BEAUTIFUL CURVY 2016 É SINONIMO DI SALUTE E BELLEZZA

BEAUTIFUL CURVY 2016 É SINONIMO DI SALUTE E BELLEZZA

Un gruppo di donne curvy e un susseguirsi di scatti in bianco e nero, firmati dal fotografo moda Stefano Bidini, sono i protagonisti del Calendario Beautiful Curvy 2016, progettato e fortemente voluto da Barbara Christmann, redattrice e corrispondente moda di testate internazionali.

Obiettivo? Contribuire a divulgare un messaggio “sociale”, sostenere un concetto di benessere legato alla capacità di stare bene nel proprio corpo, in salute. E supportare l’emisfero femminile a comprendere che ciò che davvero conta è l’amore per se stesse, al di là della forma che lo contiene.

Le ragazze che posano per il calendario portano da una tg 44 alla 52, hanno un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, tutte di nazionalità italiana, provenienti da ogni area geografica hanno peculiarità differenti: altezze, colori e forme. Sono state selezionate tramite un casting online sul sito internet omonimo.

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Il Calendario Beautiful Curvy 2016 mostra un’altra realtà, dove accettazione e valorizzazione rappresentano due aspetti imprescindibili. È scaricabile gratuitamente o acquistabile su ordinazione sull’omonimo Blog www.beautifulcurvy.com. Un contenitore volto a supportare, consigliare e comunicare un mondo curvy a 360°. “Sono felice di essere diventata un punto di riferimento e d’appoggio per molte donne di cui comprendo i problemi essendo anch’io una donna in carne“, puntualizza Barbara Chrismann.

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Barbara Chrismann, ideatrice del progetto ormai giunta alla quarta edizione, cerca di fotografare le donne che rappresentano, attualmente, quasi la metà della popolazione femminile italiana. “L’obiettivo è volto ad accorciare le distanze tra donna e concetto di modella – precisa Barbara Christmann –, ho rapprensentato un concetto di bellezza più veritiera. Le modelle curvy sono donne più vicine alla realtà e rappresentano quindi una bellezza più veritiera se vogliamo; donne che non creano distanza, che non rappresentano un’ideale da raggiungere, bensì una conferma, una sorta di specchio. La vicinanza consente accoglienza e implica benessere soprattutto psicologico, evitando così di proporre modelli che con il benessere hanno ben poco a che fare.

Il numero sempre più crescente di ragazze giovanissime che associano la magrezza ‘scheletrica’ alla bellezza la dice lunga e inquadra in un’ottica più ampia il problema legato agli stereotipi di bellezza imposto dal sistema”.

4Purtroppo il mondo della moda e dello spettacolo hanno contribuito a generare questo fraintendimento: un mondo legato più all’immagine. “Tanto interesse all’esteriorità ha generato una mancanza di equilibrio – sottolinea la giornalista -. Siamo fatti di più aspetti: corpo, mente, emozioni… Dare valenza unicamente al fisico implica ridurre l’essere umano, amputarlo, togliergli una gran parte delle sue peculiarità. La ricerca ossessiva al raggiungimento di una taglia, l’identificarsi in un numero diventa un pensiero martellante che porta ad annullarsi. E l’obiettivo di uno stereotipo, volto alla perfezione amputa l’essere umano e lo priva delle sue peculiarità. Vivere in una società totalmente rivolta all’esterno ha creato solo distorsione”.

Il set diventa dinamico, lontane dalle icone del Fashion System le modelle sono valorizzate dagli accorgimenti di Make-up Artists di Aegyptia Milano Make-up e da Sebastiano Attardo, Hair Stylist di note Celebrities e fondatore dei Saloni Imago.

“Le ragazze erano molto felici di partecipare e non vedevano l’ora di salire sul set per giocare a fare le modelle, anche solo per un giorno – racconta divertita la giornalista -. Nel video si percepiscono gioia ed entusiasmo. Sembrano tornate bambine, felici di mostrarsi per quello che sono e felici di essere trattate con la stessa cura che solitamente si riserva alle modelle tradizionali”.

                                                                 Antonella Strozzi

IL COMITÉ CHAMPAGNE PREMIA L’ARTE, LA FOTOGRAFIA E LA GRANDE PERSONALITA’ DI BOB KRIEGER

IL COMITÉ CHAMPAGNE PREMIA L’ARTE, LA FOTOGRAFIA E LA GRANDE PERSONALITA’ DI BOB KRIEGER

Ha fotografato i volti più noti della politica, dell’industria, dello spettacolo, della cultura, dello sport, della moda. Ha lavorato per gli stilisti più noti dell’ultimo mezzo secolo. Davanti al suo obiettivo hanno posato da Giorgio Armani a Indro Montanelli, da Bill Gates a Carlo Bo, da Miuccia Prada a Charlotte Rampling. È stato il ritrattista di Giovanni Agnelli negli ultimi dieci anni e uno dei più grandi ritrattisti a livello internazionale. È stato il ritrattista di Giovanni Agnelli negli ultimi dieci anni, e può considerarsi uno dei più grandi ritrattisti a livello internazionale.

Appassionato, curioso e instancabile, lui è Bob Krieger, autore di copertine del Time, corrispondente del New York Times Magazine. Davanti al suo obiettivo hanno posato da Giorgio Armani a Indro Montanelli, da Bill Gates a Carlo Bo, da Miuccia Prada a Charlotte Rampling, è stato il ritrattista di Giovanni Agnelli negli ultimi anni della sua vita e può considerarsi uno dei più grandi ritrattisti a livello internazionale.

Nato ad Alessandria d’Egitto, ha ereditato il rigore del carattere dal padre prussiano e la vena artistica dalla madre, appartenente ai Cammarano. Una famiglia di attori, librettisti, artisti, tra cui il pittore Giuseppe Cammarano, suo trisavolo, autore di parte degli affreschi della Reggia di Caserta, di Palazzo Reale e del Teatro San Carlo di Napoli, Patrimonio dell’Unesco.

A Bob Krieger va il Prix Champagne de la Joie de Vivre 2015, il riconoscimento che il Comité Champagne attribuisce a personalità che incarnano lo spirito della gioia di vivere e della passione.

Il Comité Champagne è un organismo creato dalla legge francese del 12 aprile 1941 e rappresenta tutte le Maison e i viticoltori della Champagne, la regione vitivinicola francese che si estende a circa 150 km a est di Parigi. Il Bureau du Champagne in Italia è parte di una rete di uffici di rappresentanza del Comité Champagne attivi nei principali mercati del mondo.

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“Il percorso di Bob Krieger ricorda molto da vicino quello dello Champagne per la capacità di evolversi nel tempo, anche profondamente, mantenendo sempre un carattere e uno stile unici”, queste le parole di Domenico Avolio, Direttore del Bureau du Champagne in Italia. Il “Prix Champagne de la Joie è attribuito dal 2013 dal Bureau du Champagne in Italia, che rappresenta ufficialmente nel nostro Paese il Comité

Champagne.

Krieger ama le sfide che il suo lavoro gli procura ogni giorno, dai memorabili scatti di moda ai ritratti dal tocco inconfondibile, e il premio è proprio dedicato a quanti incarnano con stile, eleganza e ottimismo lo spirito dello Champagne.

Due le opere esposte durante la serata a Palazzo Parigi a Milano. Uno scatto che immortala Krieger al lavoro, durante un servizio fotografico a New York nel 1969, e l’ultima sua creazione: Joie de Vivre, un’opera creata in onore del premio a lui assegnato.

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Il “Prix Champagne de la Joie de Vivre” è quindi un tributo offerto da tutta la comunità champenoise a una personalità che incarna lo spirito dello Champagne, in occasione di una cerimonia ufficiale che si svolge nel mese di dicembre a Milano. In Italia hanno già ricevuto questo riconoscimento Malika Ayane e Roy Paci. Nella rosa dei premiati dalla rete di Ambasciate dello Champagne presenti in 15 Paesi del mondo e di cui il Bureau è parte, vi sono tra gli altri personaggi di rilievo internazionale:

Richard Young (fotografo), Regno Unito – 2013

David Garrett (violinista), Germania – 2013

Claude Nobs (fondatore del festival di Montreaux), Svizzera – 2012

Michelle Hunziker (presentatrice), Svizzera – 2012

Amélie Nothomb (scrittrice), Belga – 2010

Franz Beckenbauer (calciatore), Germania – 2006

Il Prix per tradizione è simboleggiato dalla consegna di una rara bottiglia di Champagne in formato magnum con un’etichetta che non è in alcun modo commercializzata. Si tratta infatti dello Champagne elaborato dallo stesso Comité nei propri vigneti.

CONFEZIONI NATALIZIE PER BRINDARE E FAR DEL BENE

CONFEZIONI NATALIZIE PER BRINDARE E FAR DEL BENE

Vini e Natale è un binomio che funziona, non solo al momento del pranzo di Natale o durante il cenone della Vigilia. Vini, distillati, liquori sono un perfetto regalo natalizio da trovare sotto l’albero e far scartare agli eno – appassionati.

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L’Amarone Bosan della Gerardo Cesari è un vino che per Natale si propone in una veste festiva e gioiosa, una raffinata confezione in legno laccato che custodisce le tre annate più importanti di Amarone Bosan: 1997, 1998 e 2000. Tre vendemmie che racchiudono la qualità, la storia e l’esperienza di 80 anni di vita della Gerardo Cesari. Il Bosan è un Amarone che fa tesoro della tradizione produttiva e interpretarla in chiave moderna, che rispecchia la personalità della Gerardo Cesari, azienda storica nata nel 1936 in continua evoluzione, legata a filo doppio con la storia e il successo dell’Amarone. Equilibrio, eleganza, struttura, morbidezza e freschezza descrivono al meglio il vino rappresentativo della cantina Gerardo Cesari di Cavaion Veronese.

Grappa

In occasione della festività la Distillerie Berta ha prodotto la grappa SoloPerGian. SoloPerGian è anche il nome della Fondazione no-profit nata nel 2015 a pochi mesi dalla prematura scomparsa di Gianfranco Berta, co-titolare dell’azienda. Il ricavato dalla vendita di ciascuna bottiglia serve a finanziare corsi di formazione e borse di studio per la salvaguardia dei mestieri ancora legati al mondo contadino e artigiano ma anche dei prodotti in via di estinzione, per contribuire allo sviluppo rurale del territorio astigiano.

Vino

Una bottiglia speciale da tre litri è la proposta di Natale firmata dalla cantina Terenzi. La cantina di Scansano propone il Cru più prezioso in una speciale edizione: custodito in una cassetta in legno personalizzata con l’inconfondibile logo della cantina. Il Madrechiesa Riserva 2012 si presenta in un’inedita versione che rappresenta il regalo ideale per gli amanti del buon vino e un perfetto abbinamento con i piatti della tradizione natalizia.

Alba

Sotto l’albero di Natale, AIS Veneto propone il vino più generoso dell’anno: Alba Vitæ, la magnum dedicata alla tutela dei bambini in difficoltà. Il vino è realizzato con uve merlot con un piccolo apporto di cabernet franc. Un vino importante che diventa un regalo dal doppio valore: un prodotto di qualità dedicato agli appassionati e un simbolo tangibile di impegno sociale. L’intero ricavato 2015 della vendita di Alba Vitæ verrà devoluto al Centro Missionario Diocesano di Padova, per sostenere l’attività missionaria della Mochongoi Catholic Parish in Kenya, nel distretto di Nyhaururu. In tale zona, i sacerdoti padovani si occupano di accogliere bambini con varie forme di disagio e disabilità nel centro St. Martin, una realtà di grande importanza per questo territorio tristemente noto per gli scontri post elettorali del 2007.

Decanter

Un vino viene valorizzato grazie al processo di ossigenazione: la prima avviene quando si travasa il vino nel decanter, la seconda quando lo si versa nel bicchiere.  iFavine consiglia agli un regalo tecnologico e originale: iSommelier, il primo “decanter intelligente” che permette di presentare al meglio un vino importante, magari di vendemmie rare e preziose, senza dover attendere i tempi della decantazione naturale.

Con iSommelier, infatti, un minuto di ossigenazione di un vino di qualunque annata corrisponde a un’ora di decantazione tradizionale, senza che le sue caratteristiche organolettiche vengano minimamente alterate. Questo il funzionamento: il vino viene versato nella caraffa e sul display si impostano le informazioni dell’etichetta (ad esempio, annata e tipologia). Con una prima fase di filtrazione dell’aria dall’ambiente circostante, vengono separati l’ozono e gli altri gas, eliminando potenziali fattori negativi come la polvere, l’inquinamento e gli odori, che potrebbero compromettere il vino. L’ossigeno viene poi insufflato nella caraffa dal basso verso l’alto, in modo che l’ossigenazione avvenga in modo omogeneo. Inoltre, una wine cloud connessa alla base e alla caraffa, calibra il processo in base ai parametri suggeriti dal produttore o alla scelta dell’utente. Si tratta di una novità estremamente valida sotto il profilo della tecnologia, della sostenibilità ambientale, dell’efficienza e delle modalità di fruizione per gli utenti. iFavine è l’innovativo gruppo internazionale guidato dall’imprenditore cinese Eric Li, nato a Bordeaux nel 2013.

Piemonte, Toscana, Veneto, Alto Adige, Sicilia, Puglia, Friuli… da nord a sud il nostro Paese offre una infinita serie di eccellenze enologiche con cui brindare. Che sia spumante, fermo, bianco o rosso… nei calici scegliamo comunque il vino italiano per brindare ad un 2016 ricco di soddisfazione.

Simone Lucci

DONI NATALIZI, PROFUMATI E AVVOLGENTI PER IL BENESSERE DI LEI E LUI

DONI NATALIZI, PROFUMATI E AVVOLGENTI PER IL BENESSERE DI LEI E LUI

A Natale, un regalo per il rito di bellezza risulta una vera festa per la pelle e per i sensi. Prodotti naturali e green sono un toccasana per il benessere di lei e di lui.

Bottega Verde

Melograno e polvere di stelle è l’edizione limitata dedicata alla bellezza delle donne. Bagnodoccia, latte corpo e crema mani sono i prodotti alla fragranza della frutta d’inverno: melograno, cannella e… polvere di stelle, per illuminare la pelle di lei con magici glitter dorati. E per un piccolo e dolce pensiero Bottega Verde ha creato la pallina di Natale nettari d’inverno, un burro corpo nutriente, ricco e cremoso che rende la pelle morbida e profumata.

