DIMAGRIRE GRADUALMENTE: I CONSIGLI DEL NUTRIZIONISTA

DIMAGRIRE GRADUALMENTE: I CONSIGLI DEL NUTRIZIONISTA

Niente è più sbagliato del famoso slogan “7 chili in 7 giorni”, e mai lasciarsi attirare, poi, da testimonianze entusiastiche di persone che hanno perso 20 Kg in due mesi! Dopo un anno probabilmente avranno recuperato tutto, addirittura con gli interessi.

Il meccanismo è il seguente: una dieta ipocalorica troppo stretta finisce per bruciare i muscoli, come in una sorta di autocannibalismo. Una persona con un’esigenza di 1800 kcal. al giorno che riduce le calorie a 800 ha un deficit calorico di circa 1000 calorie e, per colmare questo deficit, il suo organismo ricava almeno 400 calorie distruggendo tessuto muscolare. Considerando 4 calorie per grammo di proteine, significa perdere circa 100g di proteine muscolari al giorno, cioè circa ½ kg. di massa muscolare, (mediamente formata da un 20% di proteine, 2% di glicogeno e per il resto da acqua). Seguendo questo ritmo si perderanno 5Kg di muscoli in 10 giorni. Le altre 600 calorie, attaccando i grassi (1Kg di tessuto adiposo = 7500 calorie), causerebbero un calo di circa un altro chilo, così avremo il famoso calo di 6Kg in dieci giorni, dei quali meno di 1Kg è costituito da grasso, mentre gli altri 5 sono muscoli. Se si perdono muscoli, però il metabolismo si abbassa, perché i muscoli bruciano, come combustibile preferenziale, grassi e carboidrati. Quindi noi ingrasseremo di nuovo, e più facilmente.

Ma non è finita qui. Infatti quelle 600 calorie di deficit giornaliero a carico dei grassi causano una perdita di grasso (560g alla settimana) troppo veloce innescando dei meccanismi di difesa nell’organismo che cerca di conservare le sue preziose riserve energetiche. Viene aumentata così la produzione di un enzima, la lipoproteinlipasi, che convoglia e imprigiona i grassi, presenti nel torrente circolatorio, dentro le cellule adipose, impedendo al corpo di usarli per coprire il deficit energetico. Il nostro organismo, di conseguenza, finisce per bruciare sempre più tessuto muscolare, e questo lo affatica, lo ingolfa e rallenta ulteriormente il metabolismo. È il circolo vizioso della così detta sindrome yo-yo, il famoso calo e poi il recupero di peso con gli interessi: quando si riprende a mangiare un po’ di più, ci si ritrova con tanta di quella lipoproteinlipasi che in poco tempo si riacquista tutto il grasso perso faticosamente e qualcosa in più.

Per evitare l’insorgere di questo meccanismo non bisogna perdere più di 250g di grasso alla settimana, il che equivale a un deficit calorico di circa 250 calorie al giorno. Esiste, poi, un altro motivo per non perdere peso troppo in fretta. C’è un livello di grasso stabilito geneticamente: ognuno di noi ha un suo livello abituale, in relazione al proprio stile di vita. Se questo livello di grasso viene mantenuto per un anno o più, il corpo sviluppa i capillari, i nervi periferici, il sistema connettivo, gli enzimi necessari per conservarlo. Praticamente il corpo si abitua a quel peso e tende a mantenerlo: è il cosiddetto “FAT POINT”. Quindi è importantissimo perdere grasso lentamente, e soprattutto mantenere il nuovo livello di grasso per almeno un anno, in maniera da riassestare il proprio FAT POINT.

Giuseppe Piccione,
laureato in scienze biologiche
dottorato di ricerca in chimica degli alimenti
esperto in qualità ed igiene degli alimenti e nutrizione umana.

LA DETOX WATER CHE DONA BENESSERE A PELLE E CAPELLI

LA DETOX WATER CHE DONA BENESSERE A PELLE E CAPELLI

Un elegante appartamento dei primi anni del ’900, con parquet intarsiato, soffitti a cassettone in legno e affrescati, porte in stile neoclassico con citazioni di Orazio e Seneca. Si tratta della nuova location di GUM Salon & Barbershop, negozio fondato da Stefano Terzuolo nel 2009 per l’hairstyling di lei e di lui.

Depuravita è un’azienda italiana dedicata al benessere con linee detox di juicing, zuppe, tè e cosmetica. Tutte 100% naturali.

Dalla loro collaborazione nasce: Black Silk, uno speciale infuso di acqua con verdura e frutta freschissima preparato quotidianamente in laboratori artigianali in esclusiva per GUM.

Durante i trattamenti a barba e capelli, infatti, i clienti del salone possono sorseggiare la nuova detox water che anticipa le tendenze nella cura olistica del corpo. La bevanda è ideale per idratare l’organismo e sostenere al meglio i regimi dimagranti, offrendo un alto contenuto di vitamine e sali minerali. Un suo sorso dona benessere a pelle, capelli e organismo nel suo complesso.

La base di acqua di Black Silk, inoltre, riduce al minimo le calorie, mentre gli ingredienti selezionati da Depuravita diffondono le loro sostanze nutritive, lasciando al palato un sapore delizioso.

Acqua alcalina, cetriolo, sciroppo d’acero, spinaci, carbone vegetale e limone sono gli ingredienti presenti all’interno della bevanda.

L’acqua alcalina aiuta a migliorare il pH dei tessuti, prevenendo l’invecchiamento cellulare precoce. Autentico concentrato di vitamina B, C, acido folico, potassio e silicio, il cetriolo è ricco di acqua e per questo fortemente diuretico, rinfrescante, depurativo per la pelle e in grado di contrastare la ritenzione idrica, invece, lo sciroppo d’acero è fonte di zuccheri, di nutrienti essenziali. Gli spinaci contengono zolfo e vitamina B importantissimi per rafforzare la crescita dei capelli, mentre il carbone vegetale, grazie all’azione purificante, aiuta a ridurre i gonfiori intestinali e ottenere il cosiddetto effetto “pancia piatta”. Il limone è uno dei frutti più alcalinizzanti per il suo contenuto di vitamina C, acido citrico, potassio e fosforo. Detossifica e accelera il metabolismo.

L’infuso naturale consente di perseguire uno stile di vita sano ed equilibrato, che vuol dire riconoscere e ascoltare le esigenze del nostro corpo e fronteggiarle con un’alimentazione adeguata, abbinata a rituali di bellezza che purificano il nostro corpo dall’interno all’esterno.

Simone Lucci

VIAGGIO TRA STORIA E VINI DI UNA CANTINA SICILIANA

VIAGGIO TRA STORIA E VINI DI UNA CANTINA SICILIANA

In una sala 4D con 48 posti a sedere, un divertente cartoon di 15 minuti viene trasmesso in tre lingue. Cinema 3D ed effetti speciali per raccontare la cantina siciliana Florio del Gruppo Duca di Salaparuta, appartenente oggi alla Illva di Saronno, più precisamente alla famiglia Reina.

È in questo originale spazio che avviene l’accoglienza degli oltre 53 mila visitatori annui all’azienda. “Qui riceviamo gli ospiti prima del tour in cantina e permettiamo loro di comprendere chi siamo oggi – precisa Maria Elena Bello, responsabile Hospitality –. Molti vengono a visitare le cantine Florio senza sapere che facciamo parte di un gruppo più ampio, come la Duca di Salaparuta, e quindi nel cartoon raccontiamo il passaggio da Florio a Duca di Salaparuta. Poi spieghiamo che il Gruppo Duca di Salaparuta appartiene oggi alla Illva di Saronno, più precisamente alla famiglia Reina, che vuol farsi conoscere perché finora si pensava che dietro alla Illva Holding ci fossero gli americani. Il video svela il mistero e narra di Augusto Reina, proprietario dell’Illva di Saronno insieme ai suoi tre fratelli, che innamoratosi della Sicilia decide di investire nell’isola.

Nel cartoon, due personaggi: un’etichetta e un tappetto si muovono raccontando dell’acquisto delle tenute storiche e di quelle sull’Etna; degli investimenti tecnologici in cantina e in vigna. Della macchina del freddo, una sorta di mega frigorifero con le ruote che si sposta in vigneto per non far surriscaldare l’uva nel momento del trasporto. Qui i grappoli vengono conservati a una temperatura intorno ai 5 gradi e riescono così a raggiungere la cantina integri, come se fossero stati appena raccolti.

Accanto alla sala 4D, fortemente voluta da Augusto Reina, c’è la cantina Florio. “Questa location rappresenta la storia, uno stile di vita, la belle époque palermitana. Florio è conosciuto all’estero non come brand ma come ‘il Marsala’”, afferma Maria Elena Bello.

Costruita a Marsala in pietra di tufo da Vincenzo Florio nel 1833, la cantina sorprende per la sua bellezza. Fu bombardata durante la seconda guerra mondiale, e nel 1943 fu danneggiata gravemente, ma i lavori di ricostruzione, lenti e faticosi, l’hanno riportata all’antico e maestoso splendore. 650 metri di lunghezza per ogni navata, e 104 arcate sotto le quali si allineano 1.400 caratelli e circa 600 tra botti e tini. Parte della cantina storica è ancora in uso e vengono utilizzati i fusti centenari.

I pavimenti in tufo, pietra locale facilmente lavorabile per le sue caratteristiche di media durezza, permettono all’acqua sottostante di infiltrarsi per capillarità, di evaporare rinfrescando l’ambiente ecologicamente, e di mantenere un grado di umidità di circa l’80%. Si ottiene così una temperatura costante che va dai 15° in inverno ai 26° d’estate, e che risulta ottimale per l’invecchiamento e la conservazione dei vini.

L’acqua s’infiltra attraverso il terreno che è in calcarenite (materiale molto poroso), arriva poi in superficie ed evapora, abbassa così la temperatura e crea umidità agevolando una termoregolazione naturale.

Contribuisce al fascino della cantina la sala Donna Franca. Il visitatore è accolto da una musica di sottofondo, e trova un lungo tavolo sul quale si svolge la degustazione esperienziale. Su uno schermo cinematografico viene, poi, presentato un video che descrive la degustazione e l’abbinamento di 4 vini (un Marsala Florio, un bianco Corvo, un rosso Duca di Salaparuta e un Marsala o uno Zibibbo Florio) a 4 cibi diversi. Un gioco sapiente di luci e ombre accompagna il ritmo della proiezione. Un’esperienza innovativa proposta a un massimo di 40 visitatori per volta.

Le degustazioni avvengono anche nella moderna Terrazza Florio, uno spazio elegante e romantico affacciato sul mare di fronte alle isole Egadi dove godere della luce, del vento e dei magici tramonti vi sono poi due terrazze contigue caratterizzate da un arredo essenziale e raffinato che si inserisce perfettamente nella splendida cornice naturale. Un’esperienza unica in uno degli angoli più affascinanti dell’isola.

La cantina si distingue, anche, per alcuni vini unici e ricercati. Nel caveau di tufo è custodita, infatti, Aegusa Limited Edition, un’aristocratica bottiglia di Marsala lanciata dall’azienda Florio in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia.

