Quali sono i benefici a lungo termine accertati per la salute e per la fertilità utilizzando la contraccezione ormonale?

La contraccezione ormonale presenta molteplici benefici extra contraccettivi: come già detto, riduce la mortalità generale e in particolare la mortalità per patologie tumorali e cardiovascolari; diminuisce la dismenorrea, ovvero il dolore durante la mestruazione e la quantità di sangue perso durante il flusso mestruale. Può quindi essere utile in donne con cicli mestruali tanto dolorosi e abbondanti da alterarne la qualità di vita. Presenta effetti benefici sulla sindrome premestruale, ossia quell’insieme di disturbi che compaiono prima del flusso mestruale, quali stanchezza, alterazioni dell’umore, irritabilità, cefalea, ritenzione idrica, alterazioni del sonno e dell’appetito. Alcuni tipi di contraccettivi ormonali sono anche in grado di ridurre acne e peluria e quindi possono essere utili in ragazze giovani con problemi di ovaio policistico. Inoltre la contraccezione ormonale riduce il rischio di endometriosi e di sviluppo di cisti ovariche e tende a ritardare l’età di insorgenza della menopausa.

Quali sono, invece, le reali controindicazioni all’uso del patch?

Le reali controindicazioni all’utilizzo del patch sono le stesse di tutti gli altri contraccettivi contenenti estroprogestinici e sono rappresentate dalla presenza dei seguenti fattori di rischio: predisposizione alle tromboembolie arteriose e venose, come in caso di trombofilie congenite o acquisite; ipertensione arteriosa non controllata dalla terapia medica; malattie cerebrovascolari; diabete mellito scompensato e con complicanze nefrologiche, vascolari o neuropatiche; emicrania con aura.

 

ALLENAMENTO E GARE A COLPI DI ACTION CAM PER IL CAMPIONE ALDO MONTANO

ALLENAMENTO E GARE A COLPI DI ACTION CAM PER IL CAMPIONE ALDO MONTANO

Ha uno sguardo che cattura. È modaiolo, cordiale, divertente e seducente. Ha quasi 38 anni e ha conquistato numerose medaglie, la più preziosa? L’oro nella scherma individuale ottenuto ai Giochi Olimpici di Atene del 2004.

Il fuoriclasse livornese della sciabola Aldo Montano, che si è qualificato per le Olimpiadi di Rio 2016 vincendo a Padova, nel trofeo Luxardo, la tappa italiana di Coppa del Mondo è da un anno brand ambassador di Ezviz, il giovane marchio dell’elettronica di consumo. Un marchio specializzato in tecnologia per la sicurezza della casa e Action Cam, il cui nome deriva dal sistema di Cloud per la messa in rete veloce di impianti di sicurezza ideato dalla casa madre Hikvision. “Con Ezviz abbiamo condiviso un anno di storia, per me importantissima perché 2 settimane dopo aver chiuso l’accordo è iniziato il mondiale in cui abbiamo vinto l’oro a squadre – ricorda Montano –. La mia gioia più grossa è quella di continuare la storia con Ezviz e mi auguro che alle Olimpiadi tutto proceda sulla stessa via dello scorso anno”.

Ezviz S1

Insieme a Montano sponsorizzano e utilizzano la nuova tecnologia gli schermidori Ilaria Bianco, Irene Vecchi, Enrico Berrè, Luigi Samele e l’apneista Alessia Zecchini, e il logo del brand, posizionato sulla gamba della tuta da combattimento degli schermidori, sottolinea la collaborazione tra gli atleti e il marchio.

Ezviz ha scelto proprio Montano quale simbolo dell’eccellenza italiana. “Essere brand ambassador è un ruolo di grande responsabilità, serietà e dedizione – afferma lo schermidore azzurro –. Tutti valori importanti nello sport. Sono orgoglioso del mio percorso con Ezviz. Grazie alla Action Cam, sono riuscito a immortalare molti momenti speciali, come la vittoria ai Mondiali 2015”. Le videocamere rappresentano un valido supporto tecnologico per le riprese dei match perché aiutano a comprendere gli errori, i movimenti, e le azioni, sia propri che dell’avversario.

“Prima di visionare i video avversari, bisogna rivedere i propri per eliminare quanti più errori possibile – spiega il campione –. Con il trascorrere degli anni, subentrano nuove imprecisioni da correggere e lo stile di combattimento cambia in conseguenza degli infortuni subiti durante la carriera. Rivedersi in video è sicuramente un valido aiuto”. Di solito l’assalto si riprende lateralmente, quindi si ha una visone laterale. “Sì, invece con le Cam Ezviz è possibile effettuare le riprese da ogni angolatura. Il modello S-plus si può mettere ovunque, anche all’interno della maschera – riferisce Aldo Montano –. È utile rivedere la reazione dell’avversario a una mia finta e studiare come reagisce agli assalti. L’Action Cam S1, inoltre, può essere posizionata a 2/3 metri dalla pedana per effettuare riprese laterali senza l’aiuto di un operatore grazie all’obiettivo grandangolare che fornisce una maggior profondità e prospettiva di campo. Ezviz ci mette a disposizione tutta la sua tecnologia”.

Ezviz - Action Cam S5 Plus

Da ulteriori ricerche e studi è poi nata la Action Cam S5plus. “Dopo l’S1, c’è l’evoluzione: l’S5plus – annuncia il fuoriclasse toscano –. A differenza del modello precedente, l’S5plus, che io ho utilizzato in anteprima, è dotata di un display touch screen ad alta risoluzione, in grado di registrare video in full HD anche sott’acqua, grazie alla custodia impermeabile che consente di raggiungere la profondità di 40 metri”.

L’Action Cam S5plus non è pensata esclusivamente per gli sportivi, bensì per tutti coloro che desiderano immortalare e condividere le esperienze più emozionanti della propria vita. Questo è possibile grazie a un obiettivo grandangolare a 158° e alla connessione Wi-Fi, Bluetooth 4.1 e GPS che permettono di collegarla all’App gratuita Ezviz Sport.

App Ezviz“La nuova arrivata in casa Ezviz è perfetta per chi ama gli sport estremi, le imprese più spericolate e non riesce a fare a meno di guardare la realtà da un altro punto di vista – dichiara Andrea Vanni, Sales Director di Ezviz Italia –. L’S5plus è ideale per scattare selfie strepitosi, perché l’Action Cam è dotata di un angolo wide che dona una profondità particolare a tutto ciò che fotografa. E grazie al G-Sensor (Sensore di Gravità), la cam Ezviz capta i movimenti e la direzione di ripresa, per registrare anche quando si è in auto”.

Con due ore di autonomia, la Action Cam S5plus Ezviz, disponibile nei colori Rosy Gold e Grey, è dotata di una batteria ricaricabile agli ioni di litio e può supportare una MicroSD Card fino a 128 GB.

E per il futuro? “A fine 2017, separeremo completamente Hikvision ed Ezviz – annuncia Andrea Vanni –. Hikvision è il mercato dell’elettronica di consumo più grande al mondo e rappresenterà il know how tecnologico di Ezviz che diventerà una vera azienda. Avremo quindi due realtà distinte per marketing, strategie, clienti e approccio al mercato”.

Simone Lucci

LA SICILIA APRE IL SIPARIO ALLE ECCELLENZE

LA SICILIA APRE IL SIPARIO ALLE ECCELLENZE

Viva il vino spumeggiante


Nel bicchiere scintillante,


Come il riso dell’amante


Mite infonde il giubilo!


Viva il vino ch’è sincero


Che ci allieta ogni pensiero,


E che annega l’umor nero,


Nell’ebbrezza tenera.

Brinda e canta così compare Turiddu nella Cavalleria Rusticana.

Si apre il sipario ed ecco in scena le “opere” delle cantine Valenti:

 

bottiglie 

Malavoglia (Grecanico 90%, Cataratto 10%), Norma (Nerello Mascalese 98%), Nerello Cappuccio 2%), Puritani (Nerello Mascalese 100%) ed Enrico IV (Carricante100%). “I nostri vini e le nostre etichette rappresentano la sicilianità: Vincenzo Bellini, Pirandello, Giovanni Verga. “Nulla è lasciato al caso – precisa Giovanni Valenti, proprietario della cantina -. I Malavoglia, il romanzo più conosciuto dello scrittore siciliano Giovanni Verga, si collega con Acitrezza e con i faraglioni. E quindi anche con Ulisse che ubriacò Polifemo per cavargli l’unico occhio e riuscire a fuggire: pure nell’Odissea si parlava dei vini dell’Etna! Le opere Norma e Puritani, poi, sono indissolubilmente legate a Catania, patria del compositore Vincenzo Bellini. E pochi sanno che nella prima metà dell’Ottocento i rivoluzionari siciliani avevano scelto proprio famigliaI Puritani come loro inno di battaglia. E poi c’è Enrico IV, commedia dell’agrigentino Luigi Pirandello che affronta il tema, caro all’autore, del rapporto, complesso e alla fine inestricabile, tra personaggio e uomo, finzione e verità”.

