NUOVI PROGETTI E IL PROGETTO TRIATHLON PER PSICOSI E SCHIZOFRENIA

NUOVI PROGETTI E IL PROGETTO TRIATHLON PER PSICOSI E SCHIZOFRENIA

La psicosi si manifesta con deliri e allucinazioni, comprendendo generalmente anche sintomi come il parlare in modo sconnesso, il comportamento disorganizzato e gravi distorsioni nella percezione della realtà. La psicosi può essere considerata quindi come un insieme di sintomi in cui è compromessa la capacità mentale di una persona, la sua risposta affettiva e la capacità di riconoscere la realtà, di comunicare e di relazionarsi con gli altri.

La schizofrenia è uno dei disturbi psichiatrici più complessi e meno compresi, ed è in genere definita come una condizione cronica e debilitante. Le persone che ne sono affette riescono a mantenere una buona condizione di equilibrio e benessere fisico e mentale, riescono a mantenere il loro lavoro e ad avere delle buone relazioni familiari e sociali. La manifestazione clinica della schizofrenia è abbastanza eterogenea, e comprende sintomi che vanno dalle allucinazioni, ai deliri, a discorsi e comportamenti sconnessi, all’apatia, alla mancanza di motivazione, ai deficit cognitivi.

Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sono circa 24 milioni le persone che nel mondo soffrono di schizofrenia a un qualunque livello. La malattia si manifesta in percentuali simili negli uomini e nelle donne. Nelle donne si osserva la tendenza a sviluppare la malattia in età più avanzata. In Italia sono circa 300 mila le persone che soffrono di questo disturbo. Coloro che si ammalano appartengono a tutte le classi sociali. Non si tratta, pertanto, di un disturbo causato dall’emarginazione o dal disagio sociale.

Uno degli aspetti problematici nella gestione della schizofrenia che emerge dalla survey “Addressing misconceptions in schizophrenia” riguarda proprio la gestione e l’adesione alla terapia; i pazienti infatti spesso non sono in grado di ricordarsi quando assumere la terapia e devono far riferimento ai caregiver (55%) o al personale sanitario (50%). Ancora esiguo (10%) il numero di pazienti che si avvalgono di device tecnologici.

Nel momento in cui il paziente ha superato la fase di acuzie, di ‘emergenza psichiatrica’ – spiega Eugenio Aguglia, Presidente Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) – è consigliabile instaurare immediatamente una terapia long acting, con gli antipsicotici di II generazione, perché diventino la premessa per migliorare e accelerare molto il reinserimento lavorativo e quindi concretizzare la riabilitazione del paziente, non solo in termini sociali, ma socio-relazionali e riabilitativi”. Uno dei principali problemi della schizofrenia è la mancanza di consapevolezza della malattia da parte del paziente, la cui adesione al trattamento può essere facilitata nel caso di terapie con un LAI. In questo contesto, Janssen ha contribuito all’evoluzione dello scenario farmacologico attraverso numerose molecole antipsicotiche, di prima e di seconda generazione. In particolare, fin dal 2009 negli USA e dal 2012 in Italia, è disponibile per le persone affette da schizofrenia la formulazione mensile di un antipsicotico LAI (long-acting injectable) e dall’agosto del 2015 la Food and Drug Administration (FDA, ente regolatorio in USA) ha approvato il primo farmaco antipsicotico long-acting a formulazione trimestrale.

La terza dimensione, quella sociale con il reinserimento del paziente psicotico nella vita di tutti i giorni, prevede diverse attività con l’obiettivo finale di migliorare l’indipendenza e il benessere soggettivo del paziente e favorire l’integrazione nel­­­la società e le opportunità d’inserimento lavorativo. In questa dimensione gioca un ruolo importante l’attività fisica. “Negli ultimi anni si sono accumulati numerosi studi sul valore dell’esercizio fisico nelle persone affette da schizofrenia – dichiara Emilio Sacchetti, Past President della Società Italiana di Psichiatria (SIP), Professore Ordinario di Psichiatria e Direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’ASST Spedali Civili di Brescia – i dati sono tanti e, direi, molto forti nel senso che le evidenze non lasciano dubbi sull’importanza degli effetti positivi e dei benefici che l’attività fisica, intesa non come sport competitivo bensì come esercizio regolare e costante, ha nel ridurre e migliorare i sintomi tipici delle psicosi, le performance cognitive e il benessere complessivo del paziente”.

Proprio per rispondere a queste esigenze, nei mesi scorsi è stato lanciato il progetto TRIATHLON, promosso da Janssen in partnership con Società Italiana di Psichiatria (SIP), Società Italiana di Psichiatria Biologica (SIPB), Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF), Fondazione Progetto ITACA Onlus, ONDA (Osservatorio Nazionale sulla salute della donna) e Federazione Italiana Triathlon (FITRI). Superare le criticità nel trattamento della psicosi e permettere un reale ritorno dei pazienti alla vita sono gli obiettivi dell’innovativo progetto “TRIATHLON – Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosi”. Si tratta di un programma innovativo per promuovere il recupero e il reinserimento dei pazienti attraverso un approccio integrato, basato sul coinvolgimento di tutte le figure chiave dell’assistenza, lungo tre dimensioni fondamentali – clinica, organizzativa e sociale – che da febbraio ad oggi ha già coinvolto numerosi DSM (Dipartimenti Salute Mentale) sul territorio.

Ora in Lombardia è in partenza proprio la “dimensione sociale” del progetto, con le attività organizzate con i trainer della FITRI (Federazione Italiana Triathlon), che guideranno i pazienti fino a culminare nel Primo campionato di Triathlon a squadre della salute mentale, ma non solo: c’è anche una novità che riguarda il reinserimento socio-lavorativo delle persone con psicosi, realizzata con il supporto di ONDA. “Uno dei problemi della malattia psichica è l’abbassamento dell’autostima da parte dei pazienti – spiega Francesca Merzagora, Presidente ONDA, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna – proprio per supportare questo aspetto così vitale abbiamo pensato a una modalità innovativa per potenziare la dimensione sociale e il reinserimento socio-lavorativo dei pazienti: la dotazione di un patentino europeo del computer”.

L’iniziativa coinvolgerà nell’arco di un anno circa 100 pazienti in tutta Italia e 37 Dipartimenti di Salute Mentale, in quasi tutte le Regioni italiane. Alla fine del 2016 si saranno svolti 60 eventi formativi e altrettanti se ne terranno nel 2017.

Il progetto TRIATHLON in numeri:

  • 37 Dipartimenti di Salute Mentale in tutta Italia
  • più di 3.000 tra medici e operatori sanitari
  • 3 società scientifiche
  • 120 eventi formativi (ECM)
  • 3 discipline sportive
  • 2 tool digitali dedicati
  • Il primo campionato di Triathlon a squadre della salute mentale
  • 60 incontri con trainer sportivi certificati ed esperti sul corretto stile di vita

I primi risultati del progetto TRIATHLON a otto mesi dal suo lancio

 Da febbraio a ottobre 2016 nell’ambito del progetto TRIATHLON sono stati effettuati già:

  • 40 eventi formativi (ECM) in 15 Regioni italiane (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto) che hanno visto il coinvolgimento di circa 500 fra medici e operatori sanitari;
  • 4 corsi sportivi tenuti da trainer FITRI nelle Regioni di Sicilia, Marche, Abruzzo e Calabria, a cui hanno preso parte circa 250 pazienti;
  • 100 pazienti coinvolti nei corsi per la patente europea del computer (ECDL).

In Lombardia sono stati già ospitati 11 incontri formativi ECM sui 28 totali previsti per la Regione, che hanno visto il coinvolgimento di ben 696 professionisti della salute suddivisi fra medici e operatori sanitari.

Gli incontri sportivi organizzati dalla FITRI partiranno dal 18 ottobre e riguarderanno 7 ASST delle province di Milano, Pavia, Bergamo, Rho, Monza e Mantova. Per ogni incontro è prevista la partecipazione di circa 60 pazienti (per un totale complessivo di circa 500 pazienti).

Inoltre per 14 pazienti stanno per partire i corsi per la patente europea del computer ECDL.

IL TRIATHLON

Il triathlon è uno sport nuovo e moderno, che raggruppa tre discipline (nuoto, ciclismo e corsa) da praticare in gara in un’unica prova, senza soluzione di continuità. I concorrenti devono infatti passare senza interruzioni da una frazione all’altra, dimostrando capacità di forza e resistenza. La sua nascita viene fatta risalire agli anni ‘70, nelle Hawaii, tra militari americani che (così si narra) a seguito di una scommessa, decisero di combinare le tre specialità in un’unica gara, quella che poi ha fatto la leggenda di questo sport, l’Ironman.

Da quel momento il triathlon si è diffuso in maniera esponenziale, soprattutto negli ultimi vent’anni. Praticanti, squadre, gare e Paesi che promuovono questa disciplina si sono moltiplicati, così come si sono diversificate le distanze, rendendo questo sport accessibile a chiunque e a ogni età. Il triathlon, infatti, secondo le distanze da percorrere, si suddivide in quattro tipi di competizione: Sprint (0,750 km nuoto, 20km bici, 5 km corsa), Olimpico (1,5 km nuoto, 40 km bici, 10 km corsa), Medio (2,5 km nuoto, 80 km bici, 20 km corsa) e Ironman (3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa).

In Italia la prima gara sulla distanza olimpica si è svolta ad Ostia (Roma) nel 1984 e da lì è partita la storia della federazione italiana: la F.I.TRI (Federazione Italiana Triathlon), riconosciuta Federazione Sportiva Nazionale dal CONI con il debutto olimpico del triathlon nel 2000 a Sidney. Fanno parte della FITRI anche discipline derivate quali il duathlon (corsa e ciclismo), l’aquathlon (corsa e nuoto), il winter triathlon (corsa, ciclismo, sci da fondo) e il cross triathlon (nuoto, mountain biking, trail running).

Nel 2016 è divenuta anche Federazione Paralimpica ed ha fatto il suo debutto nelle Paralimpiadi di Rio conquistando la medaglia d’Argento con Michele Ferrarin e la medaglia di Bronzo con Giovanni Achenza.

Oggi in Italia ci sono oltre 22.000 tesserati e 426 società sportive e vengono disputate ogni anno oltre 450 gare con una media di circa 500 concorrenti, in grande maggioranza agonisti amatori. Un importante impulso alla diffusione di questo sport è stato fornito dai tesseramenti di giornata, introdotti 3 anni fa, che hanno permesso a tanti appassionati di provare la multidisciplina e condividerne valori e benefici. La prima volta di una tappa della World Cup in Italia nel maggio 2016 a Cagliari e il lancio del circuito Grand Prix dal 2014 sono stati senz’altro due tappe fondamentali per la visibilità e la crescita di questo sport in Italia.

Il Triathlon è lo sport del nuovo millennio e dell’uomo moderno che accetta le sfide, che fa e sa fare più cose sempre più varie, a stretto contatto con la natura.

L’attività federale è rivolta all’olimpismo, all’attività di alto livello, alla promozione sul territorio, giovanile, scolastica e alla formazione tecnica e amatoriale. Grande attenzione viene dedicata alla qualità dell’organizzazione degli eventi di profilo nazionale e internazionale in Italia.

Sito della Federazione Italiana Triathlon:

www.fitri.it

La FITRI è presente su facebook e twitter

BENESSERE PSICO–FISICO CON L’ALIMENTAZIONE FUNZIONALE CREATA DELLA CHEFARMACISTA

BENESSERE PSICO–FISICO CON L’ALIMENTAZIONE FUNZIONALE CREATA DELLA CHEFARMACISTA

Mangiare è uno dei piaceri della vita. “Mangiare bene” non significa solo saziarsi, ma dare la giusta importanza a un’alimentazione varia ed equilibrata, caratterizzata dall’assunzione bilanciata dei vari nutrienti. La salute, infatti, si costruisce a tavola sulla base del cibo che assumiamo.

Sono molti i cibi di cui scientificamente è stata appurata la funzione preventiva, curativa e che dal loro abbinamento nascono piatti salutari. Su questo principio si fonda la nuova frontiera della nutrizione, una cucina che non si basa sul conteggio di calorie o sulla messa in atto diete drastiche, ma improntata sull’attenzione ai cibi definiti funzionali. Con alimento funzionale si definisce un prodotto fresco che mantiene o conferisce uno stato di benessere psico-fisico. La scelta del cibo, la tracciabilità e la cottura sono sicuramente degli aspetti fondamentali per stare bene.

A creare tale modello alimentare è Milly Callegari, la farmacistachef, così ama definirsi, laureata in farmacia e che per anni ha diretto l’attività di famiglia, senza abbandonare la passione per la cucina. Il suo amore ai fornelli l’ha portata a intraprendere un percorso sulla conoscenza degli alimenti e sulle tecniche culinarie, specializzandosi in terapie naturali, diventando fitoterapista, aromaterapista e omeopata.