Alla cura del design, pulito ed elegante, si aggiunge un tocco di classe, la storica azienda vinicola ha deciso di valorizzare ulteriormente il suo prodotto “ornandone il décolleté” con gemme dei colori della bandiera italiana: uno smeraldo, un diamante e un rubino. Ma non è solamente il packaging a essere prezioso, anche il contenuto di questa “signora bottiglia”, un Marsala invecchiato 70 anni, conferma le caratteristiche del suo aspetto esteriore.

“Il Marsala è stato ed è la nostra realtà, ne produciamo circa 2 milioni e mezzo di bottiglie all’anno. Negli ultimi tempi ai Marsala classici sono stati affiancati altri grandi siciliani: vini liquorosi e passiti di forte tradizione, figli di uve provenienti da territori quali Pantelleria e Salina, capaci di esprimere inimitabili picchi qualitativi grazie all’unicum straordinario che nasce dal connubio tra microclima, terreno e vitigno”, spiega Maria Elena Bello.

Per celebrare i 110 anni e le 100 corse disputate durante le imprese audaci e visionarie della mitica competizione automobilistica Targa Florio, l’azienda crea un’esclusiva Limited Edition di uno dei suoi Marsala Florio più amati: Targa Riserva 1840.

Il Marsala, ricavato esclusivamente da uve Grillo della costa del marsalese, è affinato per almeno otto anni in botti di rovere per conferirgli il caratteristico colore ambrato brillante con riflessi topazio.

Interamente realizzata a mano da un artigiano, una guaina in pelle color cuoio veste l’elegante bottiglia, richiamando alla mente i guanti utilizzati dai piloti col suo oblò frontale e con il bottone che la chiude intorno alla bottiglia. Realizzate con il punto da selleria, le cuciture si ispirano ai volanti in cuoio cuciti a mano delle auto d’epoca. La pelle di pregio, le cuciture accurate, le finiture precise e il metallo lucente del bottone, sono tutti dettagli che racchiudono una storia fatta di passione per la sfida, amore per la qualità e desiderio di creare qualcosa di unico.

La produzione Duca di Salaparuta si attesta sui 12 milioni di bottiglie all’anno: circa 10 milioni di bottiglie di vini da pasto (Corvo e Duca di Salaparuta), 2 milioni di bottiglie di vini liquorosi o dolci e liquori (Florio). Le etichette sono in totale 50: 10 etichette Corvo, 15 Duca di Salaparuta, 25 Florio. Tutti i vini sono esportati in 55 Paesi del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in Brasile, in Inghilterra, in Estremo Oriente, in Cina e in Australia.

In una terra vocata al vino, la cantina Florio racchiude la storia, l’innovazione e la qualità del settore vitivinicolo siciliano.

Clementina Speranza e Simone Lucci

È il 1824 quando, in Sicilia, Giuseppe Alliata, Principe del Sacro Romano Impero e Duca di Salaparuta, anziché cedere a terzi le uve dei suoi possedimenti in contrada “Corvo” (Casteldaccia), decide di vinificare in proprio e imbottiglia le prime 5.000 bottiglie di “Corvo Bianco”. Inizia così la storia di Corvo e Salaparuta che s’intreccia con quella delle cantine Florio: Illva Saronno Holding S.p.A. (proprietaria di grandi marchi del settore spirits), dopo aver acquisito nel 1998 il controllo dell’intero pacchetto azionario della S.A.V.I. Florio, nel 2001 acquista anche la Casa Vinicola Duca di Salaparuta. Dalla fusione di quest’ultima con S.A.V.I. Florio, nasce Duca di Salaparuta S.p.A., società della Holding che produce i brand Florio, Corvo e Duca di Salaparuta.

 La società Duca di Salaparuta ha origine quindi dalla fusione di 2 aziende storiche del panorama enologico siciliano: la Casa Vinicola Duca di Salaparuta e la S.A.V.I Florio & C.

La società Duca di Salaparuta S.P.A. dal 2003 gestisce 3 marchi: Duca di Salaparuta, Corvo e Florio.

UNA CANTINA BIODINAMICA E BIOLOGICA AI PIEDI DEL VULCANO

UNA CANTINA BIODINAMICA E BIOLOGICA AI PIEDI DEL VULCANO

Fave, piselli, lupini, trifogli, e fiori sono le piante inserite tra i filari di vite o tra un alberello e l’altro. Le loro radici mantengono il suolo poroso, consentono l’assimilazione dei microelementi, favoriscono i movimenti dell’acqua, donano un apporto nutritivo al terreno e rilasciano azoto. Tagliate e lasciate sedimentare, con il trascorrere degli anni, le piante sono poi inglobate nel suolo. Questa tecnica agronomica di concimazione lenta e progressiva, che si chiama sovescio, viene adottata dalla cantina Terra Costantino.

La concimazione, la coltivazione e l’allevamento sono attuati dall’azienda catanese con modalità che promuovono la fertilità e la vitalità del terreno e, allo stesso tempo, valorizzano le qualità tipiche delle specie vegetali. Terra Costantino si può definire una realtà biodinamica. “Non siamo certificati, ma seguiamo i vecchi dettami della natura – racconta Fabio Costantino, proprietario della cantina –. Alla prima luna di gennaio eseguiamo la potatura delle piante con la tecnica ad alberello: oltre al tronco centrale della vite, ci sono tre bracci/candelabri e a ciascun candelabro si lasciano due ‘occhi’ da cui spunta il tralcio con l’uva –. Questa potatura è praticata durante la stagione invernale, quando la vite è secca.

Dal 2002, la cantina ha ricevuto la certificazione biologica che garantisce un approccio molto dolce all’allevamento delle viti.

“Fare biologico significa stare nella vigna per molto tempo, curarla con tantissima attenzione senza utilizzare pesticidi, evitando l’invasione di insetti come il moscerino Suzukii – precisa Fabio Costantino–. Siamo in una zona ventosa, con un clima adatto, quindi riusciamo a coltivare i vigneti senza ricorrere alla chimica. Utilizziamo solo il rame e lo zolfo come si è sempre fatto”.

Castagni, ciliegi, susini, gelsi accompagnano la crescita dell’uva: una vasta biodiversità, caratteristica dei vigneti sorgono sul versante sud-est dell’Etna nel territorio di Viagrande.

“Il terreno della nostra vigna è composto da sabbia vulcanica, è quindi molto permeabile, e superficialmente non si raccoglie nulla. La vite, facendosi strada nelle fenditure, riesce a penetrare il basalto. Per schiacciare questa roccia servono cento tonnellate per centimetro quadrato, una pressione incredibile. La vite non trova il nutrimento nei primi 50 cm, che sono aridi, bensì più in profondità, nella terra cotta dal passaggio superiore della lava. Si tratta di lava di Blandano, che risale a un periodo tra il 100 a.C. e il 3000 a.C. – spiega Costantino –. Raggiunta la terra cotta, che ha trattenuto grandi quantità di acqua, le radici traggono nutrimento per tutto l’anno”.

Dalla vigna si ammira il mare e si percepiscono le note salmastre trasportate dal vento. Alle spalle c’è il vulcano, che protegge le piante dall’invadenza gelata della tramontana.

“Sull’Etna, la produttività per ettaro è la più bassa in assoluto, ci sono zone in cui si raccoglie un chilo a ettaro, qui siamo intorno a 40/50 quintali a ettaro che è una resa minima – riferisce il proprietario della cantina –. Quest’anno abbiamo fatto anche un diradamento per avere una qualità migliore”.

L’azienda coltiva esclusivamente vitigni autoctoni dell’Etna a bacca bianca, come Carricante e Catarratto, e a bacca rossa quali Nerello Mascalese e Nerello Cappuccino.

Contrada Blandano e De Aetna sono i vini di punta di Terra Costantino. “Tutti i vini contengono una quantità minima di solfiti, per ottenere un prodotto che sia il più pulito, elegante e fresco possibile”, puntualizza Fabio Costantino. Il nome De Aetna è ispirato al titolo di un saggio latino di Pietro Bembo del 1496. Una perfetta combinazione di uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccino dà vita al De Aetna rosso; le uve Carricante e Catarratto per il De Aetna bianco, mentre un’accattivante interpretazione del Mascalese per il De Aetna rosato.

Tutti vini Etna DOC, la cui produzione è consentita solo nella provincia di Catania, in una mezzaluna che circonda il vulcano da sud a nord e si alza fino a 1000 metri sul livello del mare.

Terra Costantino racconta il boscoso e il fertile territorio che circonda l’Etna. Attraverso i vini e le etichette, rivivono poi gli idilli di Teocrito.

Clementina Speranza e Simone Lucci

AGRICOLTURA BIOLOGICA

Il termine “agricoltura biologica” o “agricoltura organica”, come è in uso nei paesi anglosassoni, si spiega da solo, si tratta di una pratica agricola che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze chimiche sintetizzate dall’uomo.

Dal suo apparire, risalente a circa 10.000 anni fa, fino a metà secolo scorso l’agricoltura poteva essere definita “biologica”. L’agricoltura biologica non è quindi una moda recente, propugnata da ecologisti fanatici, come alcuni suoi detrattori vorrebbero far credere, ma una pratica tradizionale che ha permesso la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità per decine di millenni. Non si tratta di rinnegare il progresso se mai di imparare ad usare saggiamente gli strumenti che ci mette a disposizione, affinché non diventino, come purtroppo spesso accade, mezzi di distruzione. In agricoltura biologica si recuperano e si adottano pratiche agricole tradizionali che mantengono ancora la loro validità, ma si fa anche largo uso di nuovi prodotti e innovazioni che la ricerca scientifica mette a nostra disposizione.

La viticoltura biologica è orientata verso una più matura consapevolezza nella gestione agronomica in quanto basata su un’attenta osservazione della fisiologia e dei ritmi fenologici delle piante. Questa scelta è vincente solo se il vigneto viene realizzato su questi presupposti e con la cura di effettuare le operazioni necessarie in modo preciso e tempestivo.

AGRICOLTURA BIODINAMICA

L’agricoltura biodinamica è un modo di lavorare, osservare, di vivere la terra. Una filosofia di vita per apprezzare tutta l’armonia di un campo coltivato, il succedersi delle stagioni e del tempo. Con il metodo biodinamico, l’agricoltura è in sintonia con la natura, con la terra e con gli uomini. La concimazione, la coltivazione e l’allevamento sono attuati con modalità che rispettano e promuovono la fertilità e la vitalità del terreno e allo stesso tempo le qualità tipiche delle specie vegetali e animali. Il profondo legame con la natura e il completo rispetto dei suoi ritmi portano con l’agricoltura biodinamica, ad abolire l’utilizzo di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici, e a gestire il terreno seguendo i cicli cosmici e lunari.

La base ideale per creare un’unità biodinamica è l’azienda agricola con un allevamento di bestiame. Gli animali costituiscono infatti un elemento importante di questo organismo, fornendo prezioso fertilizzante, da usare dopo il compostaggio per incrementare la vitalità del terreno.