Bottega Verde Uomo

L’azienda toscana vuole stupire anche lui con nuovi accessori e originali confezioni: una confezione da appendere all’albero e da aprire la mattina di Natale per regalarsi una rasatura senza stress è la bustina regalo legno marino. La busta contiene il balsamo dopobarba rinfrescante con minerali. Blu di spezie è un’avvolgente fragranza caratterizzata da guizzi di frutta e agrumi, un cuore caldo e intenso di spezie e legni, aromi di Vetiver e Sandalo. Il cofanetto nero d’ambra è composto da Eau de toilette e shampo-doccia. I cosmetici sono caratterizzati da una fragranza agli agrumi di Sicilia che si sposa con gli effluvi delle mele settembrine maturare nei vigneti di Toscana e la brezza marina si mischia ai caldi accordi caramellati e alle spezie ambrate. Queste sono solo alcune idee regalo di Bottega Verde, un brand fondato a Pienza dalla famiglia Lavino nel 1972. Oggi il brand formula, produce e distribuisce i propri prodotti attraverso la prima catena di cosmetica monomarca in Italia.

THE BALM

Per ragazze e donne sempre “di corsa”, nasce il trio di “Manizer” by The Balm, una Christmas limited edition di illuminanti champagne, rosa e golden-bronze e che enfatizza la bellezza e sottolinea i tratti del viso, adattandosi a qualsiasi colore di incarnato. La palette contiene 3 illuminanti multitasking, luminosi e allo stesso tempo ideali per ombreggiare il viso. Per tutte le amanti dei trucchi nasce un unico prodotto che contiene i Best Seller di the Balm: 4 ombretti coordinati, 3 blush universali, 1 terra matte, 1 illuminante color champagne, un rossetto rosso in crema e una crema lip & Cheek color nude. Queste sono le idee regalo di The Balm, una linea di cosmetici nata in America dalla mente dinamica e giovane di Marissa Shipman, appassionata di make up. Tutti i prodotti del brand sono creati con i migliori ingredienti e sono privi di parabeni e oli, per garantire un aspetto sempre naturale.

Simone Lucci

IDEE REGALO PREZIOSE E DI TENDENZA PER UN SERENO NATALE

IDEE REGALO PREZIOSE E DI TENDENZA PER UN SERENO NATALE

Il Natale è alle porte e la corsa ai regali è ufficialmente iniziata. In tanti desiderano sorprendere parenti, amici, fidanzati con doni originali e alla moda, e rendere magica la candida notte del 25 dicembre.

LE PULCI

Per gli amanti dei gioielli artigianali e per chi non si prende troppo sul serio, Le Pulci propone simpatici ciondoli dipinti a mano, realizzati in due varianti: argento e argento/oro. Cento i modelli disponibili che si possono montare su bracciali, collane e cordini. Il brand nasce da un’idea di Stefano Dossola nel 2008. I prodotti sono legati al mondo degli animali e in particolare ai cani. I preziosi sono pensati per uomo e donna. Sono realizzati a mano nel cuore delle cinque vie di Milano e distribuiti in oltre 150 negozi in Italia.

MISIS

Fiocchi di neve, alberelli addobbati, doni preziosi in argento e smalti da indossare o da regalare. C’è tutto questo nella collezione natalizia Cheers di Misis. Collane, orecchini e bracciali con zirconi, quarzo e altre pietre naturali sono alcune brillanti e preziose idee regalo dell’azienda vicentina fondata da Bruno e Maria Ester Piaserico, nel 1986. Oggi, Misis continua a proporre gioielli in argento grazie anche al supporto dei figli, Claudia e Alberto, che hanno esteso le vendita nei mercati europei, americani e asiatici.

Timeapp

Lettere, simboli e numeri in oro, brillanti e pietre preziose per personalizzare i cinturini degli orologi, sono proposti da TIMEAPP MILANO, giovane azienda 100% milanese, nata nel 2012 dall’idea di due amici Stefano Dossola e Fabio De Maglie. TIMEAPP MILANO è distribuito in: Italia, Francia, Svizzera, USA e Giappone. I preziosi sono facilmente applicabili e interscambiabili su cinturini metallici, in oro, in pelle e in cuoio. Le cover sono realizzate interamente a mano in oro bianco, giallo, rosa e disponibili su richiesta.

Generale

Per i più piccini, Tatanatura riporta dal passato un caro oggetto al brand: la scatola di latta, e la trasforma in Natural Box. Decorata con un pentagramma sul coperchio, Natural Box può essere riutilizzata per giochi e accessori che accompagnano la crescita dei bambini. Basic, termico, baby, classico, rattle e cosmes sono le differenti combinazioni di Natural Box, un accessorio di qualità e che tutela l’ambiente. Un’idea originale nata dalla passione per i bambini, per l’ambiente e per l’artigianato italiano. Passioni di una famiglia delle Marche composta da Serena la mamma, da Enrico il babbo, e da Mirko (di 5 anni) il collaudatore dei prodotti.

SNOBLESSE

Fare un regalo, a volte non è semplice, soprattutto quando si tratta di moda perché occorre destreggiarsi tra brand, stili, taglie e colori. Come evitare un regalo poco apprezzato? Con Snoblesse, la gift card multimarca che permette di regalare la moda senza sbagliare. Un cofanetto custodisce la card, è possibile ordinarlo sul sito www.snoblesse.com o ritirarlo gratuitamente presso i negozi partner. Si ricarica la gift card online, con una cifra minima di 150€, per poi consegnarla al destinatario. Trussardi, Brooks Brothers, Pal Zileri, Fratelli Rossetti sono alcuni dei brand selezionati per utilizzare la gift card. Snoblesse è una nuovissima idea, frutto di Gyorgy Konda e Gilberto Genga.

 

 

 

Simone Lucci

PRELIBATE SQUISITEZZE PER UN FELICE NATALE

PRELIBATE SQUISITEZZE PER UN FELICE NATALE

Natale è anche sinonimo di deliziosi manicaretti, prelibati dolci e buon vino. Durante le festività il cibo acquisisce una sua forma artistica e ornamentale, diventando parte stessa dell’arredo. Il tutto crea nuove suggestioni e una magica atmosfera.

Balocco

Nuove proposte che rendono più dolce l’ambiente in cui vivere le feste sono realizzate da Balocco. Il Panettone e il Pandoro in latta Balocco sono delle golose specialità racchiuse negli esclusivi contenitori in latta pratici e con decorazioni in rilievo, caratterizzati da quattro nuove grafiche a tema: Christmas Vintage, Giocattoli, City e Fruit. Gli esclusivi contenitori trasformano i dolci simbolo della tradizione del Natale in un gradito regalo.

Il Mandorlato® Balocco Incartato a Mano è il grande classico della pasticceria. Un dolce soffice cucinato con latte fresco italiano arricchito con uvetta, canditi e guarnito con la glassa alle nocciole lavorata secondo la ricetta inventata da Balocco negli anni ’50, con mandorle intere e fiocchi di zucchero. I dolci da forno sono le specialità dell’azienda dolciaria Balocco, nata a Fossano nel 1927.

Decanter

iFavine consiglia agli eno-appassionati un regalo tecnologico e originale: iSommelier, il primo “decanter intelligente” che permette di presentare al meglio un vino importante, magari di vendemmie rare e preziose, senza dover attendere i tempi della decantazione naturale. iFavine è l’innovativo gruppo internazionale guidato dall’imprenditore cinese Eric Li, nato a Bordeaux nel 2013.

Grappa

In occasione della festività, la grappa SoloPerGian realizzata da Distillerie Berta è un prodotto ideale da far trovare sotto l’albero di Natale. SoloPerGian è anche il nome della Fondazione no-profit nata nel 2015 a pochi mesi dalla prematura scomparsa di Gianfranco Berta, co-titolare dell’azienda. Il ricavato dalla vendita di ciascuna bottiglia serve a finanziare corsi di formazione e borse di studio per la salvaguardia dei mestieri ancora legati al mondo contadino e artigiano ma anche dei prodotti in via di estinzione, per contribuire allo sviluppo rurale del territorio astigiano.

Vino

Una bottiglia speciale da tre litri dedicata agli eno – appassionati è la proposta di Natale firmata dalla cantina Terenzi. La cantina di Scansano propone il Cru più prezioso in una speciale edizione: custodito in una semplice cassetta in legno personalizzata con l’inconfondibile logo della cantina. Il Madrechiesa Riserva 2012 si presenta in un’inedita versione che rappresenta il regalo ideale per gli amanti del buon vino e un perfetto abbinamento con i piatti della tradizione natalizia.

ODILLA CHOCOLAT CONF. PRALINE ASSORTITE

Consigliato anche dalle regole di bon ton, il cioccolato può essere un pensiero natalizio molto raffinato. Santa Klaus è il cioccolato che Gabriele Maiolani, artista cioccolatiere di Odilla Chocolat propone unicamente durante le feste natalizie. “…solo dall’Immacolata a Capodanno, ecco questa meraviglia: finissimo guscio di cioccolato fondente con una ciliegina (con il nocciolo, occhio) sotto spirito avvolta in morbida crema gianduia e rum agricolo della Martinica…”. Così Roberto Perrone descrive la squisita prelibatezza nel libro: Manuale del viaggiatore goloso.

Tra i prodotti della tradizione si trovano, anche, il Godò, la pralina dal duplice volto che dentro un finissimo strato di cioccolato cela un inaspettato ripieno di crema delle nocciole del Piemonte. Il Nocciolino, una prelibatezza creata con la nocciola Tonda Gentile Trilobata avvolta in un sottile strato di cioccolato e un cremoso e morbido ripieno. E il Giandujotto dove le favolose nocciole di Cortemilia si uniscono al pregiato cacao: il Criollo del Perù. Queste sono le proposte di Odilla Chocolat, l’azienda cioccolatiera di Torino che nasce nel 2001 dalla trasformazione di un laboratorio di porcellane in una deliziosa bottega artigianale del cioccolato. La fondatrice è Odilla Bastoni, una decoratrice di porcellane di Limoges che alla fine degli anni ’90 decide, su suggerimento del Mâitre Andrè Saudavet, di prendere in considerazione l’idea di abbinare alla vendita di porcellane il cioccolato. Il successo è immediato e clamoroso. Le prelibatezze sono caratterizzate dagli abbinamenti fuori dal comune e dalla ricercatezza. Le creazioni seguono la stagionalità degli ingredienti e le interpretazioni di cioccolato, spezie e frutta rendono ogni prodotto inconfondibile. Attualmente Odilla Chocolat ha un monomarca a Torino e a Milano.

Ladurée

Sotto l’incantesimo del Natale e per una scintillante fine dell’anno è gioioso attendere lo scoccare della mezzanotte davanti a una cascata di dolci prelibatezze. Ladurée, infatti, ha pensato a una confezione decorata con un orologio e il famoso personaggio di Mademoiselle Pierrot che aspetta la mezzanotte con impazienza. Coffret “Pierrot” è una scatola da poter riempire con macaron in edizione limitata, in foglia d’oro e d’argento. In occasione delle festività, il brand ha realizzato anche due gusci di macaron con ripieno color avorio aromatizzato alla Vaniglia di Tahiti.

La storia del macaron Ladurée nasce con Pierre Desfontaines che verso la metà del XIX secolo ebbe l’idea di unire i gusci di meringa con un ripieno di cioccolato fuso e panna. Et voilà, i macaron come li conosciamo oggi, con farciture tradizionali al cioccolato, alla vaniglia fino a farciture più insolite, come la rosa o la menta. Spesso, i dolci vengono decorati “a tema”, ispirandosi a film, libri o fenomeni di costume di oggi. Dal 28 aprile 2010 un pezzo di storia parigina ha messo radici nel cuore di Milano, in via Spadari 6, aprendo al pubblico, Ladurée, boutique francese famosa in tutto il mondo per i pasticcini più amati dalla regina Marie Antoinette. Piccoli gioielli dell’arte dolciaria d’Oltralpe, le loro origini sono incerte ma molti specialisti giurano che a inventarli furono i raffinati pasticceri italiani giunti a Parigi al seguito di Caterina de’ Medici. Con il loro guscio croccante e il ripieno morbido e colorato hanno sedotto re e regine, ma anche attrici (Barbara Streisand li ha lodati spesso) e di recente anche due ragazzine particolari: Malia e Sasha Obama, figlie del Presidente degli Stati Uniti.

Simone Lucci

LA MOSTRA PER COMBATTERE LA VIOLENZA SULLE DONNE

LA MOSTRA PER COMBATTERE LA VIOLENZA SULLE DONNE

La violenza sulle donne assume molteplici forme e modalità: fisica, psicologica ed economica. Gli abusi coinvolgono le donne indistintamente, non esiste un profilo-tipo di chi subisce la ferocia degli aggressori. Per contrastare la violenza, il Comune di Milano, la Fondazione Giorgio Pardi Edite l’Associazione Cramum, patrocinati dall’Istituto Balassi-Accademia d’Ungheria in Roma, presentano la mostra VÌOLA di Andi Kacziba, nata in Ungheria nel 1974 e dal 1997 vive e lavora a Milano.

Dal 10 al 20 dicembre, l’artista accoglierà i visitatori in un giardino segreto fatto di corde e ceramiche, creato all’interno della chiesa barocca di San Sisto, oggi sede dello Studio Museo Francesco Messina, nel cuore di Milano. Il giardino di Andi non è un luogo in cui rifugiarsi e fuggire dal mondo, è piuttosto lo spazio in cui avere il coraggio di vedere sé e il Mondo per quello che sono, per ricomporli e farli funzionare nel modo migliore.

La carriera artistica come modella e fotografa consento ad Andi Kacziba di riflettere sulle problematiche legate alla donna e ai conflitti del corpo e della mente. “La nostra società è violenta anche nell’immagine in cui rappresenta sé e le donne – afferma l’artista ungherese –. L’ossessione per l’infinita giovinezza e bellezza si scontra con il tempo biologico. Sempre più donne sono portate a vivere il dramma della mancata o negata maternità”.

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Per non soccombere, le vittime di violenza si piegano e modificano se stesse, fino quasi all’annientamento. Come ricorda il curatore della mostra Sabino Maria Frassà, il quasi è la chiave di lettura della mostra. “Dalla violenza e dall’inalienabile dolore ci si può risollevare e crescere – riferisce il curatore –. Secondo Kacziba, l’elemento generativo dell’esistenza umana è la forza di non piegarsi, di reagire ed essere diversi”.