Nelle brochure, insieme alla scheda tecnica dei vini, c’è anche il sunto delle opere cui si fa riferimento. “Questa è una mia idea, per veicolare un po’ la cultura. Chi legge la storia di Enrico IV, ad esempio non può poi procurarsi il testo per andarsi a leggere tutta la commedia. Norma, molti ne parlano, ma pochi ne conoscono la trama, Non ho messo però il sunto dei Malavoglia perché è triste, troppo triste”.

L’idea di Giovanni Valenti nasce anche dalla sua passione per il teatro: ha lavorato nel Piccolo Teatro di Roma, e il fratello, noto scenografo, ha diretto parecchi teatri e ha partecipato a Siracusa all’allestimento delle rappresentazioni classiche.

logoSulle etichette delle creazioni Valenti si fa riferimento al Liotro, l’elefante simbolo di Catania: ci sono due pachidermi che si fronteggiano e reggono la lettera A, che sta per Sant’Agata, vergine e martire, patrona della città.

La cantina è a Passopisciaro. I vigneti di proprietà si trovano sulle pendici dell’Etna, tra i 700 e i 1000 metri. I preziosi minerali e le sostanze nutritive presenti in questi terreni conferiscono ai vini un sapore e un aroma davvero caratteristici. “Il terreno vulcanico con presenza di detriti lavici danno ai nostri vini la mineralità. Il nostro vino si riconosce fra mille: degustando e odorando attentamente si avverte un sentore di fumo, come se questo Etna, questo vulcano, questa lava lasciassero un segno indelebile. Ginestra, alberi di noce, tutto è bello e fiorito intorno alla vigna: odori, sapori che si ritrovano nel vino”.

uva

La raccolta dell’uva viene fatta a mano. “Non irrighiamo. Ci pensa il Signore, quando vuole. A volte stiamo 4/5 mesi senza acqua, ma va bene così. Abbiamo 26 ettari in totale e 4 impianti a uliveto. Le vigne sono 6 e quest’anno siamo arrivati a 140 mila bottiglie. Stiamo producendo parecchio Nerello Mascalese, ma puntiamo molto sul Carricante. Sull’Etna, il bianco è stato per tanti anni trascurato, e invece è il vitigno che oggi ha il maggior successo dopo il Nerello. La produzione è ancora poca. L’obiettivo entro tre anni e quello di superare le 50 mila bottiglie di bianco, e naturalmente crescerà anche il rosso, in proporzione. Abbiamo messo a dimora altre 6000 piantine che sono già abbastanza alte, le cresciamo con gli occhi, e abbiamo un impianto nuovo tutto di Carricante, a Contrata Arcuria, dove ci sono viti già di 7 anni che producono bene, poi ci sono quelle di 4 anni, quelle che ne compiranno 3 e andranno in produzione, quelle di 2 e quelle di 1. Ogni anno aggiungiamo altre 6/7 mila piantine e quindi la produzione è in continuo aumento. Per quanto riguarda l’olio, siamo già quasi arrivati a 4 mila litri, ma potremmo giungere intorno ai 12 mila. Pensiamo di incrementarlo ancora”.

bottiglia“Nel 2010, abbiamo fatto il primo rosato: Poesia. Il nome vuole ricordare Quasimodo, e in particolare la più bella poesia che, secondo me, sia mai stata scritta: Ed è subito sera”.

La storia di Poesia ha origine da quello che sembrava un problema. “Dico sempre al mio enologo che la nostra uva è così buona che non c’è motivo di interventi strani. Bisogna lasciare che la natura segua il suo corso, senza modificarla. Fate la fermentazione, fate le cose tranquille e avremo i risultati. Avevamo impiantato una nuova vigna, eravamo al terzo anno, e c’era un po’ d’uva che per fare il rosso non andava. Così ho pensato al rosato. Il rosato nasce in realtà dalla ‘pistammutta’. Il nostro è particolare perché noi non pigiamo, non pestiamo, anche le bucce stesse non vengono schiacciate, e quindi il vino mantiene tutti i suoi profumi, e ha questo sentore di pesca che esce fuori dal bicchiere. Il nostro disciplinare dice che il rosato deve essere un vino rosa tendente al rosso rubino. Io sono riuscito a far modificare il disciplinare perché il mio è un velo di cipolla e non un rosso rubino.

Quando ho tentato di convincerli a prendere un po’ di uva e fare il rosato tutti cercavano di boicottarmi. Poi abbiamo prodotto le prime bottiglie ed è stato un successo incredibile.

Ultimo nato è Ciuri di Lava, un vino senza solfiti aggiunti. “Ciuri di lava è in catanese il nome della Ginestra. Questa pianta, con i suoi vivaci fiori gialli, cresce sulla pietra dell’Etna, va a risanare i terreni resi sterili dalla lava. I suoi fiori bellissimi, in passato, venivano raccolti dentro grandi sacchi dalle donne siciliane ed erano venduti alle industrie per fare i profumi. Mi è sembrato bello dedicare loro un’etichetta”.

vigna

Come nasce l’idea di un vino senza aggiunta di solfiti? “Molte donne non bevono il vino bianco perché, a causa dei solfiti, al mattino si svegliano con un cerchio alla testa. Negli anni avevo già prodotto vini senza solfiti per conto di terzi, erano vini buoni ma quasi acquosi, con poco corpo. Per Ciuri di Lava invece abbiamo utilizzato il Grecanico, un vitigno che nasce sopra Bronte, a 1000 m sul livello del mare. Lo abbiamo tenuto tre mesi sulle bucce, così da conferirgli una consistenza notevole, robustezza, corposità, e un colore oro”. Per sopperire all’aggiunta dei solfiti che eliminano i batteri cattivi è importante la scelta dei lieviti. “Perché ci sono dei lieviti che privilegiano alcuni saccaromiceti e sono quelli buoni. Se sbagli i lieviti vedi subito che il vino non va bene. Noi abbiamo imbottigliato questo vino dopo oltre un anno”.

I vini della cantina Valenti sono sottoposti a filtrazione con membrana a ceramica a cartoni e con filtro housing che rimuove i lieviti e i batteri. “Per i bianchi e i rosati lavoriamo con il terzo housing (0,40 micron). Vuol dire che non passa nemmeno un batterio, perché i batteri sono più grandi di 0,40 micron”.

botti

I vini Valenti, oltre che in Europa, sono venduti nei 50 stati degli Stati Uniti (comprese le Hawaii), in Canada, Cina, Giappone e a Singapore.

E per il futuro? “Forse un nuovo vino, che potrebbe prendere il nome di uno dei protagonisti della Cavalleria Rusticana: compare Alfio o compare Turiddu – risponde Valenti -. E ci vedrei bene un’etichetta con i colori dei carretti siciliani”.

                                                                                     Clementina Speranza

BIOKINI E COSTUMI NATURALI RENDONO LA MODA MARE ECOSOSTENIBILE

BIOKINI E COSTUMI NATURALI RENDONO LA MODA MARE ECOSOSTENIBILE

Vincitrice di un oro e un argento olimpico e futura portabandiera alle Olimpiadi di Rio 2016, la campionessa Federica Pellegrini appare in grande forma fisica, con una silhouette asciutta che non sfoggia esclusivamente in piscina ma anche in passerella. Consapevole del suo corpo e attenta alle tematiche sull’educazione alimentare, la sportiva risulta la miglior testimonial dei costumi da bagno della Bio Collection, firmata Raffaela D’Angelo, la stilista che ha creato una limited edition utilizzando risorse naturali ed ecologiche, mixando innovazione, ricerca, materiali naturali e tecniche artigianali all’avanguardia.

La vera novità della stagione? Il Biokini, un costume realizzato con materiali ricavati dalla fibra di mais e di Crabyon, un filato rivoluzionario ottenuto dalla miscela di chitina, sostanza presente nei carapaci dei crostacei, e viscosa, fibra derivata dal legno. Tessuti che rendono il Biokini biodegradabile e rispettoso dell’ambiente.