Secondo il metodo biodinamico, la fertilità e la vitalità del terreno devono essere ottenute con mezzi naturali: compost prodotto da concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, lotta antiparassitaria meccanica e pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali. Rendendo vitale la terra ed aumentandone l’attività biologica, le piante crescono in modo naturale, nutrite dall’ecosistema del suolo. La concimazione e la cura del terreno sono quindi finalizzate all’ottenimento e al mantenimento di questo equilibrio.

L’agricoltura biodinamica è nata nel 1924 come risposta di Rudolf Steiner, un filosofo austriaco della prima metà del XX secolo, a un gruppo di agricoltori che si chiedeva indicazioni pratiche per risolvere i nuovi problemi di degenerazione delle loro colture causati dall’uso dei prodotti chimici nella concimazione e nella difesa delle piante, delle nuove tecniche di selezione e di intensivizzazione dell’agricoltura. Era il passaggio dell’azienda mista (che produceva tutto quanto le serviva per funzionare) all’azienda specializzata che dipende dall’importanza di input dall’esterno. Da più di ottanta anni in movimento di agricoltura biodinamica – diffuso con successo in tutto il mondo – con i suoi agricoltori e i suoi ricercatori lavora per garantire il risanamento della Terra, il rinnovamento dell’agricoltura e per offrire un alimento ricco di forze nutritive a uomo e animali.

FIS Fondazione Italiana Sommelier

SBARCA ORA NEGLI STATES UNA NUOVA FORMULAZIONE ITALIANA PER IL TRATTAMENTO DELL’IPOTIROIDISMO

SBARCA ORA NEGLI STATES UNA NUOVA FORMULAZIONE ITALIANA PER IL TRATTAMENTO DELL’IPOTIROIDISMO

È presente sul mercato italiano dal 2012. È tra i tre farmaci più prescritti al mondo. È sulla lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e tra i più efficaci, sicuri e fondamentali. Si tratta della Levotiroxina liquida, la forma sintetica dell’ormone tiroideo, tiroxina (T4) impiegata in tutti i casi di deficit dell’ormone.

“Per diversi anni le compresse di tiroxina declinata in due unici dosaggi, è stato l’unico farmaco presente sul mercato italiano e non poche difficoltà si sono avute in quel 30-40% dei casi dove non si riusciva ad ottenere un compenso adeguato per problemi correlati con l’assorbimento a causa di gastriti, celiachia, intolleranze al lattosio e assunzione di altri farmaci interferenti e per quanti non riuscivano a rispettare l’assoluta necessità di assumere il farmaco a digiuno e privarsi dell’immediata assunzione del caffè, per il quale erano costretti ad aspettare un minimo di mezz’ora – spiega Vincenzo Toscano, Presidente AME-Associazione Medici Endocrinologi –. Pazienti costretti a sottrazione di sonno, più frequentemente donne e quindi, specialmente in post-menopausa, più soggette a disturbi del sonno. Sviluppare un preparato che permettesse di superare tutti questi inconvenienti e permettere il raggiungimento del target di compenso (TSH) nei limiti previsti è stato l’obiettivo di IBSA. Molti studi, la maggior parte da autori italiani, hanno dimostrato che con la levotiroxina liquida è possibile evitare l’attesa del caffè. Molti farmaci di uso frequente, come gli antiacidi o gli inibitori di pompa protonica, non sembrano interferire con l’assorbimento. Non si può poi non considerare il vantaggio che il preparato di tiroxina liquida offre per il trattamento dei pazienti che non possono deglutire o che sono alimentati con sondino. E i vantaggi per i bambini con ipotiroidismo congenito e per pazienti dopo chirurgia bariatrica, dove il farmaco si è dimostrato efficace nel raggiungimento del target. Possiamo quindi dire, ancora una volta, che la ricerca italiana in ambito tiroideo si è distinta per aver ottemperato alle esigenze dei pazienti nell’ottica di migliorare la qualità di vita”.

L’FDA, l’agenzia regolatoria americana per i farmaci, autorizza all’immissione in commercio (NDA, New Drug Application) della levotiroxina in formulazione liquida per il trattamento dell’ipotiroidismo.

“E così, per una volta, il mondo farmacologico e il paradigma del regolatorio (prima FDA, poi EMA poi AIFA) si capovolge, perché questa volta la novità terapeutica dall’Italia sbarca negli States solo successivamente ad una larga e diffusa sperimentazione sul campo in Italia. È di qualche giorno fa la notizia dell’approvazione da parte anche dell’FDA per il mercato USA di questa formulazione liquida”, precisa Andrea Lenzi, Presidente SIE, Società Italiana di Endocrinologia.

I VINI SICILIANI NATI SUI COLLI DI SALEMI

I VINI SICILIANI NATI SUI COLLI DI SALEMI

Al centro della Sicilia occidentale si erge la città arabo-normanna di Salemi. Dal terrazzo merlato del castello è possibile godere di un panorama incantato valorizzato da distese di uliveti e vigneti. In questa zona dove il sole tramonta alle spalle delle isole Egadi, nasce la storia della famiglia Ardagna che ha portato a nuova vita Musìta, una vecchia cantina degli anni ’70 e che trae il suo nome dall’omonimo colle su cui vengono coltivati alcuni vigneti.

La passione vitivinicola di Don Ignazio, infatti, è stata tramandata di padre in figlio per cinque generazioni. Un’attività iniziata con pochi ceppi di Catarratto impiantati ad alberello, gestiti con infinito amore e tanta fatica, sino all’acquisizione di circa 50 ettari di vigneto coltivati con nuove tecniche attente all’ambiente, ma con l’entusiasmo del passato.

A un’altitudine che arriva fino a 500 mt. s.l.m., vengono allevati: il Catarratto, il Grillo, lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Syrah e il Nero d’Avola. “Preferiamo i vigneti sulle colline di Salemi posti esattamente nelle vicinanze della cantina e della zona collinare che si espande attorno al sito archeologico di Segesta – precisa l’enologa Carmela Ardagna –. Compriamo, anche, uve da altri fornitori con cui abbiamo contratti pluriennali. Tali vigneti vengono controllati dalla potatura alla vendemmia e seguono il nostro protocollo”.

La raccolta di queste uve viene interamente svolta a mano e i grappoli vengono posti in piccole cassette da 15kg. “In tal modo, il frutto giunge integro in cantina dove una diraspatrice toglie il raspo senza schiacciare gli acini che vengono, successivamente, trasportati all’interno di vasche per mezzo di una pompa peristaltica. Uno strumento nato per il mondo medico e poi adattato al settore enologico”, spiega Carmela Ardagna.

La gestione della cantina e dei vigneti è completamente familiare, e ogni processo di lavorazione viene seguito da esperti agronomi ed enologi che mirano a valorizzare i vini e la terra siciliana. “In futuro, mi piacerebbe vedere la Sicilia come un’isola bio”, riferisce Dino Taschetta, presidente della cooperativa di Mazara Colomba Bianca e marito di una delle proprietarie della cantina Musìta.

All’azienda, infatti, sono state riconosciute: la certificazione biologica e il programma NOP (National Organic Program) per l’esportazione di vino biologico negli Stati Uniti. “I prodotti bio non sono ancora in commercio, ma stiamo lavorando a una linea di vini biologici in purezza con un focus sulle varietà autoctone: Grillo, Catarratto e Nero d’Avola – puntualizza Vito Amato, responsabile marketing e nipote dei proprietari –. Per il mercato americano, stiamo realizzando uno Zibibbo secco certificato NOP”.

Uno dei vini di punta della cantina Musìta è il: Passocalcara metodo classico, presentato per la prima volta con la guida del Giornale di Sicilia, aggiudicandosi nel 2015 il premio come Miglior Spumante della Sicilia.

Tutti i vini Musìta sono prodotti in un’azienda attenta all’ambiente e all’ecosostenibilità. “Abbiamo installato dei pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, abbattendo, così, i consumi – precisa Vito Amato –. E in futuro realizzeremo un impianto fotovoltaico per l’energia elettrica. Nel frattempo abbiamo un contratto con un fornitore di energia elettrica che ci garantisce energia prodotta da fonti rinnovabili, con una particolare sensibilità all’ambiente”.

In Musìta si fondono tradizione e tecnologia, storia e innovazione, dedizione e sapienza, sogno e realtà per creare vini dall’inconfondibile sapore siciliano.

Clementina Speranza – Simone Lucci

UN POLIFENOLO NATURALE CONTRO IL VIRUS DELL’INFLUENZA

UN POLIFENOLO NATURALE CONTRO IL VIRUS DELL’INFLUENZA

Un semplice raffreddore, una più complicata rinosinusite, un’infezione respiratoria ricorrente e una forma allergica: queste alcune tra le malattie delle alte vie respiratorie che costituiscono le più frequenti patologie in età pediatrica.

“Che si parli di raffreddore, influenza, sinusiti o allergie il naso è sempre coinvolto – precisa Matteo Gelardi, Otorinolaringoiatra, Policlinico Universitario di Bari -. In particolare la mucosa nasale, chiamata così proprio perché produce il muco che rappresenta la prima barriera di difesa dagli agenti esterni quali batteri, virus, particolato atmosferico e pollini. La principale causa delle infezioni delle vie aeree è rappresentata dalla fisiologica immaturità immunologica del bambino. Nei primi 3 anni di vita esiste una difficoltà nella produzione anticorpale, soprattutto verso antigeni polisaccaridici. Questa scarsa efficienza delle risposte anticorpali è responsabile anche di una incompleta memoria immunologica con rischio di recidività della stessa infezione. Anche altri meccanismi di difesa sono immaturi; la riduzione della clearance mucociliare determina infatti un prolungamento della permanenza dei patogeni nelle mucose nasali e faringee facilitando l’infezione. Di fronte ad un’infezione delle alte vie aeree il primo quesito che si pone è sulla sua origine: sarà batterica o virale? È un circolo vizioso, conclude l’esperto, perché un’infezione virale determina modificazioni che favoriscono l’infezione batterica e può volgere a batterica se non trattata appropriatamente”.

Recenti pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che il resveratrolo, un polifenolo naturale prodotto dalle piante, ha l’effetto di inibire la replicazione di rhinovirus, virus dell’influenza e virus respiratorio sinciziale. Il resveratrolo è un polifenolo presente in vari tipi di frutta e verdura ed è particolarmente abbondante nella buccia dell’uva. Questa molecola naturale ha diverse proprietà:

– una potente attività antivirale, inibendo la replicazione di rhinovirus (virus del raffreddore), adenovirus e influenza A virus, tre dei più importanti responsabili delle infezioni delle vie respiratorie

– attività antinfiammatoria

– migliora il battito ciliare che consente l’eliminazione del muco e un generale miglioramento della qualità della respirazione.