L’arte di Andi Kacziba è l’invito a dire basta alla violenza e a rompere le barriere del silenzio per tutelare i diritti delle donne. E come afferma Kofi Annan: la violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.

Andi e Santa Veronica per OLTRE al Museo Boschi di Stefano 23 ott 2015 ter, foto Emiliano Biondelli

Per info: www.cramum.it o info@cramum.org (Visita gratuita. Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00 Lunedi chiuso)

Simone Lucci

 

Associazione Cramum
Cramum è un’associazione che promuove e supporta i migliori giovani artisti che operano in Italia a prescindere dalla loro origine. L’obiettivo ultimo è mettere nelle condizioni questi talenti di vivere della propria arte. www.cramum.it | www.facebook.com/cramum/

Fondazione Giorgio Pardi
La Fondazione Giorgio Pardi lavora dal 2008 per migliorare la qualità della vita delle nuove generazioni. La Fondazione è un ente non-profit che combatte la fuga di cervelli e sostiene i migliori giovani in Italia. “Sapere, Saper Fare, Saper Essere. Gli italiani devono imparare a superare le divergenze e fare squadra per affrontare con successo un mondo sempre più complesso.” www.amanutricresci.com

SCI IN GRAPHENE™: IL MATERIALE DA PREMIO NOBEL

SCI IN GRAPHENE™: IL MATERIALE DA PREMIO NOBEL

Come da tradizione, dicembre dà l’avvio alla stagione sciistica per tutti gli appassionati che vogliono lanciarsi lungo discese ricoperte da un soffice manto di neve. Per sciatori professionisti e amatoriali, l’azienda austriaca HEAD fornisce accessori sicuri e di design dal 1950.

La nuova frontiera del brand è la produzione di sci in GRAPHENE™, un cristallo bidimensionale leggero, resistente e sottile ricavato dalla grafite, che ha valso il premio Nobel per la fisica 2010 ai due fisici Andrej Gejm e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester. Il materiale è più leggero del legno e del metallo, ma più flessibile della plastica, più duro del diamante e 300 volte più robusto dell’acciaio. “Leggerezza, equilibrio, reattività e controllo sono le caratteristiche che un foglio di GRAPHENE™ conferisce agli sci, attualmente non utilizzati dai campioni in gara – afferma Stefano Silvestri, Wintersports Category Manager di Head –. Grazie alla nuova tecnologia contengono una minore percentuale di legno e di fibra di vetro, per aumentare gli strati di titanio che forniscono un’elevata resistenza e reattività”.

Posizionato in aree specifiche delle aste, il GRAPHENE™ dona maggiore controllo ed equilibrio, garantendo la tenuta in ogni situazione e movimento. “In base al modello di sci, al tipo di sciata e alle condizioni atmosferiche, il cristallo bidimensionale permette di regolare: la flessione, il profilo geometrico, la distribuzione del peso del prodotto per ottimizzare l’esperienza sciistica”, spiega Silvestri.

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“Negli sci da uomo, il GRAPHENE™ è inserito al centro, riducendone la struttura – spiega il Manager di Head –. Le spatole in coda sono rafforzate, per regalare maggior resistenza meccanica, ripartire le masse in modo differente e ottenere un comportamento più idoneo alle esigenze attuali”.

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HEAD ha sfruttato l’innovativo materiale per alleggerire e bilanciare gli sci da donna della nuova collezione LIBRA, Lightweight Intelligent Balanced Rocker. Un Flex più morbido Sci HEADper un miglior scivolamento, una soletta allargata per fornire maggior stabilità e un Intelligence Stabilizer per ridurre le vibrazioni in punta sono gli elementi che caratterizzano l’architettura della linea. Il modello SUPER JOY è ideale per le donne che amano la velocità, la precisione, le piste battute, il carving puro e che hanno attitudine alla competizione, mentre per le amanti della pista e del fuori pista, lo SCI HEAD TOTAL JOY risulta adatto, in quanto il GRAPHENE™ è posizionato al centro delle aste per fornire un controllo elevato. Ecco perché lo slogan è “LIBRA is light done right”, che tradotto significa “leggerezza fatta bene”.

Il cristallo di grafite è presente anche nelle collezioni MONSTER e INSTINCT. “Gli sci Monster sono larghi e hanno bisogno di una maggiore galleggiabilità – precisa Stefano Silvestri –. L’inserimento del GRAPHENE™ nelle spatole in coda garantisce una corretta stabilità statica, dinamica e strutturale per affrontare le piste innevate”.

L’inverno e l’apertura delle piste non sono lontani, e grazie al materiale tecnologico e innovativo, tutti gli sciatori possono affrontare le bianche piste in sicurezza. Il conto alla rovescia per gli amanti della neve è iniziato.

Simone Lucci

COLLAGENE E BAGNO DI HENNÉ PER NUTRIRE I CAPELLI

COLLAGENE E BAGNO DI HENNÉ PER NUTRIRE I CAPELLI

Tante sono le donne che vorrebbero avere la chioma dorata di Blake Lively, la frangetta di Zooey Deschanel o i boccoli morbidi di Kate Middleton… capelli luminosi, nutriti e idratati come quelli delle star che sfilano con passo deciso sui red carpet.

Tali risultati sono possibili. A Milano nei saloni GOLD Hair Spa, nome provvisorio in attesa della nuova registrazione, gli hairstylist effettuano trattamenti personalizzati, naturali e danno un taglio a chiome sfibrate e sfaldate: “L’immersione in un bagno di collagene, a base di olio d’oliva e privo di siliconi, va bene per il 90% delle donne. Rappresenta un toccasana per i capelli fini, secchi e sfibrati, per quelli che non hanno molto corpo e tendono a sporcarsi velocemente. Il collagene ridona tono e vitalità alla capigliatura – afferma Lorenzo Zanoni, technician –, crea un film intorno al capello, va a chiudere e riempire le squame aperte, e la pellicola che si forma rende il capello uniforme e più spesso pur mantenendone la leggerezza. Il trattamento ha sia una funzione eutrofica sia una funzione estetica. La differenza con gli altri prodotti che generalmente hanno lo stesso effetto è che questi irrobustiscono il capello, ma lo rendono estremamente più pesante”.

Prima del trattamento, i capelli vengono lavati per eliminare tracce di smog, creme, impacchi dopo shampoo, e sono asciugati per il 90%, lasciando una leggera umidità. “Con un pennello si applica il collagene a partire dalle punte, le parti più sfibrate, e si sfuma poi verso l’attaccatura dei capelli per non appesantirli – riferisce Lorenzo Zanoni –. Per facilitare la penetrazione e la cristallizzazione, il prodotto è lasciato in posa per 20-40 minuti sotto una fonte di calore. La tempistica varia in base a: spessore, lunghezza, quantità e porosità dei capelli”. Successivamente, un abbondante risciacquo e poi un impacco per un’idratazione superficiale: un panno caldo vaporizzato con oli essenziali per l’aromaterapia.

Il collagene non è invasivo e, in genere, ne è consigliato l’utilizzo circa una volta al mese. “Poi dipende da quanto si lavano i capelli, perché questo tipo di trattamento forma come una pellicola e se una persona tende a lavarli tutti i giorni il capello si assottiglia e così si riduce anche l’effetto del trattamento”, precisa Zanoni.

Il trattamento può essere praticato anche tra le proprie mura domestiche senza l’ausilio di un hairstylist. “Alle clienti forniamo i consigli e la boccetta con il prodotto per continuare il trattamento a casa, soprattutto in estate quando il capello subisce un grave danno a causa del sole – afferma Zanoni –. In seguito, è consigliato ripetere l’applicazione del collagene in salone per una miglior cura e dosatura del prodotto”.

Stefano Bazan, titolare del negozio con il socio Marco Santoro, proviene dalla scuola di scuola di Toni & Guy prima e di Aldo Coppola poi, prova più soddisfazione a salvare una chioma che a tagliarla. Salvare, vuol dire innanzitutto aiutare una persona, renderla felice e farle ritrovare la sicurezza perduta nei propri capelli. Perché anche una donna truccata male, può apparire bella se ha bei capelli.

“Tagliare una chioma è un po’ come scolpire, come creare qualcosa di bello – afferma Stefano Bazan –. La passione per il mio lavoro l’ho scoperta per caso, tagliando i capelli a mio nonno, un famoso driver di cavalli, costretto su una sedia a rotelle in seguito a grave incidente stradale. Ho poi iniziato a tagliare i capelli agli amici, e in seguito ho frequentato una scuola per apprendere le tecniche dei tagli maschili e femminili. Con Toni & Guy ho iniziato a lavorare sulle modelle, per gli shooting e per le trasmissioni televisive. Poi le sfilate con Calvin Klein. Dal mondo eccentrico di geometrie, di capelli colorati, di Toni & Guy sono passato alla scuola di Coppola dove si lavora con un’impronta di taglio pulito, più facile da gestire anche a casa. Quindi ho unito le due esperienze: stile inglese con rifinitura morbida italiana”.

Essere aggiornati è fondamentale. “Bisogna seguire le ricerche. È importante anche la formazione, perché avere una base, una tecnica, vuol dire poter trasmettere qualcosa ai giovani – precisa Bazan –. Quindi insegnare come nasce lo shatush, come è cambiato il colpo di sole, come è cambiata la decolorazione negli anni ’90, negli anni 2000, fino a oggi. E bisogna ascoltare le richieste della cliente. La moda va in parallelo al mondo del capello: non a caso, Aldo lavorava a strettissimo contatto con il signor Armani, e sono stati amici per tantissimi anni. Secondo me l’influenza di Armani ha fatto sì che venissero fuori teste attuali anche a distanza di anni, come attuale è lo stile del re della moda”.

Il salone offre alle clienti anche il trattamento all’henné. “In sostituzione al collagene, si possono effettuare dei bagni all’henné per rimpolpare i capelli schiariti. Il trattamento è personalizzato, i riflessi freddi donati dal prodotto si adattano al capello, modificandone esclusivamente la brillantezza e la consistenza senza alterarne il colore”, spiega Stefano Bazan.

Il trattamento è adatto a un capello sottile, medio e schiarito, mentre per una chioma naturale o schiarita dal mare è consigliato il collagene.

“La durata del bagno d’henné è di un mese, che si riduce a circa 15 giorni per le donne che frequentano la piscina, a causa del cloro e della candeggina – specifica Stefano Bazan –. Il trattamento ha lo stesso costo del colore. Molte donne preferiscono alternare ogni due settimane il colore con il trattamento al collagene, per avere sempre il capello monitorato”.

Con i corretti interventi e le giuste attenzioni, essere più belle è possibile e, come riferisce Lorenzo Zanoni: in un salone la donna va coccolata e fatta sentire a suo agio. Molte volte sono le piccole cose a fare la differenza.

                                                                                     Simone Lucci

TERAPIE IN & OUT: LA BEUATY ROUTINE QUOTIDIANA E INVERNALE

TERAPIE IN & OUT: LA BEUATY ROUTINE QUOTIDIANA E INVERNALE

Il sole, il vento, la neve, il fumo, l’inquinamento e il freddo sono un mix dannoso per la pelle perché provocano l’invecchiamento cutaneo, un processo involutivo irreversibile caratterizzato da un insieme di alterazioni fisiologiche che provocano la diminuzione dell’idratazione cutanea, la comparsa di irregolarità della trama, la perdita di elasticità, l’ipercheratosi e l’iperpigmentazione. “Non è sufficiente ringiovanire attraverso i trattamenti estetici – riferisce Maria Gabriella Di Russo, chirurgo estetico –. Per restare giovani esternamente è fondamentale esserlo internamente. Per tale motivo è stata studiata una strategia terapeutica sinergica domiciliare IN, assunzione di nutraceutici, unita a una terapia OUT, utilizzo di cosmeceutici”.

Puzzle IN e OUTLa linea SYNCHROLINE® è basata sulla gestione tecnologica delle vitamine e dedicata all’aging cutaneo. I prodotti contengono ingredienti funzionali che agiscono in modo sincronizzato per ottenere la massima efficacia cosmeceutica e nutraceutica. “I nutraceutici hanno proprietà medicamentose che svolgono un’azione curativa dall’interno e procurano benefici a tutto l’organismo – afferma la dottoressa –. Tali sostanze prevengono le malattie croniche, migliorano lo stato di salute, ritardano il processo di invecchiamento e aumentano l’aspettativa di vita”.

LIPOACID combi è un integratore alimentare antiossidante in capsule firmato SYNCHROLINE®. Il prodotto è ricco di Acido Lipoico, Cisteina, Vitamina E, Vitamina C e acidi grassi polinsaturi (omega 3), in grado di contrastare dall’interno lo stress ossidativo causato dai radicali liberi. “L’Acido Lipoico controlla l’attività dei radicali liberi, molecole reattive che producono un danno ossidativo irreversibile alle membrane cellulari fino a intaccare il codice genetico cellulare – specifica il chirurgo estetico –. Inoltre, la molecola recupera la Vitamina C e la Vitamina E rese inattive dopo aver compiuto l’azione antiossidante”. L’Acido Lipoico modula la produzione di melanina, e in combinazione alla Cisteina, stimola la produzione di Glutatione, un efficiente anti-ossidante dell’organismo.

LIPOACID combi 60 compresse

“I cosmeceutici SYNCHROLINE® hanno una validità scientifica approvata – specifica la dottoressa Maria Gabriella Di Russo –. Le creme agiscono esclusivamente sulla zona trattata, in quanto svolgono un’azione curativa locale dall’esterno”.

PerkyPearl® P2 cream è una crema giorno innovativa e appartiene alla nuova skin care category, ottenuta a seguito di una valutazione della psicologia del risveglio. L’obiettivo della ricerca era creare un prodotto in grado di agire sulla sfera personale, enfatizzando autostima e auto soddisfazione. La crema illumina, idrata, rende più uniforme il colorito, diminuisce la profondità delle rughe sottili e risveglia il viso, donando alla cute un effetto Perky & Pearly, vivace e perlato. PerkyPearl-P2-cream-crema-giorno-50-mlNasce così il concetto P2 cream. Il cosmetico è un’ottima base per il make-up, poiché ne esalta vivacità e permanenza per tutto il giorno.