Biokini

Le stoffe, del tutto naturali, forniscono alla Bio Collection un’identità definita e incisiva. La seta abbinata alla proteina del latte dona morbidezza a caftani, camicie e pantaloni, mentre i costumi sono confezionati con tessuti elastici prodotti con la fibra di mais e di bamboo. I capi sono impreziositi da ricami realizzati con semi di acaii, cacao, zucca, e sono resi luminosi attraverso l’applicazione di cristalli di sale e piccoli Swarovski.

Seta, lino ricamato, tulle impreziosito con fili di lurex abbinato a reti di cotone, e pizzo, il must have di gran parte dei look, sono i tessuti naturali che caratterizzano la collezione beachwear 2016 di Raffaela D’Angelo. Un defilè basato su contrasti e armonie tra il gusto esotico e lo stile contemporaneo, composizioni che richiamano i meravigliosi e fantastici paesaggi indiani abitati da maharaja e gli esotici ambienti salgariani. Scenari ricchi di mistero e di fascino che hanno ispirato una collezione dedicata alle giovani Perle di Labuan.

Il fil rouge della collezione è la stampa indodeco, abbinata a una palette cromatica che vede come protagonisti il color terracotta, il color corda e le tonalità neutre. Per la donna più sofisticata, poi, sono stati creati capi con stampe floreali su fondo nero che rendono lo stile sexy, romantico, sensuale ed etereo. I look sono impreziositi da piccole monete che diventano elementi distintivi e rievocano il fascino dell’India.

Raffaela d'Angelo PE 2016

Il sapiente gioco di volumi rende le linee ampie e ricche di sovrapposizioni tratteggiando una donna consapevole del proprio corpo e in grado di esprimere le sue idee e i suoi valori.

La collezione esalta l’eclettismo sensuale di ogni donna attraverso un guardaroba contemporaneo. Tanti input che esprimono al meglio la completezza delle donne di oggi, e propongono un guardaroba mare di pezzi unici nati da intuizioni sartoriali all’avanguardia.

Simone Lucci

Per Raffaela d’Angelo, milanese di origine comasche, la moda è un progetto a 360 gradi: la combinazione di creatività, eleganza e femminilità costituisce il dna del suo giovane brand. Il suo progetto diventa realtà nel 2006, con il nome di “Raffaela d’Angelo”, ed è frutto del prezioso bagaglio di esperienza ventennale maturato dalla stilista nelle più importanti aziende di moda mare e intimo italiane, francesi e israeliane.

Federica Pellegrini e Raffaela d'Angelo

Nel 2009 la Valery spa, azienda italiana nel settore dell’intimo, acquisisce la licenza del marchio iniziando a distribuire le collezioni in Italia e all’estero. Raffaela d’Angelo è un marchio pensato per le donne e pensando alle donne: capi facili da indossare, sempre seduttivi, romantici, con carattere, raffinati nella loro semplicità e realizzati con una grande cura nella scelta e nella lavorazione dei materiali. Denominatore comune, segno distintivo di tutte le collezioni, è l’utilizzo del ricamo, simbolo dell’artigianalità e della tradizione made in Italy, che in passato ha costituito anche il fulcro di una collaborazione molto speciale tra Raffaela d’Angelo e le detenute delle carceri di San Vittore e di Opera, donne che con volontà e impegno hanno contribuito a ornare e decorare i preziosi costumi.

La stilista che, grazie a tale iniziativa, ha regalato una possibilità in più a chi è stato meno fortunato, è stata insignita del premio francese “Femmes Leaders nel 2007”.

Da sempre vicina al mondo delle donne, Raffaela D’Angelo ha deciso per la seconda volta di prendere parte al progetto “Wall of Dolls”, che vede protagoniste le bambole, giocattoli che per un giorno si trasformeranno nel simbolo di una femminilità troppo spesso violata. Grazie a “Wall of Dolls” si vuole abbattere il muro dell’indifferenza che circonda la violenza sulle donne denunciando un fenomeno purtroppo diffuso in tutto il mondo.

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA SCATOLIFICI E “PEFC ITALIA” UNITI PER TUTELARE LE RISORSE NATURALI

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA SCATOLIFICI E “PEFC ITALIA” UNITI PER TUTELARE LE RISORSE NATURALI

Il legno è un materiale vegetale e versatile, importante per la costruzione di mobili, oggetti, ed è alla base dell’industria della carta. Realizzata per la prima volta con fibre vegetali oltre duemila anni fa dai cinesi, la carta è utilizzata per produrre libri, quaderni, giornali, riviste e nonostante i computer, la TV, e gli altri sistemi elettronici, il materiale resta un Logoimportante mezzo per comunicare e per trasmettere la cultura. Il materiale, inoltre, trova impiego per imballaggi e scatole di cartone.

Negli ultimi anni, la sensibilità verso la salvaguardia ambientale è cresciuta enormemente e per tale motivo è stato sottoscritto un protocollo d’intesa per incrementare le diffusione di informazioni sui temi della certificazione forestale, dell’utilizzo di materie prime sostenibili e dei vantaggi ambientali, etici ed economici di una produzione industriale rispettosa delle foreste. Un accordo siglato tra: l’Associazione Italiana Scatolifici (CIS), che raggruppa un numero sempre più importante di produttori di imballaggi in cartone ondulato in tutto il territorio italiano, e PEFC Italia, associazione no-profit che certifica la provenienza della carta da fonti controllate e foreste gestite in modo sostenibile.

“Le aziende produttrici di imballaggi in cartone fanno parte di una filiera virtuosa, attenta nelle scelte di fornitori e nella progettazione di imballi a basso impatto ambientale – riferisce Andrea Cornelli, Presidente dell’Associazione Italiana Scatolifici –. Operare in filiere sostenibili che utilizzano prodotti rinnovabili e la trasparenza in tutte le fasi produttive sono fattori irrinunciabili per l’Associazione CIS e per tutti i suoi membri. Siamo davvero orgogliosi di poter condividere idee, principi e valori con PEFC Italia, una realtà così importante e attiva”.

PEFC Italia promuove la gestione sostenibile delle foreste e la sostenibilità delle filiere bosco-legno-carta. Il marchio garantisce ai consumatori la tracciabilità e legalità delle materie prime utilizzate. “Le foreste certificate sono regolarmente controllate da ispettori indipendenti – dichiara Giovanni Tribbiani, responsabile utilizzo logo PEFC Italia –. L’Associazione Italiana Scatolifici adotta strategie di promozione della tutela delle risorse naturali e siamo contenti di poter diffondere la nostra mission con il loro prezioso supporto”.

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L’accordo di collaborazione prevede un sostegno reciproco e un impegno costante per favorire la certificazione all’interno della filiera della carta e del cartone, oltre a una produzione etica e responsabile che tutela le risorse naturali e promuove un modello sociale rispettoso dei diritti delle persone. Il tutto attraverso attività di media relation, eventi congiunti, diffusione di materiali informativi e occasioni di formazione.

Simone Lucci

PREMI E STILE FUORI E DENTRO IL CAMPO

PREMI E STILE FUORI E DENTRO IL CAMPO

Sono forti, veloci e allenati. Chiacchierati, invidiati, ammirati e contesi. Scendono in campo con la maglia nero-azzurra o con quella da trasferta: bianca con le due strisce centrali nerazzurre.

Sono stilosi ed eleganti invece con le divise istituzionali: abito in tessuto birdseye, giacca monopetto tre bottoni con stemma tono su tono e la classica camicia button down in oxford leggero nella variante bianca, cravatta regimental e scarpe in vitello nero Oxford wingtip realizzate a mano, tutto firmato Brooks Brothers.

Lo storico brand newyorkese di abbigliamento ha un contratto di partnership quadriennale con l’Inter, per il quale realizzerà le divise istituzionali per i giocatori della prima squadra e per i dirigenti del club.

In occasione di Milano Moda Uomo e dell’uscita del CHI E’ CHI del Calcio e dello sport, Cristiana Schieppati ha consegnato a Luca Gastaldi CEO EMEA Brooks Brothers e Javier Zanetti, vice Presidente dell’Inter, il CHI E’ CHI AWARD FASHION & FOOTBALL. Un riconoscimento all’unione tra il mondo della moda e quello del calcio e alle sinergie che nascono da questa collaborazione.

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Dal 2014 a Javier Zanetti è stata conferita la Presidenza onoraria del Premio Gentleman. Il libro nasce per festeggiare i vent’anni dalla nascita del Premio Gentleman Fair Play Awards. Oggi il CHI È CHI AWARD FASHION & FOOTBALL.

Tanti premi e mi fa piacere, vuol dire che qualcosa di buono ho lasciato e mi auguro di poter continuare ancora. 

La stoffa del campione è anche questa di Brooks Brothers?