Un complesso brevettato di resveratrolo e carbossimetilbetaglucano è disponibile in farmacia in spray nasale e gocce nasali. Studi condotti in bambini affetti da rinite allergica persistente e infezioni respiratorie ricorrenti hanno evidenziato che la somministrazione intranasale topica di questo complesso riduce significativamente sia i sintomi nasali (come prurito, starnuti, rinorrea, tosse e ostruzione), sia l’insorgenza di nuove infezioni respiratorie, e conseguentemente anche i giorni di febbre, le assenze da scuola e il numero di visite pediatriche. Tra gli effetti biologici del resveratrolo vanno sicuramente annoverati quelli antivirali e antiossidanti, quelli sul sistema immunitario (protezione dall’infezione e aumentata difesa anti effettiva), antiallergica, sul sistema cardiovascolare (attività anti-aterosclerotica, anti- ipertensiva ed anti-aggregante).

“Rispetto ad altre soluzioni terapeutiche testate sull’adulto e “adattate” al bambino, il complesso di resveratrolo e carbossimetilbetaglucano ha dimostrato le sue proprietà con studi effettuati su pazienti in età pediatrica”, conclude Paola Mastromarino, Microbiologa e Virologa, Dipartimento Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Università La Sapienza di Roma.

MALATTIE INFETTIVE E DUE PIANI NAZIONALI PER FERMARLE

MALATTIE INFETTIVE E DUE PIANI NAZIONALI PER FERMARLE

Una malattia infettiva è una patologia causata da agenti microbici o microrganismi che entrano in contatto con un individuo, si riproducono e causano un’alterazione funzionale: la malattia è quindi il risultato della complessa interazione tra il sistema immunitario e il microrganismo estraneo.
I microrganismi che causano le malattie infettive possono appartenere a diverse categorie e principalmente a virus, batteri o funghi.

Le malattie infettive di tipo virale sono causate da virus, entità elementari costituite da materiale genetico (RNA o DNA) circondato da una proteina, un lipide o da un rivestimento glicoproteico.

I virus, una volta entrati in contatto con una cellula ospite, inseriscono il proprio materiale genetico nella cellula stessa, assumendo la direzione delle sue funzioni.

La cellula, così infettata, continua a riprodursi, ma produce proteine virali e materiale genetico del virus anziché i prodotti usuali. La capacità del virus di trasmettersi dipende dal tipo di virus. Alcuni possono trasmettersi attraverso il semplice contatto, gli scambi di saliva, oppure vengono dispersi nell’aria tossendo o starnutendo e quindi inalati da un’altra persona.

Ritenute debellate o sotto controllo, con una mortalità inferiore rispetto ai tumori e alle patologie cardiovascolari, le malattie infettive, di origine batterica o virale, in realtà sono più che mai tra noi. C’è l’influenza, che ogni anno colpisce in Italia circa 5 milioni di persone. Le polmoniti, spesso associate all’influenza, con circa 200 mila casi l’anno e 10 mila decessi, e le meningiti. L’Herpes Zoster, che insieme a influenza e pneumococco forma la cosiddetta “triade maledetta” che minaccia le persone anziane. Ci sono le infezioni da Papillomavirus che possono causare tumori anogenitali. E ancora, le epatiti B e C con centinaia di migliaia di portatori cronici. Le infezioni batteriche multiresistenti che colpiscono ogni anno dal 7% al 10% dei pazienti con migliaia di decessi. Una delle infezioni virali più diffuse al mondo è quella da HCV, il virus dell’epatite C. Questo virus, attraverso l’attivazione del sistema immunitario, provoca la morte delle cellule epatiche (necrosi epatica). Le cellule epatiche distrutte dal virus sono sostituite da un tessuto cicatriziale, con la comparsa di noduli e di cicatrici che determinano la perdita progressiva della funzionalità del fegato. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive al virus dell’epatite C. Circa il 2% della popolazione italiana è entrata in contatto con l’HCV e il 55% dei soggetti con HCV è infettata dal genotipo 1. E i portatori cronici del virus sono circa 1 milione, di cui oltre 300 mila diagnosticati: più di 20 mila persone muoiono ogni anno per malattie croniche del fegato (due persone ogni ora) e, nel 65% dei casi, l’epatite C risulta causa unica o concausa dei danni epatici.

La minaccia delle malattie infettive, di origine virale e batterica, è stata centro dell’evento AHEAD (Achieving HEealth through Anti-infective Defense) che si è svolto a Roma e dove rappresentanti di Istituzioni, Autorità regolatorie, associazioni pazienti e clinici hanno fatto il punto sulle strategie di contrasto che il nostro Paese sta mettendo in campo contro le malattie infettive, mostrando una grande capacità di innovazione, grazie a scelte all’avanguardia in Europa, come il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, approvato all’inizio dell’anno, e il Piano contro la resistenza agli antibiotici, il cui varo è imminente.

“Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017, individua strategie efficaci e omogenee da implementare sull’intero territorio nazionale dando ampio rilievo alla garanzia dell’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni prioritarie per le fasce d’età e popolazioni a rischio indicate. L’offerta vaccinale adesso è ampia e tra le più avanzate nel mondo”, afferma Ranieri Guerra, Direttore Generale Prevenzione Sanitaria, Ministero della Salute.

La prossima sfida è l’applicazione uniforme del nuovo Piano in tutte le Regioni italiane per assicurare a tutti i cittadini l’accesso equo ai vaccini.

Altro fronte aperto è quello dell’infezione da virus dell’epatite C (HCV). Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato l’obiettivo dell’eliminazione delle epatiti a livello globale entro il 2030 e tutti i Governi dei Paesi industrializzati – Italia in testa – stanno adottando misure in tal senso. L’eliminazione dell’epatite C passa attraverso l’accesso a terapie antivirali di nuova generazione in grado di eradicare il virus nella maggioranza dei casi.

Se negli ultimi 70 anni l’avanzata delle malattie infettive di origine batterica ha trovato un muro, questo muro è stato rappresentato dagli antibiotici. Ma in anni recenti, l’antibiotico-resistenza, la capacità cioè dei batteri di resistere agli antibiotici, è cresciuta fino a diventare un problema drammatico. In Italia, la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate in Europa. La risposta da dare su questo altro fronte passa per procedure di buona pratica clinica, uso appropriato degli antibiotici introducendo il concetto di stewardship, ossia la possibilità di razionalizzare l’uso degli antibiotici, e la ricerca di nuove terapie antibiotiche in grado di sconfiggere i batteri resistenti. Principi che ispirano il Piano contro la resistenza agli antibiotici che sarà varato in primavera.

 

TISANE IN FORMATO LIQUIDO DA BERE ANCHE FREDDE

TISANE IN FORMATO LIQUIDO DA BERE ANCHE FREDDE

Realizzare una buona tisana è un’arte, come preparare un buon cocktail o un raffinato piatto di alta cucina. E per ottenere un gustoso risultato, è necessario conoscere gli ingredienti e il modo in cui associarli. Nel caso delll tisane, le parti delicate come petali, foglie o steli sottili vanno esclusivamente messe in infusione, mentre le parti legnose come cortecce, radici o frutti essiccati vanno fatti bollire per ottenere un decotto. Prive, inoltre, di teina e caffeina risultano un ottimo sostituto a: caffè, tè, cappuccino e cioccolata.

Le tisane, infatti, sono pratiche e non pongono limiti al loro uso. Insomma, si tratta di bevande senza controindicazioni che possono essere consumate in ogni momento della giornata. Alla mattina, per riscaldare una colazione frettolosa o dietetica. Dopo pranzo facilitano la digestione. Nel pomeriggio, per una pausa distensiva e la sera per conciliare il sonno.

Una formula alternativa è proposta da Witt che le presenta in formato liquido. Per questo sono adatte non solo in inverno, ma ottime anche per dissetarsi in estate diluite in acqua ben fredda. Sono sufficienti 5 ml di prodotto in acqua calda o fredda da assumere 1 o 2 volte al giorno.

Digestiva, Balsamica, Energetica e Rilassante sono le quattro varianti proposte dal brand 100% italiano specializzato nei prodotti naturali per il benessere della persona, e la cura totale del suo ambiente, in assoluta armonia con la natura. Dal 2013, il brand ha aderito al disciplinare VeganOK che certifica l’assoluta assenza di prodotti animali in tutte le fasi della lavorazione dei propri prodotti.

Tarassaco e cardo per depurare e stimolare il fegato, papavero ed eucalipto per un effetto balsamico ed espettorante a livello delle prime vie aeree, goji e zenzero stimolante, antiossidante, e per ritrovare la carica, mentre mandarino e melissa per ritrovare la calma, la serenità e favorire un sonno ristoratore sono gli ingredienti naturali, inseriti nelle tisane, e che aiutano a ritrovare il benessere.

Tutte le tisane sono fonte di nutrienti, come sali minerali, oligoelementi, vitamine, che derivano dalle piante utilizzate. Hanno, inoltre, un’azione reidratante, quindi utilissime per chi non beve a sufficienza o per chi mangia poca verdura. Il calore che si irradia dallo stomaco dopo aver ingerito una tisana ha molti effetti sull’organismo: scalda l’apparato respiratorio, favorendo lo scioglimento di muco e catarro, favorisce la digestione, riscalda l’organismo dopo un colpo di freddo, aiuta a rilassare i muscoli e la mente.

Tale bevanda è, anche, un mezzo per creare aggregazione. Offrirla ad amici, colleghi d’ufficio, clienti, familiari o semplicemente berla in coppia ripropone i vecchi riti erboristici e tribali di amicizia e cooperazione.

Simone Lucci

ARRIVA IN ITALIA IL PRIMO VACCINO ANTI-HPV 9-VALENTE

ARRIVA IN ITALIA IL PRIMO VACCINO ANTI-HPV 9-VALENTE

È il primo e unico vaccino efficace contro nove tipi di Papillomavirus, uno dei virus più diffusi al mondo e secondo agente patogeno responsabile di cancro a livello globale. D’ora in poi, le ragazze e i ragazzi italiani potranno proteggersi contro nove tipi di Papillomavirus umano.

Il 21 febbraio è stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di riclassificazione in classe H de vaccino indicato per prevenire con efficacia ancora maggiore le lesioni precancerose, i tumori che colpiscono il collo dell’utero, la vulva, la vagina, l’ano e i condilomi genitali causati dai 9 tipi di HPV in adolescenti maschi e femmine a partire dai 9 anni di età.

Le infezioni da HPV possono causare proliferazioni cellulari che si manifestano sotto forma di tumori benigni come i condilomi genitali, o di altre lesioni come le neoplasie intraepiteliali cervicali (CIN) e le lesioni nettamente tumorali. La maggioranza delle lesioni precancerose regredisce spontaneamente; tuttavia, soprattutto nelle lesioni causate dai tipi HPV ad alto rischio, si osserva un rischio significativo di progressione delle lesioni in carcinomi.

Il Papillomavirus è estremamente diffuso: quasi tutte le persone sessualmente attive possono contrarlo. Il 60-90% delle infezioni da HPV, incluse quelle da tipi oncogeni, si risolve entro 1-2 anni dal contagio. A volte, però, il sistema immunitario non riesce a eliminarlo: l’infezione si sviluppa in modo quasi sempre silente e nell’arco di circa 5 anni può condurre alla formazione di lesioni precancerose che possono progredire fino a sviluppare il cancro della cervice o altre forme di tumore ano-genitale in entrambi i sessi anche a distanza di 20-40 anni.