Nei menù di Milly Callegari, gli abbinamenti degli ingredienti sono scelti al fine di creare sinergia e potenziare l’effetto funzionale. Unire il pesce azzurro con i formaggi ricchi di calcio permette di creare una miglior assimilazione del calcio attraverso la vitamina D data dal pesce, oppure i ravioli con farcia di vongole e Parmigiano. Il formaggio in questione rappresenta la fonte di calcio necessario per rendere assorbibile dall’intestino la vitamina B12 contenuta nei molluschi. Una cucina curata e attenta che si può assaporare a Cascina Macerina a Bastida Pancarana in provincia di Pavia.

ricette-milly-callegari

Altri importanti consigli per un’alimentazione funzionale?

I vegetali contengono vitamine, sali minerali, zuccheri, carboidrati, proteine e vitamine idrosolubili e liposolubili. Per la maggior parte dei vegetali è consigliata la cottura in tegame, con poca acqua e senza raggiungere la bollitura, in quanto le vitamine idrosolubili evaporano. Olio, limone o burro sono i condimenti preferibili per una migliore assimilazione delle parti liposolubili e della vitamina C.

I frutti “colorati” contengono sostanze della famiglia dei flavonoidi con azione antiossidante. Il calore eccessivo riduce le loro proprietà benefiche per tale motivo è meglio privilegiare una cottura a vapore, o il consumo fresco.

I legumi sono ottimi perché forniscono proteine vegetali che nulla hanno da invidiare a quelle animali. L’acqua dell’ammollo deve essere gettata perché contiene anti-nutrienti, e la cottura deve essere lenta, in acqua che sobbolle a fiamma bassa. I piselli e le fave freschi sono gli unici legumi che si possono assumere crudi.

ricette-cucina-funzionale

Per la carne è fondamentale scegliere la giusta cottura. L’alta temperatura favorisce la reazione di Maillard che crea la gustosa crosticina, però favorisce la formazione di sostanze tossiche ritenute cancerogene. La via migliore per mantenere integri i nutrienti è la cottura a bassa temperatura. Salsa di soia, miele, limone e zenzero fresco sono i corretti ingredienti con cui cuocere le carni bianche.

In camicia, alla coque, in forno sono le cotture perfette per le uova. Per allontanare il problema di colesterolo e grassi è consigliato l’utilizzo dell’albume perché è costituito prevalentemente da acqua e proteine. Gli albumi montati a neve, distribuiti su una teglia passata in forno permettono di dar vita a un piatto digeribile, privo di grassi e gustoso.

Per una corretta assimilazione, il nostro organismo deve scindere le molecole degli alimenti nelle loro parti più piccole, per cui è preferibile assumere zuccheri semplici come il miele, un potente antiinfettivo e antiinfiammatorio. Anche il fruttosio è uno zucchero semplice, ma ha la caratteristica di fermentare nell’intestino.

Un sapere scientifico mixato all’arte di saper mangiar bene per una vita sana ed equilibrata, senza trascurare il gusto.

Simone Lucci

ALL’ASTA PREGIATE BOTTIGLIE DI VINO PER AIUTARE I GRANDI USTIONATI

ALL’ASTA PREGIATE BOTTIGLIE DI VINO PER AIUTARE I GRANDI USTIONATI

Due giovani donne dallo sguardo fiero, deciso e con capelli simili a chicchi di uva è il simbolo dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, 650 iscritte che rappresentano tutte le categorie della filiera vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione. È uno dei sodalizi più attivi nel vasto scenario enogastronomico, e un’interessante espressione dell’imprenditoria femminile.

Donne, Vino e Bellezza è il must del 2016 espresso da Donatella Cinelli Colombini, Presidente dell’Associazione, che ha deciso di sostenere e premiare la nobile opera del Professor Vincenzo Rapisarda e della Onlus ALMaUST (Associazione Lombarda per la Malattia da Ustione) da lui fondata. Sabato 12 novembre 2016, infatti, per appoggiare l’azione del dottor Rapisarda in favore dei grandi ustionati, l’Associazione Donne del Vino mette all’asta le bottiglie più pregiate e rare nelle Cantine Fratelli Berlucchi di Borgonato di Cortefranca, Brescia.

La struttura con affreschi del ’300 e del ’500 è la storica e affascinante cornice dell’asta. Un appuntamento imperdibile per i collezionisti dove i lotti sono battuti dalla wine educator-sommelier Alessandra Fedi, e a chi effettua una donazione di 50 Euro a favore di ALMaUST Onlus, entro il 12 novembre, è assegnata una confezione di vini delle Donne del Vino.

I proventi sono utilizzati per cancellare i terribili danni provocati da ustioni, e consentire a tutti gli individui di tornare all’aspetto normale attraverso il lavoro scientifico e umanitario del Professor Vincenzo Rapisarda, fondatore e Presidente di ALMaUST e Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica e Centro per Grandi Ustionati dell’Ospedale Cà Granda Niguarda di Milano. L’opera di Rapisarda non si ferma all’Italia, ma si apre ai grandi ustionati delle zone più povere del mondo.

Con il premio al Professor Rapisarda, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino intende riconoscere il suo impegno costante e profondo verso chi è vittima di gravi insulti alla propria persona, unendo scienza e professionalità a una profonda sensibilità umana.

Simone Lucci

 

Per l’offerta:
Conto corrente intestato ad ALMaUST Onlus: IT55 T 05048 01798 000000038114 Precisare nella causale: Donazione Donne del Vino per ALMaUST Onlus insieme a nome, indirizzo e codice fiscale per spedire il vino a domicilio.

In alternativa, con carta di credito/PayPal sul sito www.almaust.org cliccando “Donazioni” e “Dona con Le Donne del Vino”.

CUCINA SANA ED EQUILIBRATA CON L’OLIO EXTRA VERGINE SPALMABILE

CUCINA SANA ED EQUILIBRATA CON L’OLIO EXTRA VERGINE SPALMABILE

L’olio è probabilmente l’ingrediente che meglio si presta a sostituire il burro che è ricco di colesterolo e lattosio, e la margarina che contiene olio di palma o grassi idrogenati. Forse non tutti sanno che l’olio può essere usato al posto del burro in quasi tutte le preparazioni dolci, riducendone il quantitativo del 20% si ottengono sfiziose e soffici delizie. Tutte molto più digeribili.

Calcolare la quantità di alimento da utilizzare è diventato più semplice grazie all’olio extra vergine d’oliva spalmabile Reolì. In nomen omen. Reolì nasce, infatti, sfruttando le conoscenze derivate dalla reologia, coniugate con la parola olio. Conservato in packaging 100% riciclabile, l’olio spalmabile risulta un valido alleato della salute come dichiara: Eugenio Conforti, presidente Reolì.

Qual è la motivazione che ha portato alla nascita dell’olio spalmabile?
Da tempo, il gruppo di ricerca del Laboratorio di reologia e ingegneria Alimentare dell’Università della Calabria persegue ricerche per rispondere all’esigenza di mangiare in modo più sano, ponendo attenzione alle problematiche salutistiche. L’olio extra vergine d’oliva è un prodotto benefico e cardine della dieta mediterranea, ma allo stato liquido molti utilizzi gli sono interdetti. Unire le caratteristiche salutistiche dell’olio d’oliva, in particolare extra vergine, alla consistenza simil solida ottenuta con mezzi fisici e non chimici, consente all’alimento di essere adeguato ad applicazioni finora improponibili. Da questa base sono partite le ricerche.

Dall’idea di chi nasce il prodotto?
Come tutte le idee, anche questa è frutto della collaborazione tra i diversi ricercatori che hanno operato nel settore della reologia degli alimenti.

Da chi è stata condotta e commissionata la ricerca?
La ricerca è stata condotta sotto la guida del prof. Bruno de Cindio (ordinario di reologia) con i dottori di ricerca: Domenico Gabriele (ricercatore universitario), Noemi Baldino e Francesca Romana Lupi (assegniste di ricerca). Insieme sono giunti a un risultato che soddisfa tutte le richieste. La ricerca non è stata commissionata. L’alimento è il risultato degli avanzamenti cognitivi nella reologia, e nella termodinamica del gruppo di ricerca nel campo dei fenomeni di strutturazione di sistemi complessi. Nella sua fase di concretizzazione, il progetto ha goduto di un finanziamento MIUR PON Ricerca e Competitività 2007-2013.

laboratorio

Dopo quanti anni di ricerca si è arrivati a alla produzione di tale olio?
Il gruppo di ricerca lavora sulla strutturazione degli alimenti da più di quindici anni.

Oltre a tenere a bada i livelli di colesterolo, l’olio d’oliva è indicato per contrastare l’invecchiamento cellulare e rappresenta il condimento ideale per i piatti della dieta mediterranea. Quali sono, invece, le proprietà nutritive dell’olio spalmabile?
Il modello nutrizionale è lo stesso di quello dei grassi vegetali e dell’olio extra vergine d’oliva. Il gruppo di ricerca che ha operato nel PON ha dimostrato che l’olio spalmabile possiede una maggiore disponibilità e digeribilità rispetto a: margarine e burri.

Quali sono le motivazioni per cui è preferibile utilizzare l’olio spalmabile Reolì rispetto all’olio allo stato liquido?
Le ragioni sono legate al contenuto di servizio che rendono l’alimento meno critico nel suo utilizzo. L’olio liquido richiede un beccuccio per evitare possibili untuosità, ed è sconsigliato su piastre scaldanti per questioni di sicurezza. L’olio spalmabile Reolì, invece, può essere spalmato, nel dosaggio opportuno, senza il rischio di vederlo cadere, evitando l’assorbimento da parte del supporto. L’alimento è anche adatto sulla pasta cotta e come condimento perché aderisce meglio al cibo. Durante la colazione, può essere assunto in sostituzione al burro, abbinandolo a marmellate o composte. Generalmente nel settore dolciario, si sfruttano grassi solidi perché sono meglio impastabili di quelli liquidi che tendono a oleare l’impasto. Pertanto, l’olio extra vergine d’oliva Reolì può essere inserito in tutte le preparazioni in sostituzione di: strutto, burro e margarine.

L’alimento è realizzato con olio italiano? Da dove provengono le materie prime?
Allo stato attuale stiamo usando olio extravergine italiano. Una delle finalità del progetto è la valorizzazione dei nostri prodotti. In futuro, ci piacerebbe esportare il nostro spalmabile a base extra vergine in tutto il mondo.

La produzione è 100% made in Italy? Dove avviene?
Il brevetto, la produzione e l’idea sono 100 % made in Italy. Innovare si può, anche in settori apparentemente tradizionali. Ci vuole coraggio e fiducia anche nel nostro Paese, e per tali motivazioni la nostra produzione avviene nello stabilimento Reolì, nella zona industriale di Corigliano Calabro.

Quali sono le fasi produttive che consentono la nascita del prodotto finito?
Si tratta di creare una gabbia fisica in cui intrappolare i trigliceridi costituenti l’olio extra vergine d’oliva mediante una solubilizzazione dei diversi componenti, ottenendo, così, un raffreddamento che consente di entrare in una zona di stabilità termodinamica detta: organogelazione. Questo processo attribuisce la consistenza solida dell’olio, senza comportare un’alterazione chimica della sua composizione

Qual è il periodo di conservazione dell’olio spalmabile?
L’olio spalmabile Reolì va conservato in frigorifero e ha lo stesso tempo di conservazione di un burro o di una margarina.

Prosegue senza sosta il boom del biologico in Italia. L’alimento è totalmente Bio?
Non abbiamo ancora una produzione 100% Bio. A breve contiamo di realizzarla in modo serio e consapevole.

L’olio spalmabile Reolì può essere assunto da chiunque, oppure ci sono delle controindicazioni?
A seguito di una sperimentazione condotta a 360°, non ci risultano particolari vincoli su questo aspetto.

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Studi scientifici affermano che tre cucchiai di olio extravergine d’oliva fanno bene alla salute. Qual è la dose giornaliera di olio spalmabile? Potremo dire l’equivalente come una fetta di pane spalmato da prendere la mattina?
Attualmente, ci stiamo avvalendo della consulenza di nutrizionisti qualificati per poter dare corrette indicazioni.

All’alimento sono state riconosciute delle certificazioni?
L’impianto è in corso di certificazione sia per IFS (International Featured Standards) sia per la certificazione BRC (British Retail Consortium), uno standard globale specifico per la sicurezza dei prodotti agroalimentari e indispensabile per poter esportare Reolì in tutto il mondo.