I benefici ottenuti dalla crema sono dovuti agli ingredienti utilizzati. “L’estratto di Persicaria permette di ottenere una radiosità sia ottica che biologica – precisa la dottoressa Di Russo –. Grazie all’estratto naturale di Brighteneen®, le radiazioni solari ultraviolette sono assorbite e rilanciate verso i propri occhi e quelli degli altri in forma di radiazione a maggiore lunghezza, mentre il matrimonio taurina-arginina modula la microcircolazione e stimola la produzione di acido ialuronico”. Un ulteriore acido contenuto nel prodotto è l’Acido Etil Ascorbico, una forma stabilizzata di vitamina C, che esercita una efficace azione antiossidante, ostacolando il processo di invecchiamento della pelle dovuto all’azione dei radicali liberi e la formazione di macchie scure provocate da eccessivi depositi di melanina.

Tubo-SYNCHROVIT-face-creamUn derivato naturale del mais, una miscela di olii naturali estratti dalla Euphorbia Cerifera, e l’Acetilglucosamina idratano e forniscono una benefica riserva di acqua alla pelle. Synchrovit Face Cream è una crema 24H antirughe intensiva, compattante, levigante, idratante. Il cosmetico intensifica l’eliminazione delle cellule epidermiche senescenti e stimola la formazione di nuove cellule epidermiche, di acido ialuronico, e di collagene solubile. “L’effetto sincronizzato anti-rughe e anti-ossidante è reso possibile dall’azione simultanea del Retinolo microincapsulato (vit A) e Tocoferolo microincapsulato (vit E) – riferisce il chirurgo estetico –. Se abbinata alla crema giorno, Synchrovit Face Cream va utilizzata solo di notte”.

Le strategie sinergiche IN e OUT consentono di ridurre i fattori di rischio causati dall’ambiente e dall’alimentazione, rafforzare le difese immunitarie e gli antiossidanti, consentendo a ciascun individuo di vivere meglio e in salute.

Simone Lucci

SI E NO DELL’ACNE E LE NUOVE LINEE GUIDA

SI E NO DELL’ACNE E LE NUOVE LINEE GUIDA

L’acne è una delle più comuni malattie dermatologiche che affligge sia adulti che adolescenti e, in alcuni casi, anche i bambini. Si tratta di un disordine che interessa le ghiandole pilosebacee. Colpisce principalmente il volto e la parte alta del tronco e si manifesta con lesioni non infiammatorie, come i comedoni chiusi e aperti, anche denominati punti bianchi e punti neri, e lesioni infiammatorie come papule e pustole. Nei casi più gravi, possono comparire anche cisti e noduli.

Sono circa 4 milioni gli adolescenti italiani colpiti dall’acne, ma pochi la affrontano correttamente. Disinformazione e cure fai da te portano spesso i giovani ad andare dal dermatologo come ultima spiaggia. Tra coloro che decidono di trattare la malattia solo il 20% si reca da un dermatologo e un altro 10% consulta il medico di medicina generale o il pediatra, mentre quasi il 70% dei pazienti si affida invece al fai da te, al passaparola, sottovalutando il problema e aggravando così il proprio quadro clinico.

Da una recente ricerca pubblicata su BioPsychoSocial Med risulterebbe che, a prescindere dall’età in cui si presenta, l’acne ha importanti risvolti psicologici tra cui timidezza (71%), difficoltà nel farsi degli amici (24%) problemi a scuola (21%) e persino difficoltà nel trovare un impiego (7%)”, afferma Corinna Rigoni, dermatologa Presidente dell’Associazione Donne Dermatologhe Italia.

Il dato più preoccupante emerso dalla ricerca pubblicata su BioPsychoSocial Med è che oltre il 68% degli intervistati non si è mai recato dal medico per un consulto – spiega Antonino Di Pietro, direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano -. Il ruolo del dermatologo è fondamentale per una corretta diagnosi e l’impostazione della terapia più adatta e nel supporto al paziente. Per il batterio responsabile dell’insorgenza di alcuni tipi di acne, la resistenza ai due antibiotici maggiormente impiegati per la cura di questa malattia, quali eritromicina e clindamicina, resistenza crociata, raggiunge il 50% dei pazienti in Italia.

Le linee guida dell’American Academy of Dermatology raccomandano, per molte forme di acne, l’associazione di retinoide topico (come l’adapalene) e benzoile berossido (BPO) come terapia di attacco e di mantenimento per il trattamento dell’acne. L’associazione ha dimostrato di avere alti profili di sicurezza ed efficacia nella riduzione delle lesioni in uno studio pubblicato sul Journal of Drugs in Dermatology condotto su 452 pazienti, per 12 mesi applicando il prodotto sulla cute una volta al giorno.

L’associazione di retinoide (come l’adapalene) e benzoile perossido (BPO), rappresenta una valida terapia per le persone affette da acne, poiché agisce direttamente sia sulle lesioni infiammatorie e sia su quelle non infiammatorie, e aiuta a prevenire la formazione delle lesioni, con il vantaggio di non generare fenomeni di antibiotico resistenza.

SÌ e NO dell’acne

Esposizione solare
NO all’eccessiva esposizione solare – numerosi studi fanno ritenere che la luce solare sia in grado di aggravare l’acne. Inoltre il potenziale acnegenico di sostanze applicate sulla cute può essere aumentato dall’azione degli ultravioletti. Tuttavia alcune radiazioni solari hanno una attività antinfiammatoria e sono quindi benefiche per l’acne.

Lo stress
NO allo stress. I periodi di forte stress fanno si che nell’organismo venga attivata la produzione di alcuni ormoni, che risvegliano alcuni recettori presenti sulla superficie delle ghiandole sebacee, che stimolate producono più sebo. Ciò aumenta le possibilità di proliferazione batterica e infiammazione del follicolo.

Smog
NO allo smog. L’inquinamento fa male anche alla pelle, in particolare due elementi: l’ossido di zolfo e il monossido di carbonio riducono l’apporto di ossigeno e soffocano l’epidermide.

Fumo di sigaretta
NO al fumo di sigaretta. L’acne non infiammatoria è spesso legata all’abuso del fumo di sigaretta. IL fumo infatti impedisce una corretta eliminazione delle sostanze di scarto a livello cutaneo che vanno ad ostruire i pori.

Cibo
NO all’eccesso di zuccheri e ai cibi ad alto carico glicemico (es latte scremato), mentre grassi, cioccolato e proteine sarebbero scagionati.

Fai da te
NO al fai da te. Evitare di incidere o spremere i brufoli. L’acne non curata provoca un aumento dell’infiammazione e, nel tempo, causare cicatrici.

Pulizia della pelle
alla pulizia accurata della pelle. Per prevenire l’acne e velocizzarne la guarigione è essenziale pulire la pelle con detergenti delicati e poco aggressivi, evitare di detergerla eccessivamente per non togliere lo strato lipidico naturale e quindi rendere la cute secca e sensibile.

Cicatrici
all’intervento tempestivo. Se l’acne viene trascurata la cicatrice è la conseguenza più temuta. Le cicatrici possono essere definite polimorfe, per la presenza contemporanea di lesioni diverse, ora piane, ora depresse, ora rilevate. Studi rivelano che dal 2 al 7% delle persone con acne rimangono con cicatrici a vita.

Sport
all’attività sportiva. Mettere in movimento il corpo aiuta a regolarizzare la produzione ormonale.

In età adulta
a uno stile di vita sano. Spesso l’acne in età adulta è la spia di uno stile di vita scorretto e dei troppi impegni quotidiani che fanno si che venga trascurata la salute della pelle.

Trucco
NO all’uso scorretto dei cosmetici. Troppo trucco può peggiorare la situazione. L’ostruzione dei pori da parte di fondotinta o cipria inoltre limita la respirazione cellulare.

Creme idratanti
è possibile applicare creme idratanti sulla pelle affetta da acne, ma è fondamentale il consiglio di un dermatologo. Alcune sostanze potrebbero invece peggiorarlo.

Barba e rasatura
a una rasatura, ma attenzione! I brufoli dopo la rasatura sono molto comuni, inoltre le aree interessate dalla barba sono solitamente quelle maggiormente interessate da acne. Bisognerebbe evitare di radere aree infette o infiammate tuttavia, quando è necessario, è bene adottare alcuni accorgimenti. E’ necessario detergere accuratamente la pelle con prodotti appositi per l’acne al fine di assicurare una maggiore disinfezione.

Lo specialista
al counseling medico eppure il 68% delle persone con acne non ricorre alle cure del dermatologo. Il dermatologo è fondamentale nella scelta della terapia più adatta e nel supporto al paziente.

ELEGANZA E CLASSE CON CARLO CRACCO AI FORNELLI

ELEGANZA E CLASSE CON CARLO CRACCO AI FORNELLI

Lui è Carlo Cracco, chef stellato che si muove con sapienza ed eleganza ai fornelli e lei è la rappresentate dell’Italia nel mondo: la pasta. Insieme, durante uno show cooking, per raccontare i progetti e una nuova ricetta.

“Al ristorante bisogna fare attenzione alla pasta da utilizzare. Il formato deve essere pratico: gli spaghetti, seppur amati dagli italiani, non sono facili da arrotolare, noi ci riusciamo, ma sono difficili per gli stranieri. La pasta che cuoce in pentola, poi, va girata piano piano, come se fosse una donna da accarezzare”, raccomanda Cracco.

Come pasta per la sua ricetta lui ha scelto le pacche del pastificio Felicetti. “Ho scelto questa perché non è un pacchero, non è nemmeno un mezzo pacchero, è un 3/4 di pacchero, un formato anche abbastanza bello, perché tante volte il pacchero è difficile da mangiare. Una volta le paste si preparavano in casa, ma è molto complicato. È preferibile utilizzare della pasta buona, e che abbia anche un minimo di ricerca, di qualità che offra garanzie riguardo alla nella provenienza del grano”.

Cracco

Gli ingredienti per la nuova ricetta, senza olio e senza burro sono: succo di prezzemolo, lingua, caviale di lumaca (si produce vicino Roma, i Greci lo adoravano e lo chiamavano “perle di Afrodite”) e cipolle in forno (vanno appoggiate su un letto di sale per 3-4 ore, si lascia cuocere e si fa sgocciolare per 1 ora; si ottiene così anche il succo di cipolle, un concentrato di cipolla).

Con classe ed eleganza, Cracco si destreggia ai fornelli e racconta che nell’ex Convento dell’Annunciata ha fondato un’Accademia Internazionale di Cucina su impulso dell’Associazione Maestro Martino, di cui è presidente. I protagonisti sono giovani (età media 30 anni). “12 virtuosi chef che già lavorano in ristoranti di alto livello e che, nei weekend, si sono alternati ad Abbiategrasso per realizzare ricette in grado di coniugare radicamento al territorio e innovazione, fermo restando che l’elemento principe rimane il prodotto agroalimentare lombardo. A ognuno di loro veniva dato un ingrediente diverso, tipico della zona del parco del Ticino, o comunque della Lombardia, da interpretare secondo la propria visione. Molto bello vedere le culture che si incontrano: i prodotti lombardi elaborati da ragazzi di diverse regioni. Ho scelto solo i weekend, perché durante la settimana è più difficile portare la gente fuori. Sabato e domenica c’erano quindi degustazioni, scuole di cucina, giornate molto intense dedicate anche a coloro che avevano voglia di scoprire l’ex Convento dell’Annunciata.

L’ex convento dell’Annunciata, un monastero di origini quattrocentesche restaurato nel 2007 e di proprietà del Comune di Abbiategrasso, è stato concesso per un anno in comodato gratuito a Carlo Cracco. “Immaginate la bellezza di un chiostro del ’400 e di una chiesa sconsacrata, con dentro un’officina meccanica, un ospedale e qualcos’altro. Ma è stato recuperato e sono stati recuperati e salvaguardati alcuni dipinti della scuola di Leonardo – racconta Cracco –. L’ex chiesa oggi è la location in cui si svolgono le cene e in cui si suona, perché c’è anche l’Accademia musicale. Poi c’è il chiostro e sopra ci sono le celle dei monaci. Lì abbiamo realizzato una mostra sul tema del cibo con le dodici promesse che hanno posato ai fornelli. A immortalarli: Giovanni Gastel, fotografo di moda e still life, che collabora da trent’anni con le principali riviste di moda”.

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L’associazione potrà utilizzare alcuni dei locali dell’ex convento. Negli altri spazi operano l’Accademia musicale dell’Annunciata, una scuola di teatro e una scuola di musica dedicata a ragazzi affetti da autismo.

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L’ex monastero, segnato da decenni di degrado (la chiesa era diventata un deposito di autovetture) è stato restaurato sette anni fa, grazie a un accordo di programma fra Regione, Comune di Abbiategrasso e Università degli Studi di Milano. “Ci sono tante strutture abbandonate, soprattutto nella periferia di Milano, e bisognerebbe recuperarle, senza andare costruire ancora, senza intervenire in maniera pesante, per far rivivere bellissimi luoghi”, auspica Cracco.

E per un futuro prossimo? Un ristorante dall’appeal irresistibile, tra moda, cibo e architettura. Insieme a Lapo Elkann. Teatro delle loro future gesta, l’ex stazione di servizio Eni del ’53. “Si trova in piazzale Accursio, che una volta era la via d’entrata di Milano. È un vecchio distributore di benzina con uno stile architettonico molto particolare: si chiama Streamline Moderne ed enfatizza modelli aerodinamici, propone forme curve, lunghe linee orizzontali ed alcuni elementi nautici. La stazione ricorda un’astronave ed è stata realizzata da Mario Bacciocchi su richiesta di Enrico Mattei. Da anni abbandonata, aveva anche una abitazione di servizio. Adesso Lapo ha in mente di utilizzare pure lo spazio al piano superiore, e userà il garage per trasformarlo in un laboratorio-atelier dove personalizzare le automobili, con l’intenzione di allargare il servizio, in futuro, a barche ed elicotteri. E poi c’è una parte molto bella che lui vuole dedicare al cibo”. Un’altra location, con il fascino ormai irrinunciabile del recupero di un’area dismessa, che diventerà un locale trendy.

Adesso per Cracco è il momento di impiattare. E per noi di gustare il mix di contrasti, in religioso silenzio.