Per noi è importantissimo, perché siamo sempre eleganti e fa piacere vestire con questo marchio.

Dicono che sei tra i miglior campioni perché metti il cuore nelle cose che fai… 

Sempre cuore, passione. Per me l’Inter vuol dire tanto.

Che cosa vuol dire per lei l’Inter?

Vuol dire la mia vita perché sono arrivato qui in Italia quando ero molto giovane, qui ho costruito la mia famiglia, ho tre bambini italiani tutti interisti. L’Inter è una grande famiglia e per me farne parte è un grande orgoglio. 

Cosa significa avere la fascia di capitano?

È una grande responsabilità. È sicuramente un grande orgoglio e per me rappresentare l’Inter è sempre stata una cosa bella e lo continuo a pensare. Anche se non scendo più in campo cerco di trasmetterlo dal di fuori.

Brooks Brothers foto 1

Voi siete dei modelli di stile, ma anche di vita. Che cosa significa?

Significa che è una bellissima responsabilità, però credo che dobbiamo trasmettere tanti valori in questi momenti.

Nel 2001 con tua moglie Paula costituite la Fondazione P.U.P.I. (Por Un Piberìo Integrado). Create, in Argentina, uno spazio dove i bambini socialmente più svantaggiati e diversamente abili ricevono, fin dalla prima infanzia, l’attenzione e l’istruzione necessarie. E da lì la vostra vita si sviluppa attorno alla beneficienza.

Insieme alla mia famiglia organizziamo tanti eventi, per noi P.U.P.I. significa tantissimo, fa parte della nostra vita. È importante poter aiutare tanti bambini nella loro crescita, per il loro futuro.

L’ultimo successo con P.U.P.I.? 

L’evento che abbiamo condiviso con la fondazione Bocelli, la serata con Bocelli è stato un successo enorme. È sempre un piacere.

C’è un giovane che reputi possa essere Zanetti del futuro?

Mio figlio più piccolo. 

Qual è la squadra che ti piace di più in questi europei?

A me piace tanto la Germania.

Fondata nel 1818, Brooks Brothers è stata la prima azienda a offrire abbigliamento prêt-à-porter e ha continuato a farlo introducendo prodotti diventati iconici, tra cui: i tessuti seersucker e madras, le camicie non-iron con l’originalissimo collo button-down. Quasi due secoli più tardi, Brooks Brothers è orgogliosa di difendere le stesse tradizioni e i valori che la rendono il marchio perfetto per le donne e gli uomini di tutte le generazioni. Dalla sua fondazione a New York, che risale a 198 anni fa, Brooks Brothers è diventato un marchio leggendario a livello internazionale, mantenendo comunque il suo impegno costante per proporre un servizio, una qualità, uno stile e un valore di livello eccezionale. 

IL SOLE ALLUNGA LA VITA

IL SOLE ALLUNGA LA VITA

Uno studio svedese su 30 mila donne conferma che l’esposizione al sole regala fino a 2 anni in più, inoltre fa bene a ossa e cuore. Questi i risultati di un imponente studio prospettico svedese, recentemente pubblicato sulla rivista Journal of Internal Medicine. L’estate è già iniziata e per molti anche le vacanze. Dai dermatologi italiani alcune chiare indicazioni, in base agli ultimi studi scientifici, sui potenziali benefici del sole, ma anche preziosi consigli per non abusarne.

“Lo studio iniziato nel 1990 ha coinvolto circa 30 mila donne svedesi di età compresa tra i 25 e i 64 anni – spiega il Professor Girolomoni, Direttore della Dermatologia di Verona e presidente Società Italiana di Dermatologia – ed ha dimostrato in modo chiaro che evitare il sole fa male. Le donne che si espongono al sole, infatti, hanno un rischio minore di eventi cardiovascolari (infarto, ictus) e sopravvivono più a lungo, 0.6-2.1 anni in più per la precisione. Non solo, esporsi al sole compensa gli effetti dannosi del fumo di sigaretta. Il fatto che esporsi al sole fa bene è senz’altro da mettere in rapporto con il fatto che la pelle esposta al sole produce maggiori quantità di vitamina D”.

Ma la vitamina D non è l’unica sostanza benefica prodotta dalla pelle dopo esposizione al sole. Le cellule della pelle producono beta endorfine che sono responsabili del senso di piacere e appagamento e forse pure della dipendenza che diverse persone provano nell’esporsi al sole o ai raggi ultravioletti artificiali. La pelle stimolata dal sole rilascia pure ossido nitrico che è in grado di abbassare la pressione arteriosa e in effetti le persone con ipertensione moderata che si espongono ai raggi ultravioletti migliorano la loro ipertensione.

L’altro lato della medaglia è che l’esposizione eccessiva al sole favorisce l’invecchiamento cutaneo e lo sviluppo di tumori della cute come epiteliomi o melanomi.

Quindi come comportarsi? “Tutto dipende dalle caratteristiche della propria pelle – spiega Girolomoni – gli individui di carnagione scura che non si scottano al sole possono esporsi tranquillamente senza problemi. Gli individui di carnagione chiara che si scottano facilmente devono fare più attenzione, esponendosi con cautela”.

Come bilanciare questi due opposti fenomeni?

Capita spesso nella vita di doversi bilanciare tra effetti opposti. Un esempio per tutti il cibo. Troppo fa male, ma poco fa peggio. “Nel caso della esposizione al sole esiste una soluzione. Infatti gran parte degli effetti benefici del sole dipendono dalla produzione di vitamina D nella pelle. Quindi basta assicurarsi che i livelli di vitamina D nel sangue siano nella norma. Se sono troppo bassi bisogna assumere vitamina D3. La vitamina D, oltre al ruolo principale di preservare la mineralizzazione dell’osso, e prevenire l’osteoporosi, esercita anche funzioni extra-scheletriche inclusa quella di regolare le risposte immunitarie, proteggere dalle infezioni e ridurre il rischio cardiovascolare. Esistono a questo proposito numerosi studi che confermano che la carenza di vitamina D è inversamente correlata con la mortalità per eventi cardiovascolari e per cancro, e che la assunzione di vitamina D3 riduce globalmente la mortalità”.

Ecco cinque semplici suggerimenti, da tenere a mente:

1) Evitare le ore di massima irradiazione, tra le 11 e le 14, ed esporsi al sole in modo graduale, dando la possibilità alla pelle di difendersi attraverso l’abbronzatura, ed usare creme protettive adeguate.

2) Soprattutto nei bambini è fondamentale evitare le ustioni solari, che costituiscono il principale fattore di rischio per il melanoma. Il melanoma insorge a distanza di decenni dalle ustioni solari.

3) Usare creme solari con fattore di protezione superiore a 30, meglio se 50, rinnovando l’applicazione dopo 2 ore o anche prima se si fanno bagni. Usarle in quantità adeguata. Anche le creme a cosiddetta protezione totale, in realtà proteggono solo parzialmente.

4) Ricordarsi che le creme solari non servono per stare più a lungo al sole, ma per starci in modo più corretto. Anche le magliette colorate possono costituire un ottimo filtro solare.

5) Considerare con il proprio medico l’assunzione regolare di vitamina D, soprattutto nei mesi autunnali e invernali.

Per maggiori informazioni: http://www.sidemast.org/

UNA SPEZIA DORATA PER IL BENESSERE DELL’ORGANISMO

UNA SPEZIA DORATA PER IL BENESSERE DELL’ORGANISMO

Nel XIII secolo, Marco Polo descriveva la spezia d’oro raccontando i suoi viaggi in Cina, mentre i monaci buddisti la utilizzavano come spezia, colorante, cosmetico o rimedio medico naturale, tant’è vero che la medicina ayurvedica la contempla tra le piante curative per i benefici che apporta all’organismo. Parliamo della curcuma (o zafferano delle indie).

La curcuma è un potente antiossidante che contrasta gli effetti negativi dei radicali liberi su: pelle, fegato, stomaco e intestino, favorendo le funzionalità digestive e articolari. Con le sue proprietà benefiche, la spezia indiana combatte lo stress ossidativo del cervello, riducendo le problematiche di salute causate dall’avanzare dell’età. Molto di ciò che mangiamo è necessario per il cervello e molti nutrienti sono importanti per mantenerlo in condizioni funzionali. Uno di questi alimenti è la curcuma da cui si estrae la Curcumina, il componente biologicamente attivo della pianta.