Generalmente, l’olio d’oliva è impiegato per condire insalate, bruschette, carni arrosto, minestre, sughi, e contorni vari. Come può essere usato l’olio spalmabile? È adatto, anche, per friggere?
È adattissimo per esser gustato crudo, per la cottura, e per la frittura. Teniamo però conto che, come ogni olio e in particolare l’extravergine, dopo ogni frittura è sconsigliato riutilizzare il prodotto.

Dove è possibile acquistarlo?
Stiamo finalizzando importanti accordi con primarie catene nazionali e internazionali. Al momento è acquistabile in alcuni punti vendita locali.

Il prodotto è commercializzato, anche, all’estero?
Reolì ha partecipato alla manifestazione fieristica SIAL che si è tenuta a Parigi nel corso del mese di ottobre. Di fatto è stata la prima presentazione dell’azienda sui mercati, anche internazionali. Abbiamo avuto interessanti contatti da tutto il mondo: dal Canada agli USA, dalla penisola Scandinava alla Cina, dal Giappone all’Australia. Sono i primi interessanti contatti da finalizzare nei prossimi mesi.

Oltre all’olio spalmabile, Reolì comprende altre referenze?
Oggi abbiamo 4 referenze, 2 destinate al consumatore finale in comode vaschette da 200 grammi a base di extra vergine o olio di girasole, e 2 prodotti in bag in box per l’industria. Tutti a base di extra vergine o olio di girasole, ma all’industria il prodotto è consegnato anidro.

Simone Lucci

SORRISO D’AUTORE

SORRISO D’AUTORE

Il sorriso ti permette di comunicare, crea gioia, rende felice il cuore, arricchisce chi lo dona e chi lo riceve, dura un istante ma il suo ricordo resta a lungo.

“Il sorriso, insieme allo sguardo, è il nostro biglietto da visita. A volte sorridere, poi, ci aiuta a vedere le cose in un’ottica diversa. Ci permette di superare le difficoltà, di migliorare il nostro umore. Ciò che mi ha permesso di sorridere sono proprio i sorrisi degli altri – afferma Giovanni Macrì, specializzato in odontostomatologia e riconosciuto da oltre 30 anni come luminare nel settore odontoiatrico in Italia e nel mondo –. Sorridendo si mettono in moto più di 25 muscoli, non è vero però che si creano più rughe, perché quelle si formano anche arrabbiandosi; quindi sorridete e non abbiate paura. Poi, quando si sorride si libera la serotonina, un oppiaceo endogeno creato dal nostro cervello che ci fa star meglio”. Tutto questo Macrì lo racconta anche a RH Positivo, un programma televisivo all’insegna, appunto, della positività.

“Il sorriso è una composizione di denti racchiusa dalle labbra; non deve essere rigorosamente simmetrico: può anche essere interrotto da qualche piccola imperfezione – afferma Macrì –. Due i fattori principali che lo rendono bello: cromatismo e dimensioni. Oggi si cerca il bianco, ma non il bianco hollywoodiano, che non piace più neanche agli americani. Nel mio studio di Londra, molti pazienti che vengono dall’America rifiutano i denti in stile californiano: attrici, e non, richiedono un bianco di tipo mediterraneo. Del resto noi siamo la patria dell’arte, il 75% dell’arte mondiale è in Italia, quindi chi meglio di noi può essere il depositario dei canoni della bellezza!”

Per quanto riguarda il fattore dimensionale: “Mentre negli anni ’40/’50 andava di moda il sorriso hollywoodiano: denti piccoli, tutti uguali (quello che oggi viene definito effetto dentiera), dopo gli anni ’80 le cose cambiarono. Le modelle erano più alte, 1.75/1.80, e avevano denti più grandi. Limarli, come si usava prima, o rifare tutte le ceramiche per ridimensionarli, sarebbe stato un crimine, e così nell’immaginario collettivo si è affermata una nuova tipologia di bellezza; oggi la donna desidera un sorriso simile a quello dell’uomo: un dente non perfettamente triangolare, come la natura forse vorrebbe, ma più rettangolare, più grande”.

Un altro canone? “L’orientamento dei denti – risponde Macrì –. Mentre la natura mette i due incisivi centrali leggermente in avanti e li vuole più lunghi di quelli laterali, oggi si preferisce un sorriso con incisivi e denti laterali della stessa lunghezza. E quindi parecchie attrici mi hanno chiesto di allungare i laterali per portarli al livello di quelli centrali, e adesso sono in tanti a volerli così. Si desidera anche a un sorriso con l’arcata dentale molto aperta, con la riduzione delle zone d’ombra che si formano tra i denti e gli angoli labiali. Nel 2016 si vuole un dente bianco naturale B1 e una conformità nella dimensione dei denti. Non è detto però che tra 10/20 anni le cose non cambino, sta a noi cogliere l’evoluzione: così come ci sono gli stilisti per gli abiti, gli hair stylist per i capelli, ci sono anche gli ‘stilisti’ per i denti”.

Innovatore e anticonformista, Macrì è stato il primo a portare in Italia gli apparecchi ortodontici invisibili e a produrre il “dietifricio”, un dentifricio dal gusto amaro che inibisce l’appetito; ed è stato tra i primi a sostituire l’amalgama di mercurio, argento e palladio, usata per quella che veniva comunemente chiamata la piombatura, con la zirconia.

Affidano i denti alle mani esperte del dottor Macrì persone comuni e personaggi del jet set: atleti, professionisti del settore moda, personalità di spicco dello scenario politico e artisti di fama internazionale. Noto come il dentista dei Vip, è stato recentemente definito da un pool internazionale di giornalisti d’oltreoceano “il Bottura dei dentisti”. I suoi lavori possono essere, infatti, paragonati a quelli di uno chef stellato per l’estrema cura dei dettagli, per la scelta meticolosa dei materiali e per l’attitudine alla personalizzazione e all’individualità, elementi che lo assimilano a un vero e proprio artista.

“La telegenia del sorriso, di cui oltre a me si occupa, a Hollywood, un mio collega di circa 84 anni, riguarda la possibilità di creare un sorriso adatto alle telecamere, e studia la capacità di alcuni materiali di assorbire e riflettere la luce, di creare illusioni. Permette, ad esempio, di ingrandire, attraverso un’illusione ottica, denti molto piccoli, e consente di evitare gli inestetismi che si vedono spesso in televisione. Per la fotografia si può utilizzare il photoshop, ma nel cinema e nella televisione non è possibile correggere i difetti in questo modo: bisogna essere telegenici o affidarsi agli esperti della telegenia del sorriso.

Il sorriso è medicina nella tristezza, e il dottor Macrì, detto anche Dottor Sorriso, collabora con la ONLUS che si chiama appunto “Dottor Sorriso”. “È una bella iniziativa. Provo a rendere l’odontoiatria meno cruda – spiega Macrì –. Nell’immaginario comune il dentista è un omone che fa paura, e io ho voluto umanizzare questa figura proponendomi in maniera simpatica”.

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Sorride gentile il dottor Macrì, nel suo studio dentistico di Milano. Dietro la scrivania, immortalato da uno scatto di Pino Settanni, uno dei famosi paparazzi di via Veneto degli anni ’60, c’è un sorriso di donna. Bello e imperfetto.

                                                                                 Clementina Speranza

 

 

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UNA MAIL PER VOTARE L’ATLETA FISI DELL’ANNO

UNA MAIL PER VOTARE L’ATLETA FISI DELL’ANNO

Peter Fill, Simone Origone, Federico Pellegrino, Michele Boscacci sono alcuni dei quattordici candidati in lizza per succedere ad Alessandro Pittin nell’albo d’oro degli sportivi più meritevoli nelle specialità invernali. Si apre, infatti, il voto per l’Atleta dell’Anno 2016, il tradizionale premio che la FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) assegna al campione che si è messo maggiormente in evidenza nella passata stagione.

Come votare? In questa edizione, è sufficiente inviare una mail all’indirizzo atletafisi@fisi.org entro le ore 24.00 di domenica 16 ottobre. Durante Skipass a Modena il 30 ottobre, verrà proclamato il vincitore nella consueta “Festa degli Azzurri”.

I candidati:

Peter Fill (sci alpino) è il primo italiano nella storia a conquistare la Coppa del mondo di discesa maschile. Il suo meritato trionfo è sigillato dallo storico successo sulla Streif di Kitzbuehel che da solo vale una carriera, a cui aggiunge un secondo posto a Lake Louise. La sua più bella stagione della vita lo ha visto piazzarsi, anche, al terzo posto nel supergigante di Lake Louise.

Federico Pellegrino (sci di fondo) ha conquistato cinque vittorie inequivocabili fra Davos, Dobbiaco, Lenzerheide, Planica e Canmore nell’amata sprint maschile, che gli hanno consentito di assicurarsi la Coppa del mondo di specialità, il primo fondista non scandinavo dal 1997 a riuscire nell’impresa. Il successo di Planica al fianco di Dietmar Noeckler nella team sprint lo hanno confermato al vertice anche in questa specialità.

Dorothea Wierer (biathlon) è salita su tredici podi stagionali fra gare individuali e staffette. Quattro successi le hanno consentito di arrivare al terzo posto nella classifica generale di Coppa del mondo, assicurandosi, così, la coppa di specialità nell’individuale ventidue anni dopo Nathalie Santer, e mettersi al collo la medaglia d’argento nella pursuit dei Mondiali di Oslo.

Il talento della bergamasca dell’Esercito Michela Moioli (snowboard) è esploso a pieno titolo nello snowboardcross femminile di Coppa del mondo con il successo di Veyssonaz e cinque podi complessivi che hanno premiato il suo processo di maturazione ai massimi livelli.

La seconda sfera di cristallo della carriera di Roland Fischnaller (snowboard) è arrivata nello slalom parallelo maschile tre anni dopo la prima, rappresentando il giusto riconoscimento al talento dell’altoatesino, capace di aggiudicarsi la gara di Mosca, e piazzarsi al posto d’onore sia a Winterberg che a Cortina.

L’undicesimo titolo nel singolo maschile di Coppa del mondo di Patrick Pigneter (slittino naturale) è frutto dei successi di Vatra Dornei, Latsch, Kuehtai, Umhausen, e del secondo posto di Nova Ponente. La sua superiorità nei confronti degli avversari è quasi imbarazzante.

Patrick Pigneter e Florian Clara (slittino naturale) sono la consolidata coppia altoatesina che ha infilato l’ottavo anello nel doppio maschile con sei perle in altrettanti appuntamenti fra Umhausen, Nova Levante, Mosca, Vatra Dornei, Latsch e Kuehtai.

Evelyn Lanthaler (slittino naturale) ha spezzato il dominio russo che durava da undici anni, riportando in Italia il titolo di Coppa del mondo nel singolo femminile.

Michele Boscacci (sci alpinismo) ha alzato per la prima volta in carriera la Coppa del mondo grazie a una regolarità di piazzamenti durante la stagione. I successi nell’individuale di Les Marecottes e nella team race di Arvier con Matteo Eydallin impreziosiscono la sua impresa.

Robert Antonioli (sci alpinismo) è diventato il re dello sprint maschile della Coppa del mondo di sci alpinismo assicurandosi le gare di Prato Nevoso, Tambre e Les Marecottes. L’atleta è un punto fermo della squadra azzurra.

Valentina Greggio (sci velocità) è chiamata da tutti “Miss Velocità”: un dominio totale in Coppa del mondo con un filotto di sette vittorie in altrettanti appuntamenti e il nuovo record mondiale femminile polverizzato con un 247,083 km/h.

La nona sfera di cristallo della carriera è solo l’ultimo tassello di una carriera inimitabile di Simone Origone (sci velocità). Quattro vittorie e sei podi complessivi gli hanno permesso di mettersi alle spalle la concorrenza e issarsi per l’ennesima volta sul gradino più alto del podio.

Ivan Origone (sci velocità) è diventato l’uomo più veloce del mondo sugli sci raggiungendo i 254,958 km/h e aggiudicandosi il pendio di Vars (Fra). Lo sciatore ha migliorato di oltre 2 km/h il precedente record del fratello Simone. Secondo nella classifica finale di Coppa del mondo, lo sportivo ha già rilanciato la sfida in famiglia per l’anno venturo.

Il quarto trionfo della carriera nella classifica generale di Coppa del mondo (condito da quattro successi di tappa e otto podi complessivi), e la coppa di gigante eleggono Edoardo Frau (sci erba) il miglior specialista dell’ultimo decennio.

Ora non resta che scoprire chi si aggiudicherà l’ambito premio.