In Europa, ogni anno 39.500 tumori ano-genitali, 342.000 casi di lesioni ano-genitali di alto grado e 760.000 casi di condilomi genitali sono causati dai tipi di HPV coperti dal vaccino 9-valente. In Italia, si stima che ogni anno l’HPV sia responsabile di circa 6.500 nuovi casi di tumori in entrambi i sessi, circa 12.000 lesioni ano-genitali di alto grado nella donna e circa 80.000 casi di condilomi genitali. Ad esclusione del cancro della cervice uterina, per il quale esiste lo screening, per gli altri tumori causati da HPV non si dispone di un test per la diagnosi precoce e, pertanto, essi hanno una mortalità molto elevata in entrambi i sessi.

La vaccinazione anti-HPV è, infatti, stata estesa ai maschi adolescenti dal nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). “Il dodicesimo anno di vita – riporta il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale – è l’età preferibile per l’offerta attiva della vaccinazione anti-HPV a tutta la popolazione (femmine e maschi). Sulla base delle nuove e importanti evidenze scientifiche, infatti, la sanità pubblica oggi si pone come obiettivo l’immunizzazione di adolescenti di entrambi i sessi, per la massima protezione da tutte le patologie HPV correlate direttamente prevenibili con la vaccinazione”.

Sette dei nove tipi di HPV inclusi nel vaccino (HPV 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58) sono ad alto rischio oncogeno e causano nel mondo circa il 90% dei tumori del collo dell’utero, il 90% dei casi di cancro anale HPV correlati e circa l’80% delle lesioni cervicali di alto grado (lesioni cervicali precancerose definite CIN 2, CIN 3 e AIS). I due tipi di HPV a basso rischio oncogeno 6 e 11, oltre a essere causa del 90% dei condilomi genitali, sono al terzo posto di frequenza tra i tipi di HPV che causano cancro della vagina o del pene, quarti nel cancro della vulva e quinti nel cancro dell’ano.

“Il nuovo vaccino rafforza notevolmente l’intervento di Sanità Pubblica, grazie all’inclusione di ceppi virali non contenuti nei vaccini disponibili fino a oggi, e aumenta la copertura antitumorale dal 70% al 90% dei ceppi oncogeni. Inoltre, consentirà di sconfiggere i condilomi genitali che, oltre ad essere molto fastidiosi, assorbono appunto risorse investibili altrove”, precisa Fausto Francia, Presidente SItI (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica).

Con il Papillomavirus la fertilità è a rischio anche per gli uomini. E il 70% contrae l’infezione. Andrea Lenzi, Presidente SIE (Società Italiana di Endocrinologia) fa luce su questi punti.

L’infezione da HPV colpisce esclusivamente le donne? Quali sono e qual è l’incidenza in Italia per i tumori e le altre patologie causate dal Papillomavirus nell’uomo?
Non è assolutamente vero che l’infezione da Papillomavirus colpisca esclusivamente le donne. Come gli altri virus a trasmissione sessuale, l’HPV colpisce in uguale percentuale gli uomini e le donne. Nella maggior parte dei casi l’infezione è transitoria e asintomatica. Tuttavia, se l’infezione persiste, può manifestarsi con una varietà di lesioni della pelle e delle mucose, a seconda del tipo di HPV contratto. Alcuni tipi di HPV sono definiti ad “alto rischio oncogeno” poiché associati all’insorgenza di tumori. In Italia si rileva una prevalenza dell’8% di HPV associati al cancro nella popolazione generale. Circa il 70% dei soggetti di sesso maschile contrae un’infezione da uno o più ceppi di HPV durante l’arco della vita. In Italia è stata anche dimostrata una maggiore prevalenza di condilomatosi nel sesso maschile, soprattutto tra i giovani di età inferiore ai 25 anni, con un preoccupante trend in aumento negli ultimi anni.

Quali sono le conseguenze per l’uomo dei tumori causati dal Papillomavirus e quali sono le conseguenze dell’HPV sulla fertilità e sulle prospettive di genitorialità di questi pazienti?
Le neoplasie HPV-correlate nell’uomo riguardano principalmente l’apparato genitale e il distretto orofaringeo. L’80-95% delle neoplasie anali, almeno il 50% delle neoplasie del pene e il 45-90% delle neoplasie della testa e del collo sono correlate ad HPV. I tumori dell’orofaringe sono 4 volte più frequenti nel maschio rispetto alle femmine e sono principalmente causati, in almeno il 60% dei casi, da HPV 16. Gli studi più recenti hanno evidenziato come il Papillomavirus sia potenzialmente in grado di ridurre la fertilità, riducendo la motilità degli spermatozoi, e di interferire anche con lo sviluppo dell’embrione, aumentando il rischio di aborti. È stato inoltre osservato come l’infezione maschile da HPV sia un fattore di rischio per l’insuccesso della fecondazione assistita.

DIABETE ROMAGNA ONLUS: INIZIATIVE SOLIDALI SOSTENUTE DA FRANCESCO GABBANI

DIABETE ROMAGNA ONLUS: INIZIATIVE SOLIDALI SOSTENUTE DA FRANCESCO GABBANI

Prima vincitore tra le giovani proposte e quest’anno trionfatore nella categoria big, Francesco Gabbani con il suo sorriso e la sua energia ha contagiato tutti sul palco del Festival di Sanremo. Un entusiasmo che il cantante ha dimostrato, anche, in piazza del Popolo Cesena per l’evento Diabetes Marathon Music, e sulla maglietta che indossava per l’occasione la scritta: Perché vogliamo che un giorno il diabete non abbia più potere di decidere della vita di nessuno! Uno slogan lanciato da Diabete Romagna Onlus.

L’associazione ha lo scopo di far uscire allo scoperto gli ostacoli che le persone colpite da questa malattia vivono tutti giorni, e migliorare, così, la qualità della vita di: bambini, adolescenti, mamme in dolce attesa, adulti e anziani. Diabete Romagna, inoltre, sottolinea l’importanza della prevenzione e si impegna per diffondere sani stili di vita.

Le iniziative della Onlus, infatti, sono dedicate alla prevenzione, alla diagnosi precoce, al trattamento e alla riabilitazione, con la finalità di sensibilizzare la popolazione alla malattia, e di sostenere la persona con diabete nella gestione quotidiana della patologia per evitare l’insorgere di complicanze.

Sono numerosi i progetti organizzati dall’associazione: la lotteria solidale Diabete Beach, “Portiamo il sorriso a casa” che offre assistenza medica domiciliare al paziente non autosufficiente, “Un ombrellone per un sensore” che consente di trascorrere una piacevole giornata sulla spiaggia di Cesenatico grazie a un sensore glicemico posto sui lettini dei bambini diabetici, e poi ancora i Campus allestiti in Emila Romagna dedicati ai bambini per la condivisione e il confronto tra famiglie, con il supporto del personale sanitario dell’Azienda Unità Sanitaria Locale della Romagna.

Tutte iniziative realizzate, anche, con l’aiuto della voce radiofonica di Daniele Tigli, che con i volontari di Diabete Romagna Onlus hanno realizzato un breve video per raccontare la giornata tipo di una persona con diabete. I protagonisti sono stati gli stessi volontari dell’associazione, tutti giovani che hanno aperto le loro case e i momenti più intimi della loro vita con questa malattia.

Gli impegni della Onlus possono rendere il messaggio impresso sulla T-shirt di Francesco Gabbani un vero tormentone, ed impedire, così, al diabete di decidere della vita delle persone.

Simone Lucci

CERESIO 7: LA CURA DEL CORPO CON IL PROGETTO “GYM & SPA”

CERESIO 7: LA CURA DEL CORPO CON IL PROGETTO “GYM & SPA”

I gemelli Dean e Dan Catenacci, alias Caten, stilisti di Dsquared2 sono noti per le loro collezioni originali e per le loro sfilate-evento. Una tra le più originali, il defilè maschile Autunno/Inverno 2010 aperto da Bill Kaulitz che scende dal soffitto in un ascensore-gabbia, in perfetto stile Rocky Horror Picture Show. Le loro creazioni sono indossate da Britney Spears, Madonna, Justin Timberlake, Ricky Martin e Lenny Kravitz. La creatività al quadrato dei due gemelli, figli di genitori italiani emigrati in Canada, non si limita però al mondo del fashion.

Durante la settimana della moda maschile dello scorso gennaio, infatti, è stato inaugurato il loro nuovo progetto lifestyle: “Gym & Spa”, uno spazio dedicato alla cura del corpo a 360 gradi in via Ceresio 7 nell’ex sede storica dell’Enel, un edificio monumentale costruito in pieno regime fascista, e rinato grazie a un restauro conservativo.

Il ristorante milanese con piscina, sorto nel 2013 con una suggestiva vista su Milano, si arricchisce, così, con un Club e ambienti deluxe curati dai gemelli Caten, in collaborazione con lo studio d’architettura e design Storage.

“Gym & Spa amplia il nostro progetto di lifestyle iniziato tre anni fa con l’apertura di Ceresio 7 Pool & Restaurant – riferiscono gli stilisti –. Amiamo prenderci cura di noi stessi, e ci piace l’idea di poter offrire un ambiente dove rigenerarsi e che riflette il nostro stile”

Progettato seguendo lo spirito di un esclusivo club privato, lo spazio è dotato di un centro innovativo riservato a selezionati membri che possono sperimentare un nuovo approccio al benessere, alla nutrizione, al balancing fitness e all’equilibrio psicofisico. Il singolare e rilassante club comprende un’ampia area dedicata al fitness, sale dedicate a sessioni di training individuali e collettive con prodotti Technogym® di ultima generazione.

L’area beauty and wellness comprende, invece, piscina, idromassaggio, bagno turco, sauna e cabine per massaggi e trattamenti di bellezza, mentre la SPA, nominata Ambassade de la Beauté Biologique Recherche®, propone trattamenti esclusivi per il viso e per il corpo firmati dalla rinomata casa di bellezza francese.

Ai membri del club, inoltre, sono messi a disposizione programmi di training personalizzati, piani di nutrizione per migliorare il metabolismo e trattamenti di bellezza curati da un team di professionisti. Ogni socio disporrà, così, di un file in cui confluiscono i programmi di allenamento personalizzati studiati da un team di professionisti guidati da Davide Rombolotti, responsabile del club, in combinazione al lavoro di un’equipe medica.

L’ecclettismo dei gemelli Caten stupisce ancora. Milano, da capitale della moda italiana, diventa anche il centro pulsante del benessere “al quadrato” con programmi che aiutano a ritrovare la forma fisica e affrontare la vita sempre più frenetica della città.