Curcumina

Dall’omonimo principio attivo nasce Curcumina Redox, l’integratore naturale con estratti ricavati dallo zafferano delle indie e commercializzato da Solgar. L’assunzione di una singola perla con l’acqua durante i pasti dona beneficio al corpo, grazie, anche, alla tecnologia produttiva unica ed esclusiva che consente alla curcumina di essere facilmente assimilata dall’organismo. Mimando le naturali fasi digestive che permettono l’assorbimento dei composti lipofili, l’integratore naturale rilascia la curcumina direttamente a livello della parete intestinale per un massimo assorbimento. curcumina-redox-marzoLa spezia dorata va assunta sotto controllo medico solo in caso di calcoli biliari o di occlusione delle vie biliari, inoltre, Curcumina Redox non contiene zucchero, sale, amido, lievito, frumento, soia, derivati del latte, conservanti, coloranti e aromi artificiali.

Con oltre 60 anni di esperienza, l’azienda ha messo appunto diverse formule e originali integratori. Advanced Omega D3, Artiglio del Diavolo, Fieno greco, Fito Tè Verde, Spirulina e Bromelina Plus sono alcuni dei prodotti realizzati dal brand.

Bromelina Plus è un integratore alimentare ricavato dal gambo fresco dell’ananas che contiene enzimi proteolitici.

L’estratto di gambo d’ananas è indicato per favorire la funzione digestiva, sostenere il drenaggio dei liquidi corporei e la funzionalità del microcircolo per alleviare la sensazione di gambe pesanti e contrastare gli i tanto odiati inestetismi della cellulite.

Integratori naturali, una sana e corretta alimentazione e una spezia dorata con origini millenarie consentono di mantenere l’intero organismo in salute. Ovviamente senza trascurare una regolare attività sportiva.

Simone Lucci

Solgar è stata fondata nel 1947 a New York e si è sempre dedicata alla ricerca e alla produzione di integratori alimentari, di nutraceutici, vitamine, minerali e aminoacidi di altissima qualità. L’azienda offre ai consumatori una gamma di oltre 450 referenze attraverso una rete di 70 filiali in tutto il mondo. Solgar Italia Multinutrient S.p.A. ormai da 25 anni.

Fin dal 1947, il brand ha adottato l’etichetta dorata come emblema di serietà, rigore, garanzia di integrità e qualità di ogni ingrediente.

Nel 1978 è stato fondato nel Maryland USA il Nutritional Research Centre che ha introdotto nel mercato novità destinate ad aprire nuovi orizzonti, quali il primo multinutriente con vitamine, aminoacidi e minerali chelati secondo la procedura brevettata Albion® e le prime capsule vegetali al mondo. Per decenni considerata la “compagnia degli antiossidanti”, Solgar si è distinta per la l’ampia gamma e la produzione di antiossidanti d’avanguardia.

Fondamentale in ambito fitoterapico la scelta di utilizzare estratti erbali standardizzati che garantiscono una quantità di costituenti attivi costante e l’utilizzo di una speciale miscela di antiossidanti che assicura qualità e stabilità dei costituenti attivi.

Solgar Italia Multinutrient S.p.A. opera sulla penisola da 25 anni e si distingue per l’attenzione alla divulgazione culturale e scientifica e alla didattica negli ambiti dell’integrazione nutrizionale e della fitoterapia e di recente con CNM Italia esprime valore culturale nell’area della Nutrizione con l’accademia Nutritional and Nutraceutical Consultant. Organizza numerosi Seminari di aggiornamento tenuti da Relatori esperti di Medicina integrativa, Fitoterapia e Discipline del Benessere che sono riconosciuti dagli Operatori del settore come eventi di rilievo per approfondire tematiche specifiche e in particolare volti ad individuare suggerimenti integrativi mirati.

LA GESTIONE DELLA TERAPIA PER IL TUMORE AL POLMONE CORRE SULL’APP

LA GESTIONE DELLA TERAPIA PER IL TUMORE AL POLMONE CORRE SULL’APP

Il carcinoma polmonare è la neoplasia più diffusa nel mondo. In Italia sono 41 mila ogni anno le nuove diagnosi. Le terapie a bersaglio molecolare, tarate sul tipo di tumore, rappresentano la frontiera più avanzata in fatto di trattamenti, miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita.

Da oggi, i pazienti con adenocarcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione EGFR in terapia con farmaci biologici possono usufruire di un canale digitale diretto per mettersi in contatto con il medico e aggiornarlo sulla gestione della terapia: a offrirlo, l’innovativo servizio IPM (Improving Patient Management). Un contatto semplice e immediato per segnalare al medico gli effetti collaterali.

Un’app e una piattaforma sul web per creare un filo diretto tra medico e paziente; una serie di domande pre-impostate per facilitare la descrizione del problema; la possibilità di segnalare in tempo reale al medico gli eventi avversi e i problemi di adesione alla terapia. La piattaforma IPM consiste in un sistema multicanale, con un’app disponibile per i dispositivi mobili iOS e Android, smartphone e tablet, scaricabile da App Store e Google Play, e una piattaforma online sempre accessibile da web browser. Gli obiettivi del servizio sono rivolti a migliorare la qualità di vita del paziente attraverso una rapida gestione degli eventi avversi e l’aderenza ai trattamenti con la precoce e tempestiva segnalazione e gestione delle tossicità da inibitori delle tirosinchinasi.

Le terapie biologiche a somministrazione orale hanno rivoluzionato in modo radicale la sopravvivenza, la qualità di vita e lo stesso modo di curare i pazienti. I farmaci biologici colpiscono in modo mirato il bersaglio molecolare bloccando, nel caso dell’adenocarcinoma non a piccole cellule con mutazione EGFR, il fattore di crescita attraverso la tirosinchinasi, portando ad un aumento della sopravvivenza in questo sottogruppo di pazienti. Questi farmaci possono essere ritirati presso il Centro di cura e assunti a domicilio dal paziente e questo vantaggio, diradando la frequenza dei contatti con lo specialista, potrebbe rappresentare un problema dal punto di vista del monitoraggio degli effetti collaterali con tutti i rischi connessi, dall’interruzione arbitraria delle terapie al peggioramento della qualità di vita. Ed è qui che arriva in aiuto la tecnologia.

“Mentre nell’era della chemioterapia questi pazienti erano sottoposti a controlli piuttosto frequenti, con le terapie orali gli accessi in ospedale si riducono questo comporta che la segnalazione degli eventi avversi non sia adeguata e di conseguenza la gravità della tossicità legata ai farmaci inibitori delle tirosinchinasi (EGFR-TKI) orali può essere trascurata – dichiara Filippo de Marinis, Direttore dell’Oncologia Toracica all’IRCCS Istituto Europeo di Oncologia di Milano –. La possibilità di avere a disposizione un sistema applicativo, da utilizzare in modo semplice con uno smartphone o dal computer, è vantaggioso per il paziente e per il medico. È sufficiente che il paziente invii un messaggio e una foto per avere un consulto e un intervento efficace”.

Il tumore al polmone

I polmoni sono due organi simmetrici, spugnosi, posti nel torace. La loro funzione è quella di trasferire l’ossigeno respirato al circolo sanguigno e depurarlo dell’anidride carbonica prodotta dall’organismo.

Il tumore del polmone compromette questa funzione in quanto provoca una crescita incontrollata di determinate cellule (quelle che costituiscono bronchi, bronchioli e alveoli) che possono costituire una massa che ostruisce il corretto flusso dell’aria, oppure provocare emorragie polmonari o bronchiali.

Non esiste un solo tipo di tumore del polmone bensì diverse tipologie di malattia a seconda del tipo di cellula da cui originano.

I bronchi, i bronchioli e gli alveoli polmonari sono ricoperti da un sottile strato di tessuto detto epitelio. Il 95% dei tumori al polmone origina proprio dall’epitelio e viene chiamato carcinoma broncògeno (ovvero originato dai bronchi). Nel restante 5% dei casi l’origine può essere a livello di tessuti diversi che compongono il polmone, per esempio i tessuti nervoso ed endocrino (in questo caso si parla di carcinoide polmonare di origine neuroendocrina) o linfatico (in questo caso si tratta di un linfoma polmonare).

art-tumore-al-polmone-e-app-3Le diverse forme di tumore al polmone

Le due forme principali sono il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) e il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). La forma più comune è quella non a piccole cellule che rappresenta circa l’85% dei casi di tumore al polmone.