LA PUGLIA DELL’ENOGASTRONOMIA SFILA IN PASSERELLA DURANTE LA MILANO FASHION WEEK

LA PUGLIA DELL’ENOGASTRONOMIA SFILA IN PASSERELLA DURANTE LA MILANO FASHION WEEK

Le fibre derivate dagli scarti di lavorazione del legno, la nano cellulosa fibrillare intessuta, le proteine di superficie che rivestono il dado delle proprietà dei tessuti, i prodotti naturali per imitare i colori birifrangenti delle farfalle, il kitosano una sostanza organica biodegradabile ottenuta riciclando l’esoscheletro dei crostacei sono i materiali rivoluzionari utilizzati per innovare il settore moda e che hanno sfilato in occasione di Mad Mood Milano 2016.

Promossa da Protem comunicazione e Adv for you, con il sostegno di Regione Puglia e Regione Lombardia, l’iniziativa all’insegna di turismo, moda e dieta mediterranea racconta la tradizione, l’innovazione, l’accoglienza, l’integrazione, il talento e la creatività della regione. “Mad Mood è la Puglia del fashion e del food – affermano Marianna Miceli e Emanuela Mattioli ideatrici dell’evento –. L’idea di organizzare il progetto nel capoluogo lombardo nasce dalla volontà di portare la bellissima storia di tradizione e modernizzazione fuori dalla Puglia”.

Turismo, cultura e dieta mediterranea sono alcuni aspetti che caratterizzano la regione. Se il mare e le coste sono il must delle vacanze estive per due terzi degli italiani, il patrimonio storico-artistico e l’offerta culturale rappresentano un’ulteriore ragione di attrazione per la maggioranza dei turisti.

In questo scenario, cibo e vino sono importanti per il 43% dei consumatori del viaggio e della nuova scoperta. La dieta mediterranea è, infatti, un punto di forza per l’Italia e per la Puglia, perché rappresenta un insieme di competenze e conoscenze che vanno dalla tavola alla raccolta, dalla preparazione alla pesca, dalla conservazione alla trasformazione, fino al consumo del cibo.

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L’enogastronomia ricopre, così, un ruolo rilevante e Milano Mad Mood porta la Puglia dell’enogastronomia in passerella. Trenta giovani designers italiani e internazionali si sono sfidati nella creazioni di outfit ispirati proprio alla dieta pugliese.

Il vincitore della prima edizione di Mad Mood è Enrico Linassi con un capo ispirato a fagioli e riso. La creazione unisce il concetto di nuova alimentazione al taglio dell’alta moda. Un abito lungo in georgette di seta, accessoriato con fibbie in pelle nera, con grafiche geometriche a fantasie di fagioli neri e frumento. A completare l’outfit un soprabito ispirato dal sapore inglese.

Il premio Mad Mood Award è stato consegnato allo stilista dal presidente onorario della Camera della moda Mario Boselli.

L’iniziativa si è tenuta in occasione della Milano Fashion Week che ha prodotto oltre 40 milioni di interazioni sui social network, Instagram e Twitter sono i canali principali. I profili social di CNMI (Camera Nazionale della Moda Italiana) hanno registrato un’importante crescita: Instagram +21%, Twitter +42%, Facebook +10%, e con oltre 200.000 visite al sito web di CNMI.

I risultati dello studio effettuato nel primo semestre del 2016 sull’andamento dell’industria della moda (tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria, calzature, occhialeria, gioielleria e cosmetica) sono positivi, con un’aspettativa di crescita dell’1,4%, e con un fatturato previsto di 83,6 miliardi di euro.

Food, turismo, moda, sostenibilità e innovazione rappresentano un matrimonio perfetto che uniscono la creatività e la capacità di guardare nel segno del made in Italy.

Simone Lucci

LA CREMA CON IL NASTRO ROSA SOSTIENE LE DONNE E LA PREVENZIONE ONCOLOGICA

LA CREMA CON IL NASTRO ROSA SOSTIENE LE DONNE E LA PREVENZIONE ONCOLOGICA

Sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella è l’obiettivo della Campagna Nastro Rosa ideata dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT).

bottega-verde_-pepe-rosa_-liltDa sempre vicina alle donne, Bottega Verde sostiene l’iniziativa devolvendo 1 euro all’istituzione per ogni crema mani Pepe Rosa contrassegnate dal nastro rosa simbolo della LILT venduta durante il mese della prevenzione del tumore al seno.

Per tutto il mese di ottobre, infatti, la Sede Centrale e le Sezioni Provinciali LILT offrono visite senologiche gratuite nei loro ambulatori, organizzano conferenze e dibattiti, distribuiscono materiale informativo e illustrativo, e mettono in atto molteplici iniziative per responsabilizzare le donne sulla problematica.

Da oltre 90 la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori diffonde su tutto il territorio nazionale i vari aspetti della prevenzione:

  • la primaria, finalizzata a ridurre i rischi e le cause di insorgenza della malattia,
  • la secondaria, prevede visite mediche ed esami strumentali per diagnosi precoce dei tumori,
  • la terziaria volta a “prendersi cura” delle problematiche del percorso di vita di chi ha vissuto l’esperienza cancro.

L’associazione opera in collaborazione con le principali istituzioni e le più importanti organizzazioni nazionali e internazionali operanti in campo oncologico, perché la malattia si può vincere, soprattutto, con i controlli periodici e la diagnosi precoce.

Simone Lucci

PERSONALIZZARE LE BICICLETTE CON LE SELLE ECOLOGICHE, CREATIVE E PROFUMATE

PERSONALIZZARE LE BICICLETTE CON LE SELLE ECOLOGICHE, CREATIVE E PROFUMATE

Semplice da parcheggiare, evita lo stress del traffico, mantiene in forma, occupa meno spazio di un’automobile, non consuma carburante, non causa inquinamento ed è un mezzo economico e rapido per spostarsi. E’ la bicicletta. Ne esistono diverse tipologie: city bike, mountain bike, da corsa, pieghevoli, ibride e tutte legate da un elemento comune: la sella.

Leggera, comoda, traspirante, ma anche ecosostenibile, profumata e dotata di stile, NET è la sella rivoluzionaria realizzata da Selle Italia con fibre in polipropilene, un materiale leggero, indistruttibile e, per la prima volta, totalmente impermeabile.

Il prodotto è assemblato a incastro, senza l’uso di colle o altri equivalenti tossici, grazie a un nuovo processo robotizzato che riduce l’impatto ecologico della produzione, che avviene a Casella d’Asolo in provincia di Treviso. Una sella 100% riciclabile e 100% made in Italy.

Con un peso di 360g, la sella è composta da tre strati caratteristici di rete a nido d’ape: la calotta, l’imbottitura e il rivestimento in materiale termoplastico. net_groupageGli strati offrono una ventilazione, una traspirazione e un comfort senza precedenti.

La copertura di rete stampabile rende NET facilmente personalizzabile, donando, così, un tocco di colore e originalità alla propria bicicletta. Il design è curato nei minimi dettagli e abbraccia i gusti del pubblico maschile e femminile. Jeans, Canvas, Black, Flower, Comic e Camouflage sono le versioni già disponibili in commercio, e tutte arricchite con un materiale che diffonde una leggera profumazione di lavanda, per un’esperienza che abbraccia tutti i sensi.

La collezione dallo stile moderno e accattivante rappresenta una rivoluzione creativa e inarrestabile. L’incontenibile esplosione di colori, disegni e fantasie irrompe sulla sella per mostrare e gridare le mille sfaccettature del carattere di ciascun ciclista.

E per il futuro? Il progetto dell’azienda è di rendere il prodotto anche elegante e sofisticato.

Creata per il tempo libero, la sella NET è frutto di un lavoro ad ampio raggio che coinvolge modernità, impatto ambientale e customizzazione alla massima potenza, per regalare un tocco di colore anche alle grigie giornate trascorse all’aria aperta.

Simone Lucci

LABORATORI ARTIGIANALI E CREATIVI PER AIUTARE I GIOVANI AUTISTICI

LABORATORI ARTIGIANALI E CREATIVI PER AIUTARE I GIOVANI AUTISTICI

Rispondere ai molteplici bisogni in ambito di autismo con attività mirate, rendere la vita sociale e lavorativa il più possibile gratificante sono gli obiettivi dell’Associazione L’ Ortica. Con riferimento al Piano di sviluppo del Welfare del Comune di Milano, L’Ortica vuole costruire relazioni, percorsi creativi e solidali per garantire la possibilità a ogni ragazzo o bambino di diventare una risorsa per se stessi e per gli altri.

Com’è possibile tutto questo? Attraverso la consulenza scientifica di medici, tra cui il Professore Lucio Moderato (Direttore dei Servizi Innovativi per l’Autismo della Fondazione Istituto Sacra Famiglia) e l’attivazione di iniziative di laboratori artigianali di tessitura e pittura.

L’arte aiuta e sostiene le capacità creative dei giovani, migliorando l’immagine di sé e di conseguenza la loro qualità di vita. L’attività creativa stimola, così, la ricerca di nuove soluzioni di cambiamento, trasforma in linguaggio le proprie emozioni e i propri desideri.

Questo è quanto accaduto anche a Fabrizio Landini, un giovane artista affetto da autismo, che ha presentato a Milano la sua prima mostra personale che ha chiamato: Passaggi. Acquerelli e acrilici astratti, fortemente incentrati sulla forza espressiva del colore, con la presenza di forme e suggestioni oniriche o naturalistiche.

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Le 15 opere sono state selezionate tra quelle realizzate dall’artista negli ultimi due anni. Gli spazi, gli strumenti e i supporti professionali sono stati forniti dall’istituzione milanese, permettendo a Landini di sperimentare, e soprattutto di trovare una modalità differente di espressione pittorica in base a ciò che il giovane intende ideare. Per l’artista, la pittura rappresenta uno strumento di grande importanza, un vero e proprio mezzo per comunicare senza ostacoli.

Insieme all’Associazione Ortica, sono presenti numerosi saggi di esperti sull’importanza della pittura come modalità di espressione per le persone con autismo. Con il contributo di Francesca Happè, la studiosa dei disturbi pervasivi dello sviluppo Uta Frith analizza nel suo libro Autismo e talento le capacità che possiedono le persone autistiche, tra cui la pittura e il loro modo di rapportarsi con il mondo grazie a questi talenti che spesso vengono sottovalutati.

Simone Lucci

CURARE LA SINDROME PREMESTRUALE CON ALIMENTAZIONE E INTEGRAZIONE

CURARE LA SINDROME PREMESTRUALE CON ALIMENTAZIONE E INTEGRAZIONE

Ansia, irritabilità, sbalzi d’umore, voglia di dolci, fatica, mal di testa, gonfiore, aumento di peso, dolore al seno, confusione, depressione, acne, pelle e capelli unti, insonnia, crampi, mal di schiena, nausea, vomito, dolori articolari, stipsi e cistiti. Questi sono alcuni dei sintomi che normalmente cominciano qualche giorno prima delle mestruazioni e che migliorano all’inizio del ciclo mestruale. Si tratta della sindrome premestruale (PMS), uno dei più comuni problemi di salute che affligge il 50%, circa, delle donne del mondo occidentale in età compresa tra i 18 e i 45 anni. Solo il 5% soffre, invece, di una sintomatologia così grave da impedire la normale vita quotidiana.

“Recentemente è stato messo in evidenza come la PMS sia legata a una carenza di progesterone o comunque a uno squilibrio tra progesterone ed estrogeni”, precisa Giuseppe Fabio Piccione, biologo e nutrizionista, esperto in qualità ed igiene degli alimenti e nutrizione umana con dottorato di ricerca in chimica degli alimenti.

Per alleviare i fastidi della sindrome premestruale il Dottor Piccione consiglia alcuni semplici accorgimenti:

Attività fisica: vi sono varie ragioni per cui l’esercizio fisico allevia i sintomi dalla PMS. Il dolore alle caviglie, al seno, ai piedi e alla pancia è spesso dovuto alla ritenzione idrica. L’attività motoria, grazie all’azione di pompaggio dei muscoli, migliora il flusso di sangue e di liquidi negli organi congestionati, e riduce inoltre l’ansia e l’irritabilità perché è un modo sano e naturale per scaricare lo stress. Questo potrebbe essere dovuto alla produzione, da parte del cervello, di endorfine, sostanze che hanno effetto “oppiaceo” e antidolorifico. L’esercizio fisico, inoltre, ottimizza la postura e di conseguenza migliora la tensione muscolare a livello della schiena e del collo.

Alimentazione: sarebbe bene limitare, o meglio ancora , eliminare alcuni alimenti, tra questi i latticini (formaggi, burro), perché interferiscono con l’assorbimento di alcuni minerali importanti, come ad esempio il magnesio, che allevia i crampi. Inoltre il loro alto contenuto di sodio aumenta il gonfiore e la ritenzione idrica. L’alcol depleta l’organismo di alcune vitamine e minerali, è tossico per il fegato e può alterare la capacità di metabolizzare gli ormoni il che ha come conseguenza un livello di estrogeni più alto del normale. Carni grasse, insaccati e cibi salati, aumentando la quantità di grassi saturi, sodio ed estrogeni, favoriscono lo stato acuto della PMS.