Pasta

Il CEO del pastificio Felicetti, Presidente dell’Associazione dei pastai italiani e del mondo, ha sempre sostenuto che se il filetto arriva bruciato in tavola è colpa del cuoco, se arriva la pasta scotta è colpa del pastaio. “Tempo fa sembrava una cosa assurda chiamare grandi chef a interpretare la pasta: si tratta di un ingrediente apparentemente banale, nel senso che non lo prepara lo chef, non ha il momento creativo come la pasta fresca o la pasta ripiena – riferisce Riccardo Felicetti –. Il momento creativo in realtà arriva dopo. Lo chef sceglie il formato della pasta e aggiunge poi la parte creativa. cracco2Da 6/7 anni a questa parte credo ci sia stato un cambiamento radicale nella percezione della pasta sia dal nostro punto di vista, sia da chi la pasta la lavora tutti i giorni in cucina, anche nelle grandi cucine sia italiane che internazionali. Credo che i clienti siano passati dal pensare ‘perché devo andare in un ristorante come quello di Cracco a mangiare la pasta quando posso prepararla io tutti i giorni a casa’, a ‘vado al ristorante di Cracco a mangiare la pasta perché la sua inventiva e i suoi abbinamenti possono stimolarmi a emularlo a casa’. È un modo per avvicinare la grande cucina internazionale alla cucina domestica.

In Italia si producono più o meno 3,5/4 milioni di tonnellate di pasta, dipende dalle stagioni. Gli Stati Uniti producono 2 milioni di tonnellate, e poi via, via ci sono altre nazioni come la Spagna, come la Turchia… la più esotica forse è il Kazakistan. Si produce tanta pasta anche in Giappone, ci sono più di 26 nazioni produttrici di pasta all’interno di I.P.O. International Pasta Organisation”.

Il pastificio Felicetti. La storia del Pastificio è la storia della famiglia Felicetti, che va avanti da più di cent’anni. In quattro generazioni il sogno di “nonno” Valentino si è realizzato e il suo piccolo laboratorio è oggi un’impresa conosciuta in tutto il mondo per la bontà e la qualità dei suoi prodotti.

Dal 1908, sempre nello stesso luogo, nel territorio straordinario delle Dolomiti, ci sono il lavoro e la passione della stessa famiglia, con valori che da allora restano immutati.

Il coraggio e la voglia di fare solo cose ben fatte, l’umiltà di imparare sempre, la fiducia che scaturisce dall’avere una visione e la capacità di condividerla, la saggezza di aprirsi a nuove sfide senza perdere di vista quello che il proprio cuore considera l’obiettivo più importante: creare qualità, senza mai accontentarsi. Sono questi i valori che ancora oggi, giorno dopo giorno, costruiscono il futuro dell’azienda.

Oggi il Pastificio Felicetti occupa una superficie di 5 mila mq e può contare su circa 60 dipendenti e quattro linee di produzione che lavorano a ciclo continuo – due per la pasta corta, una per gli spaghetti e una per le tagliatelle a nido. La produzione giornaliera è di 80 tonnellate, suddivise in un centinaio di formati nei differenti impasti: grano duro, all’uovo, biologico e biologico integrale.

                                             Clementina Speranza e Simone Lucci

 

15 BORSE ALL’ASTA PER LE DONNE DI KABUL

15 BORSE ALL’ASTA PER LE DONNE DI KABUL

15 testate femminili italiane da sempre in prima linea a fianco delle donne hanno scelto in libertà i colori e i materiali della propria Patty Toy Madly, perché il risultato esprimesse a pieno lo spirito e l’identità di ogni singola rivista. Realizzate interamente a mano con pellami pregiati e lavorazioni artigianali, minute e spesso irripetibili, le 15 inedite Patty Toy Madly sono oggetti d’arte e di moda. Il 17 novembre si terrà l’asta benefica ‘La Moda Cambia’ e sarà possibile acquistare questi pezzi unici. Patty Toy Madly Braintropy nella versione ideata dalla redazione di FASHION per Fondazione Pangea OnlusSi tratta di un appuntamento dedicato alla bellezza del made in Italy e alla solidarietà delle donne per le donne: la base d’asta è 500 euro e tutto il ricavato andrà a finanziare il progetto di microcredito Jamila di Fondazione Pangea Onlus, dedicato alle donne di Kabul.

La Fondazione Pangea Onlus lavora dal 2002 a favore dello sviluppo economico e sociale delle donne realizzando progetti che prevedono corsi di alfabetizzazione, educazione igienico-sanitaria e ai diritti umani, assistenza medica, e microcredito per l’avviamento di attività generatrici di reddito. In oltre dieci anni di attività, Pangea ha consentito a oltre 40 mila donne e alle loro famiglie di migliorare le proprie condizioni attraverso un circolo virtuoso di redistribuzione delle risorse, con effetti positivi importanti che operano un reale cambiamento dal basso. La Fondazione è attualmente attiva a Kabul, in Afghanistan, con il progetto di microcredito Jamila e con Casa Pangea – un centro di accoglienza per i bambini delle famiglie più povere, e in India, a Calcutta, dove si occupa di donne e ragazze disabili. Pangea è impegnata anche in Italia, con un progetto per la prevenzione e la lotta alla violenza di genere, con particolare attenzione a quella domestica, in collaborazione con alcuni centri antiviolenza che realizzano programmi di recupero e reinserimento per le donne vittime di violenza e i loro figli.

Nell’evento che lega Milano e Kabul, La Moda cambia e basta un gesto per cambiare.

Per partecipare all’asta è possibile richiedere l’invito a lamodacambia@braintropy.it fino a esaurimento posti (tutti gli aggiornamenti riguardo a luogo e orario dell’evento si trovano su www.braintropy.it).

Braintropy. La collezione Braintropy bags nasce da un’idea di Salvio Rollo, imprenditore e creativo con una lunga esperienza nella moda. Il viaggio è la dimensione da cui scaturisce l’ispirazione per un progetto che vive di stimoli raccolti nelle strade del mondo. Le parole chiave sono contaminazione e trasformazione.

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La spinta è forte, il desiderio di dare un’impronta sempre più precisa altrettanto e, nel 2012, Salvio Rollo fa nascere il progetto Braintropy: una collezione di borse donna e uomo che in ogni singolo modello racconta l’impulso vitale di trasformazione e il valore dell’espressione di ogni personalità.

Con Braintropy, l’accessorio diventa il segno dell’unicità perché a ciascuno si chiede di assemblarlo, di trovare il proprio modo di utilizzarlo in maniera creativa e originale. Patty Toy e Zaby, i modelli iconici che esprimono al meglio questo concept, sono distribuiti oggi in circa 150 punti vendita in tutta Italia. Patty Toy è la borsa da creare mixando in libertà pattine di chiusura e corpi.

Clementina Speranza

CON COCA – COLA MODA E RICICLO PER SOSTENERE L’AMBIENTE E LE DONNE

CON COCA – COLA MODA E RICICLO PER SOSTENERE L’AMBIENTE E LE DONNE

Ricicla -> Reinventa -> Rinasci è la filosofia del brand indipendente EKOCYCLE™ creato nel 2012 da The Coca-Cola Company e dal musicista William James Adams, fondatore e produttore dei Black Eyed Peas, meglio conosciuto come will.i.am. Rapper, produttore discografico, stilista, attore e doppiatore statunitense.

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“Coca-Cola e will.i.am: due entità distinte e differenti che hanno unito le forze per educare i consumatori all’importanza del riciclo. L’obiettivo del brand è dare una nuova vita a materiali di scarto, attraverso la produzione di veri e propri oggetti di design. Alcune cose le disegna will.i.am in persona: raffigura, abbozza e schizza ciò che gli piace. ‘Whaste is only waste if we waste it’: i rifiuti sono rifiuti solo se li rifiutiamo, è una sua frase”, riferisce Cristina Broch, Corporate and Public Affairs Manager.

EKOCYCLE identifica i materiali di scarto, che possono diventare la materia prima per realizzare oggetti glamour e di tendenza. “Giubbotti, magliette e zaini sono ricavati da lattine in alluminio, bottiglie in PET e PlantBottle™ – chiarisce Cristina Broch –. Introdotta nel 2009, PlantBottleTM è una bottiglia di plastica PET completamente riciclabile e non biodegradabile. E’ ricavata da una combinazione di materiali tradizionali e con una percentuale fino al 30% di origine vegetale. Un processo innovativo trasforma l’etanolo ricavato da canna da zucchero in una componente della plastica PET. L’innovazione adottata consente di ridurre le emissioni di anidride carbonica rispetto alle tradizionali bottiglie ricavate interamente dal petrolio e da altri combustibili fossili. In numerose t-shirt, poi, è stampata un’etichetta che specifica il quantitativo di bottiglie in PET utilizzate”.

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Obiettivo? Collaborare con i marchi più influenti, spaziando dalla tecnologia alla moda, e ricostruire con il riciclaggio, aiutando i consumatori a comprendere che oggetti oggi considerati “da buttare” domani possono diventare parte integrante di un prodotto utile e di tendenza.

Levi’s, Adidas, MCM, RVCA, e 3D System sono alcune aziende iconiche della moda e della tecnologia con cui il brand ha instaurato una partnership.

“La collaborazione con Levi’s ha permesso di produrre jeans composti per il 29% da materiale riciclato proveniente da 8 bottiglie in PET. Le cuffie Beats by Dr. Dre sono fabbricate per il 31% col materiale riciclato di 3 bottiglie in PET – precisa la Corporate and Public Affairs Manager –. Differenti oggetti a tiratura speciale possono essere acquistati esclusivamente in corner presenti a Londra e in America”.

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Ultima arrivata in casa EKOCYCLE™ è la stampante 3D Cube® firmata 3D Systems che utilizza cartucce realizzate, in parte, con 3 bottiglie di plastica PET riciclata post-consumo. “La stampante consente di esprimere l’enorme potenziale di studenti, artisti, inventori e amanti del fai-da-te. Non si tratta solo di produrre un oggetto a casa propria, ma di cambiare il modo di concepire il riciclo”, riferisce Broch.

Dal Brasile all’India, dal Sudafrica alle Filippine, Coca-Cola sostiene oltre 550 mila donne tra produttori, fornitori, distributori, rivenditori, addetti al riciclo e artigiani attraverso il progetto 5by20 che sta per “5 milioni di donne entro il 2020”. Il progetto, nato nel 2010, con un investimento iniziale di 100 milioni di dollari, ha l’obiettivo di assistere economicamente 5 milioni di donne imprenditrici nei Paesi in via di sviluppo. “Inizialmente, il programma ha fornito aiuto e istruzione su moda, design e riciclo alle donne brasiliane e filippine – spiega Cristina Brosch –. Le artigiane utilizzano tappi, etichette delle bottiglie e linguette delle lattine di Coca-Cola per dar vita a borse, accessori decorativi per la casa. Con il riciclo delle bottiglie di vetro realizzano una linea di bigiotteria. Il ricavato ottenuto dalla vendita viene interamente ridonato alle donne per sostenere la loro emancipazione”.

Accessori Coca Cola

In partnership con la All China Women’s Federation, l’iniziativa si è estesa in Cina per fornire competenze imprenditoriali alle commercianti. In Kenya, il progetto offre alle giovani imprenditrici corsi di formazione sulle abilità imprenditoriali e risorse per avviare nuove imprese, grazie al sostegno di TechnoServe. In Messico, le giovani donne ricevono formazione e corsi di avviamento al loro primo impiego.

Inoltre, i nuovi corsi di istruzione imprenditoriale 5by20 sono il risultato del sodalizio siglato da The Coca-Cola Company e UN Women, l’organizzazione ONU creata per aiutare e sostenere donne e ragazze in Sudafrica, Brasile ed Egitto a conquistare l’autonomia economica.

Adottare un comportamento concreto, differenziando i rifiuti in maniera accurata, e proporre al mercato un numero maggiore di prodotti realizzati con materiale riciclato sono le strategie per creare un nuovo stile di vita basato sulla tutela dell’ambiente e sul riciclo. Vivere in modo sostenibile e avere un atteggiamento responsabile nei confronti della natura può essere cool e di tendenza.

Simone Lucci

LA MEDICINA DI GENERE, LA MEDICINA PERSONALIZZATA TRA  UOMO, DONNA E SPORT

LA MEDICINA DI GENERE, LA MEDICINA PERSONALIZZATA TRA UOMO, DONNA E SPORT

I riflettori sono ora puntati sul nuovo approccio di “genere” nella ricerca, nella prevenzione, nelle terapie: una dimensione medica innovativa che studia come le differenze tra uomini e donne influiscono sulla cura delle malattie, per garantire a tutti il miglior trattamento. Una rivoluzione che investe ogni aspetto della Medicina e della ricerca, un nuovo paradigma che combina i dati genetici con le informazioni sulle malattie per ottenere diagnosi sempre migliori e terapie sempre più personalizzate, appropriate ed efficaci: è la Medicina di precisione. La Medicina di genere, uno dei capitoli più promettenti della Medicina personalizzata e di precisione, studia l’impatto specifico del “genere”, maschile e femminile, sullo sviluppo e l’evoluzione delle malattie, con l’obiettivo di assicurare a tutti, uomini e donne, il miglior trattamento possibile sulla base delle caratteristiche personali. “Il futuro della medicina si va articolando sempre di più attorno all’idea di precisione, con la promessa, che in qualche brillante caso è già realtà, di terapie sempre più mirate che rispondano non più tanto alla definizione generale di una malattia, quanto al suo concreto e singolare dispiegarsi nell’individuo – afferma Umberto Veronesi –. E questa idea di una sempre maggiore precisione e della personalizzazione della cura non può non investire un aspetto fondamentale dell’identità delle persone come quello legato al genere: capire pienamente quali siano le differenze di genere che influenzano maggiormente le malattie e le terapie è una delle grandi sfide della scienza del futuro”.

cacciatori_3Le differenze di genere influenzano molti aspetti della vita reale: un esempio è la preparazione fisica alle attività sportive, come testimoniato da Maurizia Cacciatori, già capitano della Nazionale di Pallavolo, modello vincente dell’approccio di genere nello sport.

Maurizia Cacciatori è il simbolo italiano della pallavolo nel mondo. É una delle giocatrici più vincenti di sempre a livello di club, con i suoi 17 trofei vinti in carriera.

É nata a Carrara il 6 aprile 1973, di ruolo alzatrice, alta 178 cm, schiacciava a 298 cm e murava a 274 cm e vanta 228 presenze in Nazionale. Oggi è un’ex pallavolista, opinionista televisiva per Sky Sport per la pallavolo femminile ed è stata chiamata a portare la sua esperienza in merito alla medicina sportiva e al concetto di personalizzazione.