Simone Lucci

IL RIVOLUZIONARIO FILLER FAI-DA-TE DEDICATO AGLI UOMINI

IL RIVOLUZIONARIO FILLER FAI-DA-TE DEDICATO AGLI UOMINI

Fino a qualche anno fa era un tabù, oggi invece gli uomini non vogliono rinunciare ad apparire giovani, belli e curati. Sembrano finiti i tempi del bel tenebroso con lo sguardo incorniciato da qualche segno del tempo, occhi magnetici alla Clint Eastwood, George Clooney, Vincent Cassel, star del cinema hollywoodiano che fanno innamorare donne di tutto il mondo.

Ora anche gli uomini temono le rughe. Sempre di più sono interessati al mondo del beauty, e decidono di fare ricorso a cure cosmetiche ed estetiche, prediligendo prodotti semplici, non invasivi e trattamenti di breve durata. Non solo rasoio e schiuma da barba, ma anche creme idratanti, anti-rughe, sieri, maschere, scrub e filler arricchiscono il beauty-case di lui.

Ad assecondare questa tendenza un rivoluzionario filler fai-da-te, un trattamento antirughe dedicato al contorno occhi, applicabile come un cerotto comodamente a casa e con un’efficacia di livello professionale. Grazie alle sue microstrutture cristallizzate di acido ialuronico puro e addizionato di fattori di crescita (EGF). Si chiama B-SELFIE di Phasetech e penetra il primo strato della pelle senza punture e in maniera completamente indolore, rilasciando in profondità il principio attivo per un riempimento immediato della depressione delle rughe. Attraverso il fattore di crescita, inoltre, il cosmetico promuove la rivitalizzazione del tessuto e la distensione della pelle dopo due ore dall’applicazione.

Ma qual è la corretta beauty routine per un risultato efficace? È sufficiente purificare, asciugare l’area perioculare, e posizionare il cerotto sotto l’occhio, tamponando delicatamente con la punta delle dita. Non è solo un trattamento pensato per esigenze last minute, può anche essere utilizzato per ottenere un effetto più prolungato con quattro trattamenti a distanza di 48 ore l’uno dall’altro.

Un filler semplice da utilizzare tra le mura di casa, e che permette a ciascun uomo di allontanare i tanto temuti segni del tempo e ritrovare, così, uno sguardo fresco e giovane.

Simone Lucci

“VIVI CON VIGORE” IL PROGETTO PER I SENIOR

“VIVI CON VIGORE” IL PROGETTO PER I SENIOR

In Italia, oltre un quarto della popolazione, circa 16 milioni di persone, è tra i 50 e i 70 anni. Pur mostrandosi sempre più attente al proprio benessere, non ritiene soddisfacente il proprio stato di salute. È quanto emerge dai dati dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità.

– una persona over 50 su tre è completamente sedentaria
– nove su dieci non riescono a seguire una corretta alimentazione
– quasi la metà non ritiene soddisfacente il proprio stato di salute.

In occasione del convegno “Sport, Alimentazione, Vitalità a Misura di Senior” patrocinato da Regione Lazio, CONI e Italia Longeva è stata presentata la campagna Vivi con Vigore, un progetto organizzato da A.S.C. Vitattiva e Abbott per contribuire a promuovere educazione sui corretti stili di vita.

Vivere una vita più sana e prevenire le patologie tipiche della terza età è possibile se si è opportunamente informati e coinvolti, così come emerge da una recente survey condotta da A.S.C. Vitattiva. L’associazione ha chiesto alle persone over 50 che prendono parte alle attività motorie e sociali proposte un’opinione in merito alle proprie abitudini salutari e ha trovato che:

– il 63 % svolge regolarmente un’attività fisica
– l’80% segue un’alimentazione il più possibile sana e bilanciata
– il 68% socializza e partecipa alle diverse attività
– il 75% afferma di affrontare la vita quotidiana con più energia.

“L’efficacia della combinazione sinergica tra nutrizione, attività fisica e socializzazione resta valida a tutte le età. Il segreto per restare in forma sta nel mantenere sempre in movimento mente e corpo con attività studiate e personalizzate nel rispetto delle singole possibilità – afferma Alfonso Rossi, Presidente A.S.C. Vitattiva -. Non è mai troppo tardi per correggere il proprio stile di vita, perseguire nuove passioni e porre al centro felicità e benessere”.

A partire dai 40 anni si comincia a perdere per ogni decade l’8% della massa muscolare.
Uno studio pubblicato recentemente sul Journal of the American Medical Directors Association, conferma l’importanza di intervenire su forza ed efficienza muscolare per migliorare la qualità di vita e prevenire le patologie tipiche della terza età.
“Ad Expo 2015, abbiamo condotto una survey su oltre 3 mila visitatori che ha dimostrato la correlazione tra età e perdita di forza ed energia – dichiara Francesco Landi, Professore associato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma -. Abbiamo dimostrato inoltre la correlazione tra un adeguato apporto proteico, una regolare attività fisica e il mantenimento della massa e della forza muscolare nei senior, a conferma dell’importanza della sana alimentazione e del movimento dopo i 50 anni”.
Oltre al movimento, un’alimentazione sana, che include una buona scelta di cibi ricchi di proteine, può contribuire a mantenere nel tempo la massa muscolare e il normale funzionamento dei muscoli e delle ossa.
“Seguire una dieta equilibrata può essere una vera sfida oggi, tra pasti frettolosi e cattive abitudini a tavola. Ecco perché, in questi casi, è importante seguire i consigli di uno specialista della nutrizione – afferma Evelina Flachi, specialista in scienza dell’alimentazione e nutrizionista -. Per una buona condizione fisica muscolare e per favorire un buono stato di salute non devono mancare nella dieta tutti i nutrienti, nelle diverse proporzioni e in relazione agli individuali consumi energetici e stili di vita”.
Attraverso l’adozione di corretti stili di vita, un’alimentazione sana e intelligente, un regolare esercizio fisico e un atteggiamento positivo, è possibile restare in forma, sentirsi bene e ritrovare forza e vitalità.
Per saperne di più sulla campagna Vivi con Vigore, che si compone di un portale web compatibile con tablet e smartphone, materiali informativi su salute e nutrizione e incontri di sensibilizzazione.

A.S.C. Vitattiva

VITATTIVA nasce nel 2002 ed è un’organizzazione che promuove e realizza attività di prevenzione, per la salute e il benessere, favorendo i corretti stili di vita con la finalità di un invecchiamento attivo per il mantenimento della propria autosufficienza. Ha come obiettivo quello di mantenere sempre in movimento Mente e Corpo con attività studiate e mirate alle diverse fasce di età.

IN PIAZZA DEL DUOMO A MILANO LE PALME DEI GIARDINI SEGRETI

IN PIAZZA DEL DUOMO A MILANO LE PALME DEI GIARDINI SEGRETI

Filari di palme e banani decorano le aiuole attualmente presenti di fronte alla Cattedrale milanese, creando un gioco di vegetazione di grandi foglie sempreverdi, mentre arbusti, graminacee e piante perenni con fioriture alternate durante le stagioni garantiscono sempre vivacità e colore alla città. Questa è l’iniziativa che cambia il look della Piazza del Duomo a Milano, attraverso un progetto di restyling total green dell’architetto milanese Marco Bay, autore di altri lavori dell’Hangar Bicocca, della Deutsche Bank e della Serenissima in via Turati.

“Miami non c’entra, queste piante le posso considerare lombarde perché vivono felici da più di cent’anni nei giardini segreti milanesi anche a temperature rigide – racconta Marco Bay –. E io ho voluto portare in città l’eleganza milanese di questi luoghi, eleganza che già Stendhal aveva ammirato e ricordato. Non ho fatto che compiere un gesto contemporaneo nel disporre le piante in questo modo”.

Un’istallazione che ricorda la piazza centrale della città come appariva tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: ampie aiuole con palme basse, che oltre un secolo fa affascinavano i milanesi, mentre oggi fanno tanto discutere. “Sono contento che se ne discuta e che la gente scatti fotografie – afferma l’architetto –. Per esprimere un giudizio bisogna aspettare però la fine dei lavori, in primavera”.

Nel “salotto” più importante del capoluogo meneghino non un giardino, ma un allestimento che durerà tre anni, dove si alterneranno anche altre varietà di piante per arricchire di sfumature la nuova foresta tropicale vegetali: canne giganti cinesi durante la stagione autunnale, un tappeto di bergenia per le giornate primaverili, grandi fiori d’ortensia, Vanille Fraise e ibisco in estate.

Milano pensa in grande e questa volta anche esotico, per regalare ai cittadini un’oasi verde in centro città, grazie al progetto finanziato da Starbucks, la catena statunitense di caffetterie fondata a Seattle da Howard Schultz. Il colosso americano che ha per simbolo una sirena verde ha vinto, infatti, il bando di sponsorizzazione lanciato da palazzo Marino, e, inoltre, entro settembre 2017 aprirà la prima caffetteria italiana nell’ex palazzo delle Poste in piazza Cordusio.

“Realizzato nell’arco di un mese, il restyling della Piazza del Duomo dimostra che tali forme di collaborazione tra pubblico e privato sono proficue nel trovare soluzioni che rendano più curate le aree verdi della città – riferisce Pierfrancesco Maran, l’Assessore al Verde –. Le piante sempreverdi donano un tocco esotico alla piazza, mentre gli alberi attualmente presenti sono ripiantati in altre aree di Milano”.

Con il cambio look, Milano si lascia alle spalle l’appellativo di città “triste e grigia”, e si colora di verde senza trascurare delle pennellate di nuance tropicali.

Simone Lucci

L’ARTISTA DEI TACCHI A SPILLO APPRODA A MILANO CON UNA MOSTRA DI SCARPE NATURALI E MADE IN ITALY

L’ARTISTA DEI TACCHI A SPILLO APPRODA A MILANO CON UNA MOSTRA DI SCARPE NATURALI E MADE IN ITALY

Le Mary Jane, i tacchi a spillo e le cosiddette “Manolos” sono le calzature che tornano alla memoria quando si sente nominare il re spagnolo delle scarpe Manolo Blahnik. Le sue creazioni sono nelle vetrine più cool, ai piedi di star internazionali e, anche, nella serie televisiva cult Sex and the City, dove la giornalista Carrie Bradshaw passeggia per le vie di Manhattan sfoggiando scarpe che hanno fatto sognare un’intera generazione di fashion victim. Creazioni uniche che hanno dettato tendenza per anni, decretando il successo a livello mondiale di numerosi designer.

Per consentire a tutte le shoes addicted di continuare a sognare, il cultore dei tacchi a spillo è approdato a Milano con la mostra The Art of Shoes a Palazzo Morando fino il 9 aprile 2017, dove racconta la sua storia con 80 disegni e 212 modelli della propria collezione privata, ciascuno dei quali possiede un nome.