Integrazione: durante le fasi acute si ricorre spesso a farmaci antidolorifici. Si è visto, però, che una corretta integrazione di vitamine (C, D, gruppo B) e sali minerali (magnesio e calcio) può ridurre notevolmente i disturbi creati dalla PMS.

COLLEZIONI SENZA CUCITURE: LA TENDENZA CHE GUARDA AL FUTURO

COLLEZIONI SENZA CUCITURE: LA TENDENZA CHE GUARDA AL FUTURO

Dalle calze fantasia alle maglie, dai guanti ai leggings, fino all’abbigliamento sportivo, questi sono i capi moda senza cuciture (ZEROSEMAS, WARP SEAMLES) ideati da un rivoluzionario sistema produttivo coperto da brevetto e studiato personalmente dall’ingegnere Cesare Citterio. Un’intuizione che gli ha permesso di essere eletto imprenditore dell’anno a soli 39 anni.

In un momento in cui il mercato si orienta verso la realizzazione di capi seamless ottenuti esclusivamente con telai circolari, la produzione dell’azienda Cifra S.p.a. utilizza interamente telai raschel jacquard rettilinei a doppia frontura di aghi. “Macchine costosissime ideate a Fukui dalla Nippon Karl Mayer, divisione della ditta tedesca Karl Mayer dove ho frequentato la scuola tessile – racconta l’imprenditore –. Il primo telaio l’ho acquistato 13/15 anni fa, oggi ne possiedo ventitré, e rappresento l’azienda più grande al mondo in questo settore”.

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I macchinari permettono di cucire non solo calze lavorate ma anche abbigliamento sportivo e capi di moda senza cuciture tramite la tecnica Warp Knitting Seamless (WKS). Nel telaio, entrano 20 mila fili e si confezionano capi che non si smagliano completi di: maniche, colli, gambe e zone di traspirazione. Un’idea innovativa nata per creare articoli unici e personalizzabili nonostante il periodo di crisi economica.

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“Inizialmente producevo 150 mila paia di calze al giorno – spiega Citterio –. A seguito della crisi della calzetteria, ho integrato la produzione delle calze confezionando, anche, abiti, body, maglie, leggings distribuiti in tutto il mondo, dal Brasile alla Cina, dal Messico alla Francia, dall’Inghilterra all’Italia e per i maggior brand del lusso. Jean Paul Gaultier, Gucci, Zegna, Donna Karen, Alexander McQueen, Lululemon, Free People, Eabe, Pinko, Adidas, Nike, Calzedonia, Golden Point, e Pierre Mantoux sono alcuni dei marchi con cui collaboro”.

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E i filati? Nylon (poliammide 66) e lycra per confezionare i collant. “Inserisco 80% di poliammide 66 e 20% di lycra, una quantità elevata per donare alle calze una vestibilità senza uguali – afferma l’ingegnere –. Solitamente se ne inserisce una percentuale inferiore perché è molto costosa”.

Per l’abbigliamento sportivo, invece, sono impiegati anche filati naturali, lana Merinos, e materiali ricercati tra cui: polietilene, cordura ed Emana Fiber. “Nato in Brasile, Emana Fiber contiene dei biocristalli ceramici minerali fusi nel DNA del filo, additivi permanenti che non hanno nulla in comune con i filati microincapsulati che hanno una durata limitata – spiega con passione l’imprenditore –. Con il movimento del corpo, i cristalli di ceramica si attivano consentendo al calore dall’organismo di uscire, incontrare il tessuto e riflettersi sulla pelle sotto forma di raggio infrarosso corto. Tutto ciò incrementa la microcircolazione del sangue fino al 90%, aumenta la produzione di collagene, e riduce l’acido lattico durante l’attività motoria con un miglioramento delle performance. Il capo, indossato per tre mesi, riduce la cellulite del 20%”.

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Per fornire maggiore flessibilità all’abbigliamento, le tinture vengono effettuate esclusivamente in capo. “Le colorazioni sono fatte esternamente all’azienda – riferisce Cesare Citterio –. Parte della merce confezionata è spedita in tintorie portoghesi e slovene, mentre alcuni capi sono inviati in Sri Lanka, perché ho un accordo con Lululemon, il terzo marchio in America di yoga, sport wear e sport. A fase terminata, gli articoli rientrano in Italia per il controllo qualità”.

Per Lululemon, Cifra produce due pantacollant. “Lightspeed, un legging nero lavorato, e Lighten Crop, un modello proposto in quattro differenti colorazioni, sono i capi Athleisure che realizzo per il brand – precisa l’ingegnere –. L’Athleisure rappresenta la nuova frontiera della moda. Gli stilisti hanno cominciato a realizzare abbigliamento sportivo, leggings, maglie in cashmere, pantaloni da yoga, da indossare anche in altre occasioni. Un vero trend”.

Creatività, innovazione, produttività, flessibilità, qualità sono le parole chiave che consentono all’azienda di realizzare prodotti originali e innovativi per un settore moda sempre in evoluzione. E, come afferma Cesare Citterio: “solo chi innova, solo chi realizza un prodotto complesso, unico e di qualità, può competere in modo globale su tutti i mercati”.

Simone Lucci

IL BOOM DEL BIOLOGICO IN ITALIA E ALL’ESTERO

IL BOOM DEL BIOLOGICO IN ITALIA E ALL’ESTERO

La filiera biologica italiana continua a godere di ottima salute. Questo è il risultato che emerge da “Tutti i numeri del Bio”, la ricerca dell’Osservatorio ICE-SANA 2016, finanziata in collaborazione con BolognaFiere, e realizzata da Nomisma con il patrocinio di FederBio e AssoBio.

Dal 2014 gli indicatori più rilevanti sono in crescita: dalle superfici (+7,5%), agli operatori (+8,2%), alle vendite (+15%).

Il numero di famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi ha acquistato almeno una volta un prodotto alimentare biologico (7 famiglie su 10, circa 18 milioni di nuclei familiari), sale dal 69% del 2015 al 74% del 2016. Insieme al numero di famiglie acquirenti, aumenta la spesa destinata al biologico che rappresenta il 3,1% del totale della spesa alimentare.

Chi prova bio si affeziona facilmente. Il 90% dei consumatori ha iniziato ad acquistare questi cibi almeno 2/3 anni fa, il 25% ne consuma con grande regolarità, ogni giorno o quasi, oppure almeno una volta alla settimana (43%).

Qual è l’identikit del consumatore bio? Un elevato titolo di studio da parte di chi fa la spesa (81%), il reddito, la presenza di figli minori di 12 anni (77%) sono alcuni fattori che incidono sulla propensione all’acquisto di prodotti a marchio biologico. Nelle famiglie dove sono presenti vegetariani o vegani il tasso di penetrazione sale all’87%, e anche nei casi in cui uno o più componenti della famiglia ha disturbi o malattie che impongono grande attenzione alla dieta, la percentuale supera la media nazionale (85%).

Nella top ten degli alimenti acquistati dalle famiglie l’ortofrutta fresca occupa la prima posizione (74%), a seguire l’olio extra vergine d’oliva (62%), uova (53%), miele (45%), confetture e marmellate (45%), formaggi freschi (44%), yogurt e burro (41%), riso e pasta (41%).

Le motivazioni che spingono la maggioranza dei consumatori a rivolgersi al mercato bio sono: la sicurezza per la salute (27%), il rispetto dell’ambiente e tutela della biodiversità (20%), e un maggior controllo (14%). Il primo criterio di scelta dei prodotti alimentari a marchio biologico è l’origine: il 32% sceglie in base alla provenienza italiana del prodotto e il 14% in base all’ulteriore presenza di un marchio DOP-IGP. La marca è il secondo criterio di scelta (il 15% acquista in base alla marca del supermercato e il 9% secondo la notorietà del marchio del produttore). Il fattore convenienza, invece, incide in maniera secondaria rispetto ai primi due: solo il 14% sceglie articoli biologici in base alle promozioni e il 9% in base al prezzo basso.

Grande attenzione dei consumatori verso i canali d’acquisto. La grande distribuzione e i negozi specializzati in prodotti biologici (28%) sono i luoghi maggiormente scelti. La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) viene privilegiata principalmente per la comodità (il 34% opta per iper e supermercati per poter fare tutta la spesa), mentre il 16% pensa che negli ipermercati i prezzi dei prodotti biologici siano più bassi. Gli specializzati vengono scelti soprattutto per l’ampiezza della gamma (26%).

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A ottenere ottimi risultati non è esclusivamente il mercato interno italiano, in quanto l’export cresce addirittura del +408% rispetto al 2008, e del +16% se paragonato a un anno fa. L’interesse per i prodotti bio made in Italy è forte anche fuori dai confini nazionali, e lo dimostrano i dati di Nomisma per Sana-Ice 2016 sul consumatore di due mercati esteri: USA e Canada. Negli Stati Uniti d’America, la quota di famiglie che negli ultimi 12 mesi ha acquistato un articolo alimentare biologico è dell’81%, superiore a quella del Canada, dove il tasso è del 76%. Ciò dimostra che il biologico italiano ha un’ottima reputazione e a sostenerlo è un terzo degli americani che pongono l’Italia al primo posto nella classifica dei Paesi che producono alimenti bio di migliore qualità.

Interesse al biologico, benessere fisico, attenzione all’alimentazione e tutela ambientale sono valori in forte espansione a livello nazionale e internazionale per vivere una vita sempre più sana.

Simone Lucci

UN’ALIMENTAZIONE SANA E GENUINA CON LA FARINA MACINATA A PIETRA

UN’ALIMENTAZIONE SANA E GENUINA CON LA FARINA MACINATA A PIETRA

Riscoprire i gusti della tradizione con manicaretti dalla forte impronta territoriale e conoscere i nuovi sapori di una cucina moderna è possibile con un ingrediente d’eccezione. Gnocchetti di grano arso al pesto di fagiolini, tagliatelle integrali con sarde e pomodorini, crespelle speck radicchio e fontina, muffins con gocce di cioccolato e tortine soffici alle ciliegie sono alcune deliziose ricette realizzate con: la farina macinata a pietra. L’antica tecnica conserva le vitamine e gli enzimi che caratterizzano queste farine, garantendo una granulometria irregolare e un’elevata presenza di crusche e germe di grano.

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Da sempre attenta alle nuove esigenze dei consumatori, Molino Rossetto propone la linea di Farine Macinate a Pietra biologiche, una versione che rendere il prodotto più nutriente, digeribile, profumato e adatto a un’alimentazione sana e bilanciata.

La gamma proposta dall’azienda veneta è composta da 4 referenze: la Farina Integrale di Grano Tenero, la Farina Integrale di Grano Duro Cappelli (antica varietà di grano duro coltivata principalmente in Sud Italia, con alti valori proteici e ottima per la realizzazione di pane, pizza e dolci), la Farina di Grano Tenero Tipo 1 e la Farina di Grano Tenero Tipo 2 semintegrale.

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Tutte varietà confezionate in un packaging eco compatibili in carta FSC (Forest Stewardship Council) proveniente da foreste controllate e gestite in maniera eticamente ed ecologicamente sostenibile per ridurre l’impatto ambientale. ISO 900, Certificato BIO, Licenza Kamut, Spiga Barrata, Certificato IFS Food, Certificato Registrazione FDA sono le attestazioni indicate sul packaging.

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All’azienda è riconosciuta, anche, la certificazione Energia Pulita. Dal 2010, infatti, Molino Rossetto sostiene lo sviluppo e l’utilizzo di energie rinnovabili attraverso un impianto fotovoltaico per soddisfare il fabbisogno energetico necessario al funzionamento della struttura.

5 mila mq di pannelli che generano una capacità produttiva di 280 kw/h, con una riduzione del 60% delle emissioni di CO2.

Impegno ambientale ed etico. Insieme a Oxfam Italia, il brand padovano lancia una limited edition personalizzata con il logo dell’organizzazione, per sensibilizzare i consumatori a un comportamento consapevole e sostenibile. Lievito madre, preparato per pizza, chicchi di quinoa, quinoa e amaranto soffiati sono alcuni alimenti confezionati nell’esclusivo packaging. La scelta della quinoa e dell’amaranto sono un omaggio all’Ecuador, dove Chiara Rossetto si è recata a luglio 2015 insieme a Oxfam Italia per conoscere in prima persona la realtà rurale del Paese, e scambiare know how ed esperienze con le donne impegnate nella coltivazione e commercializzazione dei due cereali andini. Oxfam Italia lavora in Ecuador con progetti di sviluppo a lungo termine, sempre a fianco delle donne con la campagna #sfidolafame, aiutando le comunità locali a migliorare la produzione e il commercio dei loro prodotti.