Come interviene il concetto di “personalizzazione” nelle attività di prevenzione che un atleta segue per mantenersi in buona salute e nella preparazione alle performance sportive?

Sulla base della mia esperienza, la medicina sportiva è uno degli ambiti in cui il concetto di personalizzazione è pienamente sviluppato. Infatti in ogni fase delle attività dell’atleta c’è un’attenzione grandissima per tutti gli aspetti specifici e personali legati alla sua salute. Anche solo parlando del semplice certificato di idoneità sportiva per la pratica agonistica, i riscontri ai quali deve sottoporsi l’atleta sono molto approfonditi: esami delle urine, del sangue, della vista, elettrocardiogramma, spirometria. E ogni atleta deve avere obbligatoriamente ottenuto questa certificazione prima di poter iniziare la pratica sportiva. È molto importante sottolineare che questo livello di attenzione per lo stato di salute dello sportivo in passato non c’era e che, al tempo stesso, è cambiata anche la mentalità dell’atleta in questo senso. Un atleta professionista oggi è consapevole che per essere più longevo, per avere una carriera più continua, più sicura e più tranquilla ha necessariamente bisogno del supporto di un medico che lo segua in modo personalizzato.

Ovviamente il tema della personalizzazione nella pratica sportiva assume un’ulteriore importanza quando si considerano le differenze di genere tra atleti uomini e donne. Dal punto di vista dell’alimentazione non ci sono differenze sostanziali, neanche ad alti livelli agonistici: alle Olimpiadi di Sidney, alle quali ho preso parte, nel Villaggio Olimpico, il menu delle squadre di pallavolo maschile e femminile era lo stesso: pasta al pomodoro, olio extravergine, bresaola, pollo alla griglia, etc.

Ma l’approccio personalizzato coinvolge in modo importante la preparazione fisica all’attività sportiva agonistica: è un dato di fatto che una donna non ha la stessa forza, la stessa dinamica, la stessa resistenza fisica di un uomo. Ogni atleta, o ogni team, ha uno staff medico che lo segue per la preparazione atletica che è completamente differente se si tratta di uno sportivo o di una sportiva.

In questo scenario un fattore che può rivelarsi determinante è quello ormonale: in prossimità del ciclo mestruale infatti le prestazioni sportive delle atlete raggiungono standard più elevati. Questo fattore riveste un’importanza tale da venir monitorato anche dagli staff medici dei team sportivi femminili, come è avvenuto alla nostra squadra in occasione di una Coppa del Mondo dove il medico della squadra aveva preparato dei grafici per studiare quanto il periodo in cui avremmo avuto il ciclo si sarebbe avvicinato alle date delle nostre prestazioni.

L’aspetto più importante è che il confronto con questo tipo di approccio abitua l’atleta, in particolare le donne, a conoscere e riconoscere le specificità di genere del proprio organismo.

Tra uomini e donne si può riscontrare molto spesso anche un differente approccio alla malattia, un modo diverso di viverla e di affrontarla, dalla diagnosi alla terapia. Cosa ne pensa?

Mi sembra che la donna abbia più resistenza sia fisica che psicologica nell’affrontare una malattia, a prescindere da quale sia l’entità. Probabilmente da un punto di vista culturale la donna è più portata a farsi “carico” della malattia senza rinunciare agli impegni quotidiani, spesso per un uomo anche solo una leggera forma influenzale viene drammatizzata.

Personalmente nel corso della mia carriera non ho mai avuto grandi infortuni ma, se si parla dei tempi di recupero post-infortunio, notiamo differenze enormi tra gli atleti uomini e donne, perché ovviamente entrano in gioco tantissime dinamiche, anche dal punto di vista semplicemente caratteriale. In definitiva potremmo sintetizzare le differenze di genere tra uomini e donne nello sport citando Julio Velasco, uno dei più grandi allenatori della storia della pallavolo, che avendo allenato entrambe le nazionali italiane, quella maschile e quella femminile, ha sempre detto di essersi confrontato con due pianeti completamente differenti pur trattandosi della stessa disciplina sportiva.

La Medicina di Genere

 

Cos’è la Medicina di Genere?

                                                                                

La Medicina di Genere è una branca recente delle scienze biomediche che ha l’obiettivo di riconoscere e analizzare le differenze derivanti dal genere di appartenenza sotto molteplici aspetti: a livello anatomico e fisiologico, dal punto di vista biologico, funzionale, psicologico, sociale e culturale e nell’ambito della risposta alle cure farmacologiche.

È stato ormai dimostrato da molteplici studi che le differenze di genere, in primis quelle nella fisiologia umana, in caso d’insorgenza di malattia si riflettono significativamente sulla genesi, la prognosi e la compliance degli individui.

La finalità di questa innovativa disciplina è arrivare a garantire a ciascuno, uomo o donna che sia, il miglior trattamento possibile sulla base delle evidenze scientifiche.

 

Cosa significa il concetto di ‘genere’

Per ‘differenze di genere’ s’intendono non soltanto i caratteri sessuali degli individui, ma anche e soprattutto un insieme di specificità che scaturiscono sia dalla differente fisiologia e psicologia degli uomini e delle donne sia dai diversi contesti socio-culturali di riferimento.

In altre parole, si è maschi o femmine non solo in base al sesso, ma anche ad altri aspetti della fisiologia dell’organismo e agli specifici ruoli che ricopriamo nella società.

Il background della disciplina: la sindrome di Yentl

L’idea che uomini e donne presentino delle differenze importanti – come, ad esempio, quelle osservabili nell’apparato cardiocircolatorio, per non considerare la variabilità dell’assetto ormonale – e che queste differenze svolgano un ruolo cruciale in medicina, risale alla metà degli anni Ottanta.

foto YеntlQualche anno dopo la cardiologa Bernardine Healy, allora a capo dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica statunitense, pubblicava un articolo intitolato The Yentl Syndrome, dal nome dell’eroina di un racconto di Isaac B. Singer, costretta a travestirsi da uomo per accedere allo studio del Talmud.

L’articolo commentava i risultati di due studi effettuati su un gruppo di donne affette da coronaropatia, puntando il dito sull’atteggiamento discriminatorio dei medici cardiologi nei confronti delle pazienti che, a differenza dei malati uomini, subivano un numero maggiore di errori diagnostici, ricevevano meno cure ed erano sottoposte a interventi chirurgici non risolutivi. Come Yentl, scriveva Healy, anche le donne sono state costrette a trasformarsi in ‘piccoli uomini’ per rientrare nei canoni della ‘medicina classica’.

Nel 1992, la cardiologa Marianne J. Legato dava avvio alla Partnership for Women’s Health alla Columbia University di New York. La prima sperimentazione riservata alle donne fu avviata più di dieci anni dopo, nel 2002, con l’istituzione nella medesima Università del primo corso di Medicina di Genere, dopo che la disciplina era stata finalmente inserita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’Equity Act stilato nel 2000.

In tempi recenti i temi della Medicina di Genere hanno richiamato l’attenzione anche delle Istituzioni europee: nel maggio scorso a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo, si è svolto un incontro incentrato sulle strategie per promuovere misure volte a ridurre l’incidenza di patologie cardiovascolari in Europa; nel corso dell’incontro, tra l’altro, è stata messa in evidenza la scarsa presenza di donne (solo il 33%) nei trial clinici che testano farmaci per le patologie cardiovascolari. Da questo incontro è scaturita la proposta di una legge, analoga a quella americana, che renda obbligatoria in Europa un’equa rappresentanza femminile (50%) nei trial per patologie cardiovascolari e ictus, prime causa di mortalità femminile.

I vantaggi della Medicina di Genere

Un approccio di genere alla medicina consente di:

  • ridurre il livello di errore nella pratica medica;
  • promuovere l’appropriatezza terapeutica;
  • migliorare e personalizzare le terapie;
  • generare risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale.

Le principali differenze di genere nell’ambito delle patologie

Patologie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari (dall’infarto all’aterosclerosi) hanno sempre spaventato più gli uomini che le donne. Ma si tratta di un errore, giacché il 38% delle donne colpite da infarto muore nel giro di un anno, contro il 25% degli uomini. Anche in caso di ictus i 12 mesi successivi sono più a rischio per le donne: i decessi ne colpiscono il 25%, contro il 22% degli uomini.

 

Infarto

Le donne sembrano meno capaci degli uomini di riconoscere in tempo il principale campanello d’allarme dell’infarto, cioè l’angina pectoris, dal momento che i sintomi si presentano in modo diverso rispetto agli uomini. Nei Manuali di Medicina viene tipicamente descritto come un dolore toracico a livello dello sterno, oppressivo e costrittivo, di breve durata, che può irradiarsi al braccio sinistro. Nelle donne, secondo lo studio Wise (Women Ischemic Syndrome Evaluation) dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica statunitense, i sintomi che appaiono per primi sono un dolore irradiato alle spalle, al dorso, al collo, la mancanza di fiato, nausea persistente, sudori freddi, vomito, spossatezza, ansia e debolezza. Gli operatori non consapevoli di queste differenze non riconoscono questi sintomi o li riconducono a un’influenza o a problemi gastrici. Di conseguenza il ricovero avviene troppo tardi, o magari non viene effettuato in terapia intensiva coronarica, rendendo meno efficaci le terapie. Molte volte, infatti, la donna con infarto è indirizzata al pronto soccorso in area verde e non in area rossa o può essere inviata in gastroenterologia piuttosto che in psichiatria, proprio perché non manifesta dolore. E più la donna è giovane, più i sintomi sono assenti o atipici. C’è una differenza anche nelle arterie colpite: nell’uomo sono coinvolte le grandi arterie, nella donna quelle piccole (il microcircolo) e quindi la coronarografia potrebbe non rilevare anomalie, con la necessità perciò di rivolgersi ad altri mezzi diagnostici. Inoltre, ci sono differenze anche nei fattori di rischio per l’infarto: il diabete è un fattore di rischio quattro volte più grave nella donna, e anche l’ipertensione incide di più. Insomma, le differenze sono tante e si sono scoperte solo negli ultimi anni: infatti tutti i lavori di epidemiologia sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari non hanno considerato donne oppure ne hanno analizzato una percentuale talmente bassa (10-15%) che i risultati statistici non sono significativi. Differenze dal punto di vista terapeutico: la cardioaspirina non è un farmaco efficace nella prevenzione primaria dell’infarto nella donna, mentre lo è nella prevenzione dell’ictus.

 

Aterosclerosi

Nel sesso femminile l’aterosclerosi ha uno sviluppo diverso. Negli uomini le placche aterosclerotiche cominciano a formarsi a partire già dai 30 anni, nelle donne invece questo in genere accade dopo la menopausa. Durante l’età fertile, infatti, l’organismo femminile è protetto dagli estrogeni, che agiscono sulla dilatazione dei vasi, rendendoli più ampi ed elastici e consentendo così il passaggio del sangue anche in presenza di placche e facilitandone la riparazione in caso di lesioni. Con la menopausa, però, questa protezione ormonale svanisce e l’organismo si trova improvvisamente esposto a tutti i fattori di rischio.

Diabete

La sindrome metabolica ha una prevalenza del 60% nelle donne sopra i 65 anni di età e le donne diabetiche sono in lieve sorpasso rispetto agli uomini (5,2% vs 4,4%). In generale la donna con diabete ha una peggiore qualità e una minore aspettativa di vita.

Dal punto di vista delle complicanze cardiovascolari, la malattia diabetica può essere considerata più pericolosa: il rischio di morte cardiovascolare è più che doppio per le donne rispetto agli uomini. Una cinquantenne diabetica vive in media 8,2 anni in meno rispetto a una coetanea non diabetica, contro i 7,5 anni degli uomini. Fino ai 64 anni non si osservano differenze significative tra uomini e donne per la comorbosità delle patologie cardiovascolari e diabete, mentre, a partire dai 65 anni, la prevalenza è più alta tra le donne e raggiunge tra le ultrasettantacinquenni il 10,1%; lo svantaggio femminile s’incrementa ulteriormente tra gli ultrasettantacinquenni (+27%). Alcune forme di diabete, poi, colpiscono le donne in fasi ‘delicate’ della loro vita come la gravidanza o la menopausa: il 50% delle donne con diabete gestazionale sviluppa, dopo 5-10 anni, diabete di tipo 2.

Patologie polmonari

Tumore del polmone

Agli inizi del secolo scorso il tumore al polmone era una malattia rara nelle donne. Ha cominciato a diffondersi nel sesso femminile a partire dagli Anni ‘60, anche a causa del diffondersi dell’abitudine al fumo. Il cancro del polmone nella donna è aumentato del 600% da metà del Novecento ad oggi (le donne hanno storicamente iniziato più tardi a fumare e oggi le fumatrici stanno aumentando più dei maschi) e i carcinogeni del tabacco sono più nocivi per le femmine, che hanno inoltre meno capacità di riparare il DNA. Se comparati a quelli degli uomini i polmoni delle donne, anche di non fumatrici, appaiono più vulnerabili rispetto alle patologie tumorali. Anche nel caso del tumore al polmone, così come avviene per quello al seno, gli ormoni (in particolare gli estrogeni) giocano un ruolo importante. Nelle donne ancora fertili la malattia è più aggressiva e, al contrario di quanto avviene nel caso del tumore alla mammella, il numero di gravidanze gioca un fattore negativo: le donne che hanno avuto più figli sembrano sviluppare, infatti, maggiori probabilità di sviluppare la malattia. Si sono osservate anche alcune associazioni col papilloma virus e un rapporto negativo con gli estrogeni (che riducono il cancro del colon ma aumentano quello del polmone). Dall’analisi del database Surveillance, Epidemiology and End Results, che custodisce le storie cliniche di oltre 31.000 pazienti americane con tumore al polmone, risulta che le donne affette da neoplasie polmonari in terapia presentano infine maggiori effetti collaterali.

Asma

La prevalenza di questa malattia ha un doppio andamento: prima della pubertà, gli uomini sono colpiti due volte più delle donne. Dopo lo sviluppo sessuale, questa differenza scompare, anzi tra le donne adulte l’asma è più frequente che negli uomini. Il ‘sorpasso’ è dovuto agli ormoni: gli estrogeni, infatti, regolano il rilascio di diverse molecole proinfiammatorie (citochine) coinvolte nello scatenarsi della reazione asmatica. Anche la menopausa è un periodo a rischio: quando le ovaie cominciano a cessare le loro funzioni, si verifica un aumento spontaneo della produzione di citochine, con un conseguente peggioramento o addirittura una prima comparsa della malattia.

Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)

Oggi, la BPCO colpisce più gli uomini che le donne, ma queste ultime muoiono di più a causa di questa patologia. Nei prossimi dieci anni, peraltro, avverrà il sorpasso del sesso femminile anche nel numero di casi. La colpa è del fumo e della sua sempre maggiore diffusione nella popolazione femminile. Le fumatrici hanno una maggiore probabilità di sviluppare la forma grave della malattia: a parità di sigarette, nelle donne la BPCO si manifesta prima, con sintomi peggiori e conseguenze più nefaste. Inoltre, a parità di esposizione al fumo, le donne con BPCO hanno un rischio più elevato di danno polmonare, un maggiore grado di dispnea (cioè di mancanza di fiato) e uno stato di salute peggiore rispetto agli uomini. Nonostante queste evidenze, nelle donne la malattia è sottovalutata: quando si presentano dal medico, le pazienti hanno meno probabilità di ottenere una diagnosi tempestiva (e quindi una cura appropriata), anche perché la spirometria, l’esame che serve a valutare la funzionalità respiratoria, viene prescritta più facilmente a un uomo che a una donna.

Patologie neurodegenerative

Malattia di Parkinson

La Malattia di Parkinson è da 1,4 a 2 volte più frequente negli uomini che nelle donne. Uno studio condotto nel 2003 dal Kaiser Permanente di Oakland, in California, mostra un tasso globale per i maschi del 91% superiore a quello femminile: 19 casi ogni 100.000 uomini, contro 9,9 casi ogni 100.000 donne. Pur essendo meno colpite, le donne lamentano in generale una maggiore disabilità e una qualità di vita peggiore. Una volta comparsa, la malattia ha un decorso simile nei due sessi e non ci sono grandi differenze per quanto riguarda la sua durata (10,1 anni in media per gli uomini, 10,3 anni per le donne). La maggiore diffusione nel sesso maschile è probabilmente dovuta a fattori genetici (è stato evidenziato un legame tra la malattia e una mutazione di alcuni geni presenti sul cromosoma X, di cui gli uomini hanno una copia sola), ormonali (a proteggere le donne sarebbero anche gli estrogeni) e ambientali (gli uomini sono maggiormente esposti all’azione di sostanze tossiche).

LA ZUCCA: UN ALLEATO PER LA SALUTE E PER LA BELLEZZA DEL CORPO E DELLA CASA

LA ZUCCA: UN ALLEATO PER LA SALUTE E PER LA BELLEZZA DEL CORPO E DELLA CASA

La zucca intagliata con occhi fiammeggianti non rappresenta esclusivamente il simbolo della spaventosa notte di Halloween, l’ortaggio risulta anche un valido alleato per prepararsi all’inverno grazie alle sue proprietà curative, terapeutiche e benefiche.

Idee-bellezza-maschera-zuccaRicca di Betacarotene, Vitamina B, Vitamina E, fibre e aminoacidi, la polpa della zucca è adatta per i trattamenti cosmetici.

Il vegetale è un ingrediente di bellezza che ridona un aspetto rilassato e luminoso ai visi più stanchi, grazie alle sue proprietà sedative, emollienti e lenitive esercitate sulla cute. Una tazza di polpa di zucca finemente tritata, mescolata a mezza tazza di zucchero di canna e a un pizzico di cannella, è un ottimo gel esfoliante da applicare sul volto e da risciacquare con acqua tiepida

In cucina, la zucca è un vero e proprio toccasana da includere in una dieta corretta, grazie alla scarsa quantità di calorie e per le sue proprietà antiossidanti, diuretiche e antinfiammatorie. La polpa ottenuta svuotando le zucche può essere conservata facilmente per lunghi periodi in freezer, all’interno di comodi sacchetti monoporzione e cucinata all’occorrenza, senza il bisogno di scongelarla.

Per una marmellata dal sapore autunnale, la polpa di zucca è perfetta. La confettura si ottiene con dadini di zucca, privati dei semi, trasferiti in una pentola con qualche cucchiaio di zucchero e lasciati macerare per almeno 12 ore. Successivamente, al composto si uniscono cannella, noce moscata, mezzo bicchiere di liquore all’amaretto, il succo di mezzo limone e la scorza dell’agrume grattugiata. La marmellata va cotta per 1 ora a fuoco moderato e riposta in vasetti accuratamente sterilizzati.

pumpkin risotto

pumpkin risotto

Per creare uno snack irresistibile, i croccanti e golosi semi possono essere tostati in forno a 180°. Tritati finemente insieme a noci e verza, con l’aggiunta di olio d’oliva, parmigiano, pepe e un pizzico di zenzero, i semi si trasformano in un pesto gustoso e delizioso per accompagnare pasta lunga come spaghetti e bavette.

Il colore vivace e la sua forma unica, consentono al vegetale di trasformarsi in un originale elemento d’arredo, donando alla casa uno stile tipicamente autunnale.

L’ortaggio risulta anche un ottimo contenitore. Una zucca abbastanza grande e tonda può essere svuotata e utilizzata come zuppiera durante un pranzo in famiglia, oppure decorata con fiori di stagione, foglie, pungitopo e trasformarla in un elegante e colorato centrotavola.

Dai semi alla buccia, senza dimenticare la polpa, la zucca è un efficace soluzione per mantenere il corpo in salute, per preservare la bellezza della pelle e per arredare le abitazioni. Della zucca non si butta via niente.

Simone Lucci

LINO, COTONE, SETA E ‘SU MISURA’ PER LA CAMICIA CON LA B

LINO, COTONE, SETA E ‘SU MISURA’ PER LA CAMICIA CON LA B

Cotone, lino, seta per le camicie uomo e donna del brand Bagutta che nel 2015 ha compiuto 40 anni. Per celebrare il compleanno e i successi, l’azienda ha scelto di rendere omaggio al suo passato con una limited edition d’eccellenza: una camicia bianca in due modelli, uomo e donna. Grazie alla partnership con il Gruppo Albini, la camicia prodotta in edizione limitata è realizzata nel pregiato Super Popeline 200, un tessuto ottenuto da un filato sottilissimo ed esclusivo in cotone egiziano Giza 45, della collezione haute de gamme David & John Anderson. Lavorato con titolo 200/2 e in doppio ritorto, con un processo artigianale lento e accurato, il Giza 45 esprime l’inimitabile raffinatezza di un cotone unico al mondo. Si tratta di una varietà coltivata in una piccola area del Delta del Nilo, così rara da rappresentare appena lo 0,4% sul totale della produzione annua egiziana. Il filato è talmente fine che ne servono ben 75 km per realizzare una camicia.

BAGUTTA - LIMITED EDITION- 40 ANNI

Il tessuto che ne nasce, luminoso e compatto, dalla mano straordinariamente setosa e leggera, regala un’esperienza sensoriale intensa e l’emozione di indossare un capolavoro dove uomo e natura hanno dato il meglio di sé.

Camice Bagutta

I dettagli sartoriali della camicia ne valorizzano il prestigio: per il collo l’adesivo è lo stesso utilizzato dai sarti, così da risultare composto ma leggero, adatto per un uso più urbano. I bottoni sono in madreperla, mentre sulla schiena un piegone centrale conferisce un fit moderno.

Bagutta rilegge un classico, la camicia bianca, alla luce di una nuova ricerca sui materiali e i dettagli, per farne un’icona dell’eleganza contemporanea. “Per Bagutta la camicia bianca è il mito delle origini, un fattore identitario profondo – evidenzia Antonio Gavazzeni, AD di Bagutta –. La limited edition per i 40 anni del brand vuole rappresentare il più alto punto d’arrivo di una lunga tradizione, sintesi di valori radicati nel nostro dna imprenditoriale: qualità, innovazione, servizio. Un pezzo da collezione e un gioiello per il guardaroba”.

2Popeline e Pin Point (un tessuto misto fatto di popeline e di Oxford, con fili di ordito colorati, realizzato con fibre di cotone extra-lunghe) tutto l’anno, e lino, garze e mussole in estate sono i tessuti più richiesti.

Per le camicie vengono utilizzati i migliori cotoni egiziani che, per la maggior parte, provengono da tessiture italiane: Albini, Canclini, Monti…

Il “Su Misura” proposto da Bagutta. Si possono scegliere collo, polsino, tessuto, cifratura, ampiezza e lunghezza della manica, e poi, dopo quattrocentottanta ore e ventottomilaottocento minuti (cioè venti giorni lavorativi), si avrà un capo su misura, anche se non prettamente sartoriale.

In sartoria si prendono al centimetro tutte le misure necessarie per la produzione della camicia, il “Su Misura” Bagutta si basa invece su un prototipo di camicia che viene modificato a seconda delle esigenze del cliente, il quale potrà finalmente richiedere una camicia taglia 40 in cui la circonferenza del collo corrisponda a una 38.

Il servizio, inoltre, offre la possibilità di selezionare i tessuti e di realizzare modelli che variano nel collo (6 le opzioni: italiano, francese, botton-down, ecc.), nel polso (5 tipi, tra cui: smussato, arrotondato, doppio bottone), nella lunghezza e nell’ampiezza della manica e del torace. E il cliente ha la facoltà di scelta anche per quanto riguarda tasca, carré e iniziali.

Asole, impunture, giro manica rifiniti a mano e tessuti esclusivi per un altro servizio, Bagutta Sartoria Milano, particolarmente incentrato sulla qualità delle materie prime e su una lavorazione artigianale che ha luogo interamente in Italia.

Bagutta

A Milano, due le boutique: una in via Fiori Chiari 7, nel cuore di Brera, e l’altra in via San Pietro all’Orto 26, a pochi passi da Via Montenapoleone. Bagutta è un brand appartenente al gruppo CIT S.p.a (Confezioni Italiane Tessili). “L’impresa di famiglia, Cit nata nel 1939, decide nel 1975 di puntare sulla camiceria uomo e donna come core business, grazie all’incontro tra mio padre Pino e Giorgio Armani – racconta Antonio Gavazzeni –. Nasce così Bagutta, oggi gestita da me e da mio cugino Andrea, terza generazione della famiglia e nipoti del maestro Gianandrea Gavazzeni, celebre direttore d’orchestra. Continuiamo ancora oggi a collaborare con Giorgio Armani producendo per la sua azienda quasi tutte le camicie delle sue collezioni”.

“B di camicia”, e nessuna incoerenza quando la B è quella di Bagutta, sinonimo di alta qualità.

                                                                  Clementina Speranza

IL TRICOLORE: SULLA TUTA, NELL’ALIMENTAZIONE E NEL CUORE

IL TRICOLORE: SULLA TUTA, NELL’ALIMENTAZIONE E NEL CUORE

La Kombat™ FISI è la nuova tuta da gara degli Azzurri. Blu navy, con il tricolore stampato a fondo gamba, accompagnerà sulle piste anche Giulia per la stagione 2015/2016.

Lei è Giulia Stürz, ha 22 anni e vive in Trentino, precisamente in Val di Fiemme, luogo in cui vi è una forte tradizione per lo sci nordico, che ha ospitato le 3 le edizioni dei campionati mondiali di sci di fondo.

Giulia inizia a gareggiare sin da piccola, quando non aveva ancora 6 anni, l’età che consentiva di partecipare alle competizioni. “Ma non mi piaceva correre sugli sci — afferma –, ero invece la bambina più felice del mondo quando mia mamma mi portava nelle piste di fondo, lì mi divertivo. Lo testimonia anche una foto esposta in casa che mi ritrae mentre piango per l’odio sfrenato per lo sci di discesa”.

Giulia Stürz capisce da subito qual è la sua strada. “Le prime soddisfazioni, l’ambiente sano e i nuovi amici nell’ambito dello sport… è stato un approccio naturale alla fatica. Arrivano le prime vittorie e i primi podi alle gare del paesello, è così che noi le chiamiamo”.

Poi l’ingresso in FISI (Nazionale Italiana Sport Invernali), dove Giulia Stürz, titubante agli esordi, nel 2007 vince la sua prima gara “sprint”. “Ricordo bene quella gara perché mi ha premiata un grande campione italiano nella mia disciplina, Pietro Piller Cotter, che è oggi il mio allenatore. Ho acquisito sicurezza e, quando ho avuto la consapevolezza del mio potenziale, ho iniziato a impegnarmi sempre di più, fino a far parte oggi della Nazionale Under 25”. Da quella gara in poi Giulia Sturz ha continuato a collezionare medaglie: un bronzo nel campionato Mondiale Under 23 lo scorso anno in Val di Fiemme, e due bronzi quest’anno ai Mondiali Under 23 disputati in Kazakistan. “Nell’ultima gara vinta avevo accanto mio padre e gli ho dedicato la vittoria. Mi viene la pelle d’oca solo a pensarci. Se i miei genitori non mi avessero trasmesso la passione e non mi avessero sostenuta, non avrei ottenuto questi risultati”. Dopo una vittoria, tagliato il traguardo, le capita spesso di pensare alla famiglia che la incoraggia e con cui ha un legame molto forte.

STUERZ GIULIA ITA IN AZIONE DURANTE IL CROSS COUNTRY WORLD CUP - VIESSMAN FIS TOUR DE SKI DOBBIACO TOBLACH ITA - 5.0 KM FEMMINILE TC -  7 GENNAIO 2015 (PHOTO ELVIS)

Insegnamenti: Pietro Piller Cottrer è da due anni il suo allenatore. “Se affronti un problema nel modo più sereno è facile superarlo. Un problema non è permanente. Niente è impossibile. Essere sereni sempre e trovare il lato positivo delle cose”, questi sono gli insegnamenti di Pietro Piller Cottrer che l’accompagnano nella vita quotidiana e nello sport.

Pietro Piller Cottrer, classe 1974, soprannominato CaterPiller da quando nel 1997 vince la 50 Km di Holmenkollen-Oslo, è il più giovane e il primo italiano ad aggiudicarsi questa gara, davanti al norvegese Bjorn Daehlie, il più vittorioso nella storia dello sci di fondo. “Pietro ha annunciato il suo ritiro in una conferenza in Trentino, dove si svolgevano i Mondiali Fiemme 2013. La decisione di ritirarsi l’ha presa dopo l’incidente alla Marcialonga che gli ha impedito di partecipare ai Mondiali”, riferisce Giulia. 
Si è ritirato dopo una ventina d’anni passati sugli sci da fondo, a tutte le latitudini e dopo una collezione di successi: 36 podi in Coppa del Mondo, un oro olimpico e uno mondiale, e una Coppa del Mondo di distanza.