Tra i tumori non a piccole cellule (NSCLC) troviamo:

  • il carcinoma spinocellulare (detto anche squamocellulare) che rappresenta il 25-30% dei tumori broncògeni e nasce nelle vie aeree di medio-grosso calibro. Spesso è localizzato al centro del polmone in una delle principali vie respiratorie (il bronco sinistro o destro). È provocato dalla trasformazione neoplastica dell’epitelio bronchiale; molto spesso insorge in zone sottoposte cronicamente a radiazioni solari;
  • l’adenocarcinoma, che si presenta in circa il 30% dei casi e si localizza in sede più periferica, cioè a livello dei bronchi di calibro minore. È il tumore polmonare più frequente tra chi non ha mai fumato e talvolta è dovuto alla presenza di cicatrici polmonari (per esempio per vecchie infezioni tubercolari o per pleuriti). Si sviluppa da un particolare tipo di cellula che produce il muco (catarro), che riveste le vie aeree. Un sottotipo è rappresentato dall’adenocarcinoma bronchioloalveolare che deriva dalle cellule che tappezzano gli alveoli e che tende a diffondersi lungo le vie aeree. L’adenocarcinoma è la forma più comune di cancro del polmone NSCLC;
  • il carcinoma a grandi cellule, meno frequente dei precedenti (10-15% dei casi), che deriva anch’esso dalle vie aeree più piccole. Le cellule appaiono grandi e rotonde se analizzate con un microscopio e i tumori tendono ad essere più grandi di 2,5-4 centimetri.

Fattori di rischio

  • Il fumo è associato con l’80% dei casi di tumore al polmone.
  • Per quanto riguarda il fumo passivo, vi è un aumento del 20% della probabilità di sviluppare il tumore al polmone nei coniugi di fumatori.
  • Episodi in famiglia di tumore al polmone.
  • L’esposizione ad amianto e al gas radon.
  • L’inquinamento atmosferico urbano e domestico (in particolare nelle case poco ventilate in cui vengono regolarmente bruciati i combustibili del carbone, del legno o di altri solidi) sono stati collegati con un aumento di rischio di tumore al polmone.

I sintomi

I sintomi più comuni del tumore al polmone non sempre si manifestano con chiarezza e possono essere comuni ad altre malattie. Ciò significa che i sintomi sono a volte trascurati, e questo è uno dei motivi per i quali molti pazienti si recano dal medico solo nella fase avanzata della malattia. Tuttavia, i sintomi più comuni del cancro al polmone sono:

  • Mancanza di respiro e/o affanno.
  • Tosse cronica e/o ripetuti attacchi di bronchite.
  • Raucedine della voce, dolore toracico.
  • Perdita di peso e di appetito senza una ragione apparente.

I farmaci biologici

I farmaci biologici rappresentano oggi la frontiera più avanzata nello sviluppo di terapie personalizzate contro patologie gravi come i tumori. Questi farmaci vengono studiati a tavolino dai ricercatori e tarati in base alle esigenze del paziente. Si tratta di farmaci creati con tecniche di ingegneria genetica, integrando scienze naturali e scienze ingegneristiche.

Non più un composto generico ma un farmaco “target”, che mira a colpire una determinata molecola ed opera solo in una precisa zona dell’organismo: i vantaggi rispetto alle cure tradizionali sono notevoli perché aumentano l’efficacia della terapia e riducono, nel contempo, gli effetti indesiderati.

I farmaci biologici sono prodotti a partire da anticorpi o proteine presenti nell’organismo umano che vengono modificate in laboratorio. Di solito si tratta di “riprogrammare” anticorpi (ma non soltanto) in modo tale da renderli attivi soltanto su un determinato bersaglio. L’obiettivo è quello di raggiungere le cellule o le strutture malate, agendo direttamente su queste senza danneggiare le cellule sane. Per ottenere tale traguardo si è pensato di usare le difese del nostro organismo, e cioè gli anticorpi, modificandoli in modo tale da renderli capaci di riconoscere come aggressori le strutture malate (cellule tumorali) o le proteine coinvolte nel processo patologico.

Il farmaco risulta quindi meno aggressivo, meno tossico di quelli sintetici, e più facile da sopportare per il paziente. Sono indispensabili quando il paziente non trova giovamento nelle terapie tradizionali o non può ricorrervi e permettono al paziente di vivere in modo attivo nella società.

Dal momento che le terapie biologiche agiscono in maniera selettiva sui processi di crescita del tumore, possono essere potenzialmente più efficaci di altri tipi di trattamento (come la chemioterapia e radioterapia) e meno tossiche per le cellule sane. Esistono diversi tipi di terapia biologica per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule. Nelle diverse fasi della malattia, queste possono essere somministrate in monoterapia o in combinazione con altre terapie.

GRAPPATERAPIA: IL NUOVO SEGRETO DI BELLEZZA PER UN ASPETTO RADIOSO

GRAPPATERAPIA: IL NUOVO SEGRETO DI BELLEZZA PER UN ASPETTO RADIOSO

Polveri di diamante e rubino, caviale, placenta botanica, veleno d’ape, bagno alla birra e massaggio con serpenti sono alcune follie di bellezza delle star internazionali che appaiono sempre radiose e con un fisico in perfetta forma che non sembra temere gli effetti del tempo.

Villa Prato - Camera con Vista

Ai segreti di bellezza più innovativi si aggiunge, anche, la grappaterapia, una proposta per coloro che vogliono concedersi una fuga dalla routine e godersi un’esperienza esclusiva e davvero indimenticabile a Villa Prato. Una residenza settecentesca trasformata dalla famiglia Berta, proprietari delle omonime distillerie, in un’esclusiva oasi di relax e di benessere nel cuore di Mombaruzzo, in provincia di Asti.

La grappaterapia è un trattamento di bellezza eseguito con cosmetici ricavati della distillazione dell’uva, un frutto dalla proprietà antiossidanti. Le vinacce sono ricche di polifenoli e di flavonoidi che aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare, purificare la pelle, tonificare la microcircolazione periferica, idratare e donare nutrizione proteica, lipidica, vitaminica e minerale. Bagni, fanghi, massaggi, creme e impacchi che rendono la pelle splendente, in salute e con un aspetto più luminoso e levigato grazie alle riconosciute proprietà rigeneranti e idratanti degli acini e dell’olio di vinacciolo.

Villa Prato - Piscina

I particolari trattamenti proposti a base di grappaterapia sono:

  • il trattamento viso alla vinaccia Berta che svolge un’azione antinfiammatoria e di contrasto dei radicali liberi, rallentando, così, i processi di invecchiamento;
  • Villa Prato - Relaxil peeling corpo antiossidante ai Vinaccioli & Zucchero, un delicato trattamento esfoliante e antiossidante che favorisce il rinnovamento cellulare e rallenta il processo di invecchiamento cutaneo;
  • il fango avvolgente corpo alla vinaccia, un impacco totale che ha un’azione antiossidante, drenate e snellente;
  • il massaggio al cuoio capelluto che rinforza i capelli e dona un effetto rilassante a tutto il corpo, allentando la tensione nervosa;
  • il trattamento mani con crema alla vinaccia e paraffina, emolliente e idratante. Una piccola sauna di calore rende la pelle soffice e priva di imperfezioni. La paraffina è un’alleata preziosa per la bellezza delle mani: idrata l’epidermide e la rende morbidissima al tatto;
  • il trattamento piedi con crema alla vinaccia e paraffina, ammorbidente, lenitivo e idratante;
  • il massaggio rilassante all’uva e olio di vinaccioli con olio derivato dalle vinacce Berta.

Una vera e propria terapia innovativa dai principi attivi esclusivamente naturali forniti nella storica villa con sei suite dotate di ogni confort, e 800 metri quadri di relais de charme immersi nelle silenziose colline piemontesi, e nel profumo di piante aromatiche.

La residenza, oltre alla grappaterapia, offre l’esperienze: della sauna, del bagno turco, della fontana del ghiaccio, del percorso Kneipp, dell’idromassaggio, della palestra e della piscina termale per donare un’energia positiva e rigenerante. Le grotte sotterranee dell’oasi ospitano l’aromaterapia, un’avventura sensoriale che trae origine dai profumi ricavati dagli oli essenziali, dalle spezie e dagli aromi dei pregiati distillati di casa Berta.

Villa Prato - Camera

La famiglia Berta propone, anche, altre attrazioni. Nella storica distilleria a Casalotto di Mombaruzzo è possibile degustare i distillati, le grappe d’invecchiamento e il tradizionale amaretto morbido di Mombaruzzo. In questo piccolo angolo di Piemonte si può, anche, visitare: il Museo degli alambicchi e bottiglie d’epoca e la Fondazione per SoloPerGian, che ospita le opere di Elisi per il Sociale, realizzate dai ragazzi con disabilità psico-intellettive e relazionali della cooperativa milanese Fraternità e Amicizia Onlus.

In un ambiente mozzafiato e immerso nel verde è possibile ritrovare il benessere con nuovi trattamenti di bellezza nati della distillazione dell’uva.