Le farine macinate a pietra rappresentano un ritorno consapevole alle buone abitudini culinarie di un tempo, e di trasmettere un messaggio di genuinità e benessere.

Simone Lucci

Molino Rossetto nasce nel 1760 a Pontelongo, in provincia di Padova da una famiglia di mugnai. Da allora, impegno e passione animano l’azienda che ha saputo crescere e rinnovarsi. L’impegno aziendale è di proporsi a un consumatore sempre più curioso con prodotti innovativi, funzionali, semplici, veloci, sani e naturali. Grazie alla scelta attenta delle materie prime, alla cura meticolosa di ogni fase della lavorazione, all’impiego di tecnologie all’avanguardia, Molino Rossetto garantisce una gamma di prodotti di altissima qualità. I controlli riguardano tutta la filiera e ogni anno eseguono 1.200 analisi internamente e 1.300 con enti esterni certificati. La proposta spazia dalle farine classiche di grano tenero e di mais, ai preparati per pizza, pane e dolci, differenziandosi, poi, in linee più specifiche e innovative.

LA BELLEZZA GREEN ARRIVA DALL’ISLANDA

LA BELLEZZA GREEN ARRIVA DALL’ISLANDA

Vulcani, geyser, sorgenti, cascate, natura selvaggia, orizzonti sconfinati, magnifici panorami e indomabili forze della natura sono lo sfondo della Green Factory, la serra di 2 mila metri quadri situata nella penisola di Reykjanes, in Islanda, e alimentata da energia geotermale. In questo luogo incantato viene coltivato l’orzo in pietra pomice vulcanica e irrigato con acqua delle sorgenti islandesi. L’obiettivo? Realizzare i cosmetici BIOEFFECT attraverso biotecnologie, ricavando dal cereale gli attivatori cellulari che stimolano il Fattore di Crescita Epidermico (EGF) già presente nel corpo umano.

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Gli attivatori cellulari sono proteine responsabili del rinnovamento cellulare che rendono la pelle più sana e radiosa tramite la produzione di collagene ed elastina. Dopo 10 anni di ricerca, gli scienziati islandesi hanno scoperto che il seme d’orzo è in grado di codificare l’EGF della pelle, tradurlo nel linguaggio dell’orzo e innescare nei semi la produzione di un EGF identico a quello della nostra pelle e che essa riconosce come proprio.

BIOEFFECT Daytime, BIOEFFECT Daytime Rich for Dry Skin, BIOEFFECT EGF Eye Serum, BIOEFFECT Volcanic Exfoliator sono alcuni cosmetici della linea ideata con l’innovativa tecnologia e con pochi ingredienti di grande effetto. Tali principi sono racchiusi, anche, nel pluripremiato BIOEFFECT EGF Serum, un prodotto ipoallergenico e adatto a tutti i tipi di pelle.

Oltre all’EGF, il siero include: pura acqua di sorgente islandese, glicerina che crea un ambiente protettivo per il fattore di crescita epidermico, acido ialuronico che trattiene l’idratazione nella pelle, ed estratti di semi di orzo che contengono importanti molecole per proteggere l’EGF e nutrire la pelle.

egf-serum-serum-drops-background-large-portraitBIOEFFECT EGF Serum svolge diverse funzioni:

  • migliora il tono e la texture della pelle aumentando lo spessore,
  • ripristina l’originale radiosità della cute per un aspetto più fresco e giovane,
  • stimola la produzione di collagene ed elastina,
  • idrata in profondità con un rapido assorbimento,
  • riduce in maniera significativa i danni causati dal sole e i segni del tempo assottigliando le linee e le rughe d’espressione.

I risultati si possono ottenere con 2-3 gocce di siero stese sulla pelle asciutta e pulita di viso e collo ogni sera, picchiettando delicatamente nella zona del contorno occhi.

Il prodotto è consumato da un quarto della popolazione femminile islandese, ha incontrato il favore di numerosi medici dermatologi, e ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali: il tube-with-barleyDanish Beauty Awards, il GALA Spa Awards in Germania e l’European Biotechnology Awards.

Oltre alle biotecnologie sfruttate, BIOEFFECT si distingue, anche, per l’utilizzo sostenibile di energia geotermica rinnovabile. Le piante di orzo trattengono più diossido di carbonio di quello che rilasciano nell’atmosfera, per tale motivo la serra usa esclusivamente energia rinnovabile geotermica rinnovabile per l’illuminazione e il riscaldamento. L’impatto del carbone è negativo. L’accesso diretto al calore vulcanico della penisola consente alla serra di sfruttare in media 1 milione di kWh di elettricità rinnovabile e 40 mila tonnellate di acqua bollente ogni anno.

Tecnologia innovativa, energia rinnovabile e skincare sono gli ingredienti green per una bellezza che arriva direttamente dall’Islanda.

Gli articoli della linea sono presenti nelle migliori profumerie, compagnie aeree, spa e store come: Colette a Parigi, Selfridges a Londra, KaDeWe a Berlino, La Rinascente a Milano e Harvey Nichols a Hong Kong.

Simone Lucci

I VIGNETI DEL MORELLINO PROTETTI E MONITORATI DA UN DRONE

I VIGNETI DEL MORELLINO PROTETTI E MONITORATI DA UN DRONE

Pizze volanti, birre che attraversano il cielo, fotocamere tra le nuvole, previsioni in alta quota che annunciano il traffico nell’immediato futuro, romantiche proposte di matrimonio immortalate da vertiginose altezze sono azioni possibili grazie ai droni, dall’inglese drone, il maschio dell’ape. Gli aerei senza pilota si stanno rivelando strumenti utili per svariati scopi, una moda straripante che coinvolge sempre più persone e non solo.

La filiera vitivinicola toscana del Morellino di Scansano ha deciso di dar vita al progetto Phenodrone con l’obiettivo di mettere al lavoro un drone sentinella per monitorare i vigneti e proteggere le uve da parassiti e pesticidi, riducendo, così, l’impiego di fitofarmaci. La diagnosi precoce delle malattie dei vitigni e, di conseguenza, i tempestivi provvedimenti per eliminarle, permettono una qualità sempre più alta di vini rossi, bianchi e passiti.

Viti Mntellassi

La ricerca è portata avanti da Fabio Mencarelli e il suo team. Da una decina d’anni, il professore ordinario presso l’Università della Tuscia sta lavorando alla riduzione dell’ozono in cantina allo scopo di limitare o eliminare l’uso dei solfiti nel vino.

Come si arriva a mettere in bottiglia un vino sano e a usare metodi di coltivazioni sostenibili per l’ambiente? “Per ridurre l’uso di pesticidi abbiamo puntato alla diagnostica precoce delle malattie, grazie all’impiego della nuova generazione dell’Information Technology – riferisce il professor Mencarelli –. Attraverso pc di dimensioni di una carta di credito, collegati a micro sensori e distribuiti capillarmente nei vigneti, si possono rilevare per tempo malattie dei vitigni, stress della vite, tempi di maturazione dell’uva, etc…”.

All’iniziativa hanno aderito il Consorzio del Morellino di Scansano e la Fattoria Mantellassi, insieme ad altre realtà locali da sempre attente alla produzione di vini buoni e soprattutto salutari.

Ezio Mantellassi e Famiglia

Fondata a Magliano in Toscana da Ezio Mantellassi e attualmente guidata dai figli Aleardo e Giuseppe, l’omonima azienda vanta 90 ettari di vigneti dove predomina la coltivazione del Sangiovese per la produzione del Morellino di Scansano DOCG, a cui si aggiungono vitigni esclusivi come l’Alicante.

L’azienda propone tre varietà di Morellino di Scansano:

  • Mentore è un vino rosso corposo, fresco e fruttato adatto a tutto il pasto.
  • San Giuseppe viene lasciato invecchiare per 6 mesi in barriques di rovere francese. La pluripremiata etichetta vanta numerosi riconoscimenti tra cui: morellino più tipico e il migliore Vinellando 2012. San Giuseppe, inoltre, ha più volte ottenuto il punteggio di 90/100 nella classifica di Wine Spectator, la prestigiosa rivista statunitense considerata una sorta di bibbia da intenditori, assaggiatori e collezionisti di tutto il mondo.
  • Le Sentinelle è una riserva prodotta in quantità limitata e che prende il nome dalla collina dove vengono raccolte le uve. È un vino che ha ottenuto significativi riconoscimenti in Italia e all’estero.

Vini Mantellassi

La Fattoria Mantellassi non è solo Morellino di Scansano. Tra i rossi troviamo Punton Del Sorbo, un Cabernet Sauvignon IGT vinificato in vasche d’acciaio a temperatura controllata, affinato per quattro mesi in vasca inox, dodici mesi in barrique di rovere francese e sei mesi in bottiglia.

Tra i bianchi:

  • Lucumone è prodotto a Magliano. La vinificazione avviene attraverso una pressatura soffice che consente una resa uva/vino di circa il 60%. Il suo nome è un tributo alla terra ricca di testimonianze etrusche e alla suggestiva città di Heba.
  • Scalandrino è perfetto con antipasti e primi piatti di pesce, insalate, fritture e grigliate di mare. Il vino è vinificato attraverso una pressatura soffice e fermentato in botti di rovere francese. La maturazione e l’affinamento avvengono con poche settimane in botti di rovere francese e due mesi in bottiglia.

L’azienda Mantellassi ha presentato a Vinitaly 2014: Maestrale e Oblò. Maestrale è un rosé fresco e profumato che sprigiona gli aromi di un bouquet fiorito e frutti di sottobosco come la ciliegia e il lampone, ricavato da un vitigno 100% ciliegiolo particolarmente diffuso in maremma. Oblò, invece, è un vino spumante di qualità 50% Vermentino e 50% Chardonnay che nasce da una fermentazione con una lunga permanenza sulle fecce, e affinato per sei mesi in bottiglia. Fresco, frizzante, vinificato con metodo Charmat è perfetto per aperitivi e per accompagnare piatti a base di pesce.

Giuseppe e Aleardo Manellassi

La Fattoria toscana non vanta esclusivamente la creazioni di vini. I fratelli Mantellassi possiedono oltre 500 ulivi curati con professionalità e passione. Le olive sono raccolte a mano tramite agevolatori a Magliano nei mesi di ottobre-novembre e successivamente portate nel Frantoio di Monticello di Amiata, dove vengono accuratamente defoliate e lavate prima della frangitura con spremitura a freddo. Dalla lavorazione delle olive nasce Fiordaliso, un olio extravergine biologico.

Tecnologie esclusive, studi scientifici, cura dell’ambiente e rigorosi controlli in campo e in cantina garantiscono la massima qualità del Made in Italy e del Made in Toscana.

Simone Lucci

SPORT E FRUTTA SECCA, LA COPPIA VINCENTE PER I CAMPIONI ITALIANI

SPORT E FRUTTA SECCA, LA COPPIA VINCENTE PER I CAMPIONI ITALIANI

Coniugare food e sport è possibile? Naturalmente sì, e ad affermarlo è Nucis Italia, associazione che riunisce le maggiori aziende produttrici di frutta secca e da diversi anni divulga le valenze salutistiche e le proprietà benefiche della frutta secca ed essiccata nell’alimentazione degli sportivi, a prescindere dalla disciplina praticata. “La frutta secca è ricca di vitamine e sali minerali, indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo, e non contiene esclusivamente grassi, proteine e carboidrati – precisa Alessandra Bordoni, nutrizionista e docente del Dipartimento di Scienze e Tecnologie alimentari dell’Università di Bologna –. La frutta secca fornisce nutrienti che altri cibi non contengono, pertanto risulta un valido spuntino tra i pasti principali e un corretto ingrediente da inserire nelle ricette”.

A sostenere lo stretto connubio tra frutta secca e attività sportiva, tre atleti che hanno scritto le pagine di altrettante discipline sportive: Arianna Errigo per la scherma, Maurizia Cacciatori per la pallavolo, Antonio Cabrini per il calcio. Tre stelle dello sport nazionale con gusti, diete e abitudini alimentari personali.

Arianna ErrigoNata a Monza nel 1988, Arianna Errigo si avvicina al mondo della scherma da piccolissima. Nel 2003, entra a far parte dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Ginnastica Comense 1872, dove viene seguita dal maestro Giovanni Bortolaso. La sua scherma d’attacco è estrosa, impulsiva, con assalti in tempi brevi e rapidi, un gioco che ben rispecchia il suo carattere solare e carismatico. Caratteristiche messe in mostra anche durante le Olimpiadi di Rio 2016. Tra le storiche vittorie la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici del 2012.