La mostra è un vero omaggio all’Italia con tracce di opere barocche, coralli siciliani, sculture greco-romane e qualche riferimento a “Il Gattopardo” di Luchino Visconti. Tutte le creazioni sono, infatti, made in Italy, realizzate a Parbiagio con tessuti naturali. Broccato, satin, taffetà e cashmere sono i tessuti utilizzati del designer che dimostrano la sua attenzione ai dettagli. Due sezioni che compongono la mostra sono dedicate ai materiali, alla natura e alle creazioni “botaniche”, con sandali rampicanti, intrecci floreali, e modelli che risentono di influenze geografiche e ambientali. Africa, Russia, Giappone, Spagna, fino all’Inghilterra e a Londra, dove Blahnik vive, sono i Paesi che lo hanno inspirato.

Il signore dei tacchi a spillo rende omaggio, anche, ai suoi miti, da Alessandro Magno a Brigitte Bardot. Ad alcune delle scarpe più bizzarre da lui create negli anni e all’architettura, con tacchi scultura e creazioni svettanti. Nell’esposizione si possono ammirare gli schizzi preparatori della prima scarpa prodotta da Manolo Blahnik nel 1971, fino alle ultime eccentriche calzature nate in collaborazione con il marchio Vetements e la popstar Rihanna, e poi ancora la selezione di scarpe ideate in esclusiva nel 2006 per il film di Sofia Coppola Marie Antoniette.

Oltre alle creazioni del couturier spagnolo, all’esposizione si possono ammirare calzature antiche provenienti dalle collezioni delle Civiche Raccolte Storiche dei Musei milanesi. Una scelta che sottolinea che nel corso della storia la scarpa non rappresenta solo un accessorio, ma anche un oggetto d’arte: passato e futuro convivono e si esaltano a vicenda, in un magico interscambio. Capita, così, che una pianella dell’800 sia esposta vicino a un tacco 12 di Blahnik perché entrambe sono realizzate con lo stesso, identico materiale.

Con la sua prima mostra italiana, Manolo Blahnik festeggia 46 anni di carriera. Perché proprio Milano? “Perché è stata la mia casa, un posto magico che mi ha ispirato anche grazie a due donne, due indimenticate amiche: Anna Piaggi e Franca Sozzani”, afferma il couturier spagnolo.

Simone Lucci

IL MIELOMA MULTIPLO E UN NUOVO TRATTAMENTO

IL MIELOMA MULTIPLO E UN NUOVO TRATTAMENTO

Il mieloma multiplo (MM) è un tumore del sangue ad oggi incurabile, che colpisce le plasmacellule, un tipo di cellule del midollo osseo che in condizioni normali contribuiscono a combattere le infezioni. Quando le plasmacellule diventano tumorali e si moltiplicano troppo velocemente, vengono dette cellule mielomatose.
L’accumulo di queste cellule porta alla formazione di lesioni tumorali nelle ossa di tutto il corpo. Il midollo osseo sano produce cellule staminali da cui si generano globuli rossi che trasportano ossigeno nel corpo, globuli bianchi che combattono infezioni e malattie, o piastrine essenziali nella coagulazione del sangue.
I problemi di salute causati dal mieloma multiplo possono coinvolgere le ossa, il sistema immunitario, i reni e i globuli del sangue.
Il mieloma multiplo è una malattia rara e rappresenta circa l’1% di tutti i tumori. È caratterizzato da un modello ricorrente di remissione e recidiva. Si parla di remissione nel mieloma multiplo quando non sono presenti segni clinici o sintomi. Si parla, invece, di recidiva quando i segni o i sintomi della malattia ritornano dopo un periodo di miglioramento. La capacità di raggiungere e mantenere una risposta significativa ai trattamenti diminuisce ad ogni recidiva a causa della resistenza acquisita ai farmaci e della progressione biologica della malattia: per ogni successiva recidiva si osserva una diminuzione in termini di tasso di risposta di circa il 58% in seconda linea, del 45% in terza linea, del 30% in quarta linea e del 15% in quinta linea, con una riduzione dell’aspettativa di vita dopo ogni ricaduta. Quando una malattia è refrattaria significa che non risponde più al trattamento.
In Italia convivono con un mieloma multiplo, a 5 anni dalla diagnosi, 13.983 persone di età media attorno ai 65 anni (80% dei casi d’insorgenza dopo i 60 anni). Ogni anno si contano 5.200 nuovi casi e 3.200 decessi, a 5 anni dalla diagnosi solo il 45% dei pazienti sopravvive.

“Il mieloma multiplo è una patologia dell’anziano, tanto che l’incidenza non è uniforme nelle differenti fasce d’età è molto bassa nei soggetti di età inferiore ai 55 anni, meno di 1 caso per 100.000 per anno, arriva a 12 casi per 100 mila ogni anno nella fascia d’età compresa tra i 56 e i 64 anni, arrivando fino a 30 nuovi casi per 100 mila abitanti ogni anno nei soggetti di età superiore ai 65 anni – afferma Fabrizio Pane, Direttore U.O. Ematologia e Trapianti, A.O.U. “Federico II”, Napoli e Presidente SIE – Società Italiana di Ematologia –. In Italia l’incidenza stimata è di 8,75 nuovi casi per 100.000 abitanti per anno, ovvero circa 5.600 nuovi casi ogni anno; nel nostro Paese si stimano oggi quasi 30.000 pazienti in trattamento o in monitoraggio”.

È arrivato in Italia il primo degli inibitori irreversibili del proteasoma di seconda generazione per il trattamento del mieloma multiplo recidivato. Grazie a un meccanismo d’azione innovativo che inibisce il proteasoma con un’azione dura e selettiva si sono ottenuti risultati consistenti negli studi clinici e il farmaco ha dimostrato di influire positivamente anche sulla qualità di vita dei pazienti trattati, con miglioramenti subito percettibili, ad esempio nel sollievo per il dolore osseo, e un buon profilo di tossicità.

“Due studi pubblicati su Journal Clinical Oncology e Lancet Oncology hanno chiaramente dimostrato che tale farmaco è in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti rispetto ai pazienti trattati con la terapia convenzionale di controllo questa è la dimostrazione che l’efficacia di un farmaco, valutata dai medici in termini numerici di riduzione della massa tumorale, è percepita in modo positivo dai pazienti con un obiettivo miglioramento della loro qualità di vita”, sottolinea Mario Boccadoro, Direttore di Clinica Ematologica I, Università degli Studi di Torino.

Sintomi del Mieloma multiplo
La causa precisa del mieloma multiplo non è ancora conosciuta.
Nei primi stadi della malattia non sono presenti sintomi, rendendo molto difficile una diagnosi precoce.
I sintomi e i segni del Mieloma multiplo possono comprendere, ma non limitarsi a:

  • Sanguinamento anomalo
  • Dolore alle ossa e o alla schiena
  • Fratture alle ossa della spina dorsale, dell’anca e del cranio
  • Bassi livelli dei valori dell’emocromo
  • Alti livelli di calcio nel sangue
  • Sintomi al sistema nervoso, comprendenti compressione del midollo spinale, danni ai nervi e iperviscosità
  • Problemi ai reni
  • Infezioni

Fattori di rischio
Gli specialisti hanno rilevato alcuni fattori di rischio che possono influenzare le probabilità di avere il mieloma multiplo. Quelli più comuni sono:

  • Età: la malattia si verifica più frequentemente in persone tra i 65-74 anni
  • Storia familiare: avere un parente stretto con mieloma multiplo aumenta di quattro volte il rischio
  • Genere: negli Stati Uniti, l’incidenza è più alta di 1,5 fra gli uomini rispetto alle donne
  • Radiazioni: l’esposizione ad alte quantità di radiazioni, in gran parte dovute a fattori ambientali
  • Razza: più comune fra le persone di origine africana
  • Peso: essere in sovrappeso
  • Avere altre malattie delle plasmacellule: molte persone con gammopatia monoclonale di significato incerto o plasmacitoma solitario potrebbero sviluppare il mieloma multiplo.


Diagnosi
Analisi di laboratorio su sangue e/o urine, risonanza magnetica e una biopsia del midollo osseo possono essere eseguite su persone che presentano i sintomi del mieloma multiplo.

  • Test di laboratorio: le analisi del sangue e delle urine possono determinare se è presente una quantità anomala di proteine che può segnalare la diagnosi del mieloma multiplo1
  • Test di imaging: radiografie, risonanza magnetica, TAC o la PET (tomografia ad emissione di positroni) possono essere eseguite per identificare lesioni alle ossa associate al mieloma multiplo10
  • Biopsia del midollo osseo: le biopsie del midollo osseo determinano se ci sono plasmacellule anomale nel midollo osseo e possono anche essere utili per analizzare le loro anomalie cromosomiche.10

Trattamenti
Al momento non esistono cure risolutive per il mieloma multiplo: l’obiettivo dei trattamenti che vengono utilizzati è alleviare la sofferenza, controllare le complicanze della malattia, stabilizzare le condizioni cliniche e rallentare il progredire della malattia.1 I trattamenti prescritti per il mieloma multiplo dipendono in gran parte dallo stadio della malattia e dal singolo paziente.1

Le opzioni di trattamento possono comprendere una o una combinazione delle seguenti terapie:

  • Chemioterapia e corticosteroidi per uccidere le cellule del mieloma2
  • Terapie mirate per bloccare la crescita ed eliminare le cellule del mieloma2
  • Alte dosi di chemioterapia con trapianto di midollo osseo o di cellule staminali ematopoietiche per sostituire le cellule malate2
  • Bifosfonati per ridurre il dolore osseo e le fratture2
  • Radioterapia per trattare le lesioni ossee o per alleviare il dolore.1
UNGHIE DI TENDENZA E MANI GIOVANI CON GLI INNOVATIVI COSMETICI ANTI-AGE

UNGHIE DI TENDENZA E MANI GIOVANI CON GLI INNOVATIVI COSMETICI ANTI-AGE

“L’età è solo un numero”, si dice. Le mani, però, non mentono, sono lo specchio dell’età e rappresentano un importante biglietto da visita per donne e uomini. Molte volte, infatti, siamo rimasti affascinati da mani da pianista lisce, snelle e affusolate, e altrettante volte siamo rimasti turbati da mani troppo invecchiate rispetto ad altre zone del corpo come il viso. L’inquinamento, i fattori ambientali e la continua esposizione al sole sono le cause che provocano la diminuzione di elastina e collagene, due importanti proteine presenti nel derma.

Allora, com’è possibile avere mani giovani e splendenti a ogni età? Bisogna curarle con crema, siero, sapone, scrub per eliminare le cellule morte, e maschera per rigenerare la cute.

Dal 1981 un brand belga crea cosmetici professionali per una beauty routine giornaliera e per la cura di mani, piedi, unghie con ingredienti scelti accuratamente per rigenerare la pelle in profondità, e con profumazioni che riducono al minimo il rischio di reazioni allergiche, utilizzabili 24 ore su 24.

Dall’azienda ProNails Hand Care nascono così sapone, crema, siero, scrub, maschera e diverse linee di smalti, per concludere una piacevole e perfetta manicure.

Oltre a idratare, i cosmetici della ProNails Hand Care hanno forte azione Anti-Age e ritardano la comparse dei segni del tempo grazie alle presenza della protezione solare (SPF15) che contrasta l’azione dei raggi UVA e UVB, e hanno una dose extra di antiossidanti che neutralizzano i radicali liberi.