Simone Lucci

ARTE E CIBO FUSI IN ORIGINALI OPERE D’ARTE NATURALI

ARTE E CIBO FUSI IN ORIGINALI OPERE D’ARTE NATURALI

Una manciata di quinoa, una spolverata di curry, un pizzico di cumino, sale rosa dell’Himalaya quanto basta e per guarnire polvere di barbabietola e foglie di carciofo essiccate. Questi non sono gli ingredienti per cucinare uno sfizioso manicaretto, bensì alcuni alimenti utilizzati dall’artista fiorentina Licia Fusai per realizzare i suoi quadri ispirati al mondo della natura, un’idea innovativa nata osservando le opere dell’arte informale di Alberto Burri, un pittore italiano dal linguaggio polimaterico in quanto si vale dell’impiego di più materiali estranei, e noto per gli accostamenti insoliti su tela, fino a giungere a un’autentica e violenta espressività.

Quadri - Licia Fusai

Gli ingredienti naturali utilizzati da Licia Fusai provengono da diverse parti del mondo. “Sale, riso, cereali, pistacchi, farina di mais, barbabietola in polvere e molti altri nutrienti sono originari dell’Italia, mentre le spezie derivano dell’India e dell’Africa, luoghi in cui le erbe aromatiche sono sfruttate per contrastare e combattere le epidemie gastrointestinali – precisa Licia Fusai –. Oggi, le culture medio orientali e africane si sono molto diffuse, e le spezie sono Licia Fusaifacilmente reperibili nei negozi sotto casa, soprattutto curcuma, cardamomo, curry, pepe e cannella, la spezia che meglio mi rappresenta”.

Il pepe è l’ingrediente che la pittrice predilige utilizzare. “Rosa, verde, bianco e nero, il più consumato in cucina, sono le varietà che utilizzo”, precisa l’artista. Licia Fusai seleziona i nutrienti da stendere sulle tele in base al periodo e all’umore, per dar vita a soggetti figurativi o astratti dalle nuance sgargianti e dai profumi inebrianti. “Nelle mie opere pittoriche ricreo i miei stati d’animo e trasmetto il calore africano e orientale che si respira nei magici mercati egizi, turchi e marocchini che ho visitato – riferisce Fusai –. Nonostante ciò, per vivere e ricreare l’emozione di un tramonto nei toni del rosso, il colore che amo in tutte le sue sfumature, non occorre necessariamente osservarlo in luoghi lontani”.

Tutte le opere sono incentrate sul cromatismo degli ingredienti, dove il colore non è mai dato da pennellate di pittura, ma dagli stessi alimenti fissati con delle resine non naturali che lasciano inalterato l’aspetto del quadro, e lo proteggono dal degrado originato dalla luce, del sole o dall’aria.

La passione per la pittura di Licia Fusai è nata a seguito di un grave incidente automobilistico che ha costretto l’artista a un lungo periodo di riabilitazione. Durante la fase di recupero, la pittrice si è avvicinata alla dieta macrobiotica, apprezzando: i benefici dell’alimentazione e l’intensità dei colori dei vari ingredienti.

Opere - Licia Fusai

Il binomio cibo e arte ha permesso all’artista di collaborare con la storica Pasticceria Cucchi, un legame nato un anno fa che sottolinea l’intreccio creativo tra gli originali alimenti e le diverse espressioni artistiche.

In occasione dell’inaugurazione della personale Sapori su tela, in esposizione alla Galleria Immaginaria, è stato possibile degustare le nuove proposte culinarie al sale piccante, che la storica Pasticceria Cucchi ha creato con la linea di sali speziati DeChillico. Le prelibate squisitezze richiamano l’esclusiva collezione di opere realizzate con elementi speziati, dal pepe al peperoncino, al sale marino e himalayano, ai semi di soia e di girasole.

La passione per il mondo dell’arte e l’attrazione verso la buona cucina hanno permesso alla pittrice di dar vita a dipinti fantasiosi e originali, vere opere d’arte che rappresentano un gioioso inno alla natura.

Simone Lucci

BATTERE IL RECORD DEL MONDO DI NAVIGAZIONE IN SOLITARIA È LA NUOVA SFIDA DI THOMAS COVILLE

BATTERE IL RECORD DEL MONDO DI NAVIGAZIONE IN SOLITARIA È LA NUOVA SFIDA DI THOMAS COVILLE

Il velista oceanico Thomas Coville è uno dei maggiori sportivi della navigazione in solitaria. Dedizione, allenamento e talento hanno permesso allo sportivo francese di conquistare numerosi successi, tra cui:

7 giri del mondo (3 in solitaria e 4 con il team),

7 record in solitaria,

4 record in team,

9 viaggi a Cape Horn,

15 traversate transatlantiche,

defender al Jules Verne Trophy 1997 e 2010,

vincitore del Volvo Ocean Race 2011-2012,

secondo classificato a “The Transat” 2004,

secondo classificato Transat Jacques Vabre 2015,

terzo classificato al Route du Rhum 2006 e 2010.

Nel maggio 2016 in occasione della gara The Transat Bakerly, Thomas Coville ha attraversato l’oceano Atlantico con il suo trimarano Sodebo Ultim di 31 metri, raggiungendo New York nove ore dopo il vincitore, Francois Gabart. Tale competizione è solo l’inizio del training per affrontare la grande sfida di Ottobre che consiste nel battere il record di navigazione in solitaria intorno al mondo e diventare, così, il più veloce navigatore a circumnavigare la terra.

Thomas Coville - Sodebo

In questi anni ti sei impegnato per diventare il più veloce velista in solitaria nella navigazione intorno al mondo. Quando hai iniziato l’allenamento per battere il record e quanto tempo dedichi agli esercizi?

Ho iniziato ad allenarmi un anno fa. Amo essere in gara con le altre barche e con gli skipper. Come ogni sportivo, runner, sprinter o ciclista, il mio sogno è fare qualcosa che nessuno è mai riuscito a fare prima, e il mio obiettivo è battere il record di navigazione in solitaria intorno al mondo, una grande sfida, sia mentale che fisica. La cosa più importante è sentirsi bene e sicuri. Non dimentichiamo che la vela è uno sport molto tecnico e devo conoscere perfettamente ogni dettaglio della mia barca, come comportarmi e affrontare qualunque situazione.

Raccontaci del tuo allenamento. Ti alleni solo o con un coach?

Mi alleno duramente con un coach cinque giorni a settimana. Gli altri due giorni sono dedicati allo stretching e al riposo. L’allenamento è diviso in diverse fasi. La prima fase è dedicata a lunghi percorsi di corsa e in bici. La seconda è finalizzata alla muscolatura, con fitness, surf, windsurf o kayak. Con il mio team Transat Bakerly, ho praticato, anche, tre mesi di training specifico in barca. Un’esperienza partita da Portsmouth, che ha rappresentato un test per tutti noi. Tre mesi prima di iniziare la sfida, mi dedico alla preparazione mentale, allo stretching e a diventare più forte possibile.

Come ti alleni mentalmente alla sfida?

È un mix tra esperienza e allenamento. Devo accettare il fatto che non tutto sarà come l’ho programmato. È importante essere preparati a tutto ciò che può capitare. La capacità di adattarsi è uno dei punti fondamentali dell’allenamento. In passato mi sono allenato da solo, basandomi sulle mie sensazioni ed esperienze, questa volta lavoro con un coach, una donna neozelandese, che mi aiuta ad affrontare le tensioni, le paure, e a correggere gli errori. In questa fase si ha assolutamente bisogno di qualcuno per migliorare.

Qual è il tuo regime alimentare e come fai con il sonno?

È importante sapere quando è il momento di dormire e come addormentarsi, imparando differenti metodi e trucchi. In media, dormo 3 ore e mezza o 4 al giorno, in sessioni da 25 minuti e tale metodo funziona solo se riesco ad addormentarmi nel giro di 4-5 minuti. Tutto dipende dalle condizioni meteorologiche e dal livello di sforzo, quando la barca va a 40 nodi devo essere in grado di dormire e contemporaneamente pensare alla prossima manovra. Per quanto riguarda il cibo, ho bisogno mediamente di 3500 calorie al giorno, se fa molto freddo arrivo a 5000. Sul Sodebo Ultim abbiamo un erogatore per l’acqua e la sua qualità è molto importante in viaggio. Non è come andare sulla luna, ma ci si avvicina.

Thomas Coville - Navigatore

Helly Hansen ti sponsorizza. Quanto conta per te l’attrezzatura?