Com’è il tuo rapporto con la frutta secca? 

Ho un bellissimo rapporto con la frutta secca, soprattutto durante l’allenamento e in gara. Ogni volta che finisco un match la prima cosa che faccio è integrare con sali minerali, banana e noci. Durante la gara non mangio tanto per non appesantirmi.

Lo sport ti porta spesso in giro per l’Italia e per il mondo. Com’è l’alimentazione di Arianna Errigo?

Da atleta giri il mondo, quindi hai la possibilità e la fortuna di assaggiare varie pietanze. Prima della gara mangio in ristoranti italiani, ma terminata la competizione esploro anche la cucina tipica. Nel quotidiano seguo un’alimentazione corretta. Sono i dettagli a fare la differenza e l’alimentazione è uno di questi.

Qual è il tuo menù ideale?

Non saprei dire. Mi piace tutto, sono una buona forchetta. Adoro mangiare e cucinare in particolar modo i primi, la pasta e il riso li preferisco a tutto. Talvolta, mi tolgo qualche sfizio, ovviamente nei limiti.

Quando trascorri una giornata in pedana per fronteggiare una competizione olimpica o europea, quanto peso perdi? Possiamo parlare di chili?

Tanto, perché lo stress è alto, la giornata è lunga e i match sono faticosi, però non si parla di chili. L’aspetto importante dopo la gara è il corretto recupero.

La scherma è uno sport che richiede tantissima energia sia fisica che mentale. Per tua esperienza, è più facile avere un momento di calo dal punto di vista fisico o dal punto di vista della concentrazione?

Le gare sono molto lunghe, pertanto la concentrazione è fondamentale, anche se mantenerla per tutta la giornata non è semplice a causa della tensione. Nel mio staff è presento uno psicologo che mi aiuta a fronteggiare al meglio un match.

Nella tua carriera possiamo parlare di grandi sacrifici?

Sì, però ripagati, eccome!

Maurizia CacciatoriToscana doc e nata a Carrara nel 1973, Maurizia Cacciatori è stata leader della Nazionale di Pallavolo, oggi si divide tra i suoi due figli e la famiglia, ma senza allontanarsi troppo dai campi di pallavolo. Da giocatrice è stata un caposaldo e punto di riferimento della Nazionale italiana, vincendo tutto quello che si poteva, soprattutto a fine anni ‛90 con la sua Volley Bergamo: quattro scudetti, due Champions League, tre Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane.

Com’è il tuo rapporto con la frutta secca?

Io ho un ottimo rapporto con la frutta secca, la mangio spesso a colazione e ho passato questa mia tradizione culinaria ai miei bimbi, che ne sono golosissimi.

Lo sport ti ha portata spesso in giro per l’Italia e per il mondo. Com’era l’alimentazione di Maurizia Cacciatori?

Stavo spesso in ritiro e ho avuto un allenatore, Giulio Milasco, che ci ha sempre detto di rispettare il cibo del Paese in cui stavo, quindi: in Italia si mangia italiano, in Giappone si mangia giapponese. Sono una persona che ha sempre sperimentato e non sono mai stata titubante. Quando giocavo mi piaceva cucinare, era una forma di far squadra anche se non mi consideravo un grande fenomeno tra i fornelli però ci si prova.

Qual è il tuo menù ideale?

Il risotto come primo, di secondo mi piace il pesce al cartoccio e come dolce la crostata di frutta.

Quando giocavi che rapporto avevi con i dolci?

Ho sempre avuto una dieta molto equilibrata e la crostata è sempre stata presente nella mia alimentazione, anche prima della gara. Una dieta equilibrata ti far star bene.

Tra i membri di una squadra, quale rapporto nasce? Si può parlare di famiglia o di lavoro?

Da quando avevo 16 anni fino a 30/32 anni ho vissuto nell’ambito sportivo, ho fatto lo sport di squadra per eccellenza perché nella pallavolo si è obbligati a passare la palla e sono dell’idea che lo sport individuale non esiste. Chi pratica un’attività individuale ha uno staff, dal cuoco, all’allenatore, al massaggiatore, al coach, al mental coach che fanno squadra. Durante la mia carriera ci sono stati momenti di attrito, però si diventa una famiglia. Oggi a casa con mio marito e miei figli continuo a fare gioco di squadra, io sono il capitano di mio marito, infatti lui è un po’ stanco di questo atteggiamento.

 

Mg Torino 14/05/2014 - finale Europa League / Siviglia-Benfica / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio CabriniNato a Cremona nel 1957, Antonio Cabrini è stato il terzino simbolo della Juventus e della Nazionale. Nel 1982 vince la Coppa del Mondo con la Nazionale di Enzo Bearzot entrata nella leggenda. La sua lunga carriera agonistica è costellata di conquiste: sei scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa e un Mundialito per Club. Le sue caratteristiche di terzino d’attacco, unite a un’invidiabile solidità difensiva, lo hanno fatto emergere come uno dei più grandi talenti italiani di ogni tempo, simbolo di un calcio pulito dallo straordinario valore tecnico, atletico e umano.

Dopo varie esperienze di allenatore di club maschili, dal 2012 è coordinatore di tutte le Nazionali femminili di calcio e presidente dell’associazione italiana ed europea ex calciatori (AIEC).

Com’è il tuo rapporto con la frutta secca?

Non ho un grande rapporto con la frutta secca, la assumo tra un pasto e l’altro, nei momenti in cui hai fame. Le mandorle e le noci sono le varietà che magio più volentieri.

Lo sport ti ha portato spesso in giro per l’Italia e per il mondo. Com’era l’alimentazione di Antonio Cabrini?

Non avevo una specifica dieta sportiva, perché quello che mangiavo lo consumavo immediatamente durante la partita. La pasta e gli zuccheri erano fondamentali e con il tempo ho adottato l’alimentazione sportiva anche nel quotidiano.

Qual è il tuo menù ideale?

Ho sempre adottato un’alimentazione ricca di pasta, riso e tortelli di zucca, in quanto sono lombardo. Da sempre, sono un amante dei dolci in tutte le forme, ma non ricchi di panna, e quando giocavo li assumevo almeno una volta al giorno senza nessun problema.

Antonio Cabrini, tu ami le sfide, hai vinto tutto quello che si poteva vincere nel calcio maschile, e ora hai deciso di metterti alla prova con una disciplina che in Italia non è ancora così diffusa come nel resto dell’Europa, il calcio femminile. Raccontaci questa tua esperienza.

Sì, è stata una scommessa che mi ha proposto la federazione e che sto ancora portando avanti. Avevo una certa conoscenza del calcio femminile, ho trovato un mondo molto affascinante e particolare, tant’è vero che con il passare del tempo ho capito che il calcio maschile è differente dal calcio femminile. Il mondo maschile è più facile da gestire, mentre quello femminile è molto più presente, passionale e all’interno delle squadre si respira il rispetto. Un rapporto conviviale sicuramente atipico rispetto a quello dei maschi. In Italia, a causa di una mentalità maschilista, il calcio femminile, purtroppo, non è così diffuso come in Cile, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti e nel Nord Europa.

Hai vissuto gli anni della Juventus di tanti anni fa. Che Juventus era rispetto quella di adesso o in generale com’erano le regole rispetto a oggi? Anche a livello di spogliatoio.

Le regole non sono cambiate più di tanto, perché come nel calcio e negli sport di squadra ci sono delle regole precise. C’è stata un’evoluzione tecnologica che ha cambiato il modo di comunicare. In passato vivevi la partita, la squadra con un gruppo di amici, quindi non conoscevi soltanto le caratteristiche tecniche del tuo compagno di squadra, ma anche la vita al di fuori del gioco del calcio. Era un rapporto molto più umano, più familiare. Oggi si vive in una realtà più virtuale e meno fisica.

Simone Lucci

BORSE SARTORIALI E MADE IN ITALY

BORSE SARTORIALI E MADE IN ITALY

Seta, raso, pizzo, legno per le borse artigianali create da Ilaria Ricci e da Rita Cordini, sua madre, in uno scambio incessante di idee. Il nome del brand è infatti “Cordini Rita by Ilaria Ricci”.

Ilaria e Rita non si basano su disegni, partono dalla scelta dei materiali. “Ogni tessuto ci ispira la borsa che poi andremo a realizzare. Iniziamo direttamente dalla materia prima, dall’anima di quella che poi diventerà la borsa – precisa Ilaria Ricci –. La nostra è una continua ricerca di tessuti e materiali, nuovi e tradizionali. Amiamo i pizzi e i broccati. Nel corso di questi pochi anni, dalla nostra nascita ad oggi, abbiamo fatto veramente tanti esperimenti. Il materiale più stravagante, nonché nostra particolarità, è il filato lavorato a mano che regala alla borsa una soffice morbidezza a effetto seta. Si chiama Ecofur e richiama la pelliccia. La sua composizione, in cotone e poliestere, gli conferisce lucentezza e leggerezza.

Ilaria Ricci - Ecofur

Passiamo poi allo studio degli accessori: manici, chiusure e ogni altro dettaglio di metalleria. In questa fase, abbiamo già le idee molto chiare e sappiamo come sarà la nostra borsa. Poi si passa alla costruzione, alla realizzazione del modello fisico; questa è la fase in cui si perfezionano gli ultimi dettagli”. Le borse vengono lavorate una per una, tagliate a mano, cucite a macchina (non quelle industriali) e poi rifinite a mano. “Ogni procedimento è nelle nostre mani o in quelle degli artigiani italiani della nostra zona”.

Ilaria Ricci - Artigianato

20 – 30 ore per realizzare una borsa. “Non vi è un tempo specifico, dipende dalla borsa. Dipende dai particolari, dalle rifiniture richieste, dal tessuto. E i tessuti che noi utilizziamo comportano tutti un certo grado di difficoltà perché non hanno una loro rigidità e non rimangono rifiniti al taglio. Il pizzo macramè è uno dei tessuti più difficoltosi per la realizzazione di borse strutturate. Ma posso dire lo stesso della seta, che è molto sottile”.

Ilaria Ricci - Pizzo

E per il futuro? “Il mio sogno è quello di realizzare una borsa in pizzo ricamato a mano, un tessuto veramente pregiato e particolare non solo per la lavorazione lunga e difficoltosa ma anche perché viene interamente creato a mano. Fantastico!”, risponde con entusiasmo Ilaria Ricci.

Ilaria Ricci - Ecopelle

La filosofia aziendale è ‘cruelty free’. “Utilizziamo l’eco-pelle come valido sostituto alla vera pelle – precisa Ilaria Ricci –. La tecnologia consente di realizzare un materiale, al tatto è simile alla pelle, che si può produrre con un minore impatto ambientale rispetto a qualche anno fa ed è resistente e di ottima qualità.

I tessuti e l’ecopelle da noi utilizzati provengono da aziende italiane che producono interamente in Italia. Collaboriamo con manifatture milanesi e della zona di Como, che possiedono un importante know how interno tramandato da generazioni. Le nostre materie prime sono di ottima qualità e vengono realizzate con processi a basso impatto ambientale. Con l’anteprima PE 2017 siamo andate oltre confine e, per la borsa ‘Soray’ abbiamo utilizzato un tessuto belga”.

L’azienda nasce nel piccolo borgo di Volpara, immerso nelle colline dell’Oltrepò pavese. Il laboratorio Cordini Rita by Ilaria Ricci è immerso nel silenzio creativo della natura. Qui si respira l’aria ‘di una volta’, il tempo qui si è fermato, e ogni borsa è lavorata singolarmente. “Per noi la tecnologia più importante è costituita dalla nostra testa e dalle nostre mani: passione, lavoro e ingegno, caratteristiche del genio creativo italiano”, spiega Ilaria Ricci.

Ilaria Ricci- Bustina

Ufficialmente l’azienda nasce nel 2015 con la realizzazione della prima vera collezione di borse e l’inserimento nello showroom multimarca di Montenapoleone 1, che ha creduto e crede nel loro progetto. “La vera origine però risale a qualche anno prima, quando, in un momento particolare della mia vita, decido di costruire qualcosa di mio, qualcosa che mi possa soddisfare pienamente; così, con l’appoggio di mia madre, do inizio alla nostra impresa. Partiamo da autodidatte alla realizzazione delle nostre prime borsette e, poco dopo, nel gennaio 2014, veniamo selezionate da Cris Egger per partecipare al suo evento fuorisalone a Pitti, a Firenze. Il primo evento ufficiale a contatto con gli addetti al settore, che hanno dato subito pareri positivi. E dopo questo incoraggiamento, abbiamo continuato la nostra avventura, migliorandoci sempre di più”.