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Allenamenti: “Alterniamo le settimane di scarico a quelle di carico. Incentriamo la nostra preparazione sull’allenamento a secco per la prima parte (da maggio a settembre). In questi mesi ci alleniamo in palestra e usiamo la forza e lo skirol.

Da settembre a ottobre iniziamo a mettere gli sci ai piedi e ci rechiamo nei ghiacciai o nei tunnel. In Germania ad esempio ce n’è uno di 2 km.”

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Alimentazione: L’alimentazione è molto importante e Giulia la cura con attenzione. “Sono un po’ dormigliona e se posso dormo fino alle 9,; quando siamo in raduno, invece, la sveglia è alle 7. La colazione è fondamentale nella vita dell’atleta, è importante per il recupero della fatica muscolare ed è il pasto che preferisco perché è il più fantasioso. Inizio con una carica di carboidrati. Adoro i fiocchi d’avena con il latte o con l’acqua, accompagnati con bresaola e gallette. Aggiungo la frutta secca, noci e mandorle, e una tazza di the verde. Poi posso cucinare i pancake o i muffin. Per variare, utilizzo talvolta il latte di soia, e sono sempre alla ricerca di ricette particolari, anche quelle vegane. Preferisco i cibi naturali e non amo esagerare con gli integratori e con i sostituti degli alimenti veri”. Sebbene viva con i genitori, che fanno gli albergatori, è lei la regina della cucina, e la pasta è il suo piatto preferito. “Adoro le linguine al farro della Felicetti, che è anche mio sponsor da un anno, un marchio di pasta che nella dispensa di casa mia c’è sempre stato. Cucino le linguine al pomodoro, ai frutti di mare, con un buon olio d’oliva…”

                                                                   Clementina Speranza

LUOGHI, BOLLICINE, METODO, E LA FRANCIACORTA RACCONTATI DA UN SOMMELIER

LUOGHI, BOLLICINE, METODO, E LA FRANCIACORTA RACCONTATI DA UN SOMMELIER

Una piccola area collinare che comprende 19 comuni in provincia di Brescia è la terra d’elezione delle più famose bollicine italiane: la Franciacorta. Si distende tra filari di vigne che avvolgono morbidamente le colline, vecchi borghi antiche cascine, ville patrizie e castelli medievali delle famiglie patrizie bresciane.

La zona è delimitata a oriente dalle colline rocciose e moreniche, a occidente dalla sponda sinistra del fiume Oglio, a nord dalle rive del lago d’Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche e a sud dalla fascia pianeggiante e dall’autostrada che unisce Brescia a Bergamo.

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La struttura geologica del terreno è calcarea e il clima temperato, anche per influsso del lago, questo la rende specialmente adatta alla coltura della vite, che infatti fu praticata fin dall’antichità da Etruschi, Galli, Cenomani e Romani.

La Franciacorta come zona principe della spumantistica nasce intorno agli anni ’60. Uno dei pionieri fu l’enologo Franco Ziliani della Guido Berlucchi. L’istituzione del consorzio di tutela nasce nel 1990, docg nel 1995. Nel 2008 è stato pubblicato il nuovo disciplinare, innovativo rispetto al 1995.

Secondo il disciplinare, questo spumante deve maturare più di 24 mesi, di cui 18 mesi in bottiglia. Deve essere prodotto con uve Chardonnay e Pinot nero ed è consentito anche l’uso del Pinot Bianco, fino a un massimo del 50% dell’uvaggio.

uva

La vendemmia deve essere leggermente anticipata rispetto a quella dei vini fermi, per conservare nell’uva il corredo acido indispensabile a uno spumante di qualità. La raccolta delle uve è eseguita a mano in cassette di piccola capacità. Il raccolto viene tenuto diviso per vigneto e sottoposto a soffice spremitura e vinificato separatamente. I vini ottenuti contribuiranno alla creazione della Cuvée, una mescolanza di vini base Franciacorta, anche di differenti annate.

Si procede a una fermentazione in bianco a bassa temperatura (18/20) previa aggiunta di lieviti selezionati per un periodo massimo di 25 giorni.

Il processo di spumantizzazione o presa di spuma del vino base o del mosto vino consiste nell’attivare una seconda fermentazione in bottiglia.

Gli zuccheri, naturali o aggiunti, vengono metabolizzati dai lieviti selezionati, con formazione di una certa quantità di alcool e sviluppo di anidride carbonica.

Il gas, che non può disperdersi si scioglie nel vino legandosi a composti proteici e genera la spuma o perlage.

Formazione della Cuvée: si ottiene dalla miscela di vini in proporzioni stabilite dall’enologo per conferire al prodotto caratteristiche qualitative costanti.

Nella formazione della Cuvée è consentita l’aggiunta di vini di annate precedenti in percentuale massima del 30%, a esclusione di vini base destinati alla produzione di spumanti millesimati.

Il vino base viene posto in una bottiglia di vetro pesante che deve resistere alla pressione.

Affinché si possa verificare la rifermentazione, è necessario addizionare la liqueur de Tirage.

Tirage: aggiunta di uno sciroppo di zuccheri e lieviti attivi e piccole dosi di sostanze minerali e chiarificanti utili alla successiva eliminazione delle fecce, al vino messo in bottiglia, allo scopo di attivare una lenta rifermentazione naturale che sviluppa anidride carbonica con incremento di pressione fino a 5/6 ATM.

I lieviti del tipo Saccharomyces, devono essere resistenti alle basse temperature dei locali in cui viene realizzata la fermentazione (11/13) e alla pressione che essi stessi producono (5/6 bar).

Quindi le bottiglie vengono chiuse con un tappo provvisorio a corona (bouchon de tirage), con un cilindretto di polietilene detto bidule, destinato a facilitare la raccolta del sedimento finale, vengono poste orizzontalmente in cataste fermate da lunghi listelli di legno, in locali bui e freschi.

Le bottiglie rimangono accatastate per tempi di maturazione diversi a seconda della tipologia di Franciacorta.

Presa di spuma

Nelle cataste, nel giro di qualche mese si svolge la rifermentazione, questa fase deve terminare entro 120 giorni e all’interno delle bottiglie la pressione deve essere almeno 5 bar, misurata a 20 gr. A questo punto il vino è già spumante.

Maturazione sulle fecce

Quando i lieviti esauriscono lo zucchero, entrano in quiescenza e precipitano sulla parete della bottiglia, avviene la cosiddetta autolisi del lievito, dovuta alla morte e alla successiva rottura delle cellule del lievito stesso.

In questo modo si liberano nel vino molte sostanze aromatiche che a loro volta sono in grado di operare trasformazioni che conferiscono complessità e finezza allo spumante.

Al fine della qualità del prodotto finale è determinante il tempo di permanenza sulle fecce.

Periodicamente le bottiglie vengono rimosse (sbancamento delle cataste) e scosse per evitare che le fecce si incrostino sulle pareti e per favorire il contatto delle sostanze liberate per autolisi con tutta la massa liquida.

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Remuage sur Pupitres.

Al termine della maturazione sui lieviti è necessario eliminare il sedimento naturale che si è depositato nelle bottiglie.

Questo si ottiene con il remuage e successivamente con il degorgement.

Le bottiglie vengono poste nelle pupitres, cavalletti in legno inclinati, caratterizzati da fori sagomati.

Dall’iniziale posizione orizzontale le bottiglie vengono ruotate a mano ogni giorno di 1/8 o di ¼ di giro, variandone gradualmente l’inclinazione fino a portarle quasi in verticale al termine di circa 30 giorni. Dopo questo periodo il sedimento si trova contro il tappo nella bidule, pronto x esere eliminato.

L’operazione del remuage può anche essere fatto con le famose Gyropallettes.

Sboccatura: dopo che le spoglie dei lieviti si sono depositate nei colli delle bottiglie tramite il remuage, cioè a dire la roteazione e l’inclinazione di queste, avviene l’eliminazione delle stesse attraverso la ghiacciatura del collo della bottiglia e l’espulsione della bidule che li ingloba.

Il collo della bottiglia viene immerso in un liquido refrigerante a -25; parte del vino congela inglobando il sedimento, il freddo attenua la pressione, sufficiente però a eliminare il sedimento quando si toglie il tappo a corona

Lo spumante comincia a invecchiare da questo momento

Liqueur d’expedition

Il livello del vino nella bottiglia viene ripristinato con l’aggiunta di solo vino o dello sciroppo di dosaggio (vino base Franciacorta anche di annate, con aggiunta di zucchero, sovente con un goccio d’acquavite). Ricetta tenuta segreta dai produttori, poiche’ responsabile del gusto del prodotto e della maison

La Liqueur, in base alla grammatura di zucchero, determina la tipologia di gusto e la personalità del Franciacorta.

A questo punto le bottiglie possono essere tappate.

Prima della commercializzazione viene applicato il contrassegno di stato rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole.

Franciacorta. Le etichette recano solo questa dizione, un unico termine definisce il territorio, il metodo di produzione (doppia rifermentazione in bottiglia) e il vino.

Tempi di produzione

7 mesi dalla vendemmia – tiraggio per i Franciacorta non millesimati

18 mesi (minimo) di rifermentazione in bottiglia a contatto con i lieviti prima di poter passare alla sboccatura.

24 mesi x i saten e i Rosé NV

30 mesi x i millesimati

60 mesi per i Riserva (67 mesi dalla vendemmia)

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Brut

Perlage finissimo e persistente, colore giallo paglierino intenso con riflessi verdi,

bouquet con nota della rifermentazione in bottiglia, sfumato ma deciso profumo di lievito, crosta di pane, arricchito da delicate note di agrume e di frutta secca (mandorla, nocciola e fichi secchi) e speziato.

Al gusto è sapido e fresco, fine, armonico.

Gradazione minima 11,5%

Pressione in bottiglia tra le 5 e 6 Atm.

Saten

Marchio registrato dal consorzio nel 1995.

È un Blanc des Blancs, con il Pinot Bianco (massimo 50%).

Pressione in bottiglia tra le 4 2 4,5 Atm, comunque minore di 5 Atm, che ne determina la peculiare morbidezza gustativa.

Lp si trova solo nella versione Brut.

Frutta matura, fiori bianchi, note tostate e frutta secca.

Rosé

Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero (minimo 25%)

Le uve bianche e rosse sono vinificate separatamente.

Può anche essere prodotto con PN vinificato rosé, oppure nascere dal suo assemblaggio con Chardonnay e/o PB.

Può essere dosato in tutte le tipologie di gusto.

Le uve del PN vengono fatte fermentare a contatto con le bucce per il tempo necessario a conferire al vino la tonalità di rosato desiderata.

Millesimato

È ottenuto da vini base di un’unica annata per almeno l’85%.

Ci vogliono 37 mesi dalla vendemmia per immetterlo sul mercato, 30 dei quali trascorsi in bottiglia a contatto dei lieviti per dare intensi profumi e aromi delicati e fini.

I vintage hanno una personalità sensoriale e gustativa che rispecchia le caratteristiche climatiche dell’annata e le espressioni qualitative delle uve di quella specifica vendemmia.

Franciacorta Riserva

Vintage, che può anche essere un Saten o un Rosé, che ha riposato 60 mesi sui lieviti, immesso quindi sul mercato dopo 67 mesi.

Tipologia: Pas Dosé, extra Brut, Brut, extra Dry, sec e Demi sec.

Conservazione:

Le bottiglie vanno tenute coricate affinché il tappo rimanga umido ed espanso e garantisca la tenuta, al buio al fresco a temperatura costante fra i 10 e 15 gradi.

Manlio Giustiniani
Sommelier FIS e Wine Consultant

Leggi anche IN FRANCIACORTA, VIGNETI CHE NASCONO DA UNA STORIA D’AMORE

UN CIOCCOLATO ARTIGIANALE E GLUTEN FREE ALLA CONQUISTA DEI PALATI PIÚ DOLCI

UN CIOCCOLATO ARTIGIANALE E GLUTEN FREE ALLA CONQUISTA DEI PALATI PIÚ DOLCI

Puro è il nuovo tartufo senza zuccheri aggiunti e gluten free proposto da La Perla, azienda cioccolatiera di Torino. Le due varianti: Puro Nero e Puro Latte, caratterizzati dall’intenso profumo delle miscele di cacao unito al gusto delle Nocciole del Piemonte, hanno conquistato i palati dei gourmand più esigenti. Il packaging vellutato di Puro, con incarto declinato in oro per il Nero e in argento per il Latte, rispecchia l’anima dei tartufi.

La Perla_Puro latte incartatoTartufo bianco, tartufo pralinato, tartufo fondente con caffè e nocciole, tartufo fondente con granella di cacao, mini tartufini fondenti, alla stracciatella e al pistacchio sono altre gustose specialità dell’azienda.

La Perla nasce a Torino nel quartiere Borgo Rossini dall’esperienza di Sergio Arzilli, pasticcere di tradizione familiare con la passione per il cacao e per il lavoro artigianale. Dal 1992, Arzilli dedica una speciale linea di prodotti alla sua città adottiva. Le creazioni rispecchiano i gusti degli appassionati del cioccolato e sottolineano i profumi degli ingredienti tipici piemontesi con cui sono realizzate le delizie. La Perla Nera è il primo tartufo pralinato prodotto dell’azienda torinese.

La Perla_Puro nero incartatoLe prelibatezze piemontesi sono state protagoniste di diversi eventi. Durante il cocktail party presso Palazzo Trussardi, in occasione del Salone del Mobile 2015, Trussardi con Grazia Casa hanno presentato la nuova collezione, offrendo una degustazione di cioccolatini di La Perla creati con un packaging elegante e personalizzato. Inoltre, per l’inaugurazione delle iniziative Fuorisalone 2015 promossa da Interni Magazine, La Perla ha deliziato i palati dei giornalisti e degli ospiti con tartufi e praline.
Gli ingredienti, la ricerca delle ricette, la cura delle confezioni, l’attenzione ai dettagli e la continua innovazione sia nelle formulazioni che nel packaging permettono alla fabbrica di proporre dolci nuovi, sfiziosi e attenti ai gusti della clientela italiana ed estera.

Simone Lucci

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