Prepararsi per un viaggio intorno al mondo è estremamente impegnativo: ogni dettaglio è importante. La scelta dell’abbigliamento sportivo è fondamentale sia per la performance che per la sicurezza. Starò in barca circa due mesi e i vestiti sono come una seconda pelle, inoltre l’attrezzatura sportiva deve essere adatta a tutte le condizioni climatiche e metereologiche. A volte deve essere impermeabile, altre volte traspirante e calda, soprattutto proteggere dal sole. Quando scelgo l’attrezzatura per un viaggio intorno al mondo voglio prima provarla, devo essere sicuro al 100% di ciò che indosso. Ci sono molti brand che anno capi protettivi, adatti per un viaggio intorno al mondo, ma io scelgo Helly Hansen perché garantisce la protezione, realizzano capi molto tecnici. Negli ultimi 10 anni, ho costantemente aiutato il marchio a migliorarli.

UN ROMANZO PUÓ CAMBIARE LA VITA?

UN ROMANZO PUÓ CAMBIARE LA VITA?

Il tono della voce è pacato. Le frasi che pronuncia fanno riflettere. Sentirla parlare dona un senso di serenità. Lei è Barbara Fabbroni, psicologa, psicoterapeuta, analista Transazionale. Ha insegnato nella Scuola di Specializzazione post laurea a indirizzo Analitico Transazionale Centro Logos. Svolge la sua attività per bambini, coppie e adulti in individuale e di gruppo. Ha scritto numerosi saggi e articoli scientifici.

Da anni affianca alla pratica clinica la scrittura. Nel 2015 pubblica il suo primo romanzo rosa: L’Amore, forse.

“Una mia paziente, concluso il percorso di terapia, mi porta un regalo. Con sorpresa vedo che è un romanzo. Curiosa, scopro che la protagonista le somiglia tantissimo. Così comprendo che la narrativa rosa può essere un crocevia importante per uscire fuori da esperienze di dolore. È un po’ come dar vita a una possibilità ulteriore – racconta Barbara Fabbroni –. Per questo ho deciso di scrivere un libro che non è un romanzo autobiografico né l’esperienza di una mia paziente. È semplicemente la storia di una donna con l’immenso bisogno di essere amata e di amare, di credere nell’amore e di viverlo nel suo quotidiano”.
MILAN, ITALY - MAY 26:  Barbara Fabbroni attends the presentation and cocktail for Barabara Fabbroni's new book 'Coach In Love' on May 26, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Jacopo Raule/Getty Images for Barbara Fabbroni) *** Local Caption *** Barbara FabbroniBarbara Fabbroni insegna ad amare e ad amarsi. Amare e amarsi, imparare ad allenare il proprio cuore per conoscersi nel profondo per molti non è affatto semplice. Richiede sforzi, tenacia e una notevole consapevolezza di sé. Spesso l’impresa sembra troppo ardua per una persona sola. Ecco allora che scende in campo il Love coach, l’allenatore del cuore.

In Love coach, il suo nuovo romanzo, Barbara Fabbroni affronta il tema difficile dell’amore attraverso la figura del Love Coach. Una figura particolare e al tempo stesso entusiasmante. Non un guru ma un esperto di sentimenti e comportamenti. Il Love Coach offre sostegno alle persone in difficoltà aiutandole a comprendere fino in fondo quali siano le loro risorse, portandole a scoprire se stesse in modo da migliorare in maniera significativa ed evidente le proprie relazioni e la propria vita sentimentale.
Il Love coach, ci mostra l’autrice, aiuta a superare una relazione finita o lo scarso successo in amore, insegna come gestire le emozioni e come comunicarle agli altri, interviene per cercare di risolvere i problemi di coppia ma, soprattutto, insegna alle persone ad amarsi e quindi ad amare. Non ci si rivolge al Love coach solo per un amore finito o in crisi ma anche per migliorare il rapporto con se stessi, per diventare più consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza, delle proprie fragilità e delle proprie aspirazioni.
Il Love coach, ci dice Barbara Fabbroni nel suo romanzo, non è un terapeuta ma un aiuto concreto per riuscire a sviluppare le proprie potenzialità, soprattutto nel campo dei sentimenti, insegna a superare il disagio con un atteggiamento più consapevole, e aiuta a migliorare l’autostima. Perché solo amandosi si può amare davvero.

Barbara Fabbroni è psicologa, psicoterapeuta, analista Transazionale Clinico. Ha insegnato nella Scuola di Specializzazione post laurea a indirizzo Analitico Transazionale Centro Logos. Svolge la sua attività terapeutica con bambini, coppie e adulti, in individuale e di gruppo.

Ha scritto numerosi saggi e articoli scientifici.

Pubblica con la Casa Editrice EUR (Roma). Tra i suoi saggi: Amore e Dualità: psicopatologia della coppia e Vittima-Persecutore: il mondo dello Stalker.

Nel 2011, per la EUR, dirige la Collana: “Nel cuore dei bambini” di cui fanno parte alcuni suoi saggi, tra i quali: I bambini e la Rabbia; I bambini e la Paura. Nello stesso anno e per la stessa casa editrice pubblica anche delle fiabe terapeutiche: Piccolina e Volavola; Babina la bambina birichina.

Nel 2012, insieme a Maurizio Martucci, sempre per la EUR, fonda la Collana “Analisi Transazionale” per cui pubblica, tra l’altro: Solitudine. Il bambino smarrito, con il quale vince, nel 2013, il Premio Cesare Pavese per la saggistica e che è finalista al Premio Carver 2013.

Nel 2014 vince il Premio Tagete per la saggistica con Stati dell’Io Fetali, finalista al Premio Nabokov 2014.

Nel 2015 pubblica il suo primo romanzo: L’Amore, forse.

Nel 2016 assume l’incarico di direttrice per le Edizioni Pink. Dopo il successo del suo primo romanzo L’amore, forse, Barbara Fabbroni si prenderà cura delle pubblicazioni che promuovono e incoraggiano la narrativa e la poesia “rosa” della casa editrice.

Le Edizioni Pink sono un prodotto al femminile, dove le protagoniste sono donne in tutte le declinazioni e le esperienze che la vita può proporre nel suo percorso. Quella promossa dalla collana è una letteratura facile ma al tempo stesso intelligente, profonda e intrisa di significati.

UN MONDO MIGLIORE CON IL RECUPERO E IL RICICLO DI ALLUMINIO

UN MONDO MIGLIORE CON IL RECUPERO E IL RICICLO DI ALLUMINIO

Il più grande orologio d’Europa nel nuovo terminal Eurostar della stazione St. Pancras di Londra è in alluminio, il materiale scelto per la famosa torcia simbolo dei Giochi Olimpici 2008 è l’alluminio e per la preparazione di un buon caffè serve la corretta Immagini 221alchimia tra l’impiego della miscela arabica migliore, l’utilizzo di tazzine in ceramica o porcellana e il contatto della miscela con l’alluminio.

Alluminio: un metallo con molteplici usi e vite, in quanto si tratta di un materiale riciclabile e l’Italia è al primo posto in Europa con oltre 895mila tonnellate di rottami riciclati. Nel 2015, la raccolta, il recupero e il riciclo degli imballaggi in alluminio in Italia sono positivi e a dimostrare questi risultati è il CIAL (Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Alluminio).

Un anno favorevole in tendenza con il passato, grazie al:

  • recupero di 200 tonnellate di alluminio, il 75,5% dell’immesso nel mercato,
  • recupero energetico di 700 tonnellate (quota di imballaggio sottile che va al termovalorizzatore),
  • riciclo di 500 tonnellate di imballaggi, pari al 69,9% dell’immesso sul mercato (66.500 ton). Il riciclo del metallo ha evitato emissioni serra pari a 345mila tonnellate di CO2 con un conseguente risparmi energetico di oltre 148mila tonnellate equivalenti in petrolio.

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Un traguardo raggiunto attraverso la collaborazione dei cittadini e agli accordi stipulati fra CIAL e gli enti locali di riferimento.

A oggi, sono 6.607 i Comuni italiani dove si svolge la raccolta differenziata degli imballaggi in alluminio (l’82% del totale) con il coinvolgimento di circa 52,6 milioni di abitanti (l’88,5% della popolazione italiana). 203 imprese consorziate, 224 piattaforme e 11 fonderie su tutto il territorio nazionale sostengono e garantiscono la raccolta, il trattamento, il riciclo e il recupero dell’alluminio.

La totalità dell’alluminio prodotto in Italia proviene dal riciclo, un risultato favorevole ottenuto dall’impegno e dalla sensibilizzazione dei cittadini, delle città e delle aziende per vivere in un ambiente migliore e sano.

Simone Lucci

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