“Il legame che unisce la donna alla sua borsa è una relazione estremamente complicata da definire. Un amore intenso le avvicina: la borsa diventa la compagna della donna, la sostiene, la consola e la rende sicura di se stessa”, conclude Ilaria Ricci e aggiunge: “Le nostre borse possiedono un’anima”.

ERBE AROMATICHE PER IL BENESSERE MADE IN SICILIA

ERBE AROMATICHE PER IL BENESSERE MADE IN SICILIA

In un territorio che si estende dal mare al tavolato ibleo, con macchia mediterranea ulivi, mandorli e carrubi, sorge Scicli, cittadina siciliana che ospita gli AROMI Sicily, un vivaio affacciato sul Mediterraneo.

Gli Aromi - Vivaio

L’azienda, nata diciotto anni fa da un’intuizione di Enrico Russino e dal suo amore per la terra iblea, le erbe officinali e le piante aromatiche, vuole fornire un prodotto sia ornamentale che dedicato al benessere del corpo e della mente. “Collaboriamo con fisioterapisti che eseguono massaggi ayurvedici nel nuovo giardino con vista mare – precisa Enrico Russino –. Per coloro che vogliono rilassarsi, è presente un angolo tisane e cocktail con delle chaise longue sospese in serra”.

Come nasce l’idea di dar vita a gli Aromi?

Ho lavorato molti anni in Olanda, nei vivai, a stretto contatto con il mondo dei fiori, e quando sono tornato in Sicilia mi sono reso conto che non esisteva un’azienda specializzata nel settore delle erbe aromatiche e officinali. Così ho avuto l’idea di creare gli Aromi, un brand dal nome semplicissimo che comprende erbe da utilizzare in cucina e piante ornamentali per decorare giardini come salvia, rosmarino, timo, lavanda… Un potpourri di profumi e colori. Nel 1998, a Cavadalica su 1400 mq2, abbiamo iniziato a coltivare 15/20 varietà di piante tra cui melissa, timo e rosmarino, ora ci siamo trasferiti su una superficie di 40 mila mq2.

Gli Aromi - Piante Aromatiche

Il microclima ha favorito la coltivazione?

Il clima è perfetto, perché le erbe aromatiche crescono in climi mediterranei e resistono a temperature che vanno da -10° a +50°. Più la pianta aromatica soffre, più aumenta la sua carica di germinabilità.

Quante varietà di piante aromatiche coltivate?

Siamo arrivati a 250. Ho recuperato nuove varietà di salvia, timo e lavanda da vivaisti francesi e inglesi. Labiate e Ombrellifere sono alcune famiglie di piante che possediamo, provenienti della costa sud est siciliana e da diverse parti del mondo. La pianta di cappero, poi, continua a essere il punto di forza de gli Aromi Sicily ed è utilizzata come gioiello da incastonare tra i muretti a secco e le pietre di antichi casali.

Quante varietà possedete delle erbe più importanti?

Al momento abbiamo circa 35 varietà di salvia: la guaranitica, la coccinea, la anthony parker, la leucantha, la canariensis, l’involucrata, la dominica, la sud africana con un forte odore balsamico e l’elegans, una varietà al profumo di ananas. Fioriture e profumazioni differenti per creare un meraviglioso giardino. Possediamo anche grandi varietà di timo, in natura ce ne sono una quarantina, io ne ho 10, tra questi: il timo arancio, il timo selvatico, il timo Gli Aromi - Satrafaustini, al limone origano, al limone variegato con foglie gialle e foglie argentate, al limone a foglia verde. Le diverse tipologie permettono di giocare con altezze, epoche di fioritura e profumazioni.

Nel vivaio sono presenti specie rare?

Sì, la nostra nuova scommessa è coltivare piante antiche a rischio estinzione come il timo selvatico o satra. Una pianta menzionata da Virgilio in quanto il miele di satra, che ancora oggi si produce negli Iblei, era utilizzato dai romani come medicinale contro tutti i mali.

La vostra azienda offre esperienze sensoriali. Come funziona il percorso che proponete?

L’idea nasce circa 7 anni fa, dall’interesse dei clienti a esplorare il nostro mondo. Inizialmente dedicavo molto tempo a spiegare i prodotti, in seguito ho deciso di trasmettere il mio know how attraverso eventi e piccole degustazioni. Abbiamo iniziato proponendo 1 o 2 volte a settimana, in estate, aperitivi, brunch, e incontri al tramonto prima di cena. Tutte esperienze che coinvolgono i 5 sensi. Chi arriva è immediatamente appagato dalla vista del paesaggio e dei fiori e gode del loro profumo, poi si passa al tatto, è possibile infatti toccare le piante, e infine il gusto, attraverso le varie degustazioni. Un percorso esperienziale che sta riscuotendo un enorme successo.

Organizzate anche corsi di aromaterapia?

Sì. Quest’anno stiamo sviluppando una serie di appuntamenti settimanali legati all’aromaterapia, alla fitoterapia e al benessere in generale con l’intervento di fitoterapisti e personale del settore. Organizziamo, anche, incontri legati al garden design e all’enogastronomia, con l’intervento di chef per cucinare, per raccontarsi e per presentare libri.

Continuando il discorso del benessere, proponete corsi di yoga?

Sì, abbiamo creato 16 postazioni con tappetini in una varietà di timo che cresce a tappeto calpestabile. Utilizziamo questo prodotto, che abbiamo chiamato Tappetimo, per i corsi di: yoga, tai chi e pilates.

Gli Aromi - Tappetimo

Qual è il turista tipo interessato ai percorsi benessere?

La nostra è una clientela curiosa, interessata all’azienda e alla famiglia. Il turista tipo appartiene, culturalmente ed economicamente, a una fascia medio-alta, anche se i nostri prodotti non sono cari.

Leggevo che possedete oltre 50 referenze. Può citarmi gli esempi più significativi?

Non vendiamo solo la pianta fresca, ma anche aromi secchi in packaging ricercati. Proponiamo 5 tipi di paste aromatizzate: Gli Aromi - Prodottialla satra, al peperoncino, all’origano, alla santoreggia e alla polvere cappero; poi abbiamo paté di capperi, paté di finocchietto, tre tipologie di sali (Val di Noto, Val Demone, Val di Mazara) e tutta la linea all’habanero, un peperoncino piccantissimo sud americano. Commercializziamo anche articoli per la casa: Shoesmell è il profuma scarpe con riso e satra, uno dei più potenti antisettici che esistono in natura, Aromat è il sottopentola alla satra che, con il calore, diffonde profumo di timo, l’Erbetta da Borsetta che profuma la borsa, i saponi naturali allo zafferano, alla menta, al bergamotto, alla lavanda, all’argilla e al rosmarino. C’è poi la maschera decongestionante ai fiori di lavanda e sesamo tostati al sole per gli occhi stanchi e arrossati. L’azienda ha voluto declinare il mondo delle erbe in tanti prodotti, ci sono: il kit Il Carrubo da Viaggio, Fatti i Capperi Tuoi per coltivare la propria pianta di cappero, e Ti Piace Fare il Fico per il coltivare il ficodindia. Infine, abbiamo la nostra linea di concimi per erbe aromatiche e capperi.

La produzione è vostra?

Le piante vengono essiccate da noi, poi le aziende realizzano il prodotto finito seguendo la nostra ricetta.

Gli Aromi - Fatti i Capperi Tuoi

A quali settori appartengono le aziende a cui vi rivolgete?

Lavoriamo nella filiera del benessere, e per questo ci rivolgiamo ad aziende farmaceutiche. Poi abbiamo una linea di prodotti secchi che realizziamo per noi e per i nostri clienti: ristoratori, chef etc. Collaboriamo inoltre con i garden designer e con i privati.

Simone Lucci

ALLENATI E IN FORMA IN BREVE TEMPO NELLA CITY SPA MILANESE

ALLENATI E IN FORMA IN BREVE TEMPO NELLA CITY SPA MILANESE

Vivere in città può essere stressante: il lavoro, il traffico, la famiglia e i numerosi impegni quotidiani rendono la vita sempre più frenetica. Le opportunità per mantenersi in forma e godersi una giornata di relax in centri benessere immersi nel verde sono sempre meno. Nella frenetica, modaiola e stressante Milano è comunque possibile dedicare un’ora a se stessi senza allontanarsi dalla metropoli. Dove? All’Accademia del Bell’Essere, una city spa multisensoriale dedicata a chi desidera ottenere risultati concreti attraverso trattamenti estetici, massaggi internazionali, studio d’immagine, make-up e allenamenti con tecnologie innovative.

Le attrezzature all’avanguardia messe a disposizione dal centro benessere consentono alla clientela di ottenere evidenti risultati con brevi sedute. “Keope è una struttura ergonomica essenziale che lavora attraverso la vibrazione meccanica e semplici principi di fisica quantistica, donando un nuovo benessere, senza fatica, in modo assolutamente naturale e in poco tempo – spiega Alessia Marsana, titolare del centro –. In 12 minuti, l’attrezzo dona benessere psico-fisico a tutto il corpo”. Keope rimodella la postura scheletrica e le masse muscolari, aumenta la stabilità, riduce le masse cellulitiche, potenzia i muscoli, elimina disagi fisici legati all’apparato muscolo-scheletrico, inoltre migliora il sistema respiratorio, cardiaco e vascolare.

keopeKeope è uno strumento che può essere utilizzato anche in fase di defaticamento e recupero post prestazione sportiva, perché potenzia la muscolatura, lavora sulla postura e drena i liquidi – precisa Marsana–. Tale macchinario è stato proposto alle squadre di calcio per essere sfruttato tra il primo e il secondo tempo. In 12 minuti, infatti, i calciatori possono riprendere l’energia che hanno impiegato durante la prima fase di gioco”.

L’Accademia del Bell’Essere propone, anche, un sistema d’allenamento che permette di migliorare un tratto muscolare alla volta e accelera il metabolismo, consentendo di ottenere in 4 mesi i progressi che normalmente si raggiungono con un anno di palestra. I risultati sono ottenuti con MET, un macchinario a cui sono collegati degli elettrodi che fanno passare corrente a bassa tensione e che sfrutta i principi dell’elettrofisiologia. Una tecnologia ideata dalla casa madre di Vip Center a San Benedetto del Tronto.

“Attraverso le stimolazioni EMS e le frequenze TENS, è possibile creare programmi specifici per avere il risultato desiderato nel minor tempo, il tutto svolto sempre con il personal trainer, che ha il compito di impostare l’intensità dell’attività fisica – riferisce Adalberto Martinez, personal trainer MET –. Dimagrire in punti localizzati, eliminare la cellulite, tonificare e scolpire la muscolatura sono obiettivi che richiedono frequenze alte, intorno al 60/75 % Herz. Le sedute di tonificazione durano 30 minuti, mentre quelle di dimagrimento durano da 50 a 60 minuti. L’allenamento è molto intenso perché mezz’ora con MET equivale a 4/5 ore di palestra”. I primi risultati di rassodamento, tonificazione e dimagrimento si possono osservare dopo un minimo di 12/15 sedute.

Questo allenamento prevede delle controindicazioni? L’innovativa tecnologia è sconsigliata ai diabetici in stato di dialisi, alle donne in gravidanza e alle persone che:

– seguono una terapia anticoagulante

– possiedono placche metalliche nel corpo

– hanno subito un intervento per tumore

– sono portatori di pacemaker.

foto 2 (3)

Ideata dal famoso make up artist Paolo Guatelli, la prima urban spa di Milano nasce nel 2002 negli spazi della zona industriale ex Caproni in zona Mecenate. Dopo l’apertura Alessia Marsani frequenta i corsi di make up con Guatelli e diventa squad manager del centro. Da lì inizia la sua evoluzione sia a livello lavorativo, che di conoscenza di trattamenti energetici.

Nel 2010 Marsani assume l’incarico di titolare dell’Accademia e diffonde la sua filosofia di vita: corpo, mente, anima ed equilibrio. “Un’alchimia fra emozione e ragione, un’evoluzione che desidero che i miei ospiti respirino quando entrano nel mio tempio – precisa la manager –. Il percorso inizia con trattamenti estetici, fino ad arrivare a una bellezza interiore attraverso i trattamenti energetici come: massaggi psico-somatici, ayurvedici e bio-energetici”. Successivamente, sono stati inseriti un parrucchiere e i percorsi di coppia, per rendere unico il momento per lei e lui attraverso le cene del bell’essere con un personal chef e 2 operatrici del bell’essere in questa location esclusiva.

All’Accademia del Bell’Essere è quindi possibile combattere la pigrizia e mantenersi in forma con brevi sedute. Vivere in città risulterà così meno stressante.

Simone Lucci

 

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