Anti-Age Deep Serum super concentrato di antiossidanti, per una cura e protezione completa delle mani, la Crema Mani Anti-Age che protegge la pelle dai raggi UVA e UVB, dallo smog e dall’inquinamento, Gentle Hand Soap, un sapone con un pH fisiologico in grado di eliminare i batteri, Refining Hand and Body Scrub che lascia la pelle setosa e luminosa, e Replenishing Hand mask, una maschera mani profondamente nutriente, rigenerante e ristrutturante, sono i cosmetici proposti da ProNails Hand Care.

E per concludere una pennellata di smalto. Nuances soft, sofisticate e chiare, abbinate ai delicati toni della terra, i metallizzati, i perlati brillanti, smalti dai toni rosati, cioccolato, blu, arancio e rosso arricchiti da immancabili tocchi dorati. E grazie alla rivoluzionaria ed esclusiva tecnologia LongWear, le linee di smalti hanno una durata maggiore e un’estrema tenuta in soli tre passaggi.

Piccoli gesti quotidiani e cosmetici innovati preservano le mani in buone condizioni, e l’invecchiamento cutaneo sarà, così, solo un lontano ricordo.

Simone Lucci

IL CANNOLO MADE IN SICILY VOLA A MILANO

IL CANNOLO MADE IN SICILY VOLA A MILANO

“Cosa c’è di meglio di un cannolo di ricotta per ritemprarsi? Affondi i denti nel croccante della sfoglia, e la crema fugge via dall’involucro che la teneva prigioniera, e ti incolla di morbida dolcezza. Un cannolo di ricotta ti rimette in sesto. Ti riconcilia col mondo e con la vita”, scrive Rosalba Perrotta in Vita candita (ed. Giulio Perrone). E in effetti un cannolo siciliano suscita sensazioni di voluttuosa piacevolezza, e favorisce una condizione di beato benessere.

Parte proprio dal cannolo l’avventura di Stefano Massimino, giovane imprenditore catanese che porta in Expo il Re dei dolci siciliani. È il boom: si sparge presto la voce di questo squisito dolce espresso, e tutti i giorni una coda lunghissima aspetta di poterlo gustare. Oltre 130 mila pezzi venduti. “Le persone tornavano ogni giorno a fare la fila per il nostro cannolo”, racconta Stefano Massimino.

Il segreto? Fare le cose bene, con ingredienti semplici, lavorati da mani esperte, formate dall’esperienza di generazioni. Il cannolo espresso siciliano Ammu è realizzato secondo la ricetta storica di una nobile famiglia palermitana, elaborata e affinata nel corso di centinaia di anni. Le cialde, con un pizzico di cacao, sono preparate quotidianamente da un laboratorio artigianale di Catania, e la ricotta proviene da un caseificio del palermitano. Anche i prodotti per le guarnizioni sono rigorosamente siciliani: le gocce di cioccolato fondente di Modica, la scorzetta d’arancia candita che proviene da un aranceto certificato siciliano, e il pistacchio DOP Bronte. Il tutto viene spedito quotidianamente a Milano per via aerea, e in poche ore fresco e pronto per essere preparato e servito espresso, al momento.

L’inaspettato successo riscosso in Expo convince Stefano Massimino a portare alla città di Milano il cannolo e anche una selezione di altre delizie siciliane. Ammu è il nome scelto per i suoi negozi, si tratta del verso che le mamme siciliane fanno imboccando i figli, un suono che deriva dall’esortazione “ammucca”, cioè metti in bocca.

Oltre al cannolo, indiscusso protagonista e simbolo di Ammu, nei negozi di Corso Magenta 22 e Corso Garibaldi 84 si trovano, sotto l’insegna dell’e-commerce “Inside Sicily”, ricercati prodotti siciliani. “Li ho appositamente selezionati in oltre 400 aziende, per raccontare tutte le tipicità della Sicilia. E la ricerca continua ancora”, afferma l’intraprendente titolare.

Il pistacchio di Bronte, che spazia dal pesto alla crema spalmabile, dalla farina agli snack; le marmellate all’arancia, ai fichidindia, ai gelsi neri e una particolarissima crema al cedro. Liquori al melone, al cioccolato di Modica, al finocchietto selvatico, l’amaro all’arancia rossa “Amara” e quello alla mandorla di Sicilia “Mennula”.

Tutto ciò accanto ai pesti tipici siciliani, alla pasta con grani antichi di Sicilia, al miele di api nere, alle tavolette di cioccolato di Modica, alle paste di mandorla, alle conserve di pomodorini Pachino, all’olio e ai vini. Questi sono solo alcuni dei prodotti che si possono acquistare. E quando è stagione, c’è poi la classica granita fatta come ad Acireale, morbida e cremosa, ai gusti tipici dell’isola: caffè, cioccolato, mora di gelso, pistacchio, mandorla e limone.

Il cannolo Ammu è disponibile anche gluten free e nella confezione da asporto, per goderne anche a casa. “Per stupire amici e parenti, abbiamo pensato al ‘Kit cannolo fai-da-te’ con cui assemblare sul momento il vero cannolo siciliano: cialde, un sac à poche di ricotta (minimo 500 gr equivalente a 5 cannoli) e granella di pistacchio, bottoncini di cioccolato e scorzette d’arancia per guarnire – spiega Massimino -. Il tutto, ovviamente, appena spedito dalla Sicilia. Pochi ingredienti, genuini, senza conservanti, e preparati con amore. Ammu è dolcezza, appagamento immediato dei sensi: lo spirito della Sicilia in un boccone”.

Il cannolo, il dolce che più rappresenta la terra siciliana e che affonda le sue radici nell’antichità, racchiude in sé l’incontro tra diversi saperi e sapori.

                                                                                                                                                      Clementina Speranza

LA STORIA DEL CANNOLO SICILIANO

Il cannolo era il dolce di carnevale per eccellenza, nel tempo però è stato talmente apprezzato da essere, ormai, disponibile tutto l’anno; un tempo, invece, quando la ricotta non si produceva, cioè tra i mesi di maggio/giugno e settembre/ottobre, al posto del cannolo si servivano le “ova murine”, sorta di piccole crespelle dolci al cioccolato arrotolate ripiene di crema bianca all’amido: era il cannolo in versione estiva.

“Ma più gradito di qualunque altro cibo carnevalesco è il cannolu, boccone ghiotto di popolani, di borghesi e di nobili, desiderato da poveri e da ricchi. Il cannolu è un cialdone pieno, una pasta dolciastra fritta e tenerissima, accartocciata a forma di grosso cannello o bocciuolo, che si riempie di una squisita crema di latte, zucchero o giulebbe, cioccolata, pistacchio e altri simili ingredienti”, scriveva così nel 1889 in Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Giuseppe Pitrè celeberrimo etnologo che come nessun altro ha saputo raccontare la Sicilia.

Ma quando nasce questo dolce simbolo della Sicilia? Secondo la leggenda, al tempo della dominazione araba in Sicilia, le donne dell’harem dell’emiro di Caltanissetta che non godevano dei suoi favori si consolavano mangiando cannoli, ma la realtà storica è ben più antica. Si hanno notizie che già al tempo dei Sicani c’era l’uso di dolcificare la ricotta con il miele, come tuttora fanno molti dei pasticcieri di Piana degli Albanesi, i cui cannoli sono considerati tra i migliori di Sicilia. Cicerone parla di un ‘Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lactefactus’ (cilindro a base di farina, molto dolce, preparato con latte buono da mangiare). Da allora in avanti questo dolce è stato sempre presente nella nostra pasticceria ed è riconosciuto come emblema della Sicilia nel mondo.

Anna M. Martano,
Prefetto Sicilia di AIGS (Accademia Italiana Gastronomia Storica e Gastrosofia) e di Direttrice Accademica de I Monsù (Accademia Siciliana di Enogastronomia)

BENESSERE PSICOFISICO CON LA FLORITERAPIA

BENESSERE PSICOFISICO CON LA FLORITERAPIA

Per gli antichi erboristi: forma, profumo, gusto e luogo di crescita di una pianta indicavano il suo potere curativo. I fiori di zucca, la cui forma ricorda il capo, erano utilizzati per curare il mal di testa e l’insonnia, le ortiche risultavano un ottimo toccasana per la cattiva circolazione, mentre le malattie che peggiorano con l’umidità come la tosse e i reumatismi venivano curate con il salice, una pianta tipica dei territori umidi. E poi ancora, per fronteggiare l’itterizia erano utilizzati il tarassaco o l’agrimonia, due fiori gialli, colore tipico della patologia.

Il medico inglese Edward Bach è stato il primo a scoprire le proprietà terapeutiche dei fiori con le sue 38 essenze floreali, universalmente chiamate fiori di Bach. La Floriterapia, infatti, è un metodo di cura naturale che sfrutta essenze di fiori selvatici per prevenire e curare problemi emozionali, stati d’animo negativi, disarmonie del carattere, conflitti, difficoltà relazionali, disagi psicologici e malattie di origine psicosomatica.

Nel corso degli anni, numerosi studi e ricerche internazionali hanno scoperto nuovi fiori curativi in varie zone del mondo: dall’Europa alla California, dal Sudamerica al Canada, dall’India all’Australia.

Australian Bush Flower

Proprio in Australia nasce Australian Bush Flower, la linea di floriterapia ideata dal naturopata e floriterapeuta Ian White. “Le essenze floreali australiane rimettono in equilibrio il corpo e le emozioni che influenzano il nostro aspetto e la nostra fisicità – precisa Valeria Ranzini, consulente scientifico per l’azienda Solgar Italia® Multinutrient S.p.A., filiale italiana che si occupa della produzione di integratori (Solgar), cosmetici (Hino) e essenze floreali (Australian Bush Flower) –. I prodotti agiscono positivamente su uno specifico stato d’animo in squilibrio come: ansia, insicurezza, paura, depressione, scoraggiamento, preoccupazione, rabbia, aggressività, gelosia e amarezza”.

Essenza - Floriterapia

I fiori australiani crescono nel così detto Bush. “Il Bush è la parte selvaggia del territorio australiano dove nascono spontaneamente le piante, dalle quali, attraverso particolari tecniche, si ricavano le essenze disponibili in spray o in gocce – afferma il consulente scientifico –. Sette gocce al mattino e sette gocce alla sera ripristinano il benessere psicofisico per affrontare la quotidianità con energia”.

Floriterapia - Pet

Le essenze floreali australiane sono adatte, anche, per gli amici a quattro zampe. “Come tutti gli esseri viventi, gli animali hanno vibrazioni energetiche proprie e l’equilibrio di tale energia è fondamentale per il loro benessere – riferisce Valeria Ranzini –. La pet terapy è quindi consigliata a tutti i cani e gatti che necessitano di un supporto perché sono agitati, poco propensi a essere educati, oppure hanno paura durante il viaggio”.

La floriterapia aiuta a trovare il benessere psicofisico e come affermava Platone: non bisogna cercar di guarire il corpo senza cercar di guarire l’anima.

Simone Lucci

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